Ecodom nel 2018 ha gestito 126 mila tonnellate di rifiuti RAEE

Nel 2018 il consorzio Ecodom ha trattato oltre 105 mila tonnellate di rifiuti derivanti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, di cui il totale ammonta a 126mila tonnellate, con un taglio delle emissioni di CO2 pari a 808 mila tonnellate. Secondo l’undicesima edizione del Rapporto di Sostenibilità relativo all’anno 2018, su un totale di 310.610 tonnellate di RAEE Domestici gestiti complessivamente nel sistema formale italiano, 105.824 tonnellate, pari al 34,1%, sono state processate nella filiera di trattamento gestita dal consorzio.

Oltre ai RAEE Domestici si aggiungono ulteriori 8 tonnellate di pile e accumulatori portatili (RIPA) e 20.200 tonnellate di Rifiuti Aziendali, di cui 4.808 tonnellate di RAEE professionali.

Risparmiati 130,8 milioni di kWh di energia e riciclate 94.365 tonnellate di materie prime

Il lavoro di Ecodom ha inoltre permesso di risparmiare 130,8 milioni di kWh di energia, corrispondente al consumo elettrico annuo di una città di 120mila abitanti, come Bergamo. E l’opera del consorzio ha reso possibile riciclare 94.365 tonnellate di materie prime seconde provenienti da RAEE. Il tutto con un livello di servizio, misurato sulla puntualità dei ritiri dai Centri di Raccolta, pari al 99,84%. Più in particolare, nel 2018 Ecodom ha gestito il 43,6% dei RAEE appartenenti al Raggruppamento R1 (Freddo e Clima) con 36.704 tonnellate, e il 64,2% degli R2 (Grandi Bianchi), con 65.300 tonnellate. A queste quantità si aggiungono quelle dei RAEE R3 (televisori e monitor) con 2.627 tonnellate (pari al 4,4% sul totale nazionale), dei RAEE R4 (informatica, elettronica di consumo, piccoli elettrodomestici e apparecchi di illuminazione) con 1.189 tonnellate (1,9%), e dei RAEE R5 (sorgenti luminose) con 3 tonnellate (0,2%).

Principali output del riciclo 66.225 tonnellate di ferro e oltre 12mila di plastia

Nel 2018 i Punti di Prelievo (PdP) gestiti da Ecodom sono stati 4.825, ed è cresciuto il numero dei trasporti effettuati dagli automezzi al servizio di Ecodom, arrivati a 46.676 (+5,7% rispetto al 2017). Dai rifiuti (RAEE, RIPA e Rifiuti Aziendali) lavorati nel 2018 presso gli impianti partner di Ecodom è stato possibile recuperare materie prime seconde per un peso totale di 112.951 tonnellate. Gli output principali del riciclo sono state 66.225 tonnellate di ferro, oltre 12mila tonnellate di plastiche, circa 10mila tonnellate di metalli non ferrosi e 3mila tonnellate di vetro.

Ricavi superiori a 38 milioni di euro

Nell’anno 2018 il lavoro di Ecodom, riporta Askanews, ha generato ricavi superiori a 38 milioni di euro, con una flessione del 6,5% rispetto all’anno precedente. Le principali entrate sono state determinate dagli Eco-contributi RAEE, superiori a 16 milioni di euro (-26% rispetto al 2017), dai ricavi provenienti alla valorizzazione delle materie prime seconde, superiori a 13 milioni di euro (+3,6%), e dai ricavi ottenuti dalla gestione dei Rifiuti Aziendali, pari a 7,7 milioni di euro (+52,8%).

Quando i genitori sono un ‘elicottero’ in perenne soccorso dei figli

Sempre in ansia, sempre in mezzo, pronti a tutto pur di risolvere i problemi dei figli. Insomma, “genitori elicottero”, perennemente in soccorso, che sorvolano sopra le loro teste per controllare qualsiasi cosa facciano, e infine atterrano per risolvere ogni situazione. Magari in buona fede, con l’idea di far crescere i figli evitando loro di conoscere il dolore, e farli scivolare senza sforzo lungo il cammino della vita. Viene da chiedersi come ha fatto l’umanità a sopravvivere fino a oggi senza genitori di questo tipo. Ma anche, come fa l’umanità fuori dalla comfort zone delle nostre “calde cucce occidentali” ad andare avanti senza l’elisoccorso?

