Google punta sull’hardware, e potrebbe lanciare il suo smartwatch

Se già il 4 ottobre scorso Google annunciava i suoi nuovi prodotti hardware Made by Google, il prossimo autunno potrebbe lanciare il suo primo smartwatch “fatto in casa”: l’orologio digitale Google Pixel Watch. Per ora non esistono conferme ufficiali, ma Evan Blass, giornalista specializzato in novità tecnologiche, e il blog tedescoo Winfuture.de, affermano che la società di Mountain View starebbe preparando il lancio di un orologio digitale disponibile in tre modelli, i cui nomi in codice sono Ling, Triton e Sardine. I tre orologi Pixel presumibilmente potrebbero differenziarsi per dimensioni, connettività o materiali. Oltre, naturalmente, al prezzo.

Una combinazione di hardware e sistema operativo “fatti in casa”

Da due anni Big G sta puntando sempre di più sull’hardware, senza però legare i propri sistemi operativi solo ai propri prodotti, proprio come fa Apple, di cui peraltro il Pixel Watch potrebbe rappresentare l’alternativa all’Apple Watch.

Di fatto, oltre alla gamma Pixel, ci sono ad esempio anche Google Home e le telecamere connesse della controllata Nest. Durante la Google I/O le novità di Wear OS, il sistema operativo di Google per i dispositivi indossabili, hanno però avuto meno risalto del previsto, forse perché in attesa di un Pixel Watch.

In ogni caso, la combinazione di hardware e sistema operativo “fatti in casa” potrebbe essere un vantaggio. Oggi infatti Wear Os si appoggia solo a dispositivi terzi, esattamente come fa Android con gli smartphone.

Per ora gli smartphone di Google non sono riusciti a sfondare sul mercato

A oggi gli smartphone Pixel di Google, nonostante siano alla loro seconda versione, e in autunno arriveranno alla terza (Pixel 3 e Pixel 3 XL), non sono riusciti a sfondare sul mercato, rimanendo di fatto un prodotto di nicchia. Toccherà la stessa sorte agli smartwatch? Chissà. Non è detto che l’obiettivo di Google sia creare dei blockbuster, quanto un sistema integrato con propri hardware, sistemi operativi, servizi. Con l’intelligenza artificiale al centro.

Ma è ancora presto per dirlo, sia perché ancora non si conoscono i dettagli su specifiche tecniche e prezzo, sia perché il passato sconsiglia voli pindarici, riporta Agi.

Se e quando arriverà l’orologio di Google potrà contare sull’AI

Inoltre, pare che lo smartwatch di Google disporrà del potente e veloce processore Qualcomm e di un’interfaccia chiara e intuitiva.

Una cosa è certa: se e quando arriverà, l’orologio di Mountain View potrà contare sicuramente su una massiccia presenza dell’intelligenza artificiale di Google Assistant.

Messaggio dal Fisco al contribuente: ecco come lo Stato ha usato le tue tasse

Da metà aprile molti dei contribuenti italiani potranno conoscere come sono state utilizzate le imposte versate nell’anno precedente. L’Agenzia delle Entrate “invierà” infatti ai contribuenti una pagina informativa personalizzata relativa agli importi pagati, con il calcolo di quanto è servito all’erario per finanziare la scuola, la sanità, i servizi di trasporto e quanto invece è stato assorbito dagli interessi del debito pubblico.

Un’operazione di trasparenza per aumentare il senso di partecipazione

“Migliorare il senso di partecipazione dei cittadini troppo spesso considerati solo contribuenti” è la filosofia di questa operazione trasparenza che rientra nel percorso tracciato dal direttore delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini. In pratica, tutti coloro che accedono alle pagine telematiche del sito dell’Agenzia con le password del fisco o con Spid, il sistema pubblico di identità digitale, vedranno da subito aprirsi una pagina con una piccola introduzione personalizzata, riporta Ansa. “Nella speranza di fare cosa gradita, Agenzia delle Entrate desidera fornirti alcune informazioni con l’obiettivo di essere ancora meglio al servizio tuo e dell’intera comunità – ci sarà scritto -. Contribuire alla propria comunità è essenziale, ma riteniamo lo sia anche avere la consapevolezza, per rispetto del cittadino prima ancora che del contribuente, di come vengano utilizzate le risorse fiscali”.

