Quali sono le competenze più richieste dalle aziende?

Quali sono le competenze professionali più apprezzate dalle aziende?  Sotto il profilo pratico quelle legate al cloud e al calcolo distribuito, ma anche al software middleware e di integrazione, all’analisi statistica e dei data mining. Le qualità professionali trasversali più importanti risultano  invece leadership, comunicazione, collaborazione e  time management.

Grazie alla possibilità di abilitare politiche di smart working le aziende inoltre cercano sempre di più lavoratori consapevoli delle loro possibilità e in grado di gestire in maniera efficiente il proprio lavoro. A rilevarlo è LinkedIn, la piattaforma più importante per la ricerca di lavoro globale, nel suo studio annuale Top skill 2018 relativo alle competenze più richieste dalle aziende a livello globale.

Le hard skill e le soft skill più importanti per i professionisti

“Oggi le aziende cercano talenti che sappiano unire nella maniera giusta le proprie competenze tecniche con le proprie qualità sociali e personali”, ha spiegato Marcello Albergoni, Head of Italy di LinkedIn. Fra le hard skill e le soft skill più importanti per i professionisti da una parte Linkedin distingue le competenze più tecniche, e che spesso fanno riferimento all’emisfero sinistro del nostro cervello (la parte specializzata nei processi analitici), e dall’altra le capacità che caratterizzano il nostro modo di adeguarci alle situazioni e di interagire con gli altri. Quelle governate principalmente dall’emisfero destro, più dedito alla gestione del nostro lato creativo e adattivo.

In Italia sono richiesti professionisti con capacità analitiche

In Italia la ricerca si è concentrata su tre settori: quello bancario, quello dell’automotive e quello legale. In questi ambiti apparentemente così distanti tra loro si può riscontrare un elemento in comune, ovvero un aumento della richiesta da parte delle aziende di trovare professionisti con capacità analitiche. Nel mercato automobilistico, infatti, questa qualità è al terzo posto tra le skill più richieste, mentre si attesta addirittura al primo nel comparto bancario e in quello legale, sottolineando l’importanza di sapere analizzare e interpretare le situazioni e i dati, che oggi sono  sempre più alla base del business di qualunque settore.

Interpretare e gestire la mole di informazioni necessarie allo sviluppo del business

Se da parte delle aziende ai professionisti è richiesta una buona capacità comunicativa e collaborativa, al fine di poter creare un ambiente lavorativo più disteso, stimolante e produttivo, “l’analisi dei dati è oggi un fattore imprescindibile per il successo di un’impresa – sottolinea Albergoni -.  Avere la capacità di interpretare e gestire la mole di informazioni necessarie allo sviluppo del business moderno diventa così un vero e proprio elemento distintivo per tutti quei talenti che cercano nuove opportunità”. E che puntano al futuro in un mondo del lavoro in continua evoluzione.

Italia, mercato del lavoro in forte trasformazione con l’arrivo dei lavoratori stranieri

“L’analisi dell’osservatorio statistico dei consulenti del lavoro certifica l’evoluzione e la trasformazione del mercato del lavoro negli ultimi anni e la graduale sostituzione dei lavoratori stranieri agli italiani in alcuni lavori”.

A spiegare il nuovo trend, il presidente della Fondazione Studi consulenti del lavoro, Rosario De Luca.

Gli stranieri arrivano, e gli italiani se ne vanno

Una popolazione invecchiata e una bassa natalità sono fattori ormai storici in Italia, e negli ultimi 10 anni, gli stranieri residenti in Italia sono aumentati di 1,825 milioni (+57,5%, arrivando a sfiorare la quota di 5 milioni), mentre gli italiani sono diminuiti di 325 mila unità (passando da 55.568 a 55.243 milioni, con un calo dello 0,6%). E i 5 milioni di residenti stranieri in Italia hanno un’età media di 34 anni, inferiore di 11 anni all’età media degli italiani. Pertanto, anche dal punto di vista del mercato del lavoro, quasi 4 stranieri su 5 (79,1%) sono in età lavorativa (15-64 anni), a fronte del 63% della popolazione italiana che è molto più anziana.

