Le aspettative per il 2022, torna la voglia di viaggiare

Quali sono le aspettative per il 2022 da parte degli italiani, anche in merito alla propria situazione economica e di quella del Paese? Tutto sommato positive. I nostri connazionali infatti puntano sull’anno nuovo per riprendere a fare progetti e soprattutto a viaggiare, dopo due anni di emergenza sanitaria che hanno inevitabilmente stavolta le nostre vite e abitudini. A dirlo è l’ultima edizione dell’Osservatorio Compass, la ricerca dedicata alle aspettative di consumatori ed esercenti per il 2022, condotta dalla società del credito al consumo del Gruppo Mediobanca, con un focus proprio sul mercato dei prestiti. Dall’indagine si scopre così che circa 1 italiano su 2 si dice più fiducioso rispetto allo scorso anno, specialmente per l’economia del Paese. La pandemia ha portato grandi cambiamenti, anche nelle abitudini di acquisto, sempre più influenzate da offerte e sconti, ma rinasce la voglia di fare progetti (quasi 9 su 10 ne hanno in cantiere alcuni), su tutti quello di riprendere a viaggiare.

Il primo desiderio: che finisca la pandemia

Ovviamente il desiderio maggiormente condiviso è che finisca la pandemia:  7 italiani su 10  la pensano così. Secondo circa metà degli italiani (45%) il 2022 segnerà un miglioramento per l’economia del Paese. La fiducia cresce e riguarda anche la sfera personale, con circa un terzo del campione (30%) convinto che la situazione economica della propria famiglia migliorerà. Per molti il nuovo anno sarà l’occasione per mettersi alle spalle un 2021 dai due volti. Se è vero che la campagna vaccinale e l’aumento del Pil hanno dato fiducia ad alcuni sia nei confronti dell’economia italiana (migliorata nel 2021 per il 29% degli intervistati) che per quella famigliare (14%), sono ancora in tanti a contare i danni dell’anno passato (per il 30% c’è stato un peggioramento) e a doversi aggrappare al 2022 per un vero riscatto. 

Attenzione anche ai problemi della nostra epoca

Agli italiani non manca la consapevolezza sui problemi più gravi della nostra epoca: infatti, completano il podio dei desideri per il 2022 il voler vivere in un mondo più rispettoso dell’ambiente e della natura (43%) e il contenimento della crisi economica (42%). Quello che sembra mancare è soprattutto un forte senso di libertà di movimento, non a caso il 51% ha in programma di fare un viaggio/vacanza e il 23% di acquistare un’auto/moto. Che sia viaggiare, comprare casa o un veicolo, ristrutturare casa, rifare l’arredamento o, più semplicemente, sposarsi, non importa: la notizia migliore è che quasi tutti gli italiani (88%) hanno ripreso a fare progetti. 

Cresce il credito al consumo

Probabilmente per realizzare tutti i desideri lasciati nel cassetto, è aumentato in modo significativo il credito al consumo, uno strumento importante per l’economia reale del Paese. Dal 2015 il volume di prestiti erogati non era mai stato così alto (€12 miliardi nel I semestre del 2021). 

Covid, l’opinione degli italiani all’inizio del 2022

A ridosso delle festività natalizie la curva dei contagi in Italia si è impennata, e molti italiani sono risultati positivi proprio durante le vacanze di Natale 2021.
Il livello di allarme risulta quindi ancora molto alto nell’opinione pubblica, nonostante qualche esperto inizi a parlare diendemizzazione del virus, specie in relazione alla variante Omicron. Con il 1° aggiornamento del 2022 torna il consueto monitoraggio di Ipsos delle opinioni degli italiani in merito all’emergenza Coronavirus. E dalle risposte risulta che oggi, per 1 italiano su 5, il peggio della crisi deve ancora arrivare
In tutti gli ambiti testati da Ipsos, individuale, familiare, locale, nazionale e mondiale, la minaccia percepita nelle ultime due settimane, di fatto, sale ancora.