 Circa 30 milioni i soggetti potenzialmente interessati

I soggetti potenzialmente interessati sono circa 30 milioni: 20 milioni che compilano il modello 730 direttamente o tramite intermediari, e altri 10 milioni che invece dichiarano attraverso il modello Redditi. Sono quelli che già usano il fisco telematico per una qualche ragione, ma anche coloro che inviano la dichiarazione tramite un Caf o un professionista abilitato. Si potrà così conoscere come sono state distribuite le risorse fiscali (l’Irpef, le diverse addizionali, la cedolare sugli affitti e tutti gli altri prelievi sul reddito), in un quadro sintetico.

Tabelle e grafici con le diverse voci del bilancio pubblico

Il documento conterrà una tabella e un grafico a torta con le diverse voci del bilancio pubblico: sanità, previdenza, istruzione, sicurezza, ordine pubblico, trasporti, cultura, protezione del territorio. Ma anche la quota parte del debito pubblico, o come si contribuisce al bilancio dell’Unione europea, oltre ai servizi generali delle Pubbliche Amministrazioni.

Un esempio? Il signor Mario Rossi, che ha versato 10mila euro di imposta sui redditi del 2016, saprà che 2.125 euro sono stati destinati alla voce previdenza e assistenza, 1.934 euro alla sanità, 1.090 euro all’istruzione, 882 euro a difesa, ordine pubblico e sicurezza, 832 ai servizi erogati dalla Pubblica Amministrazione, e così via.

Anche in Italia cresce il business online del vino

Il business online del vino sta prendendo piede anche in Italia, ed entro cinque anni il fatturato stimato salirà a quota 200 milioni di euro. A fare il punto sul commercio delle bottiglie di vino acquistate tramite web è una ricerca-sondaggio realizzata da Ovse-Ceves, Osservatorio economico vini-Centro studi ricerca vite-vini. Si tratta di un business – quello che viaggia in rete – che riguarda soprattutto le etichette-cult, le bottiglie di annate introvabili delle cantine più ricercate, e i vini esteri, mentre per gran parte del vino made in Italy gli scaffali di enoteche e supermercati restano ancora i canali di vendita principali.

All’estero è già un mercato consolidato

Se in Italia il commercio delle bottiglie di vino sul canale online è ancora molto limitato,  eccessivamente frazionato, dipendente da fattori sociali e da scelte aziendali, all’estero, riferisce una notizia Ansa, si viaggia invece con ben altro ritmo: i volumi sono decisamente maggiori, i fatturati interessanti, e in rete sono presenti grandi portali dedicati alla commercializzazione del vino.

In Italia è la Toscana la regione vinicola più presente online, il vino più venduto è il Brunello

Secondo l’analisi condotta da Giampietro Comolli, presidente di Ovse-Ceves, la Toscana è la regione vinicola più presente online, con circa il 28% di quota di mercato. Al secondo posto si trova il Piemonte, al terzo il Veneto e al quarto il Lazio. Le etichette più vendute? Decisamente quelle di fascia medio alta e alta, ovvero che partono dai 10 euro a bottiglia in su. Va ancora meglio, in proporzione, la distribuzione di bottiglie da 25 euro e oltre, a cui si devono aggiungere le spese per il trasporto.

Al momento la vendita online favorisce perciò i vini di fascia alta, e i più celebri anche a livello mondiale. Le denominazioni più vendute sono Brunello, Amarone, Valpolicella, Bolgheri, Chianti, Barolo, Barbaresco, Barbera e Franciacorta. Ma quello online è un canale che si presta anche alla diffusione di etichette straniere.

La vendita online sostiene la conoscenza e la diffusione del commercio tradizionale

In Italia il giro d’affari online dell’e-commerce vino si divide fra il 51% venduto dalle aziende tramite il proprio sito, il 25% tramite i siti specializzati, e il resto su altri portali, anche internazionali, o su portali di insegne. Ma la concorrenza con la vendita tradizionale non c’è. La vendita online, conclude Comolli, ”non è antagonista del commercio tradizionale, anzi ne favorisce la conoscenza e la diffusione”.