La fotografia dell’Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro

Rielaborando i dati della ‘Rilevazione continua sulle forze lavoro (Rcfl)’ dell’Istat, l’Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro inquadra e descrive un target complesso e eterogeneo, quello degli stranieri comunitari ed extracomunitari presenti in Italia, rispetto alla loro condizione nel mercato del lavoro. Analizzandone le caratteristiche, sia individuali che lavorative, è possibile fornire una descrizione sintetica di questa platea, confrontarla con quella italiana ed esaminare il suo andamento negli ultimi 10 anni.

Dieci occupati su 100 sono di origine straniera, con un tasso di occupazione del 60,6%, superiore di 3 punti percentuali al tasso di occupazione dei soli italiani (57,7%). Sono le regioni del Nord Italia ad attirare maggiormente gli stranieri e, in particolare, circa 6 su 10 si collocano fra Nord-Est e Nord-Ovest, più di un quarto nel Centro del Paese e il restante 15% nel Mezzogiorno. La loro quota è massima nel Lazio (14,6%) e minima nel Molise (4,1%). Fra le regioni con una quota di occupati sopra la media nazionale troviamo l’Emilia Romagna (13,2%), la Lombardia (12,9%), l’Umbria (12,7%) e la Toscana (12,2%).

Stipendi in media inferiori per i lavoratori stranieri

Uno straniero su tre è occupato in professioni non qualificate, contro l’8% degli italiani. Inoltre, lo stipendio netto medio di un dipendente full time straniero è inferiore di oltre un quinto a quello di un italiano. Questo gap è dovuto essenzialmente alla concentrazione degli occupati stranieri in lavori meno qualificati e con un minore livello di retribuzione.

Edilizia primo settore di occupazione

Analizzando le principali professioni, spiegano i consulenti del lavoro ad AdnKronos, si evidenzia che, per i maschi, il primo mestiere è legato all’edilizia (113 mila, pari ad un terzo degli occupati), mentre al secondo posto troviamo gli addetti allo spostamento delle merci, con 91 mila addetti stranieri. La metà dei venditori ambulanti (51 mila) sono di origine straniera. Osservando le professioni delle donne straniere, si nota invece una forte presenza nelle attività dei servizi domestici (246 mila occupate), seguite da 113 mila badanti, 83 mila cameriere e 42 addette ai servizi di pulizia presso imprese private. In queste 4 professioni si concentra il 66% dell’occupazione femminile straniera.

Leon Louis:  creazioni di qualità dal design innovativo

Chi veste Leon Louis conosce bene l’esigenza di vestire in maniera adeguata a quello che è il proprio stile di vita e alla personalità di ciascuno di noi, la quale è importante che riesca a trasparire già da ciò che si indossa. Portare dei capi d’abbigliamento così particolari e ricercati mette ognuno nelle condizioni di poter vestire esattamente nella maniera desiderata e con lo stile che più si sente proprio: questo è il concept che sin dal 2010, anno in cui i prodotti Leon Louis sono arrivati sul mercato, accompagna questo importante brand che vive una crescita costante grazie a creazioni che rappresentano il frutto di una ricerca costante e meticolosa per quel che riguarda il design ed i materiali impiegati. Proprio da questa assoluta attenzione verso anche il più piccolo dei dettagli nascono le creazioni Leon Louis, oggi apprezzate in tutto il mondo e che consentono a tutti di poter vestire nella maniera desiderata tenendo sempre alto il nome della qualità e delle forme geniali.

Su revolutionconceptstore.it puoi trovare tantissime proposte circa le bellissime creazioni Leon Louis: dai pantaloni ai bermuda, dai giubbini alle tuniche passando per i jeans, qui avrai la possibilità di visionare tantissimi articoli e di comprenderne meglio ogni sfumatura grazie all’esauriente galleria fotografica che accompagna ogni prodotto. Individuato l’articolo di tuo interesse e selezionata la tua taglia, potrai aggiungerlo facilmente al carrello con un solo clic e procedere al pagamento (tramite Paypal o contrassegno), così da ricevere la merce direttamente a casa entro un paio di giorni lavorativi. Vestire in maniera creativa ed elegante allo stesso tempo non è mai stato così semplice grazie a revolutionconceptstore.it, e ricorda di sfruttare anche gli appositi filtri di ricerca così da andare a visualizzare esclusivamente i prodotti che sono realmente in grado di soddisfare i tuoi desideri.

