Cancro al seno: le 7 domande più frequenti

Quelle che seguono sono le domande più ricorrenti che le pazienti fanno al proprio senologo Milano, sia quando interessate dal cancro al seno che quando il controllo periodico non riscontra problemi.

È necessario fare una mastectomia?

È una delle prime domande che si pongono le donne a cui è stato appena diagnosticato un cancro al seno. Ecco perché bisogna informarle del fatto che, prima di indicare un trattamento, bisogna effettuare un test che consenta di individuare l’esatto tipo il tumore di ciascuna paziente in particolare.

Individuato l’esatto tipo di cancro sarà possibile dare un’indicazione accurata di quella che sarà la migliore modalità di trattamento. La decisione che sarà presa da un comitato di cui fanno parte tutti gli specialisti coinvolti nella diagnosi e nella cura del cancro di quella persona.

La tendenza è quella di preservare la ghiandola mammaria ed evitare la mastectomia per tumori che hanno caratteristiche molto specifiche (quando nella mammella è presente più di un focolaio o il tumore ha una dimensione tale da non garantire l’ottenimento di risultati estetici soddisfacenti dopo l’intervento).

I miei capelli cadranno?

I capelli cadranno solo se il cancro riscontrato nella paziente richiede la somministrazione di farmaci chemioterapici, prima o dopo l’intervento chirurgico. L’oncologo di solito informa la sua paziente sugli effetti collaterali dei farmaci che dovrà ricevere.

 Che tipo di dieta devo seguire?

La dieta dovrebbe essere semplice, basata sui prodotti della dieta mediterranea seguendo le quantità e le proporzioni incluse nella sua stessa piramide alimentare. Molte pazienti traggono beneficio dalla consulenza nutrizionale e dietetica che chiarisce dubbi concreti, i quali sono solitamente causati da articoli sui benefici di diete strane e fantasiose, alcune impossibili da eseguire e con benefici dubbi sulla loro efficacia.

Il cancro al seno è ereditario?

L’ereditarietà del cancro al seno rappresenta il 3-5% di tutti i tumori che vengono diagnosticati. Se ci sono precedenti episodi in famiglia, le altre donne hanno maggiori possibilità di vedersi diagnosticare un cancro al seno. Dunque esiste una predisposizione familiare, per questo quando si studia l’albero genealogico di una famiglia e si scopre che nelle generazioni precedenti ci sono stati casi di cancro al seno, si raccomanda di effettuare una consulenza genetica per valutare l’origine della determinazione dei geni BRCA1 e BRCA 2.

Come gestisco l’ansia?

La gestione dell’ansia dipende dalla personalità di ogni donna, dalle circostanze familiari, dal lavoro e dall’ambiente sociale che contribuisce positivamente ad accompagnare e aiutare la donna che, recentemente ricevuta la diagnosi di tumore al seno, affronta la situazione come un percorso ad ostacoli.

Allo stesso modo, rivolgersi a professionisti della salute mentale e psicologi può aiutare a ridurre il carico di ansia.

 Come lo spiego alla mia famiglia?

Alcune donne preferiscono essere quelle che danno la notizia alla loro famiglia, altre preferiscono delegare questo compito. Dipende anche dalla personalità della persona e dal suo rapporto con i suoi cari. Il modo migliore sarebbe quello di trasmettere le informazioni in maniera oggettiva, in modo da non creare false aspettative positive o negative. In nessun caso l’opzione migliore sarà nascondere questa notizia, ma provare a trasmetterla in maniera sincera e al tempo stesso delicata.

Potrò avere un figlio dopo il cancro?

Poiché attualmente si riscontra un deciso aumento di diagnosi precoci del cancro al seno, ed è disponibile un ampio ventaglio di risorse terapeutiche, le donne che non hanno ancora soddisfatto il loro desiderio genetico al momento della diagnosi hanno la possibilità di preservare i propri ovociti e possono dunque rimanere incinta una volta che la malattia è in remissione e sono terminati i trattamenti. Chiaramente è sempre necessario il consenso di oncologi e ginecologi.

Al di là di questi dubbi, c’è un aspetto in particolare che non si deve mai trascurare, e cioè che bisogna combattere questa battaglia tutti i giorni dell’anno, e non solo in un giorno specifico!

L’asciugamani elettrico perfetto per la tua attività

Un’esigenza di qualsiasi gestore di locale, commerciante o direttore d’albergo, è fare in modo che il cliente possa sentirsi sempre perfettamente a proprio agio quando si trova all’interno delle strutture da lui gestite. In particolar modo i servizi igienici rappresentano uno degli ambienti più delicati nei quali l’igiene ed il comfort sono assolutamente prioritari per una gestione accurata e di successo. Garantire massimo benessere e senso di pulizia è infatti di fondamentale importanza, ed è per questo che si cerca sempre di adottare tutte quelle soluzioni in grado migliorare l’esperienza del cliente e farlo sentire un po’ come a casa sua, certamente a suo agio. Uno dei dispositivi che forniscono un validissimo aiuto a coloro che hanno il compito di garantire igiene e benessere ai clienti, anche all’interno dei servizi igienici, è l’asciugamani elettrico Mediclinics. Questo potente dispositivo, dal design accattivante ed elegante, è in grado di asciugare completamente le mani in pochissimi secondi regalando quella sensazione di morbidezza sulla pelle che soltanto un’asciugatura perfetta è in grado di regalare.