Cervello femminile e maschile: le differenze aprono la strada a cure ad hoc

Lo confermavano anche precedenti ricerche scientifiche: il cervello femminile e quello maschile sono diversi, e quello femminile è più abile nel riconoscere le emozioni del cervello maschile. Ma l’ultima scoperta sul cervello umano, oltre a essere stata resa possibile grazie all’intelligenza artificiale, apre la strada a future cure personalizzate per i disturbi neurologici e psichiatrici. In futuro le terapie dovranno perciò tenere conto anche delle differenze di genere del malato.

Il risultato della ricerca, pubblicata sulla rivista Scientific Reports, si deve alla collaborazione tra l’Olanda e la Svizzera, tramite l’Università di Twente e l’Istituto di Neuroscienze di Nimega (Olanda) e l’Università di Zurigo.

1.300 elettroencefalografie analizzate dall’intelligenza artificiale

Che il cervello maschile e quello femminile lavorino a un ritmo differente, soprattutto quando ci sono in gioco le emozioni, già si sa, anche se nemmeno l’occhio del più bravo neurologo potrebbe accorgersene. Lo hanno invece dimostrato una volta per tutte i segnali elettrici emessi dal cervello misurati con l’elettroencefalogramma. E l’aiuto dell’intelligenza artificiale, che ha analizzato i dati provenienti da 1.300 elettroencefalografie, è stato decisivo, riferisce Ansa.

Nell’uomo e nella donna anche i sintomi psichiatrici sono diversi

“Un mio maestro di molti anni fa mi diceva che il cervello dell’uomo e della donna sono completamente diversi. Ci sono delle basi biologiche che supportano questa evidenza”, osserva Francesco Papaleo, dell’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) di Genova. Questo non vale solo per le emozioni, ma anche per molte patologie psichiatriche. I sintomi, ad esempio, nell’uomo e nella donna sono distinti: l’uomo è più aggressivo, la donna un po’ più introspettiva. Questa differenza è un riflesso, perché anche a livello biologico il network cerebrale è diverso”.

Non solo il genere, ma anche l’età è un fattore decisivo 

Quindi anche quando si affronta una malattia psichiatrica si deve considerare se la persona da trattare sia maschio o femmina. “Non è importante soltanto il sesso, ma anche il periodo dello sviluppo – prosegue Papaleo – perché si è visto, ad esempio, che se esaminiamo degli adulti, uomo e donna sono differenti. Ma dopo la menopausa le donne cominciano a essere ancora diverse rispetto a quando erano adulte perché il sistema ormonale cambia. Accade qualcosa di analogo se guardiamo al periodo che precede l’adolescenza. Molta di questa biologia legata ai generi è collegata anche al ciclo ormonale perché ci sono ormoni che sono presenti e distinti dall’adolescenza fino alla menopausa. Naturalmente – conclude – tutto questo aiuta per la costruzione di terapie personalizzate”.

 

Cosa mangeremo nel 2018? La top ten delle tendenze food

Sarà all’insegna del cibo etico e senza zucchero il 2018 in tavola. Lo dice TheFork, la celebre app di prenotazione on line di ristoranti, che ha esaminato le ricerche dei propri utenti e i dati della piattaforma, presente in 11 Paesi. Da questa gigantesca analisi è emerso lo scenario gastronomico del 2018, con tutte le tendenze emergenti.

1 Fiori

Fiori per decorare, ma anche per cucinare e insaporire preparazioni o insalate. L’anno appena iniziato è, infatti, all’insegna dei fiori. L’elemento fiorito, secondo i trend setter del comparto, sarà infatti la chiave del successo di ogni piatto: dal latte aromatizzato alla lavanda al tè all’ibisco, fino alla rosa che arricchirà numerosissime preparazioni.

2 Medio Oriente

In base alle analisi di Fine Dining Lovers, quest’anno sarà di moda la cucina mediorientale. Libano, Marocco, Siria, Iran, Israele saranno i paesi che ispireranno i menù del 2018.  Dall’hummus al falafel, dalla pita al baba ganoush, largo a sapori e a piatti speziati e gustosi.

3 Estremo Oriente

C’è chi invece scommette sull’appeal della cucina Filippina, ancora poco conosciuta dalle nostre parti. Si fa strada anche la gastronomia coreana: sono sempre di più i fan del kimchi, la tradizionale zuppa a base di verdure fermentate.

4 Instagram

Nel 2018 Instagram sarà il social che dominerà la scena culinaria mondiale. L’’instagrammabilità’ di un piatto ne decreterà anche il successo, quest’anno più che mai.