Non si fidano di nessuno, e non hanno il senso della misura

Di questa tendenza iperprotettiva si sono occupate due redattrici dello Spiegel Online, Lena Greiner e Carola Padtberg, nel libro Genitori Elicottero, Feltrinelli Urra, che raccoglie episodi spesso esilaranti raccontati dai lettori. Gli aneddoti arrivati da educatori, pediatri, o allenatori di calcio, dimostrano che i genitori elicottero non si fidano più di nessuno, e spesso non hanno il senso della misura. C’è infatti chi arriva a chiamare l’avvocato per agire nei confronti della scuola o di un insegnante. Ma genitore elicottero è anche quello che aiuta i figli nei compiti, correggendoli a casa prima che i ragazzi li riportino a scuola. Per non parlare dei padri ambiziosi, una vera e propria piaga per gli allenatori di calcio.

Quando arriva l’affrancamento le conseguenze possono essere drammatiche

Dove la vicenda si fa più tragica è quando i figli raggiungono l’età giusta per non avere anagraficamente più bisogno della rete genitoriale, riporta Ansa. Eppure anche lì fidarsi è bene, ma controllare è meglio. Ed ecco genitori che vanno a prenotare l’esame all’Università, a riempire il frigorifero della casa dove sono andati ad abitare i figli studenti, e persino a rispondere per loro agli annunci di lavoro. Poi, a un certo punto, arriva l’affrancamento, ma le conseguenze possono essere drammatiche. I genitori elicottero infatti hanno protetto i figli in modo fanatico per una vita, puntando tutto sulla prole e mettendo le loro vite in secondo piano. Insomma, facendo del loro essere genitori una ragione di vita.

“Negli ultimi due decenni padri e madri hanno perso molte sicurezze”

Occuparci dei figli può dare dipendenza, ci illude di renderci felici, ma quando sono andati via dal nido cosa resta di noi?  “Questi genitori non sono in grado di tracciare una linea di demarcazione tra se stessi e i figli, ciò accade perché negli ultimi due decenni padri e madri hanno perso molte sicurezze sul lavoro e sul welfare – spiega lo psichiatra dell’età evolutiva Michael Winterhoff -. Inconsapevolmente questi genitori trasformano la felicità del figlio nella propria felicità: percepiscono il figlio come un loro prolungamento, vivono in simbiosi. I genitori devono rendersi conto di non poter essere i migliori amici dei figli. Il loro compito è orientarli, guidarli, proteggerli, dire di no”.

La diversità di genere non è una priorità nelle aziende tech: la ricerca di di Booking.com

Il 44% delle donne impiegate nel settore della tecnologia pensa che la diversità non sia ancora adeguatamente promossa dalle proprie aziende. Ecco, in estrema sintesi, il “verdetto” del sondaggio condotto a livello globale da Booking.com, una delle aziende più importanti nel mondo dei viaggi e leader in campo tecnologico. Circa la metà delle intervistate quindi, il 56% per la precisione, ritiene la propria azienda interessata alla promozione della diversità di genere e attiva in questa direzione. Tradotto nella pratica, il dato dell’inchiesta significa che sebbene siano state intraprese molte iniziative per ridurre il divario tra generi e incoraggiare sempre più donne a intraprendere una carriera nel tech, resta ancora molto da fare per far crescere talenti al femminile. “Le aziende in campo tecnologico devono necessariamente ridefinire la rotta intrapresa: non solo per far restare la forza lavoro al femminile, ma anche per far tornare chi ha lasciato temporaneamente il settore e sta cercando di reinserirsi. Attirando talenti con un tale bagaglio di conoscenza ed esperienza, le aziende possono trarre benefici non solo dal punto di vista della cultura e della reputazione, ma anche monetario” dice il sondaggio.