L’intensità del getto è comunque regolabile e,  grazie anche all’assenza di una resistenza, il dispositivo consente di ridurre notevolmente i consumi. Stiamo parlando di un prodotto che garantisce assolutamente l’incolumità dei fruitori, in quanto non è importato dai mercati asiatici bensì viene interamente realizzato in Europa, e per questo motivo risponde perfettamente a tutti gli standard di sicurezza previsti dalla normativa vigente. È un prodotto dal design innovativo ed elegante, destinato ad ambienti ricercati in cui il benessere ed il comfort del cliente vengono prima di ogni altra cosa. Si tratta proprio di una di quelle soluzioni in grado di far percepire al cliente tutto l’interesse che la struttura che ne fa uso ha nei suoi confronti, migliorando così anche la percezione del cliente nei confronti della struttura.

I vantaggi dei laser industriali oggi

Dopo la sua scoperta avvenuta nel 1960, il laser (acronimo di Light Amplification by Stimulated Emission of Radiation) iniziò ad essere applicato all’interno di vari processi industriali. All’inizio, i sistemi laser erano automatizzati e destinati a svolgere attività quali fori nelle pale delle turbine, taglio e perforazione dei diamanti, saldature di vario tipo, taglio di circuiti ibridi e incisioni di parti delicate di cuscinetti e ingranaggi, le quali mostrano informazioni sulle aree lucidate e temprate degli utensili.

Bassi costi e lavorazione più rapida

Il laser, che già offriva vantaggi quali flessibilità, velocità e adattabilità rispetto ad altri metodi convenzionali, gode attualmente di un vantaggio in più: il suo basso costo. Queste caratteristiche rendono il laser un sistema sempre più integrato nei processi industriali contemporanei.

Alcune delle applicazioni che si sono evolute maggiormente nell’ambito dei laser industriali (per creare forme laboriose come loghi e testi alfanumerici) sono state l’incisione, la marcatura e la testurizzazione, tecniche di saldatura più complesse, foratura e taglio, con molta più precisione e libertà di movimento rispetto il passato. In questo caso il materiale su cui lavorare viene adagiato su di una superficie adatta ed il laser si muove in base alle coordinate impostate in base al tipo di lavorazione che si desidera apportare, il che consente l’accesso ad aree difficili da individuare.

Applicazioni tipiche del taglio laser

La maggior parte dei metalli, delle plastiche e delle ceramiche possono essere incise al laser, prima e dopo qualsiasi tipo di trattamento termico o superficiale: vetro, resine epossidiche, compositi, legno, carta, gomma e materiali sintetici, compresi i materiali inerti.

Le applicazioni più comuni riguardano componenti meccanici di precisione, componenti ottici, tagli di pellicole sottili, strumenti medici, impianti, taglio di caschi per motociclette, targhe automobilistiche, identificatori, articoli elettronici, lame di coltelli, stoviglie, coltelli, circuiti integrati, connettori, tastiere e ogni tipo di pezzo con aree difficili da raggiungere.

Come preservare il badge personale da smarrimento e segni di usura?

Un portabadge è un accessorio che viene impiegato da personale di aziende, grandi uffici e negozi o da chiunque necessiti di utilizzare il badge per poter accedere ai locali nei quali l’attività lavorativa viene svolta. Un portabadge dunque, è un cordoncino con all’estremità un astuccio in plastica che ha il compito di custodire il badge personale. Molti direttamente ritengono tale accessorio un capo di moda, e lo sfoggiano anche al di fuori delle attività lavorative.

I porta badge di Cotini srl

Esistono per questo motivo differenti tipologie di cordoncini, i quali sono genericamente ben visibili grazie ai loro colori appariscenti, e che consentono di poter portare il badge personale al collo senza il pericolo che questo possa andare smarrito o dimenticato a casa o in auto. Sullo shop online di Cotini srl è possibile trovare dei bellissimi cordoncini per portabadge, acquistabili in lotti da 10 pezzi e disponibili in tantissime colorazioni differenti.

I cordoncini che Cotini srl propone sono infatti disponibili nelle colorazioni arancione, turchese, giallo, rosso, nero, verde, rosa, blu, e arancione. Sono realizzati in nylon e sono lunghi in totale 50 cm.

Un rifugio sicuro per il tuo badge

Questi, abbinati ai porta badge in plastica con asola, consentono di custodire in maniera efficace il proprio badge personale preservandolo da eventuali danneggiamenti accidentali come quelli che possono capitare conservandolo sempre all’interno del portafogli. Qui è Infatti possibile che il badge possa danneggiarsi strusciando continuamente sugli altri o che questi possa smagnetizzarsi per un motivo qualsiasi. Meglio dunque custodirlo all’interno di un astuccio sicuro e isolato che consente di individuarlo rapidamente quando si necessita di utilizzarlo così da avere la certezza di poter sempre accedere ai locali all’interno dei quali si svolge l’attività lavorativa.