Cyber security, i due problemi principali a livello Ue

Sono due i problemi principali che bloccano una vera e omogenea reazione a livello europeo alle minacce cibernetiche. Il primo è la riluttanza a cedere sovranità in una materia così delicata, che attiene soprattutto a questioni di sicurezza nazionale, il secondo è la mancata compenetrazione di settore pubblico e privato nella gestione dei rischi cibernetici. Questo è quanto si legge nel nuovo Rapporto Osservatorio Innov-E 2018, realizzato da I-Com, l’Istituto per la Competitività.

Ma qualcosa si sta muovendo. Di fatto il cammino per la soluzione dei problemi è iniziato nel settembre 2017 con la nuova proposta del Cybersecurity Act, e con la recente entrata in vigore della direttiva Gdpr.

Armonizzare le normative e condividere le informazioni fra Stati membri

Un’armonizzazione delle normative, ma soprattutto una condivisione di informazioni tra Stati membri diventa più difficile, se i Paesi sono riluttanti a cedere sovranità in materia, e rende ardua la governance della cybersecurity. Nel 2016 l’Ue aveva pianificato di investire 1,8 miliardi di euro entro il 2020 come primo passo per superare frammentazione fra Paesi, e arrivare a un maggior coordinamento delle strutture di risposta. Ma la ritrosia a cedere sovranità potrebbe bloccare tali sforzi. Un po’ come è successo ai tentativi di creazione di un’unica agenzia di intelligence europea, riferisce Askanews.

Formalizzare un meccanismo di partnership pubblico-privata

Nel 2009, con la direttiva sulla protezione delle infrastrutture critiche, si era cercato di istituire lo European Public-Private Partnership for Resilience (EP3R), un tentativo di formalizzare un meccanismo di partnership pubblico-privata. Ma presto il consesso è diventato un forum di lobbying, con tentativi da parte del privato di influenzare la legislazione, piuttosto che di cooperare con le istituzioni per formare nuovi standard di resilienza.

“Oltretutto si registrò una disparità tra imprese dell’Ict e quelle delle infrastrutture, con le seconde nettamente sottorappresentate. Anche il tentativo di rivitalizzarla nel 2013 creando una nuova piattaforma non ha portato ai risultati sperati e l’interazione tra soggetti diversi per migliorare la risposta resta ancora difficile da realizzare”, si legge nel Rapporto.

Il cammino per risolvere questi problemi di fatto è stato avviato nell’ultimo anno, con la nuova proposta del Cybersecurity Act nel settembre 2017 e con l’entrata in vigore della direttiva Gdpr e la trasposizione nell’ordinamento italiano della direttiva Rsi. Un’applicazione omogenea delle normative esistenti, unita al sistema di certificazione europea, potrebbe costituire un punto di inizio per tenere conto di tutte le interdipendenze del sistema energetico a livello europeo. E per far fronte a una minaccia intangibile, che però ha conseguenze estremamente reali

Google punta sull’hardware, e potrebbe lanciare il suo smartwatch

Se già il 4 ottobre scorso Google annunciava i suoi nuovi prodotti hardware Made by Google, il prossimo autunno potrebbe lanciare il suo primo smartwatch “fatto in casa”: l’orologio digitale Google Pixel Watch. Per ora non esistono conferme ufficiali, ma Evan Blass, giornalista specializzato in novità tecnologiche, e il blog tedescoo Winfuture.de, affermano che la società di Mountain View starebbe preparando il lancio di un orologio digitale disponibile in tre modelli, i cui nomi in codice sono Ling, Triton e Sardine. I tre orologi Pixel presumibilmente potrebbero differenziarsi per dimensioni, connettività o materiali. Oltre, naturalmente, al prezzo.

Una combinazione di hardware e sistema operativo “fatti in casa”

Da due anni Big G sta puntando sempre di più sull’hardware, senza però legare i propri sistemi operativi solo ai propri prodotti, proprio come fa Apple, di cui peraltro il Pixel Watch potrebbe rappresentare l’alternativa all’Apple Watch.

Di fatto, oltre alla gamma Pixel, ci sono ad esempio anche Google Home e le telecamere connesse della controllata Nest. Durante la Google I/O le novità di Wear OS, il sistema operativo di Google per i dispositivi indossabili, hanno però avuto meno risalto del previsto, forse perché in attesa di un Pixel Watch.