Un divario che cresce invece di diminuire

La realtà non gioca a favore della messa in luce delle tante capacità delle donne. L’ultimo World Economic Forum Gender Gap Report ha indicato come in tutto il mondo il divario tra i generi stia crescendo invece di diminuire. Eppure le donne continuano a contribuire significativamente a vari aspetti del business. Alla domanda su quali benefici potrebbe portare una maggiore diversificazione e varietà nella forza lavoro, il 90% delle donne (già impiegate nel settore o alla ricerca di una carriera nel tech) ha risposto che potrebbe aiutare ad avere più punti di vista, dovuti a diversi tipi di formazione ed esperienze. Il 90% ha indicato maggiore flessibilità nei benefit e per il 90% è stato importante sottolineare la possibilità di avere un migliore ambiente di lavoro, a vantaggio di tutti i dipendenti. Inoltre, le donne sentono che una loro maggiore presenza nel mondo del tech potrebbe contribuire a migliorare la reputazione del brand e dell’azienda (secondo l’88%), e la fiducia in generale nell’intero settore (per l’87%). I dati di settore mostrano anche vantaggi economici più ampi: la ricerca di PricewaterhouseCoopers ha mostrato di recente come un aumento delle donne lavoratrici del 5% (raggiungendo così il 75%) potrebbe dare una spinta al prodotto interno lordo del Regno Unito di circa il 9%. Mica poco.

La carica in più di chi torna dopo una pausa 

Oggi oltre 3 donne su 5 tra quelle che sono tornate al lavoro, o che vorrebbero farlo, pensano che l’aver preso una pausa possa aver danneggiato le loro possibilità di carriera e circa il 73% crede che il settore debba impegnarsi di più per agevolare il loro rientro al lavoro. La risposta potrebbe essere nei programmi di reinserimento, presenti non solo nel tech ma anche in altri comparti. Il 70% delle donne che rientra nel tech considera queste iniziative un ottimo modo per superare le difficoltà iniziali, con attenzione speciale ai training, allo sviluppo di nuove competenze e a sessioni di mentorship.

Nel 2022 traffico dati su reti mobili quattro volte più intenso

Fra tre anni saranno 165 milioni i device e le connessioni IoT attive sulle reti mobili italiane. L’11,1% in più rispetto al 2017, quando erano circa 97,6 milioni. Con la crescita di device e connessioni crescerà anche il volume del traffico dati, destinato a quadruplicare entro il 2022 fino a raggiungere un volume di 489 petabyte al mese, l’equivalente del contenuto registrabile su 122 milioni di Dvd.  È quanto si legge nella 12a edizione del Mobile Visual Networking Index di Cisco, che descrive lo scenario del traffico dati sulle reti mobili mondiali. Ai tempi della prima edizione il traffico dati su reti mobili (mondiali era meno del 5% di tutto il traffico IP sulla rete. Oggi, secondo il report, lo scenario è drasticamente cambiato. E con l’avvicinarsi dell’era del 5G le cose sono destinate a cambiare ancora di più.

Fra tre anni 8,5 GB di traffico per utente al mese

Ad aumentare saranno in particolare i cosiddetti moduli macchina-macchina, quelli cioè che usano le reti mobili per connettersi, e che nel 2022 rappresenteranno il 58,6% del totale (il 30,8% nel 2017). Ma secondo lo studio nel 2022, in Italia, il traffico prodotto da ogni singolo utente su rete mobile sarà pari in media a 8,5 GB al mese, contro i 2,3 del 2017, e la quantità di dati scambiata dalle connessioni macchina-macchina produrrà 575 MB di traffico dati mobile al mese rispetto ai 252 MB registrati nel 2018.

La velocità media delle connessioni mobile raggiungerà 41,1 Mbps

Nel corso dei prossimi anni la velocità media delle connessioni mobile in Italia aumenterà di molto, e passerà da una media di 8 Mbps registrata nel 2018 ai 41,1 Mbps del 2022. A far “saltare il banco” sulla media sarà l’arrivo in Italia delle prime connessioni 5G, attualmente oggetto di sperimentazioni da parte degli operatori Tlc, e per le quali lo studio Cisco VNI prevede nel 2022 una velocità media di 139,8 Mbps.

Il 4,6% delle connessioni saranno 5G

In Italia, riporta Askanews su fonte Cyber Affairs, nel 2022 il 4,6% delle connessioni (7,6 milioni) saranno quindi connessioni 5G, il 60,7% saranno 4G (triplicate rispetto al 2017), il 5,7% 3G (erano il 39,8% nel 2017), il 4,4% 2G (erano il 23,3% nel 2017), e il 24,6% saranno connessioni LPWA (Low Power Wide Area), tipicamente associate alle connessioni IoT (il 5% nel 2017).