È disponibile infine la spedizione gratuita della merce per ordini di importo complessivo superiore ai €100

Leon Louis:  creazioni di qualità dal design innovativo

Chi veste Leon Louis conosce bene l’esigenza di vestire in maniera adeguata a quello che è il proprio stile di vita e alla personalità di ciascuno di noi, la quale è importante che riesca a trasparire già da ciò che si indossa. Portare dei capi d’abbigliamento così particolari e ricercati mette ognuno nelle condizioni di poter vestire esattamente nella maniera desiderata e con lo stile che più si sente proprio: questo è il concept che sin dal 2010, anno in cui i prodotti Leon Louis sono arrivati sul mercato, accompagna questo importante brand che vive una crescita costante grazie a creazioni che rappresentano il frutto di una ricerca costante e meticolosa per quel che riguarda il design ed i materiali impiegati. Proprio da questa assoluta attenzione verso anche il più piccolo dei dettagli nascono le creazioni Leon Louis, oggi apprezzate in tutto il mondo e che consentono a tutti di poter vestire nella maniera desiderata tenendo sempre alto il nome della qualità e delle forme geniali.

Su revolutionconceptstore.it puoi trovare tantissime proposte circa le bellissime creazioni Leon Louis: dai pantaloni ai bermuda, dai giubbini alle tuniche passando per i jeans, qui avrai la possibilità di visionare tantissimi articoli e di comprenderne meglio ogni sfumatura grazie all’esauriente galleria fotografica che accompagna ogni prodotto. Individuato l’articolo di tuo interesse e selezionata la tua taglia, potrai aggiungerlo facilmente al carrello con un solo clic e procedere al pagamento (tramite Paypal o contrassegno), così da ricevere la merce direttamente a casa entro un paio di giorni lavorativi. Vestire in maniera creativa ed elegante allo stesso tempo non è mai stato così semplice grazie a revolutionconceptstore.it, e ricorda di sfruttare anche gli appositi filtri di ricerca così da andare a visualizzare esclusivamente i prodotti che sono realmente in grado di soddisfare i tuoi desideri.

Cialde Lavazza a Modo Mio | Qualità e convenienza

Un caffè cremoso dal gusto intenso e dall’aroma avvolgente, ecco di cosa hanno bisogno gli italiani nel corso della giornata per vivere piccoli momenti di delicato piacere. Le cialde Lavazza a Modo Mio che trovi sul sito, anche in versione compatibile, www.cialdamia.it ti regalano ogni giorno queste pause di benessere, ogni volta che ne avverti il bisogno e con tutta la qualità delle sue miscele ricercate, che consentono a ciascuno di poter avere il caffè preferito. Prova il gusto delicato della qualità oro o la corposità della qualità crema e gusto, per un viaggio unico alla riscoperta di un aroma ed un buon sapore che avevi dimenticato. E cosa dire delle capsule al ginseng e all’orzo? Il bello delle cialde e delle capsule Lavazza infatti, è che ti permettono di bere esattamente il tipo di caffè che preferisci senza doverti accontentare di qualcosa che semplicemente si avvicina a ciò che hai in mente, ma consentendoti invece di sorseggiare ogni volta esattamente quel gusto unico in grado di donarti il piacere ed il relax di cui hai bisogno.

Perché dunque, recarsi al bar per bere un caffè squisito quando è possibile averlo direttamente in casa con un semplice gesto? Il bello delle cialde Lavazza a Modo Mio è proprio la libertà di poterti concedere questo piccolo piacere quotidiano anche più volte al giorno con una semplicità estrema ed una convenienza che ti stupirà. Se non lo hai mai provato e sei ancora alla ricerca di quelle cialde veramente in grado di farti provare la piacevole sensazione che provi quando ti rechi al bar, questa è l’occasione giusta per incontrare in maniera inequivocabile quell’aroma e quel gusto che desideri da tanto tempo. Scopri come ottenere la spedizione gratuita e fai una buona scorta delle tue cialde preferite per non correre il rischio di rimanere senza!

L’identikit del camminatore tipo è donna, e arriva dal Nord Italia

La Compagnia dei Cammini, l’associazione no profit che dal 2010 propone itinerari a piedi in Italia e in Europa, ha ‘scattato’ la fotografia del camminatore tipo che nel corso del 2021 ha svolto almeno un viaggio a piedi. E l’identikit che ne risulta è quello di una donna del Nord Italia con un’età compresa tra i 50 e i 65 anni. La meta preferita per le sue camminate? I luoghi di mare. L’analisi è stata effettuata su un campione di 1.330 camminatori, e nell’ultimo anno è il 67,5% di donne ad avere partecipato ai viaggi a passo lento. La fascia d’età prevalente è poi quella tra 50 e 65 anni (55%), seguita da 31 e 49 anni (26%). Non sono assenti però camminatori tra i 66 e gli 85 anni (13,5%), mentre a dimostrare meno interesse per i viaggi a piedi è la fascia tra 19 e 30 anni (1,7%).