Sale la minaccia percepita

Scende infatti al 24% (-6) la quota di intervistati che ritiene ‘il peggio passato’, mentre per il 20% (+2) ‘il peggio deve arrivare’,e per il 37% (+10) siamo all’apice dell’emergenza. La previsione che nelle prossime settimane i contagi possano aumentare oltrepassa l’80%, e l’orizzonte temporale in cui si colloca la previsione della fine di ogni preoccupazione tocca un nuovo massimo dall’inizio della pandemia: 19,5 mesi da oggi.
Risalgono poi ulteriormente quanti oggi si sentono più minacciati dai rischi sanitari della pandemia (63%, +6), rispetto ai rischi economici connessi (25% -1).

Tra i vaccinati il 50% ha già ricevuto la terza dose 

Solo il 17% degli intervistati dichiara di non conoscere direttamente nessuno che abbia contratto il virus: il 9% ammette di essersi infettato, per il 15% si è contagiato almeno uno dei propri conviventi, e per il 27% uno degli amici più stretti. Quanto ai giudizi positivi sulla campagna vaccinale scendono di un paio di punti (64%, -2), ma restano prevalenti rispetto alle critiche (20%). Il 90,5% dichiara di aver ricevuto almeno una dose di vaccino, e il 50% la dose booster.
Tra i non vaccinati, invece, al netto degli esentati, il numero dei dubbiosi circa l’utilità/sicurezza del vaccino e dei no vax si equivale, ed è pari al 40% in entrambi i casi. 

Super Green Pass e obbligo vaccinale

Tra i vaccinati, il 50% si dichiara convinto della propria scelta, mentre quasi 1 persona su 6 è stata costretta dall’obbligatorietà del Green Pass. In particolare: il 29% mantiene qualche dubbio, il 6% ammette di averlo fatto solo per poter mantenere la socialità, o per poter andare al lavoro (9%).
In ogni caso, l’89% dichiara di avere un green pass valido, ottenuto quasi sempre grazie alle vaccinazioni. Quanto alle modifiche al Super Green Pass introdotte con il decreto del 7 gennaio, raccolgono il 70% di opinioni favorevoli e il 24% contrarie. Anche rispetto all’obbligo vaccinale per gli over 50 si allarga la platea dei favorevoli, e molti vorrebbero generalizzarlo all’intera popolazione. Sale anche il favore al vaccino ai bambini di fascia di età 5-11 anni (57%, +6), ma non tra quanti hanno bambini in quella fascia di età (49% favorevoli, 41% contrari).

Il dizionario del 2022, da ‘ammortizzatori’ a ‘verde’

Sono tante le novità del 2022 con cui gli italiani dovranno familiarizzare: da ‘ammortizzatori’, gli strumenti di tutela di chi perde il lavoro che nel 2022 diventano universali, ad ‘assegno unico’, il nuovo beneficio economico per chi ha figli a carico, ad ‘assorbenti’, per i quali l’Iva si dimezza e scende al 10%, e ‘bollette’, che dopo il rincari del 2021 vedono un nuovo balzo dei prezzi.
Il dizionario del 2002 continua con ‘barriere architettoniche’ (il bonus al 75% per abbatterle è una novità di quest’anno), ‘contante’ (dal 1° gennaio il tetto per il suo utilizzo scenderà da duemila a mille euro), e ‘cartelle’: ci saranno sei mesi per pagare le cartelle notificate nel primo trimestre dell’anno.
Quanto a ‘delocalizzazioni’, scatta una stretta, e ora servono tre mesi di preavviso e un piano per rendere meno traumatici gli esuberi.

Da ‘espansione’ a ‘neo mamme’
Le parole chiave del 2022 comprendono anche ‘espansione’, per cui si prevede un’assunzione ogni tre uscite di lavoratori, ‘facciate’ (rimane il bonus per rinnovarle, ma cala dal 90 al 60% della spesa), e ‘giovani’: è stato prorogato lo sconto sulle tasse per l’acquisto di case per gli under 36, ma anche la detrazione al 20% sull’affitto per i giovani under31, e diventa strutturale il bonus cultura per i diciottenni. E se per ‘Irap’ scatta la sua cancellazione per 835mila autonomi, cambiano le aliquote ‘Irpef’, che scendono da cinque a quattro. Ma c’è anche il bonus ‘mobili’, che raddoppia da 5 a 10mila euro, e per le ‘neo mamme’ il 2022 prevede un taglio sperimentale del 50% dei contributi a carico delle lavoratrici madri del settore privato.