Whatsapp limita i messaggi inoltrati per combattere le fake news

Arginare spam e bufale: questo l’obiettivo di Whatsapp, che ha posto un freno agli “inoltri” selvaggi nelle chat. Una misura già partita la scorsa estate in India, e che è diventata prassi a livello mondiale. Ogni utente ora può quindi inoltrare un messaggio non più di cinque volte, sia a utenti privati sia a gruppi. Il limite, già attivo anche sui dispositivi degli utenti italiani, è una scelta che mira a far tornare l’app sui binari originali, quelli del mero scambio di battute ed elementi solo all’interno di un contesto privato e personale.

Il design anonimo dei messaggi inoltrati favorisce la mancata assunzione di responsabilità

In India il limite dei cinque destinatari era già stato imposto dopo che Whatsapp era stata indicata come una delle responsabili di una serie di omicidi innescati dalla diffusione di notizie false all’interno di gruppi più capillari, spesso composti da amici e familiari

In passato, siti come The Verge, avevano fatto notare come il design scelto per i messaggi inoltrati, un testo grigio anonimo e privo del nome del mittente originario, avrebbe permesso ai messaggi di viaggiare in maniera più rapida, e senza una vera assunzione di responsabilità. Una modalità molto pericolosa soprattutto all’interno di contesti legati alla propaganda elettorale e alla politica in generale.

Allarme in Brasile per la libera circolazione di notizie non verificate all’interno delle chat

Tre giornalisti brasiliani, riporta Agi, avevano già denunciato sulle pagine del New York Times una situazione simile antecedente all’elezione del neo presidente brasiliano Jair Bolsonaro. A proposito di ambiente “avvelenato” dalle fake news i giornalisti mettevano in guardia l’opinione pubblica e l’azienda americana sulla libera circolazione di notizie non verificate all’interno delle chat.

Cristina Tardáguila, Fabrício Benevenuto e Pablo Ortellado, autori di una pubblicazione sullo stato preoccupante della disinformazione nel paese sudamericano, avevano chiesto di introdurre una limitazione per arginare una deriva sempre più forte e incontrollata.

Un aggiornamento permetterà l’attivazione del nuovo limite di inoltro

Non è chiaro se la nuova misura introdotta da Whatsapp sia legata in qualche modo a questo tipo di richiesta. Carl Woog, capo della comunicazione dell’app di messaggistica, ha confermato a Reuters che è stato pubblicato un aggiornamento dell’applicazione che permette l’attivazione del nuovo limite di inoltro. Si tratta di una riduzione importante rispetto al precedente limite di 20 chat, che dovrebbe evitare quanto più possibile lo spam, la ricondivisione senza criterio e le catene di Sant’Antonio

Macchine da stampa, un settore che vale 3 miliardi di euro

Il comparto italiano delle macchine per l’industria grafica, cartotecnica e di trasformazione vale 3 miliardi di euro. Nel 2018 il fatturato delle industrie italiane per le macchine da stampa e del converting è cresciuto del 10%, ancor più dell’l’8,7% del 2017. Secondo i dati preconsuntivi diffusi da Acimga, l’associazione che rappresenta le aziende del settore, il fatturato è dovuto per oltre il 60% all’export (1,84 miliardi di euro), cresciuto nel 2018 del 7,6% dopo la lieve frenata (-0.3%) del 2017.

Continua quindi il trend positivo del settore, e il dato sulle vendite all’estero conferma l’apprezzamento oltre confine di queste macchine, prodotte da piccole e medie aziende italiane, ma con un elevato know-how.

Cresce il mercato nazionale, ma anche quello dell’import

Crescono a doppia cifra anche le consegne domestiche dei produttori, che sul mercato italiano vendono beni per 1,15 miliardi di euro, con un balzo del 14,2% rispetto al 2017. Anche le importazioni di macchinari dall’estero sono in crescita, riporta Askanews, con un incremento di più di un quinto del loro valore (+21,7%). Un dato che, a prima vista, potrebbe far pensare a un’invasione di macchine straniere sul mercato interno. In realtà le produzioni estere continuano a soddisfare poco più di un terzo del fabbisogno nazionale, mentre i due terzi del consumo interno vengono serviti dall’industria italiana.