5 Novel Food

In diversi Paesi (in Italia non ancora) è entrato in vigore il regolamento Ue su prodotti a base di insetti o loro derivati. Su molte tavole sarà quindi possibile assaggiare farine ricavate da bachi o grilli, ad esempio.

6 Tecnologia

Grazie a servizi tecnologici dedicati sempre più efficienti, l’utilizzo di piattaforme intelligenti permetterà ai ristoranti di offrire un servizio alla clientela iper personalizzato.

7 Zuccheri alternativi

Sciroppi ricavati dal dattero, sorgo e yacon arriveranno sul mercato come ingredienti per dolcificare i dessert. In un mondo sempre più attento alla salute, i consumatori sono perennemente a caccia di zuccheri alternativi e a basso tasso glicemico.

8 Pane e funghi

La Specialty Food Association segnala per il 2018 la crescita della panetteria tradizionale, e nel contempo, il boom della cucina  a base di cannabis negli Usa dove sempre più stati stanno legalizzando la marijuana per uso ricreativo. Ma aumenta anche il consumo di funghi.

9 Etica e consapevolezza

Salute e gusto viaggeranno di pari passo. I consumatori sono sempre più attenti alla provenienza dei prodotti, ai loro criteri di produzione e alle loro proprietà benefiche. Utenti molto più sensibili anche alla lotta agli sprechi.

10 Cibi locali

Gli esperti sono tutti d’accordo nell’affermare che nel 2018 troveremo sui menù dei ristoranti una presenza sempre più massiccia di cibi locali.

Lombardia, aumentano le società di capitale. Milano, Monza Brianza e Lodi poli di imprenditorialità

Economia più strutturata con l’aumento di società di capitale e migliore andamento delle Srl, grazie alle maggiori iscrizioni rispetto alle sofferenze delle Spa. I dati sono emersi durante il convegno “PMI e mercati finanziari”, con la presentazione della ricerca dell’Osservatorio delle Società e delle Imprese della Camera di Commercio in collaborazione con il Professor Carlo Bellavite Pellegrini dell’Università Cattolica sull’anno 2016, sulle imprese non cessate.

Natura giuridica sulle imprese attive, cosa è cambiato in cinque anni

Più strutturata l’economia in Italia e Lombardia, con la crescita di un’economia direzionale rappresentata dalle società di capitale, che superano un milione nel Paese, di cui quasi un quarto in Lombardia (241 mila). Secondo i dati della Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi al terzo trimestre 2017, al calo delle ditte individuali del 5% nel Paese e del 3% in Lombardia corrisponde la crescita del 16% delle società di capitale in Italia e del 9% in Lombardia. Sono Roma e Milano i centri direzionali del Paese a guidare il cambiamento con 135 mila e 121 mila società di capitale. Forte la presenza anche a Napoli, Torino e Brescia. In calo pure società di persone, mentre è maggiore la tenuta delle cooperative. Tra i settori, commercio e industria prevalgono per le società di capitale, agricoltura è tra i primi per le ditte individuali, ristorazione per le società di persone, edilizia e servizi alle imprese per le cooperative.

Milano, Monza Brianza e Lodi poli di imprenditorialità

A Milano su 299 mila imprese attive, 121 mila sono società di capitale, 45 mila di persone, 124 mila imprese individuali. A Monza e Brianza su 64 mila imprese attive, 17 mila sono società di capitale, 12 mila di persone, 33 mila imprese individuali. A Lodi su 15 mila imprese attive, 3 mila sono società di capitale, 3 mila di persone, 9 mila imprese individuali.

Crescono le società di capitale, calano le ditte individuali

In Italia, tra i 5,2 milioni di imprese prevalgono le ditte individuali, 3,1 milioni, anche se in calo, -5,2% in cinque anni (erano 3,3 milioni). Poi ci sono le società di capitale, 1,1 milioni ma in crescita del 15,7% (erano 968 mila). Seguono le società di persone, 802 mila, in calo del 10% (erano 893 mila). Poi ci sono le cooperative (81 mila, stabili). Per quanto riguarda la Lombardia, tra le 818 mila imprese in regione prevalgono le ditte individuali, 413 mila, anche se in calo, -2,7% in cinque anni (erano 424 mila). Poi ci sono le società di capitale, 241 mila ma in crescita del 9,4% (erano 221 mila). Seguono le società di persone, 144 mila, in calo del 10% (erano 161 mila). Infine le cooperative (11 mila rispetto a 12 mila, -5,6%).