Solo il 3,61% dei camminatori arriva dall’estero

Quanto alle aree di provenienza, la parte del leone la fa il Nord Italia, con il 72% dei camminatori, seguito dal Centro (15%), e dal Sud e dalle isole (8%). Dall’estero arrivano invece il 3,61% dei camminatori, soprattutto da Svizzera, Francia, e Germania. Per quanto riguarda le professioni, il 35% ha un lavoro dipendente, nel 17,5% dei casi sono liberi professionisti, il 15%, arriva dal settore sanitario, i pensionati sono il 14% e gli insegnanti il 7,5%. Molto basse le percentuali di operai (1,2%) e disoccupati (1%).

Strade italiane, mare e montagna le più richieste

Il 2021 si conferma come il secondo anno anomalo consecutivo anche per questo turismo di nicchia, con una stagione durata solo 8 mesi su 12. La difficoltà di viaggiare all’estero, inoltre, ha reso piuttosto rare le richieste di viaggi in altri Paesi. Il 95% delle persone appassionate di cammino ha percorso a piedi le strade italiane, mentre meno del 5% è riuscito a camminare in Europa.  Il 21% dei camminatori nel 2021 ha scelto di camminare sulle isole (Sicilia, Creta, Sardegna in particolare), mentre il 43,5% ha scelto il mare. A queste mete, riporta Adnkronos, seguono i cammini più collinari o di bassa montagna, mentre solo il 21,5% ha preferito fare cammini in montagna. Un dato indicativo del cambiamento nella percezione del viaggio a piedi. Se un tempo si andava a piedi solo in montagna, ora si cerca altro.

La metà del campione preferisce viaggi medio-facili

Ma che livello di difficoltà hanno scelto i camminatori quest’anno? La metà esatta del campione ha preferito viaggi a 2 orme, ovvero viaggi medio-facili, un altro quarto (26%) ha osato di più, scegliendo viaggi a 3 orme, quindi già più impegnativi, e il 15% ha scelto viaggi tranquilli, anche con base fissa e cammini a stella. I viaggi più difficili, in cui si cammina con grossi dislivelli, si portano zaini pesanti e si può anche dormire in tenda, attirano una fetta molto bassa di camminatori. Solo il 2,6% di loro infatti ha un profilo esperto. 

Creativi e capaci, ma scarsi in comprensione dei contenuti on line: la fotografia degli studenti digitali

Si parla sempre dei “giovani”, ma come sono in realtà i nostri ragazzi, che agli adulti sembra sempre immersi nel loro mondo virtuale? A questa domanda ha cercato di rispondere il primo report su “La competenza digitale degli studenti della scuola secondaria di I e II grado”, pubblicato da Università di Milano-Bicocca, Fastweb e una rete di scuole,  curato da Marco Gui, professore associato di Sociologia dei media, Tiziano Gerosa e Alessandra Vitullo, assegnisti di ricerca del dipartimento di Sociologia e ricerca sociale dell’ateneo milanese. Si scopre così che i ragazzi – ne sono stati intervistati oltre 1.200 – sono forti in Communication (la corretta interazione con gli altri e condivisione di risorse negli ambienti digitali), ma deboli in Information & Literacy (la capacità di valutazione, selezione e comprensione dei contenuti sulla rete). 

Misurare le competenze digitali degli studenti 

Il test è il primo in Italia ad offrire la possibilità di misurare le competenze digitali degli studenti, tramite sia un punteggio generale sia punteggi specifici per ogni singola area di competenza indicata dal framework europeo DigComp 2.1: “Information & Literacy”, Communication, Creation (creazione e rielaborazione responsabile di contenuti nel web), Safety and Wellbeing (competenze necessarie alla protezione da possibili minacce alla privacy, alla gestione della propria identità online, ma anche al mantenimento del benessere in un ambiente di sovrabbondanza comunicativa). Tra le dimensioni della competenza digitale, Communication è la più forte (83 punti), a fronte dei 71 punti di Creation e dei 70 di Safety. L’area Information & Literacy, invece, emerge come la più debole (61 punti), indicando un problema di capacità di valutazione dei contenuti incontrati in rete da parte degli studenti.La performance nell’area della comunicazione, secondo i ricercatori, “mostra una generazione di studenti che sembra avere in media una buona infarinatura rispetto alle norme di interazione negli ambienti digitali per la socialità. Questo buon risultato potrebbe essere dovuto sia a processi di apprendimento informale sia formale: da un lato, l’uso pervasivo degli ambienti social da parte degli studenti potrebbe averli resi più consapevoli delle dinamiche che vi si creano; dall’altra, il forte investimento da parte della scuola italiana nella lotta al cyberbullismo potrebbe aver diffuso tra gli studenti di oggi una certa conoscenza di quali sono i comportamenti corretti e responsabili nelle interazioni sociali online”.

I più bravi in italiano sono anche i più digital

Un altro elemento interessante che emerge dall’indagine è che esiste una correlazione significativa tra il voto medio in italiano e il livello di competenza digitale. Questa correlazione diventa massima per quanto concerne l’area Information & Literacy, dove i gli studenti con i risultati migliori (9 o più in italiano) fanno registrare un punteggio di 86,3, con un vantaggio di ben 15,8 punti rispetto agli studenti con rendimenti sulla soglia della sufficienza. 