Da ‘papà’ a ‘Superbonus’
L’elenco prosegue con ‘papà’(i lavoratori dipendenti che avranno un figlio o lo adotteranno avranno diritto a 10 giorni di congedo obbligatorio e a un giorno di astensione facoltativa), ‘plastic tax’ (rinviata al 2023, con la Sugar Tax), e ‘quota 100 addio’ (i requisiti per lasciare il lavoro salgono a quota 102, ovvero 64 anni di età e 38 di contributi), ‘Rdc’ (cambia, ma poco, mente cambiano i criteri per l’offerta di lavoro o si decade dal beneficio), e ‘Superbonus’ (prorogato per i condomini fino al 2025, ma con un decalage: rimane al 110% fino al 2023, poi al 70% nel 2024 e al 65 nel 2025).

‘Tavolini all’aperto’, ‘volontariato’, ‘Tv e decoder’, e ‘verde’
Le ultime quattro parole del 2022, riporta Ansa, sono ‘tavolini all’aperto’ (è stata prorogata fino a fine marzo l’esenzione dalla tassa per l’occupazione del suolo pubblico), ‘volontariato’ (niente Iva fino al 2024 per il terzo settore e il mondo no profit), ‘Tv e decoder’ (è stato rifinanziato il bonus previsto per adeguare gli apparecchi alle nuove tecnologie di trasmissione, e per gli over70 è prevista la consegna a casa del decoder tramite le poste), e ‘verde’. In questo caso si tratta del bonus al 36% per migliorare gli spazi verdi di balconi a giardini.  

Pandemia, uno tsunami per i consumi. Cancellati quasi 4mila euro di spesa

Secondo Confesercenti la pandemia è “uno tsunami per i consumi”. Nonostante il recupero registrato durante il 2021, secondo l’associazione “dall’inizio dell’emergenza sanitaria la crisi innescata dal Covid ha cancellato quasi 4mila euro di spesa a famiglia”. Il dato calcolato da Confesercenti è la somma della riduzione dei consumi rispetto al livello pre-crisi registrata in media da ogni famiglia nel 2020. Nel primo anno del Covid la riduzione dei consumi era pari a -2.653 euro, e nel 2021 a -1.298 euro, per un totale quindi di -3.951 euro a famiglia. A livello territoriale, l’arretramento peggiore lo registra la Toscana, con una perdita reale di 9.119 euro di spesa per nucleo familiare. Al secondo posto della classifica delle regioni che hanno perso di più, c’è il Molise (-5.903), seguito da Piemonte (-5.724 euro) e Basilicata (-5.491 euro).

La compressione della spesa colpisce tutte le regioni 

Perdite superiori ai 5mila euro per nucleo familiare si rilevano però anche in Sardegna (-5.305 euro), Veneto (-5.117 euro) e Valle D’Aosta (-5.014). Una compressione dei consumi delle famiglie appena sotto la soglia dei 5mila euro si registra invece in Lombardia (-4.969 euro per nucleo) e Trentino Alto-Adige (-4.620 euro), mentre subiscono una perdita superiore ai 3mila euro Puglia (-3.951 euro), Emilia-Romagna (-3.776 euro), Marche (-3.413 euro) e Umbria (-3.338 euro).
Sopra i 2mila euro è invece la riduzione di spesa stimata per Calabria (-2.796 euro a famiglia), Liguria (-2.676 euro), Campania (-2.626 euro) e Friuli-Venezia Giulia (-2.554 euro). Contengono invece le perdite, comunque sopra la soglia dei mille euro, Lazio (-1.568 euro a famiglia), Abruzzo (-1.402 euro) e Sicilia (-1.025).

Lockdown, riduzione dei redditi, inflazione e incertezza

Secondo Confesercenti, a pesare sul calo dei consumi sono diversi fattori. Innanzitutto, i lockdown e le restrizioni che hanno interessato il nostro Paese tra il 2020 e i primi sei mesi del 2021. Ma a incidere sono anche la riduzione dei redditi da lavoro, l’inflazione e l’incertezza, che porta le famiglie a mantenere un tasso di risparmio ancora superiore rispetto a quello dei periodi precedenti alla pandemia, riporta Askanews.