“Il piano Industria 4.0 ha dato un impulso a un settore già dinamico”

Si tratta di “Un risultato eccezionale – commenta il presidente di Acimga, Aldo Peretti -. Il piano Industria 4.0 ha sicuramente aiutato e dato un impulso a un settore già dinamico. A breve partiremo con percorsi individuali per le nostre imprese per guidarle nell’innovazione 4.0, con il supporto di SDA Bocconi. Ma – puntualizza Peretti – non guarderemo solo ai nostri associati, ci integreremo sempre di più con Assografici e Assocarta, così che i produttori di macchine da stampa possano guardare a tutta la filiera”.

“Siamo contenti dei risultati del 2018, ma stiamo già pensando a quelli del 2019”

“Insomma – sottolinea Peretti – siamo contenti dei risultati del 2018, ma stiamo già pensando a quelli del 2019 e all’edizione della fiera Print4All Conference del 2021”, la due giorni che l’Acimga sta organizzando il 21 e il 22 marzo 2019 a Fiera Milano. Un’occasione, aggiunge Peretti, “per mettere insieme i produttori di macchine, gli stampatori, gli influencer e i brand owner”.

Finanziamenti online, la banca si informa sui social

Gestire una pratica di finanziamento facendone richiesta dal pc o dallo smartphone, e ricevere i soldi in tempi rapidissimi, è allettante. Ma attenzione: quali metodologie utilizzano le banche per concedere un prestito a chi presenta una quantità esigua di documenti, e senza neanche vedere in faccia il cliente?

Per decidere se concedere o no il finanziamento le banche potrebbero analizzare i profili social degli utenti. Federprivacy quindi raccomanda di leggere bene le informative e tutta la documentazione fornita dall’istituto di credito. Dando il proprio consenso solo se si è certi di aver compreso ‎tutte le condizioni.

Ottenere un prestito in 48 ore

Già diffusi oltreoceano, anche in Europa stanno approdando alcuni sistemi basati su potenti algoritmi di machine learning che permettono all’utente non solo di espletare la pratica in pochi minuti, ma anche di sapere immediatamente se il prestito è concesso, con la possibilità di vedere accreditata sul proprio conto corrente la somma accordata in 48 ore o poco più. Ma attraverso moderne tecnologie di Big Data e Web Analytics i profili dei social network e gli stessi dispositivi utilizzati dai richiedenti possono essere setacciati per rastrellare una miriade di dati personali, che poi vengono combinati con altre informazioni raccolte da fonti tradizionali. Un sofisticato algoritmo infine decide automaticamente se il prestito viene concesso oppure no.

“Gli istituti di credito devono rispettare le regole del GDPR”

A sollevare perplessità sulla mancanza di consapevolezza da parte degli utenti è il presidente di Federprivacy, Nicola Bernardi. “In molti casi le società che erogano finanziamenti sul web con risposta immediata non informano in modo chiaro gli utenti che i loro profili social saranno analizzati da un algoritmo e che tali informazioni concorreranno all’esito della richiesta – spiega Bernardi – Questo comporta che a insaputa del cliente, un prestito potrebbe ad esempio essergli negato a causa di un amico su Facebook che risulta un cattivo pagatore, oppure per delle incongruenze rilevate tra il curriculum pubblicato su Linkedin e il reddito invece dichiarato all’istituto finanziario. I finanziamenti online presentano indubbiamente notevoli vantaggi, ma gli istituti di credito che li introducono devono operare con trasparenza e rispettare le regole del GDPR”.

I colossi bancari puntano sui finanziamenti online

I colossi bancari, riferisce Adnkronos, puntano molto sullo sviluppo di questi sistemi innovativi. Credit Suisse nel 2015 ha investito 200 milioni di dollari su Kabbage, una startup Usa specializzata nel settore su cui di recente anche Ing ha investito 300 milioni di dollari.

In attesa che le autorità facciano luce sui meccanismi dei prestiti online con risposta immediata ed automatica, il consiglio è quello di “leggere accuratamente tutte le informative e la documentazione disponibile – aggiunge Bernardi – compresa quella di eventuali partner con sede oltreoceano, e dare il proprio consenso solo se si è certi di aver compreso ‎tutte le condizioni e poterle così accettare consapevolmente”.

Imprese italiane, che difficile trovare figure professionali!