Milano e Roma centri direzionali per le società di capitale

Milano e Roma guidano il paese per numero di società di capitale, rispettivamente 135 mila e 121 mila, su un totale italiano di 1,1 milioni. Seguono Napoli (59 mila), Torino (33 mila) e Brescia (27 mila). Sopra 20 mila anche Bari, Bergamo, Firenze, Bologna. Per società di persone, la prima è Milano con 45 mila, poi Torino e Napoli con circa 43 mila, Roma con 34 mila e Brescia con 20 mila. Oltre 17 mila a Padova e Firenze. Per le imprese individuali “vince” Roma con 175 mila, davanti a Napoli con 130 mila e a Milano con 124 mila.  Seguono Torino con 116 mila, Bari con 87 mila, Salerno con 87 mila e Brescia con 58 mila. Per cooperative la prima è Milano con 6 mila, seguita da Roma con quasi 6 mila, Napoli e Palermo con circa 3 mila, Catania, Salerno, Bari e Foggia con oltre 2 mila.

Milano candidata ufficiale a ospitare la Convention IGLTA 2020, l’Associazione internazionale del Turismo Gay & Lesbian

È ufficiale la candidatura di Milano a ospitare la 37esima Convention IGLTA, l’Associazione internazionale del Turismo Gay & Lesbian, in programma nel 2020. Si tratta di un appuntamento importante per il turismo cittadino, che potrebbe portare nel capoluogo lombardo oltre 400 operatori turistici internazionali. Il Board di IGLTA dovrà individuare la città vincitrice entro il prossimo 15 dicembre tra Milano, Londra, Bruxelles, Tel Aviv, Bogotà e Sydney.

Una squadra forte per sostenere Milano

Per sostenere la candidatura, si è formata una squadra particolarmente efficace. Si sono infatti uniti l’Agenzia nazionale del Turismo (ENIT), il Comune di Milano e l’Associazione Italiana del Turismo (AITGL); tra i principali impegni assunti ci sono la sponsorizzazione del Gala dinner di chiusura della Convention 2019 a New York e dell’Opening cocktail reception nel 2020 a Milano. La location selezionata per ospitare il congresso è l’AtaHotel Expo Fiera.

Occasione per sottolineare il carattere cosmopolita della città

“Per Milano si tratta di un’iniziativa che conferma il carattere aperto e cosmopolita della città, da sempre in prima linea per l’affermazione dei diritti. Allo stesso tempo, promuovere il capoluogo lombardo anche come destinazione gay friendly fa parte di una strategia di sostegno alle attività di internazionalizzazione e del posizionamento di Milano nel mercato turistico globale” ha detto l’assessore al Turismo, Sport e Qualità della Vita, Roberta Guaineri.

Un mercato che vale 2,7 miliardi

Per il capoluogo lombardo non si tratta solo di una vetrina internazionale, ma anche e soprattutto di un’eccezionale occasione di business. “Il Nostro Paese ha già vinto. Milano ha compreso subito l’importanza, non solo socio-culturale, ma anche economica di questo mercato stimato in 2,7 miliardi e con 35 milioni di arrivi internazionali in un anno nel mondo. Da non sottovalutare poi l’ingresso a maggio di ENIT come membro IGLTA: un messaggio forte che rafforza l’immagine gay friendly del Paese contro quella conservatrice che fa sì che l’Italia, pur essendo la prima meta desiderata, scenda poi al quinto posto tra quelle scelte dal viaggiatore LGBT”  ha precisato il presidente del Local Committee, Alessio Virgili.

Appoggio anche dal Consolato Usa

La candidatura di Milano ha avuto l’endorsement del Consolato USA di Milano, del VisitUSA Italia, dell’European Travel Commission, di San Francisco Travel Association e dell’Arcigay di Milano. “Il Consolato Americano di Milano è coinvolto in questa candidatura essendo gli Stati Uniti una delle mete preferite dai turisti italiani LGBT ed avendo i nostri due paesi una grande storia di amicizia. Questa convention può essere un’opportunità unica, sia per incrementare ulteriormente il numero di viaggiatori Italiani che visitano gli Stati Uniti, sia per convincere più turisti LGBT americani a visitare l’Italia. Il Consolato USA è parte integrante della comunità LGBT di Milano e partecipa dal 2012 al Milano Pride. E’ naturale che supportiamo la candidatura della città ad un evento che può portare benefici di natura economica, sociale e di immagine” ha concluso il Console commerciale, Robert Peaslee.