“È come se le famiglie avessero perso due-tre mesi di entrate “

“La pandemia ha avuto un impatto devastante sui consumi delle famiglie – commenta la presidente Confesercenti Patrizia De Luise -. Sommando i consumi persi nel 2020 e nel 2021, è come se le famiglie avessero perso due-tre mesi di entrate. Bisogna intervenire per accelerare il recupero, perché dai consumi interni dipende circa il 60% del nostro Pil. La via maestra è quella fiscale: la riforma del fisco, che inizierà proprio con la manovra di quest’anno, deve liberare il più possibile le risorse delle famiglie”.

L’identikit del camminatore tipo è donna, e arriva dal Nord Italia

La Compagnia dei Cammini, l’associazione no profit che dal 2010 propone itinerari a piedi in Italia e in Europa, ha ‘scattato’ la fotografia del camminatore tipo che nel corso del 2021 ha svolto almeno un viaggio a piedi. E l’identikit che ne risulta è quello di una donna del Nord Italia con un’età compresa tra i 50 e i 65 anni. La meta preferita per le sue camminate? I luoghi di mare. L’analisi è stata effettuata su un campione di 1.330 camminatori, e nell’ultimo anno è il 67,5% di donne ad avere partecipato ai viaggi a passo lento. La fascia d’età prevalente è poi quella tra 50 e 65 anni (55%), seguita da 31 e 49 anni (26%). Non sono assenti però camminatori tra i 66 e gli 85 anni (13,5%), mentre a dimostrare meno interesse per i viaggi a piedi è la fascia tra 19 e 30 anni (1,7%).

Solo il 3,61% dei camminatori arriva dall’estero

Quanto alle aree di provenienza, la parte del leone la fa il Nord Italia, con il 72% dei camminatori, seguito dal Centro (15%), e dal Sud e dalle isole (8%). Dall’estero arrivano invece il 3,61% dei camminatori, soprattutto da Svizzera, Francia, e Germania. Per quanto riguarda le professioni, il 35% ha un lavoro dipendente, nel 17,5% dei casi sono liberi professionisti, il 15%, arriva dal settore sanitario, i pensionati sono il 14% e gli insegnanti il 7,5%. Molto basse le percentuali di operai (1,2%) e disoccupati (1%).

Strade italiane, mare e montagna le più richieste

Il 2021 si conferma come il secondo anno anomalo consecutivo anche per questo turismo di nicchia, con una stagione durata solo 8 mesi su 12. La difficoltà di viaggiare all’estero, inoltre, ha reso piuttosto rare le richieste di viaggi in altri Paesi. Il 95% delle persone appassionate di cammino ha percorso a piedi le strade italiane, mentre meno del 5% è riuscito a camminare in Europa.  Il 21% dei camminatori nel 2021 ha scelto di camminare sulle isole (Sicilia, Creta, Sardegna in particolare), mentre il 43,5% ha scelto il mare. A queste mete, riporta Adnkronos, seguono i cammini più collinari o di bassa montagna, mentre solo il 21,5% ha preferito fare cammini in montagna. Un dato indicativo del cambiamento nella percezione del viaggio a piedi. Se un tempo si andava a piedi solo in montagna, ora si cerca altro.

La metà del campione preferisce viaggi medio-facili

Ma che livello di difficoltà hanno scelto i camminatori quest’anno? La metà esatta del campione ha preferito viaggi a 2 orme, ovvero viaggi medio-facili, un altro quarto (26%) ha osato di più, scegliendo viaggi a 3 orme, quindi già più impegnativi, e il 15% ha scelto viaggi tranquilli, anche con base fissa e cammini a stella. I viaggi più difficili, in cui si cammina con grossi dislivelli, si portano zaini pesanti e si può anche dormire in tenda, attirano una fetta molto bassa di camminatori. Solo il 2,6% di loro infatti ha un profilo esperto. 