In ogni caso, la combinazione di hardware e sistema operativo “fatti in casa” potrebbe essere un vantaggio. Oggi infatti Wear Os si appoggia solo a dispositivi terzi, esattamente come fa Android con gli smartphone.

Per ora gli smartphone di Google non sono riusciti a sfondare sul mercato

A oggi gli smartphone Pixel di Google, nonostante siano alla loro seconda versione, e in autunno arriveranno alla terza (Pixel 3 e Pixel 3 XL), non sono riusciti a sfondare sul mercato, rimanendo di fatto un prodotto di nicchia. Toccherà la stessa sorte agli smartwatch? Chissà. Non è detto che l’obiettivo di Google sia creare dei blockbuster, quanto un sistema integrato con propri hardware, sistemi operativi, servizi. Con l’intelligenza artificiale al centro.

Ma è ancora presto per dirlo, sia perché ancora non si conoscono i dettagli su specifiche tecniche e prezzo, sia perché il passato sconsiglia voli pindarici, riporta Agi.

Se e quando arriverà l’orologio di Google potrà contare sull’AI

Inoltre, pare che lo smartwatch di Google disporrà del potente e veloce processore Qualcomm e di un’interfaccia chiara e intuitiva.

Una cosa è certa: se e quando arriverà, l’orologio di Mountain View potrà contare sicuramente su una massiccia presenza dell’intelligenza artificiale di Google Assistant.

Messaggio dal Fisco al contribuente: ecco come lo Stato ha usato le tue tasse

Da metà aprile molti dei contribuenti italiani potranno conoscere come sono state utilizzate le imposte versate nell’anno precedente. L’Agenzia delle Entrate “invierà” infatti ai contribuenti una pagina informativa personalizzata relativa agli importi pagati, con il calcolo di quanto è servito all’erario per finanziare la scuola, la sanità, i servizi di trasporto e quanto invece è stato assorbito dagli interessi del debito pubblico.

Un’operazione di trasparenza per aumentare il senso di partecipazione

“Migliorare il senso di partecipazione dei cittadini troppo spesso considerati solo contribuenti” è la filosofia di questa operazione trasparenza che rientra nel percorso tracciato dal direttore delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini. In pratica, tutti coloro che accedono alle pagine telematiche del sito dell’Agenzia con le password del fisco o con Spid, il sistema pubblico di identità digitale, vedranno da subito aprirsi una pagina con una piccola introduzione personalizzata, riporta Ansa. “Nella speranza di fare cosa gradita, Agenzia delle Entrate desidera fornirti alcune informazioni con l’obiettivo di essere ancora meglio al servizio tuo e dell’intera comunità – ci sarà scritto -. Contribuire alla propria comunità è essenziale, ma riteniamo lo sia anche avere la consapevolezza, per rispetto del cittadino prima ancora che del contribuente, di come vengano utilizzate le risorse fiscali”.

 Circa 30 milioni i soggetti potenzialmente interessati

I soggetti potenzialmente interessati sono circa 30 milioni: 20 milioni che compilano il modello 730 direttamente o tramite intermediari, e altri 10 milioni che invece dichiarano attraverso il modello Redditi. Sono quelli che già usano il fisco telematico per una qualche ragione, ma anche coloro che inviano la dichiarazione tramite un Caf o un professionista abilitato. Si potrà così conoscere come sono state distribuite le risorse fiscali (l’Irpef, le diverse addizionali, la cedolare sugli affitti e tutti gli altri prelievi sul reddito), in un quadro sintetico.

Tabelle e grafici con le diverse voci del bilancio pubblico

Il documento conterrà una tabella e un grafico a torta con le diverse voci del bilancio pubblico: sanità, previdenza, istruzione, sicurezza, ordine pubblico, trasporti, cultura, protezione del territorio. Ma anche la quota parte del debito pubblico, o come si contribuisce al bilancio dell’Unione europea, oltre ai servizi generali delle Pubbliche Amministrazioni.

Un esempio? Il signor Mario Rossi, che ha versato 10mila euro di imposta sui redditi del 2016, saprà che 2.125 euro sono stati destinati alla voce previdenza e assistenza, 1.934 euro alla sanità, 1.090 euro all’istruzione, 882 euro a difesa, ordine pubblico e sicurezza, 832 ai servizi erogati dalla Pubblica Amministrazione, e così via.