Casa smart? Meglio sicura più che tecnologica

La casa sta diventando sempre più smart e il futuro, per certi versi, è già il presente. Esistono frigoriferi capaci di farsi autonomamente un “check” e di segnalare quali scorte sono finite o da sostituire; il microonde riconosce da solo le pietanze al suo interno e le cucina nel modo migliore; i sensori messi all’esterno dell’abitazione sentono il tempo e sono in grado di chiudere tende, finestre o tapparelle. Per non parlare di luci che si accendono in automatico o che cambiano intensità a seconda delle ore del giorno o addirittura dell’umore. Il tutto collegato via Internet allo smartphone del padrone di casa. Eppure, nonostante il fascino indiscusso di tanta tecnologia – che per certi versi va ben oltre la cosiddetta domotica – gli europei sono ancora attenti ad altri aspetti. Per ora.

Gli europei puntano alla sicurezza

Per gli europei la casa davvero intelligente non è quella ipertecnologica e futuristica, ma quella che garantisce la maggior sicurezza possibile. L’esame delle esigenze degli abitanti del Vecchio Continente per quello che riguarda la casa perfetta emerge da un sondaggio condotto dai ricercatori di Strategy Analytics. In base alle risposte, i consumatori europei sono infatti cinque volte più propensi a dotarsi di allarmi antincendio e sistemi di notifica delle emergenze, piuttosto che di tapparelle in grado di alzarsi e abbassarsi da sole a orari prestabiliti.

Più che gadget meglio i sensori che controllano le perdite d’acqua

L’indagine ha coinvolto ben seimila europei, ai quali è stato chiesto di relazionarsi e confrontarsi con le opportunità offerta da una casa smart. Una casa in cui gli oggetti sono connessi a internet e controllabili da remoto con lo smartphone. La stragrande maggioranza degli intervistati ha privilegiato la protezione rispetto ad altri aspetti. Tra le soluzioni hi-tech più desiderate spiccano i sensori che rilevano una perdita d’acqua e le valvole che chiudono l’impianto idrico in automatico, le videocamere di sorveglianza, i videocitofoni e i sistemi che simulano la presenza di persone in casa, insieme ai termostati ‘smart’ che si controllano con una app. Cancello automatico e luci programmabili sono invece dotazioni dal poco fascino.

Americani, attenti al fuoco

Ancora diverso il mood degli americani, anche se la sicurezza rimane l’elemento fondamentale della casa. Sempre secondo gli analisti, l’americano medio è 12 volte più disposto a dotarsi di un allarme antincendio che non di un sistema di irrigazione programmabile via telefono. Lo scenario, però, è temporaneo: entro il 2025 le risposte saranno molto, molto diverse.

Vacanza con… intervento estetico. I ritocchi si e no

L’estate può non essere soltanto mare sole e divertimento. Può anche essere il periodo giusto per sottoporsi a un intervento di chirurgia plastica. A differenza di quanto siamo abituati a pensare e a sentire, anche la calda estate può essere considerata una stagione giusta per “sistemare” qualcosa. Non è certo un caso se Paesi decisamente più caldi del nostro, come Messico, India e Brasile, sono autentici “paradisi” della chirurgia estetica. “Soprattutto per quanto riguarda gli interventi al viso il vantaggio può essere quello di ritornare a settembre con un aspetto decisamente migliorato, più giovane e fresco, facilmente riconducibile a una vacanza ben riuscita. Lo stesso vale in parte per i ritocchi al corpo, le cui trasformazioni possono essere ricondotte alle vacanze e allo stile di vita più sano che si è seguito in quel periodo” spiega Marco Klinger, professore di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica all’Università degli Studi di Milano. Allora ecco la lista degli interventi che si possono affrontare anche in estate in sicurezza, a condizione di seguire poi le indicazioni del medico per una perfetta guarigione. Perché l’intervento si può fare in estate, ma le cicatrici vanno protette per almeno sei mesi dal sole. Altrettanto importante è non stare al caldo durante la convalescenza, facendo in modo di ripararsi all’ombra e possibilmente in luoghi freschi e asciutti.