Creativi e capaci, ma scarsi in comprensione dei contenuti on line: la fotografia degli studenti digitali

Si parla sempre dei “giovani”, ma come sono in realtà i nostri ragazzi, che agli adulti sembra sempre immersi nel loro mondo virtuale? A questa domanda ha cercato di rispondere il primo report su “La competenza digitale degli studenti della scuola secondaria di I e II grado”, pubblicato da Università di Milano-Bicocca, Fastweb e una rete di scuole,  curato da Marco Gui, professore associato di Sociologia dei media, Tiziano Gerosa e Alessandra Vitullo, assegnisti di ricerca del dipartimento di Sociologia e ricerca sociale dell’ateneo milanese. Si scopre così che i ragazzi – ne sono stati intervistati oltre 1.200 – sono forti in Communication (la corretta interazione con gli altri e condivisione di risorse negli ambienti digitali), ma deboli in Information & Literacy (la capacità di valutazione, selezione e comprensione dei contenuti sulla rete). 

Misurare le competenze digitali degli studenti 

Il test è il primo in Italia ad offrire la possibilità di misurare le competenze digitali degli studenti, tramite sia un punteggio generale sia punteggi specifici per ogni singola area di competenza indicata dal framework europeo DigComp 2.1: “Information & Literacy”, Communication, Creation (creazione e rielaborazione responsabile di contenuti nel web), Safety and Wellbeing (competenze necessarie alla protezione da possibili minacce alla privacy, alla gestione della propria identità online, ma anche al mantenimento del benessere in un ambiente di sovrabbondanza comunicativa). Tra le dimensioni della competenza digitale, Communication è la più forte (83 punti), a fronte dei 71 punti di Creation e dei 70 di Safety. L’area Information & Literacy, invece, emerge come la più debole (61 punti), indicando un problema di capacità di valutazione dei contenuti incontrati in rete da parte degli studenti.La performance nell’area della comunicazione, secondo i ricercatori, “mostra una generazione di studenti che sembra avere in media una buona infarinatura rispetto alle norme di interazione negli ambienti digitali per la socialità. Questo buon risultato potrebbe essere dovuto sia a processi di apprendimento informale sia formale: da un lato, l’uso pervasivo degli ambienti social da parte degli studenti potrebbe averli resi più consapevoli delle dinamiche che vi si creano; dall’altra, il forte investimento da parte della scuola italiana nella lotta al cyberbullismo potrebbe aver diffuso tra gli studenti di oggi una certa conoscenza di quali sono i comportamenti corretti e responsabili nelle interazioni sociali online”.

I più bravi in italiano sono anche i più digital

Un altro elemento interessante che emerge dall’indagine è che esiste una correlazione significativa tra il voto medio in italiano e il livello di competenza digitale. Questa correlazione diventa massima per quanto concerne l’area Information & Literacy, dove i gli studenti con i risultati migliori (9 o più in italiano) fanno registrare un punteggio di 86,3, con un vantaggio di ben 15,8 punti rispetto agli studenti con rendimenti sulla soglia della sufficienza. 

L’Italia scala 5 posizioni nell’indice Desi e sale al 20° posto

L’Italia scala cinque posizioni nell’indice della Digitalizzazione dell’economia e della società in Europa (Desi), e nel Rapporto 2021 sale al 20° posto fra i 27 Stati membri dell’Unione. Secondo il Rapporto il nostro Paese però rimane significativamente in ritardo in termini di capitale umano, registrando livelli di competenze digitali di base e avanzate molto bassi. Quanto alla trasformazione digitale, il Rapporto rileva che nel corso del 2020 l’Italia ha compiuto alcuni progressi in termini di copertura e diffusione delle reti di connettività, con un aumento significativo della diffusione dei servizi di connettività che offrono velocità di almeno 1 Gbps. 

Crescono digitalizzazione e competenze ma c’è ancora molto da fare

“L’Italia avanza: crescono digitalizzazione e competenze, abbiamo finalmente iniziato a risalire la classifica, ma rimane ancora molto da fare – commenta la Sottosegretaria al Mise, Anna Ascani -. Le 12 posizioni guadagnate nel campo dell’integrazione delle tecnologie digitali, con un punteggio Paese al di sopra di quello europeo, dimostrano gli sforzi che abbiamo sostenuto, e che stiamo ancora affrontando, affinché il sistema Italia si avvalga di tutte le tecnologie a disposizione. Il Cloud, ad esempio, registra un livello di adozione da parte delle imprese pari al 38%, in evidente crescita rispetto al 15% del Desi 2020”.