L’Italia scala 5 posizioni nell’indice Desi e sale al 20° posto

L’Italia scala cinque posizioni nell’indice della Digitalizzazione dell’economia e della società in Europa (Desi), e nel Rapporto 2021 sale al 20° posto fra i 27 Stati membri dell’Unione. Secondo il Rapporto il nostro Paese però rimane significativamente in ritardo in termini di capitale umano, registrando livelli di competenze digitali di base e avanzate molto bassi. Quanto alla trasformazione digitale, il Rapporto rileva che nel corso del 2020 l’Italia ha compiuto alcuni progressi in termini di copertura e diffusione delle reti di connettività, con un aumento significativo della diffusione dei servizi di connettività che offrono velocità di almeno 1 Gbps. 

Crescono digitalizzazione e competenze ma c’è ancora molto da fare

“L’Italia avanza: crescono digitalizzazione e competenze, abbiamo finalmente iniziato a risalire la classifica, ma rimane ancora molto da fare – commenta la Sottosegretaria al Mise, Anna Ascani -. Le 12 posizioni guadagnate nel campo dell’integrazione delle tecnologie digitali, con un punteggio Paese al di sopra di quello europeo, dimostrano gli sforzi che abbiamo sostenuto, e che stiamo ancora affrontando, affinché il sistema Italia si avvalga di tutte le tecnologie a disposizione. Il Cloud, ad esempio, registra un livello di adozione da parte delle imprese pari al 38%, in evidente crescita rispetto al 15% del Desi 2020”.

Connettività: siamo solo al 23° posto in Ue

L’indice Desi 2021 dice però che dobbiamo fare di più per quanto riguarda la connettività. Siamo infatti al 23° posto, e siamo in ritardo anche negli indicatori relativi alla copertura 5G (8% rispetto al 14% della media Ue).
“Su questo versante – aggiunge Anna Ascani – stiamo dando un impulso significativo grazie all’attuazione della Strategia per la Banda Ultralarga, attraverso il completamento del Piano Aree Bianche e l’avvio di interventi come Italia a 1 Giga e Italia 5G”.

Il 69% delle Pmi ha raggiunto almeno un livello base di intensità digitale

Sempre secondo il Rapporto, riferisce Adnkronos, la maggior parte delle Pmi (69%) ha raggiunto almeno un livello base di intensità digitale, una percentuale al di sopra della media Ue (60%). Le imprese italiane poi fanno registrare ottimi risultati nell’uso della fatturazione elettronica, sebbene permangano lacune nell’uso di tecnologie quali i big data e AI, nonché nella diffusione dell’e-commerce. Ma sul fronte sanità digitale in Italia l’uso dei fascicoli sanitari elettronici da parte i cittadini e operatori sanitari rimane disomogeneo su base regionale. E se la percentuale di utenti online che utilizzano servizi di e-government è passata dal 30% nel 2019 al 36% nel 2020, è ancora nettamente al di sotto della media Ue.

Il processo di trasformazione digitale sostiene la domanda di beni tecnologici

Durante la pandemia la digitalizzazione si è imposta come sistema dominante, permettendo continuità nelle attività quotidiane e superando le barriere fisiche e i confini della fruizione. Contemporaneamente, il processo di digitalizzazione, favorito dal lockdown del 2020, ha dimostrato quanto i processi aziendali possano essere più economici ed efficienti attraverso una riorganizzazione innovativa della forza lavoro, difficilmente immaginabile prima della pandemia. L’accelerazione del processo di trasformazione digitale di fatto sostiene la domanda di beni tecnologici.  E nei primi nove mesi del 2021 il fatturato dei beni tecnologici rappresentato dal Panel Distributori ICT di GfK ha raggiunto i 6,1 miliardi di euro, con una crescita del +8,4% rispetto lo stesso periodo del 2020.

Un risultato incoraggiante per la Distribuzione ICT

Secondo i dati GfK, basati sulle rilevazioni effettuate nel periodo aggregato gennaio-settembre 2021, il risultato dei primi tre trimestri dell’anno in corso risulta decisamente incoraggiante per la Distribuzione ICT in Italia, ma la performance avrebbe potuto essere anche migliore se la crescita del fatturato del terzo quarter 2021 non fosse stata frenata dalle difficoltà legate alla logistica e dallo shortage produttivo della componentistica. In ogni caso, in Italia la domanda di beni tecnologici resta fortemente sostenuta dall’accelerazione del processo di trasformazione digitale, che si sta estendendo in tutti i settori, non solo aziendali, ma anche nelle famiglie, nella PA e nel settore dell’istruzione.

La supply chain dei canali consumer cresce del +11%

In questi primi nove mesi del 2021, il settore IT, cresciuto del +7,3%, sta ancora beneficiando dell’onda di questi cambiamenti, come dimostrano i trend delle categorie che trainano la supply chain dei canali consumer (+11%), con notebook e tablet che crescono del +14,6% a valore. Ma l’andamento positivo si riscontra anche per i televisori (+12,7), complici i nuovi incentivi per lo switch-off, e il ritorno dei grandi eventi sportivi di questa estate.