Anche in Italia cresce il business online del vino

Il business online del vino sta prendendo piede anche in Italia, ed entro cinque anni il fatturato stimato salirà a quota 200 milioni di euro. A fare il punto sul commercio delle bottiglie di vino acquistate tramite web è una ricerca-sondaggio realizzata da Ovse-Ceves, Osservatorio economico vini-Centro studi ricerca vite-vini. Si tratta di un business – quello che viaggia in rete – che riguarda soprattutto le etichette-cult, le bottiglie di annate introvabili delle cantine più ricercate, e i vini esteri, mentre per gran parte del vino made in Italy gli scaffali di enoteche e supermercati restano ancora i canali di vendita principali.

All’estero è già un mercato consolidato

Se in Italia il commercio delle bottiglie di vino sul canale online è ancora molto limitato,  eccessivamente frazionato, dipendente da fattori sociali e da scelte aziendali, all’estero, riferisce una notizia Ansa, si viaggia invece con ben altro ritmo: i volumi sono decisamente maggiori, i fatturati interessanti, e in rete sono presenti grandi portali dedicati alla commercializzazione del vino.

In Italia è la Toscana la regione vinicola più presente online, il vino più venduto è il Brunello

Secondo l’analisi condotta da Giampietro Comolli, presidente di Ovse-Ceves, la Toscana è la regione vinicola più presente online, con circa il 28% di quota di mercato. Al secondo posto si trova il Piemonte, al terzo il Veneto e al quarto il Lazio. Le etichette più vendute? Decisamente quelle di fascia medio alta e alta, ovvero che partono dai 10 euro a bottiglia in su. Va ancora meglio, in proporzione, la distribuzione di bottiglie da 25 euro e oltre, a cui si devono aggiungere le spese per il trasporto.

Al momento la vendita online favorisce perciò i vini di fascia alta, e i più celebri anche a livello mondiale. Le denominazioni più vendute sono Brunello, Amarone, Valpolicella, Bolgheri, Chianti, Barolo, Barbaresco, Barbera e Franciacorta. Ma quello online è un canale che si presta anche alla diffusione di etichette straniere.

La vendita online sostiene la conoscenza e la diffusione del commercio tradizionale

In Italia il giro d’affari online dell’e-commerce vino si divide fra il 51% venduto dalle aziende tramite il proprio sito, il 25% tramite i siti specializzati, e il resto su altri portali, anche internazionali, o su portali di insegne. Ma la concorrenza con la vendita tradizionale non c’è. La vendita online, conclude Comolli, ”non è antagonista del commercio tradizionale, anzi ne favorisce la conoscenza e la diffusione”.

Cervello femminile e maschile: le differenze aprono la strada a cure ad hoc

Lo confermavano anche precedenti ricerche scientifiche: il cervello femminile e quello maschile sono diversi, e quello femminile è più abile nel riconoscere le emozioni del cervello maschile. Ma l’ultima scoperta sul cervello umano, oltre a essere stata resa possibile grazie all’intelligenza artificiale, apre la strada a future cure personalizzate per i disturbi neurologici e psichiatrici. In futuro le terapie dovranno perciò tenere conto anche delle differenze di genere del malato.

Il risultato della ricerca, pubblicata sulla rivista Scientific Reports, si deve alla collaborazione tra l’Olanda e la Svizzera, tramite l’Università di Twente e l’Istituto di Neuroscienze di Nimega (Olanda) e l’Università di Zurigo.

1.300 elettroencefalografie analizzate dall’intelligenza artificiale

Che il cervello maschile e quello femminile lavorino a un ritmo differente, soprattutto quando ci sono in gioco le emozioni, già si sa, anche se nemmeno l’occhio del più bravo neurologo potrebbe accorgersene. Lo hanno invece dimostrato una volta per tutte i segnali elettrici emessi dal cervello misurati con l’elettroencefalogramma. E l’aiuto dell’intelligenza artificiale, che ha analizzato i dati provenienti da 1.300 elettroencefalografie, è stato decisivo, riferisce Ansa.