Connettività: siamo solo al 23° posto in Ue

L’indice Desi 2021 dice però che dobbiamo fare di più per quanto riguarda la connettività. Siamo infatti al 23° posto, e siamo in ritardo anche negli indicatori relativi alla copertura 5G (8% rispetto al 14% della media Ue).
“Su questo versante – aggiunge Anna Ascani – stiamo dando un impulso significativo grazie all’attuazione della Strategia per la Banda Ultralarga, attraverso il completamento del Piano Aree Bianche e l’avvio di interventi come Italia a 1 Giga e Italia 5G”.

Il 69% delle Pmi ha raggiunto almeno un livello base di intensità digitale

Sempre secondo il Rapporto, riferisce Adnkronos, la maggior parte delle Pmi (69%) ha raggiunto almeno un livello base di intensità digitale, una percentuale al di sopra della media Ue (60%). Le imprese italiane poi fanno registrare ottimi risultati nell’uso della fatturazione elettronica, sebbene permangano lacune nell’uso di tecnologie quali i big data e AI, nonché nella diffusione dell’e-commerce. Ma sul fronte sanità digitale in Italia l’uso dei fascicoli sanitari elettronici da parte i cittadini e operatori sanitari rimane disomogeneo su base regionale. E se la percentuale di utenti online che utilizzano servizi di e-government è passata dal 30% nel 2019 al 36% nel 2020, è ancora nettamente al di sotto della media Ue.

Il processo di trasformazione digitale sostiene la domanda di beni tecnologici

Durante la pandemia la digitalizzazione si è imposta come sistema dominante, permettendo continuità nelle attività quotidiane e superando le barriere fisiche e i confini della fruizione. Contemporaneamente, il processo di digitalizzazione, favorito dal lockdown del 2020, ha dimostrato quanto i processi aziendali possano essere più economici ed efficienti attraverso una riorganizzazione innovativa della forza lavoro, difficilmente immaginabile prima della pandemia. L’accelerazione del processo di trasformazione digitale di fatto sostiene la domanda di beni tecnologici.  E nei primi nove mesi del 2021 il fatturato dei beni tecnologici rappresentato dal Panel Distributori ICT di GfK ha raggiunto i 6,1 miliardi di euro, con una crescita del +8,4% rispetto lo stesso periodo del 2020.

Un risultato incoraggiante per la Distribuzione ICT

Secondo i dati GfK, basati sulle rilevazioni effettuate nel periodo aggregato gennaio-settembre 2021, il risultato dei primi tre trimestri dell’anno in corso risulta decisamente incoraggiante per la Distribuzione ICT in Italia, ma la performance avrebbe potuto essere anche migliore se la crescita del fatturato del terzo quarter 2021 non fosse stata frenata dalle difficoltà legate alla logistica e dallo shortage produttivo della componentistica. In ogni caso, in Italia la domanda di beni tecnologici resta fortemente sostenuta dall’accelerazione del processo di trasformazione digitale, che si sta estendendo in tutti i settori, non solo aziendali, ma anche nelle famiglie, nella PA e nel settore dell’istruzione.

La supply chain dei canali consumer cresce del +11%

In questi primi nove mesi del 2021, il settore IT, cresciuto del +7,3%, sta ancora beneficiando dell’onda di questi cambiamenti, come dimostrano i trend delle categorie che trainano la supply chain dei canali consumer (+11%), con notebook e tablet che crescono del +14,6% a valore. Ma l’andamento positivo si riscontra anche per i televisori (+12,7), complici i nuovi incentivi per lo switch-off, e il ritorno dei grandi eventi sportivi di questa estate.