L’unico settore che mostra un trend negativo è quello dei Servizi

Il fatturato della supply chain relativa ai canali business cresce invece del +6,7%, ed è sostenuta dalla forte domanda di pc (+8,2), di monitor e signage (+31,1%), oltre che dalla domanda di componentistica hardware (+23,7). Non sono da meno, in termini di crescita, i settori della telefonia (+11,1%), il settore Office (+8,6%) e la Consumer Electronics insieme agli Elettrodomestici (+19%). L’unico settore che mostra un trend negativo è quello dei Servizi (-6,5%), che risulta anche il meno importante per fatturato sviluppato.

eCommerce B2C in Italia, raggiunto il valore di 39,4 miliardi di euro

La corsa dell’eCommerce B2C in Italia non si ferma, e nemmeno la pandemia con le relative limitazioni è riuscita a mettere un freno a questo continuo aumento. Lo rivela la ventunesima edizione dell’Osservatorio eCommerce B2C, presentato dalla School of Management del Politecnico di Milano e da Netcomm. “Nel 2021 gli acquisti online valgono 39,4 miliardi di euro (+21% rispetto al 2020)” ha detto Riccardo Mangiaracina, responsabile scientifico dell’Osservatorio eCommerce B2c “Da un lato gli acquisti di prodotto continuano a crescere, sebbene con un ritmo più contenuto (+18%) rispetto a quello dello scorso anno (+45%), e toccano i 30,5 miliardi di euro. Dall’altro lato gli acquisti di servizio, dopo la forte crisi del 2020 (-52%), fanno segnare una ripresa (+36%) e raggiungono gli 8,9 miliardi. Il trend di questa componente, seppur positivo, non compensa le perdite generate per via dell’emergenza sanitaria: risulta ancora significativo il divario rispetto ai valori pre-pandemia (nel 2019 gli acquisti online di servizio valevano 13,5 miliardi di euro)”.
Oggi l’eCommerce viene scelto in modo consapevole per gli acquisti quotidiani da un numero crescente di italiani” ha precisato Valentina Pontiggia, direttore dell’Osservatorio eCommerce B2c “Nel 2021 l’incidenza dell’eCommerce B2c sul totale vendite Retail, indice della maturità online, raggiunge il 10% (era il 9% nel 2020). Nella sola componente di prodotto la penetrazione passa dal 9% nel 2020 al 10% nel 2021 (+1 punto percentuale rispetto al 2020), con un incremento più contenuto rispetto a quello osservato tra 2019 e 2020 (+3 punti percentuali). Nel 2021, aumenta anche l’incidenza della componente servizio che passa dal 10% all’11%”. 

A livello europeo il valore è di 757 miliardi di euro

“La pandemia ha trasformato i comportamenti, il mindset e le preferenze dei consumatori nei confronti degli acquisti online, generando cambiamenti che sono destinati a radicarsi e permanere” ha aggiunto Roberto Liscia, Presidente di Netcomm. Se pensiamo che prima dell’emergenza sanitaria, il 70% dei rivenditori e grossisti non fosse organizzato per le vendite online, mentre nel 2020 l’e-commerce a livello europeo ha raggiunto il valore di 757 miliardi di euro, con una crescita del +10 rispetto al 2019, si comprende quanto l’emergenza sanitaria abbia segnato una vera e propria esplosione del commercio online, mettendo in luce l’importanza della trasformazione digitale che ha stimolato produttori, retailer e l’intero settore del commercio al dettaglio ad aprire nuovi canali di vendita online per adottare nuove soluzioni di commercio omnicanale”.

Verso una piena multicanalità

“Oggi l’eCommerce è portatore di nuovi equilibri e di nuove modalità di interazione e di vendita che si stanno propagando a tutto il commercio, anche fisico. Ne sono chiari esempi lo sviluppo dei pagamenti digitali e biometrici, il marketing one to one, la personalizzazione del prodotto, il cross e up selling mirato e la possibilità di disaccoppiare il momento della vendita a quello del possesso” conclude Valentina Pontiggia. “Per il nostro Paese si tratta di un segnale importante: l’eCommerce sta raggiungendo un livello di diffusione tale da far presagire un processo continuo, anche se graduale, di integrazione tra offline e online”.

A fine settembre 2021 si consolida il trend della fiducia per i consumi

Se il 2021 si è aperto con un certo pessimismo sul fronte dei consumi con l’inizio della primavera si è assistito a un’inversione di rotta. Un’inversione che ha coinciso con il rafforzamento della copertura vaccinale da una parte, e con la crescita della fiducia nelle istituzioni. Un trend di fiducia che si è ulteriormente consolidato a fine settembre, pur con zone d’ombra dovute a un certo livello di incertezza rispetto al futuro. Quanto ai canali di vendita e gli acquisti, il trend è a doppia tendenza: se da una parte cresce l’online l’incremento risulta anche da parte dei piccoli negozi di quartiere.

Si consolida l’online, ma crescono anche i piccoli negozi di quartiere 

È quanto emerge da un’indagine sui consumi 2021 realizzata da Ey, il network mondiale di servizi professionali di consulenza, e Swg, la società italiana di ricerche di mercato. Per quanto riguarda i comportamenti di acquisto, rispetto a settembre 2020 si consolida l’importanza del canale online, e al contempo si evidenzia la contemporanea crescita sia della tendenza a recarsi nei centri commerciali (+19%) sia di utilizzare i piccoli negozi di quartiere (+26%).