Nell’uomo e nella donna anche i sintomi psichiatrici sono diversi

“Un mio maestro di molti anni fa mi diceva che il cervello dell’uomo e della donna sono completamente diversi. Ci sono delle basi biologiche che supportano questa evidenza”, osserva Francesco Papaleo, dell’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) di Genova. Questo non vale solo per le emozioni, ma anche per molte patologie psichiatriche. I sintomi, ad esempio, nell’uomo e nella donna sono distinti: l’uomo è più aggressivo, la donna un po’ più introspettiva. Questa differenza è un riflesso, perché anche a livello biologico il network cerebrale è diverso”.

Non solo il genere, ma anche l’età è un fattore decisivo 

Quindi anche quando si affronta una malattia psichiatrica si deve considerare se la persona da trattare sia maschio o femmina. “Non è importante soltanto il sesso, ma anche il periodo dello sviluppo – prosegue Papaleo – perché si è visto, ad esempio, che se esaminiamo degli adulti, uomo e donna sono differenti. Ma dopo la menopausa le donne cominciano a essere ancora diverse rispetto a quando erano adulte perché il sistema ormonale cambia. Accade qualcosa di analogo se guardiamo al periodo che precede l’adolescenza. Molta di questa biologia legata ai generi è collegata anche al ciclo ormonale perché ci sono ormoni che sono presenti e distinti dall’adolescenza fino alla menopausa. Naturalmente – conclude – tutto questo aiuta per la costruzione di terapie personalizzate”.

 

Cosa mangeremo nel 2018? La top ten delle tendenze food

Sarà all’insegna del cibo etico e senza zucchero il 2018 in tavola. Lo dice TheFork, la celebre app di prenotazione on line di ristoranti, che ha esaminato le ricerche dei propri utenti e i dati della piattaforma, presente in 11 Paesi. Da questa gigantesca analisi è emerso lo scenario gastronomico del 2018, con tutte le tendenze emergenti.

1 Fiori

Fiori per decorare, ma anche per cucinare e insaporire preparazioni o insalate. L’anno appena iniziato è, infatti, all’insegna dei fiori. L’elemento fiorito, secondo i trend setter del comparto, sarà infatti la chiave del successo di ogni piatto: dal latte aromatizzato alla lavanda al tè all’ibisco, fino alla rosa che arricchirà numerosissime preparazioni.

2 Medio Oriente

In base alle analisi di Fine Dining Lovers, quest’anno sarà di moda la cucina mediorientale. Libano, Marocco, Siria, Iran, Israele saranno i paesi che ispireranno i menù del 2018.  Dall’hummus al falafel, dalla pita al baba ganoush, largo a sapori e a piatti speziati e gustosi.

3 Estremo Oriente

C’è chi invece scommette sull’appeal della cucina Filippina, ancora poco conosciuta dalle nostre parti. Si fa strada anche la gastronomia coreana: sono sempre di più i fan del kimchi, la tradizionale zuppa a base di verdure fermentate.

4 Instagram

Nel 2018 Instagram sarà il social che dominerà la scena culinaria mondiale. L’’instagrammabilità’ di un piatto ne decreterà anche il successo, quest’anno più che mai.

5 Novel Food

In diversi Paesi (in Italia non ancora) è entrato in vigore il regolamento Ue su prodotti a base di insetti o loro derivati. Su molte tavole sarà quindi possibile assaggiare farine ricavate da bachi o grilli, ad esempio.

6 Tecnologia

Grazie a servizi tecnologici dedicati sempre più efficienti, l’utilizzo di piattaforme intelligenti permetterà ai ristoranti di offrire un servizio alla clientela iper personalizzato.

7 Zuccheri alternativi

Sciroppi ricavati dal dattero, sorgo e yacon arriveranno sul mercato come ingredienti per dolcificare i dessert. In un mondo sempre più attento alla salute, i consumatori sono perennemente a caccia di zuccheri alternativi e a basso tasso glicemico.

8 Pane e funghi

La Specialty Food Association segnala per il 2018 la crescita della panetteria tradizionale, e nel contempo, il boom della cucina  a base di cannabis negli Usa dove sempre più stati stanno legalizzando la marijuana per uso ricreativo. Ma aumenta anche il consumo di funghi.

9 Etica e consapevolezza

Salute e gusto viaggeranno di pari passo. I consumatori sono sempre più attenti alla provenienza dei prodotti, ai loro criteri di produzione e alle loro proprietà benefiche. Utenti molto più sensibili anche alla lotta agli sprechi.