L’unico settore che mostra un trend negativo è quello dei Servizi

Il fatturato della supply chain relativa ai canali business cresce invece del +6,7%, ed è sostenuta dalla forte domanda di pc (+8,2), di monitor e signage (+31,1%), oltre che dalla domanda di componentistica hardware (+23,7). Non sono da meno, in termini di crescita, i settori della telefonia (+11,1%), il settore Office (+8,6%) e la Consumer Electronics insieme agli Elettrodomestici (+19%). L’unico settore che mostra un trend negativo è quello dei Servizi (-6,5%), che risulta anche il meno importante per fatturato sviluppato.

Cancro al seno: le 7 domande più frequenti

Quelle che seguono sono le domande più ricorrenti che le pazienti fanno al proprio senologo Milano, sia quando interessate dal cancro al seno che quando il controllo periodico non riscontra problemi.

È necessario fare una mastectomia?

È una delle prime domande che si pongono le donne a cui è stato appena diagnosticato un cancro al seno. Ecco perché bisogna informarle del fatto che, prima di indicare un trattamento, bisogna effettuare un test che consenta di individuare l’esatto tipo il tumore di ciascuna paziente in particolare.

Individuato l’esatto tipo di cancro sarà possibile dare un’indicazione accurata di quella che sarà la migliore modalità di trattamento. La decisione che sarà presa da un comitato di cui fanno parte tutti gli specialisti coinvolti nella diagnosi e nella cura del cancro di quella persona.

La tendenza è quella di preservare la ghiandola mammaria ed evitare la mastectomia per tumori che hanno caratteristiche molto specifiche (quando nella mammella è presente più di un focolaio o il tumore ha una dimensione tale da non garantire l’ottenimento di risultati estetici soddisfacenti dopo l’intervento).

I miei capelli cadranno?

I capelli cadranno solo se il cancro riscontrato nella paziente richiede la somministrazione di farmaci chemioterapici, prima o dopo l’intervento chirurgico. L’oncologo di solito informa la sua paziente sugli effetti collaterali dei farmaci che dovrà ricevere.

 Che tipo di dieta devo seguire?

La dieta dovrebbe essere semplice, basata sui prodotti della dieta mediterranea seguendo le quantità e le proporzioni incluse nella sua stessa piramide alimentare. Molte pazienti traggono beneficio dalla consulenza nutrizionale e dietetica che chiarisce dubbi concreti, i quali sono solitamente causati da articoli sui benefici di diete strane e fantasiose, alcune impossibili da eseguire e con benefici dubbi sulla loro efficacia.

Il cancro al seno è ereditario?

L’ereditarietà del cancro al seno rappresenta il 3-5% di tutti i tumori che vengono diagnosticati. Se ci sono precedenti episodi in famiglia, le altre donne hanno maggiori possibilità di vedersi diagnosticare un cancro al seno. Dunque esiste una predisposizione familiare, per questo quando si studia l’albero genealogico di una famiglia e si scopre che nelle generazioni precedenti ci sono stati casi di cancro al seno, si raccomanda di effettuare una consulenza genetica per valutare l’origine della determinazione dei geni BRCA1 e BRCA 2.

Come gestisco l’ansia?

La gestione dell’ansia dipende dalla personalità di ogni donna, dalle circostanze familiari, dal lavoro e dall’ambiente sociale che contribuisce positivamente ad accompagnare e aiutare la donna che, recentemente ricevuta la diagnosi di tumore al seno, affronta la situazione come un percorso ad ostacoli.

Allo stesso modo, rivolgersi a professionisti della salute mentale e psicologi può aiutare a ridurre il carico di ansia.

 Come lo spiego alla mia famiglia?

Alcune donne preferiscono essere quelle che danno la notizia alla loro famiglia, altre preferiscono delegare questo compito. Dipende anche dalla personalità della persona e dal suo rapporto con i suoi cari. Il modo migliore sarebbe quello di trasmettere le informazioni in maniera oggettiva, in modo da non creare false aspettative positive o negative. In nessun caso l’opzione migliore sarà nascondere questa notizia, ma provare a trasmetterla in maniera sincera e al tempo stesso delicata.

Potrò avere un figlio dopo il cancro?