In un mercato del lavoro che appare fortunatamente più dinamico rispetto ai mesi passati, sembra invece difficile far incontrare con successo domanda e offerta di impiego. L’indicazione è il frutto dei dati emersi dai programmi occupazionali delle imprese dell’industria e dei servizi, monitorate dal Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal.

Ottobre, assunzioni in crescita

Durante il mese di ottobre, in base ai dati registrati, sono aumentate le imprese che programmano assunzioni. Non solo: sono in numero crescente anche i contratti offerti. In contemporanea, però, aumenta pure la difficoltà di far incontrare domanda e offerta di lavoro, che tocca il suo massimo dallo scorso anno. Come a dire, “l’incastro” perfetto ancora non c’è.

Più difficile trovare le giuste figure professionali al Nord

Il rapporto, come scrive Askanews, evidenzia che su circa 370mila contratti di lavoro da stipulare entro fine mese (31mila in più rispetto a un anno fa), il 29% presenterà difficoltà di reperimento (era il 25% a ottobre 2017). A livello territoriale, però, si registrano delle differenze davvero notevoli: si passa da un massimo intorno al 42% di difficoltà riferite alle province di Pordenone, Lecco, Ferrara e Bologna a valori decisamente più contenuti (intorno al 15%) a Brindisi, Benevento, Taranto e Ragusa.

Tecnici e operai specializzati, dove siete?

In questo scenario ci sono delle figure professionali chiaramente più difficili da reperire. Lo dicono i numeri. Tra i profili più difficili da trovare si contano i tecnici in campo ingegneristico (61,2%), quali ad esempio tecnici addetti alla programmazione di macchine a controllo numerico e tecnici per la gestione, manutenzione ed uso di robot industriali; gli operai specializzati nella lavorazione dei metalli (58%), tra cui fonditori, saldatori, fabbri; gli addetti a macchinari dell’industria tessile (50,3%); gli ingegneri (49,8%); gli operai di macchine automatiche (49,7%); gli elettromeccanici (47%), come ad esempio installatori, montatori, manutentori di macchinari per impianti industriali, di apparecchiature elettriche, elettroniche, informatiche.

Le imprese cercano personale qualificato

La domanda di lavoro espressa dalle imprese in questo mese si caratterizza anche per una ricerca più accentuata di personale ad alta qualificazione: rispetto a ottobre 2017, aumenta di 1,3 punti percentuali la quota di contratti che verranno offerti ai Dirigenti e alle professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione e di 0,7 punti percentuali quella destinata alle professioni tecniche. La maggior domanda fa innalzare anche la difficoltà di reperimento che, per le professioni tecniche, raggiunge addirittura il 35,7% delle entrate programmate.

Nel terzo trimestre 2018 più fiducia nel mercato del lavoro

Cresce la fiducia nel mercato del lavoro, e il lavoro temporaneo è percepito dagli italiani come un’opportunità. Secondo il Confidence Index, l’indice che misura la fiducia nel mercato del lavoro, nel terzo trimestre 2018 la percezione positiva nei confronti del mercato del lavoro aumenta del 7%, passando dai 36 punti del terzo trimestre 2017 ai 43 punti dello stesso periodo di quest’anno.

Il Confidence Index è stato ottenuto attraverso la distribuzione di 660 questionari ai candidati italiani di diverse opportunità professionali, ed è stato elaborato da PageGroup, società globale di recruitment con i brand Page Executive, Michael Page e Page Personnel

Cresce la percezione positiva del futuro

Se in generale aumenta la fiducia, i valori in maggiore crescita nel terzo trimestre del 2018 sono la percezione positiva sul futuro sia della situazione economica sia del mercato del lavoro. La prima arrivata al 49,5%, con una crescita del 10% rispetto allo scorso anno, e la seconda al.46%, con una crescita del 12% rispetto al 2017. La fiducia nei confronti dell’attuale mercato del lavoro e dell’attuale situazione economica registra invece ancora valori assoluti tra i più bassi d’Europa. Tali valori si fermano rispettivamente al 33% e al 35%, seppure con una crescita media del 10% rispetto allo scorso anno.

Il lavoro temporaneo? Una grande opportunità

Dalla ricerca emerge inoltre che il lavoro temporaneo viene percepito come una grande opportunità dai lavoratori intervistati, soprattutto perché può arricchire la propria esperienza e le proprie abilità (69,5%), e differenziare il percorso professionale, poiché può permettere di sviluppare competenze in diversi ruoli e settori (43,8%). Inoltre, il lavoro in somministrazione viene considerato come un trampolino di lancio per ottenere un contratto a tempo indeterminato (31,9%), riporta Adnkronos.