10 Cibi locali

Gli esperti sono tutti d’accordo nell’affermare che nel 2018 troveremo sui menù dei ristoranti una presenza sempre più massiccia di cibi locali.

Lombardia, aumentano le società di capitale. Milano, Monza Brianza e Lodi poli di imprenditorialità

Economia più strutturata con l’aumento di società di capitale e migliore andamento delle Srl, grazie alle maggiori iscrizioni rispetto alle sofferenze delle Spa. I dati sono emersi durante il convegno “PMI e mercati finanziari”, con la presentazione della ricerca dell’Osservatorio delle Società e delle Imprese della Camera di Commercio in collaborazione con il Professor Carlo Bellavite Pellegrini dell’Università Cattolica sull’anno 2016, sulle imprese non cessate.

Natura giuridica sulle imprese attive, cosa è cambiato in cinque anni

Più strutturata l’economia in Italia e Lombardia, con la crescita di un’economia direzionale rappresentata dalle società di capitale, che superano un milione nel Paese, di cui quasi un quarto in Lombardia (241 mila). Secondo i dati della Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi al terzo trimestre 2017, al calo delle ditte individuali del 5% nel Paese e del 3% in Lombardia corrisponde la crescita del 16% delle società di capitale in Italia e del 9% in Lombardia. Sono Roma e Milano i centri direzionali del Paese a guidare il cambiamento con 135 mila e 121 mila società di capitale. Forte la presenza anche a Napoli, Torino e Brescia. In calo pure società di persone, mentre è maggiore la tenuta delle cooperative. Tra i settori, commercio e industria prevalgono per le società di capitale, agricoltura è tra i primi per le ditte individuali, ristorazione per le società di persone, edilizia e servizi alle imprese per le cooperative.

Milano, Monza Brianza e Lodi poli di imprenditorialità

A Milano su 299 mila imprese attive, 121 mila sono società di capitale, 45 mila di persone, 124 mila imprese individuali. A Monza e Brianza su 64 mila imprese attive, 17 mila sono società di capitale, 12 mila di persone, 33 mila imprese individuali. A Lodi su 15 mila imprese attive, 3 mila sono società di capitale, 3 mila di persone, 9 mila imprese individuali.

Crescono le società di capitale, calano le ditte individuali

In Italia, tra i 5,2 milioni di imprese prevalgono le ditte individuali, 3,1 milioni, anche se in calo, -5,2% in cinque anni (erano 3,3 milioni). Poi ci sono le società di capitale, 1,1 milioni ma in crescita del 15,7% (erano 968 mila). Seguono le società di persone, 802 mila, in calo del 10% (erano 893 mila). Poi ci sono le cooperative (81 mila, stabili). Per quanto riguarda la Lombardia, tra le 818 mila imprese in regione prevalgono le ditte individuali, 413 mila, anche se in calo, -2,7% in cinque anni (erano 424 mila). Poi ci sono le società di capitale, 241 mila ma in crescita del 9,4% (erano 221 mila). Seguono le società di persone, 144 mila, in calo del 10% (erano 161 mila). Infine le cooperative (11 mila rispetto a 12 mila, -5,6%).

Milano e Roma centri direzionali per le società di capitale

Milano e Roma guidano il paese per numero di società di capitale, rispettivamente 135 mila e 121 mila, su un totale italiano di 1,1 milioni. Seguono Napoli (59 mila), Torino (33 mila) e Brescia (27 mila). Sopra 20 mila anche Bari, Bergamo, Firenze, Bologna. Per società di persone, la prima è Milano con 45 mila, poi Torino e Napoli con circa 43 mila, Roma con 34 mila e Brescia con 20 mila. Oltre 17 mila a Padova e Firenze. Per le imprese individuali “vince” Roma con 175 mila, davanti a Napoli con 130 mila e a Milano con 124 mila.  Seguono Torino con 116 mila, Bari con 87 mila, Salerno con 87 mila e Brescia con 58 mila. Per cooperative la prima è Milano con 6 mila, seguita da Roma con quasi 6 mila, Napoli e Palermo con circa 3 mila, Catania, Salerno, Bari e Foggia con oltre 2 mila.