Le intenzioni di spesa per il prossimo semestre

I driver centrali per gli acquisti online sono la comodità e la semplicità del processo, dalla scelta dei prodotti fino alla consegna, mentre gli acquisti in store sono centrato sulla relazionalità, con la merce, le persone e il territorio. Secondo la ricerca di Ey e Swg poi nel prossimo semestre le intenzioni di spesa sembrano mostrare una crescita della propensione a rinnovare casa (30%), i mezzi di trasporto (23%) e gli investimenti di tipo finanziario (26%). Nel rapporto con il brand, invece, la percezione della eticità dei comportamenti risulta sempre più rilevante, riporta Adnkronos. 

Le aziende, i trend di consumo e le strategie di business

L’etica aziendale si esprime in primo luogo nel rispetto dei consumatori attraverso l’offerta di prodotti di qualità (46%), di prodotti al giusto prezzo (45%), e nel rispetto di dipendenti, fornitori e dell’ambiente (34%). La qualità rappresenta poi anche il principale valore per il quale si sarebbe disposti a pagare di più un prodotto (76%), seguita da sostenibilità (64%) e innovazione (61%), riferisce la Repubblica.
 “Le aziende sono chiamate a rispondere a domande chiave per trasformare le proprie strategie di business – commenta Paolo Lobetti Bodoni, EY Consulting Market Leader in Italia – e seguire i nuovi trend di consumo significa investire in una trasformazione di natura strutturale, a partire dalla ridefinizione della propria identità”.

In vendita online 3,8 miliardi di dati a 100 mila dollari

Un popolare forum per hacker ha messo in vendita online un database che conterrebbe 3,8 miliardi di dati di utenti Clubhouse e Facebook. 
Secondo il sito Cybernews, il database sarebbe formato dai dati degli utenti iscritti a Clubhouse, precedentemente violati, e da quelli dei loro contatti presenti in rubrica. Ma non solo: il database conterrebbe anche i dati dei profili Facebook associati all’account Clubhouse, e probabilmente anche quelli provenienti da un furto su Facebook già noto e risalente ad aprile 2021. Queste violazioni sono avvenute con la tecnica dello ‘scraping’, ovvero l’esfiltrazione dei dati grazie a un software utilizzato dagli hacker. La richiesta per il database contenente nomi e numeri di telefono degli utenti è di 100 mila dollari.

Pericolo campagne di phishing

Il database includerebbe dati personali, come nomi e numeri di telefono, e tra le informazioni sensibili, anche la posizione dell’utente basata sui suffissi dei numeri di telefono. Oltre a questo, includerebbe anche i contatti Facebook, utili per ricostruire, eventualmente, un potenziale network da attaccare.
Secondo gli esperti, a colpire è soprattutto l’ampiezza del database e il mix di informazioni contenute grazie ai profili Facebook. A preoccupare però è il fatto che i furti di questa entità spesso danno il via a massicce campagne di phishing.

“Si condividono troppe informazioni sui social media”

La vendita online del database da 3,8 miliardi di dati risale ai primi di settembre del 2021 ed è il frutto di due furti già noti subiti da Clubhouse nei mesi di aprile e luglio con la tecnica dello scraping.  Con lo stesso metodo, sempre lo scorso aprile, anche Facebook è stata colpita dal furto di 533 milioni di profili. “Le persone tendono a condividere troppe informazioni sui social media – spiega Mantas Sasnauskas, ricercatore del sito Cybernews – questo fornisce tante superfici di attacco per portare a termine le truffe di malintenzionati”.

Clubhouse si difende: “Non c’è stata alcuna violazione”

Grazie alla pandemia Clubhouse ha avuto un picco di popolarità la scorsa primavera, e a oggi conta circa 13 milioni di utenti in tutto il mondo.
A febbraio il Garante Privacy italiano ha fatto richiesta formale alla piattaforma di conoscere tutti i dettagli in merito al trattamento dei dati personali degli utenti, compreso quello relativo alla condivisione di informazioni della rubrica o di altre app effettuata all’interno di Clubhouse, nonché della raccolta di dati da queste ulteriori app e social. Dal canto suo, Clubhouse si difende: “Non c’è stata alcuna violazione di Clubhouse – spiega la piattaforma -. Ci sono una serie di bot che generano miliardi di numeri di telefono casuali. La privacy e la sicurezza sono della massima importanza e noi continuiamo a investire in pratiche di sicurezza”.

Dove, e come, gli italiani hanno rotto il telefono durante le vacanze?

Dove, e come, gli italiani hanno rotto lo smartphone durante le vacanze estive del 2021? A queste domande risponde WeFix Lab, che ha stilato la classifica delle regioni e delle nazioni in cui gli italiani hanno rotto più telefonini, e quali sono state le cause più frequenti. E se al primo posto tra le nazioni che hanno visto più “rotture” si piazza la Gran Bretagna, complici gli Europei di Calcio, i luoghi in cui si sono verificati più incidenti nelle città sono stati strade e piazze, protagoniste delle partite sui maxi-schermi, e gli stadi, in classifica rispettivamente in terza e sesta posizione. Ma un altro grande protagonista delle cause di rottura del telefono è stato il grande caldo, con il conseguente cedimento da parte delle batterie, che mai come quest’anno è stato il danno più comune ai dispositivi (44,16%).