Poiché attualmente si riscontra un deciso aumento di diagnosi precoci del cancro al seno, ed è disponibile un ampio ventaglio di risorse terapeutiche, le donne che non hanno ancora soddisfatto il loro desiderio genetico al momento della diagnosi hanno la possibilità di preservare i propri ovociti e possono dunque rimanere incinta una volta che la malattia è in remissione e sono terminati i trattamenti. Chiaramente è sempre necessario il consenso di oncologi e ginecologi.

Al di là di questi dubbi, c’è un aspetto in particolare che non si deve mai trascurare, e cioè che bisogna combattere questa battaglia tutti i giorni dell’anno, e non solo in un giorno specifico!

eCommerce B2C in Italia, raggiunto il valore di 39,4 miliardi di euro

La corsa dell’eCommerce B2C in Italia non si ferma, e nemmeno la pandemia con le relative limitazioni è riuscita a mettere un freno a questo continuo aumento. Lo rivela la ventunesima edizione dell’Osservatorio eCommerce B2C, presentato dalla School of Management del Politecnico di Milano e da Netcomm. “Nel 2021 gli acquisti online valgono 39,4 miliardi di euro (+21% rispetto al 2020)” ha detto Riccardo Mangiaracina, responsabile scientifico dell’Osservatorio eCommerce B2c “Da un lato gli acquisti di prodotto continuano a crescere, sebbene con un ritmo più contenuto (+18%) rispetto a quello dello scorso anno (+45%), e toccano i 30,5 miliardi di euro. Dall’altro lato gli acquisti di servizio, dopo la forte crisi del 2020 (-52%), fanno segnare una ripresa (+36%) e raggiungono gli 8,9 miliardi. Il trend di questa componente, seppur positivo, non compensa le perdite generate per via dell’emergenza sanitaria: risulta ancora significativo il divario rispetto ai valori pre-pandemia (nel 2019 gli acquisti online di servizio valevano 13,5 miliardi di euro)”.
Oggi l’eCommerce viene scelto in modo consapevole per gli acquisti quotidiani da un numero crescente di italiani” ha precisato Valentina Pontiggia, direttore dell’Osservatorio eCommerce B2c “Nel 2021 l’incidenza dell’eCommerce B2c sul totale vendite Retail, indice della maturità online, raggiunge il 10% (era il 9% nel 2020). Nella sola componente di prodotto la penetrazione passa dal 9% nel 2020 al 10% nel 2021 (+1 punto percentuale rispetto al 2020), con un incremento più contenuto rispetto a quello osservato tra 2019 e 2020 (+3 punti percentuali). Nel 2021, aumenta anche l’incidenza della componente servizio che passa dal 10% all’11%”. 

A livello europeo il valore è di 757 miliardi di euro

“La pandemia ha trasformato i comportamenti, il mindset e le preferenze dei consumatori nei confronti degli acquisti online, generando cambiamenti che sono destinati a radicarsi e permanere” ha aggiunto Roberto Liscia, Presidente di Netcomm. Se pensiamo che prima dell’emergenza sanitaria, il 70% dei rivenditori e grossisti non fosse organizzato per le vendite online, mentre nel 2020 l’e-commerce a livello europeo ha raggiunto il valore di 757 miliardi di euro, con una crescita del +10 rispetto al 2019, si comprende quanto l’emergenza sanitaria abbia segnato una vera e propria esplosione del commercio online, mettendo in luce l’importanza della trasformazione digitale che ha stimolato produttori, retailer e l’intero settore del commercio al dettaglio ad aprire nuovi canali di vendita online per adottare nuove soluzioni di commercio omnicanale”.

Verso una piena multicanalità

“Oggi l’eCommerce è portatore di nuovi equilibri e di nuove modalità di interazione e di vendita che si stanno propagando a tutto il commercio, anche fisico. Ne sono chiari esempi lo sviluppo dei pagamenti digitali e biometrici, il marketing one to one, la personalizzazione del prodotto, il cross e up selling mirato e la possibilità di disaccoppiare il momento della vendita a quello del possesso” conclude Valentina Pontiggia. “Per il nostro Paese si tratta di un segnale importante: l’eCommerce sta raggiungendo un livello di diffusione tale da far presagire un processo continuo, anche se graduale, di integrazione tra offline e online”.