“Un’esperienza ‘temp’- commenta Pamela Bonavita, Executive Director di Page Personnel -facilita gli avanzamenti di carriera e offre diversi vantaggi tra cui una maggiore flessibilità, la possibilità di lavorare in vari settori, una maggiore esposizione a diversi stili di management e diverse tipologie di clienti”.

I numeri di posizioni aperte in ambito “temp” sono in aumento

“La richiesta di figure professionali da inserire in somministrazione – aggiunge Bonavita – è in costante aumento, e ai potenziali candidati viene così offerta la possibilità di ampliare o di approfondire le proprie competenze estendendo anche la rete professionale”.

A confermare questa tendenza positiva sono anche i numeri di posizioni aperte in ambito “temp”. La stessa Page Personnel, ad esempio, è alla ricerca di oltre 800 candidati per i settori finance & accounting (30%), procurement & logistics (20%), assistant & office support (11%), tax & legal (8%), sales support & custumer service (7%), information technology (6%), engineering & manufacturing (4%).

Spese sanitarie: quali si possono detrarre e in quale misura?

L’Agenzia delle Entrate pubblica la lista delle spese sanitarie che è possibile detrarre dal pagamento delle tasse. La guida ‘Le agevolazioni fiscali sulle spese sanitarie’ contiene infatti tutte le novità introdotte per il 2018 riguardo le detrazioni fiscali da poter richiedere nella dichiarazione dei redditi del 2019.

Dalle prestazioni specialistiche alle analisi ai ricoveri, dall’acquisto di alimenti speciali e di prodotti omeopatici fino alle sedute di fisioterapia e ai medicinali acquistati all’estero, ecco la lista introdotta dall’Erario italiano per le spese sostenute nel 2018.

Dai medicinali alle cure termali…

Le spese per le quali si ha diritto alla detrazione Irpef del 19%, riferisce Adnkronos,

sono quelle relative a prestazioni rese da un medico generico (incluse quelle di medicina omeopatica), acquisto di medicinali (anche omeopatici) da banco o con ricetta medica, acquisto di alimenti a fini medici speciali, con esclusione di quelli destinati ai lattanti, prestazioni specialistiche, analisi, indagini radioscopiche, ricerche e applicazioni, terapie, prestazioni chirurgiche, ricoveri per degenze o collegati a interventi chirurgici, trapianto di organi, cure termali (escluse le spese di viaggio e soggiorno), acquisto o affitto di dispositivi medici e attrezzature sanitarie (comprese le protesi sanitarie).

…alle spese di assistenza resa da un educatore professionale

Inoltre, riporta la guida dell’Agenzia delle Entrate, sono detraibili nella stessa misura del 19%, le seguenti spese di assistenza specifica: assistenza infermieristica e riabilitativa (per esempio, fisioterapia, kinesiterapia, laserterapia, ecc.), prestazioni rese da personale in possesso della qualifica professionale di addetto, assistenza di base o di operatore tecnico assistenziale esclusivamente dedicato all’assistenza diretta della persona, prestazioni rese da personale di coordinamento delle attività assistenziali di nucleo, prestazioni rese da personale con la qualifica di educatore professionale, e quelle rese da personale qualificato addetto ad attività di animazione e di terapia occupazionale.

720 milioni le spese sanitarie sostenute dai cittadini nel periodo d’imposta 2017 

“Per avere un’idea di quanto la voce spese sanitarie sia presente nella dichiarazione dei redditi – sottolinea l’Agenzia delle Entrate – basta osservare i recenti dati inseriti nella dichiarazione precompilata 2018: sono 720 milioni i dati delle spese sanitarie sostenute dai cittadini nel periodo d’imposta 2017 e comunicati all’Agenzia da farmacie, studi medici, cliniche, ospedali”.

Nella maggior parte dei casi, prosegue la guida dell’Agenzia delle Entrate, “per le spese sanitarie è riconosciuta una detrazione dall’Irpef di una percentuale della spesa sostenuta (19%) per la parte eccedente l’importo di 129,11 euro”, la cosiddetta franchigia.