Minilifting e blefaroplastica

Si tratta di due interventi diversi, ma mirati a riconquistare un aspetto più giovane. Sono destinati a chi presenta palpebre “pesanti”, borse sotto gli occhi, tessuti del viso scivolati verso il basso, con le rughe “della marionetta” (verticali, dalle estremità laterali del naso agli angoli della bocca) e linea mandibolare non più ben definita.

Addominoplastica e body contouring

Qualche chilo di troppo posizionato nei punti sbagliati e tessuti molli e svuotati sull’addome sono difetti difficili da combattere con lo sport e la dieta. Si tratta di procedure indicate per donne con addome cadente, spesso conseguenza di gravidanze e grandi perdite di peso e che presentano antiestetici “rotolini” nella parte superiore esterna delle cosce, sopra le ginocchia, internamente, e sui fianchi.

Mastoplastica additiva

E’ senza dubbio uno degli interventi più eseguiti al mondo e quello più richiesto in Italia:  è l’aumento di seno. È rivolto a donne, dai 18 anni in poi, che desiderano un decolletée più abbondante

Rinoplastica

È l’intervento di rimodellamento del naso, per dargli una forma più armoniosa, ed eventualmente di correzione del setto, per risolvere i problemi di respirazione.

Tecnologie da Formula Uno che fanno risparmiare sulla bolletta

La Formula Uno non è solo un ricco circo mediatico, ma una competizione che alimenta una catena del valore molto interessante anche dal punto di vista tecnologico. Le monoposto, alle prese con misure sempre più stringenti sui temi della sicurezza attiva e passiva e del rispetto per l’ambiente, vengono progettate secondo tecniche e tecnologie mutuate dall’industria aerospaziale. A loro volta, le monoposto di Formula Uno sono preziosi laboratori viaggianti per l’auto di domani, cioè le vetture di serie che acquisteremo nel futuro.

Nel corso degli anni, sono molti i ritrovati tecnologici che dalle monoposto di Formula Uno si sono trasferiti alle vetture di serie. Basta citare il massiccio uso del kevlar, materiale in fibra sintetica usato in origine per le tute degli astronauti. Oggi abbatte il peso delle vetture di serie e trova ampi utilizzi nel campo della protezione (giubbotti antiproiettile) e nello sport (in kevlar si costruiscono canoe, bici, stecche da biliardo). Le varie edizioni di Formula Uno hanno fatto da palestra agli studi di aerodinamica, e oggi alcune vetture stradali di nicchia adottano il sottoscocca sigillato. Ampia diffusione nelle vetture di serie hanno raggiunto anche il cambio robotizzato e le pinze freno in carbonceramica.

Interessante è invece l’applicazione del sistema kers alle caldaie a condensazione costruite da una piccola ma solida realtà aziendale italiana. Acronimo di kinetic energy eecovey system, il kers in Formula Uno è un sistema che recupera l’energia cinetica sviluppata dalla monoposto in fase di frenata. Tale energia viene trasformata in una risorsa per alimentare il motore o i dispositivi elettrici della monposoto. Questa idea è stata recuperata dalla azienda Cosmogas srl per migliorare il funzionamento e il risparmio energetico delle caldaie a condensazione costruite interamente in Italia, nello stabilimento di Meldola (Forlì-Cesena). Si tratta di un sistema brevettato per riutilizzare il calore che normalmente andrebbe disperso. Le caldaie a condensazione Cosmogas, inoltre, sono dotate di un sistema di microaccumulo di acqua, resa immediatamente disponibile per i piccoli consumi domestici sotto forma di acqua calda sanitaria.

Il sistema che simula il kers è montato sui modelli Cosmogas Novadens, Cielodens e Topdens e secondo l’azienda tale innovazione comporta un risparmio del 30% in bolletta rispetto alle caldaie tradizionali. E stando alle scelte di estensione della garanzia, che è di dieci anni per il bruciatore e cinque anni per lo scambiatore, la tecnologia che porta il Kers in ambiente domestico è ben collaudata e sconfessa la fragilità che tali dispositivi dimostrano in pista, quando devono però funzionare alla velocità di 300Km/h.