Lazio, Puglia e Sardegna sul podio regionale delle ‘rotture’

In seconda posizione fra le nazioni in cui gli italiani in vacanza hanno rotto il telefonino si trova la Grecia, meta preferita in particolar modo dai lombardi, in terza la Spagna, preferita dagli abitanti del Lazio, e in quarta, la Croazia, preferita dagli abitanti del Triveneto. Quanto alle regioni italiane, al primo posto in classifica c’è il Lazio, con Roma e la provincia di Latina in testa. Al secondo, la Puglia, seguita dalla Sardegna e dalla Sicilia.

Mare, piscine e laghi: attenzione ai circuiti elettrici

Il mare, insieme a piscine e laghi, si rivela anche quest’anno il luogo più pericoloso in assoluto per gli smartphone, con il 40,3% degli incidenti. Secondo il Dipartimento Statistico di iFix-iPhone.com, il booking che seleziona i centri assistenza smartphone di zona, le cause principali di rottura dei telefoni sono state infatti le cadute accidentali e il contatto con liquidi, tra cui circa un terzo dovuti a immersione volontaria da parte degli utenti. Complice forse qualche fraintendimento pubblicitario tra “resistenza agli schizzi” e “impermeabile”, anche quest’estate, insomma, i circuiti elettrici dei telefoni ne hanno pagato le conseguenze.

I più disattenti? I giovanissimi

Per quanto riguarda la categoria di utenti che ha segnalato più incidenti al cellulare ci sono i più giovani. I più disattenti sono stati infatti i giovanissimi, nella fascia d’età 18-24 anni, i più diligenti invece gli over 50, in buona compagnia con la fascia d’età 36-44. Nessuna differenza degna di nota tra donne e uomini, che in fatto di ‘rotture’ nell’estate 2021 hanno riportato rispettivamente una quota del 48,9% per le donne e del 49,1% per gli uomini. Numerose poi le richieste di genitori che hanno contattato gli uffici iFix-iPhone.com a causa di bambini un po’ troppo “vivaci”, che hanno bloccato o distrutto lo smartphone di parenti e amici di famiglia spesso lanciandolo per terra volontariamente…

Migliorano le attese delle famiglie sull’economia. Lo conferma Bankitalia

Rispetto alla rilevazione condotta dalla Banca d’Italia tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo 2021, il saldo delle risposte relative alle prospettive generali dell’Italia, pur restando negativo, ora risulta fortemente aumentato. Secondo la quinta edizione dell’indagine straordinaria sulle famiglie italiane della Banca d’Italia, le attese delle famiglie sulla situazione economica generale e sul mercato del lavoro sono infatti migliorate. La percentuale di famiglie che si attende un peggioramento del quadro generale nei successivi dodici mesi è infatti diminuita di 8 punti percentuali, portandosi a quota 38%, il valore più basso dall’avvio della rilevazione, avvenuto nella primavera del 2020, quindi in piena crisi pandemica.

Più favorevoli anche le aspettative sul mercato del lavoro nei dodici mesi

Sempre secondo la quinta edizione della rilevazione di Bankitalia, anche le aspettative sul mercato del lavoro nei successivi dodici mesi ora sono divenute più favorevoli. Le attese sulla situazione economica familiare invece sono rimaste sostanzialmente invariate rispetto a inizio anno. Oltre il 70% dei nuclei familiari italiani per il 2021 si attende un reddito in linea con quello percepito nel 2020, mentre circa un sesto dei nuclei ritiene che entro la fine del 2021 sarà inferiore. E se i nuclei con capofamiglia lavoratore autonomo o disoccupato continuano a essere più pessimisti rispetto a quelli con capofamiglia dipendente e pensionato, il divario si sta attenuando.

Il peggioramento delle condizioni reddituali è mitigato dalle misure di sostegno

Così come nella precedente edizione dell’indagine, poi, il 30% delle famiglie italiane dichiara di aver percepito nell’ultimo mese un reddito più basso rispetto a prima dello scoppio della pandemia. Il peggioramento delle condizioni reddituali però risulta ancora mitigato dalle misure governative di sostegno al reddito. Tra i mesi di marzo e aprile del 2021, secondo le rilevazioni di Bankitalia, ne avrebbe beneficiato poco più di un quinto dei nuclei familiari.

Nel 2020 il valore delle attività finanziarie è rimasto stabile

Un ulteriore dato che emerge dall’indagine, riporta Italpress, è come la maggior parte delle famiglie italiane ritenga che il valore delle proprie attività finanziarie nel 2020 sia rimasto stabile. Un terzo delle famiglie, invece, sostiene che sia diminuito, una quota che raggiunge il 40% tra i nuclei il cui capofamiglia è occupato nei settori maggiormente colpiti dalla pandemia, come ristorazione, turismo, commercio al dettaglio, e che addirittura raddoppia tra coloro che hanno riportato una riduzione del reddito rispetto a prima dell’emergenza sanitaria.