WIN World AI Index: quanto viene usata l’AI a livello globale?

Nonostante il 62% delle persone a livello globale riferisca un certo livello di utilizzo dell’Intelligenza artificiale, l’adozione di questa tecnologia varia notevolmente nei diversi paesi. India (93%) e Cina (91%) sono in testa per l’uso, mentre Pakistan (18%) e Giappone (35%) riportano i livelli più bassi.
In generale, solo il 14% delle persone dichiara di utilizzare l’AI frequentemente o quotidianamente, mentre il 38% non la usa affatto.

Emerge dal sondaggio WIN World AI Index 2025, condotto da WIN in collaborazione con ESOMAR e Doxa per l’Italia.
Lo studio indaga come viene percepita e accettata l’AI nei diversi contesti culturali e sociali del pianeta attraverso sette indicatori fondamentali: frequenza d’uso, fiducia, efficienza, interesse, comfort, usabilità e accettazione complessiva.

Gli europei sono più cauti

Il punteggio globale dell’Indice AI è 51,6 punti (su 100). Anche  se l’accettazione dell’AI (62,1 punti) e l’usabilità (57,9 punti) risultano elevate, non sempre si traducono in un utilizzo effettivo, che si attesta solo a 38,8 punti.

La regione APAC è in testa alla maggior parte degli indicatori, riflettendo una fiducia, un utilizzo e un’accettazione generalmente più elevati.
Al contrario, l’Europa adotta un atteggiamento più cauto, con il 62% degli intervistati che teme che l’AI possa diffondere disinformazione. Nelle Americhe, il 56% teme la perdita di posti di lavoro e violazioni dei dati, mentre la regione Africa-MENA registra il livello di preoccupazione più basso in assoluto.

Un disallineamento generazionale

Il 23% di coloro tra 18 e 34 anni la utilizza frequentemente, contro appena il 7% della popolazione over55.

L’Indice mostra una correlazione positiva (+0,52) tra età e punteggi AI, con le popolazioni più giovani che abbracciano l’AI in modo più deciso. Ad esempio, i paesi dell’APAC con popolazioni giovani, come India, Malesia e Vietnam, ottengono punteggi complessivi più alti rispetto ai paesi europei con popolazioni più anziane.
Tuttavia, anche fattori come la penetrazione IT e l’urbanizzazione giocano un ruolo.

Uno dei contrasti generazionali più evidenti si registra nel Regno Unito, dove c’è un divario di 18,4 punti nei punteggi AI tra giovani e anziani, suggerendo un maggiore disallineamento e preoccupazione tra gli utenti più anziani.

L’11% degli italiani la utilizza abitualmente

Per poco più di 1 italiano su 10 l’AI è già entrata nella quotidianità. L’11% degli italiani usa abitualmente strumenti basati sull’AI, tra cui Chat GPT. 
A questa porzione, ancora piuttosto contenuta, si aggiunge una grande fetta di utilizzatori saltuari (27% la usa qualche volta) o molto sporadici (26% raramente).

L’uso abituale è molto più diffuso tra gli under25 (27%,), e seppur in minor misura, tra i giovani adulti di 25-34 anni (18%). 
La segmentazione territoriale evidenzia una discrepanza tra le macroaree. Nel Nord-Ovest i frequent user rappresentano il 13%, contro il 9% del Sud e delle Isole. Una differenza lieve, ma significativa.

Mercato immobiliare: quadro incerto e debole dinamica espansiva

Nel primo trimestre 2025 la riduzione dei tassi di interesse ha portato a un incremento delle compravendite (+11,5%), trainato soprattutto dagli acquisti con mutuo (+32,7%). Tuttavia, il reale potenziale di crescita è ridimensionato dalla prudenza delle banche nel concedere credito. Di fatto, i prezzi delle abitazioni registrano variazioni semestrali comprese tra 0,8% e 1,3% e tendenziali poco superiori (1,1%-1,4%).

Le inevitabili ricadute delle tensioni geopolitiche sul mercato immobiliare rendono incerto il quadro dei prossimi mesi. Secondo il 2° Osservatorio sul Mercato Immobiliare 2025 realizzato da Nomisma il trend di lenta ripresa iniziato nel 2024 e confermato nel primo semestre 2025 è frenato da un’offerta ancora piuttosto rigida. Ll’incertezza del contesto geopolitico ed economico internazionale potrebbe avere ripercussioni sulle condizioni economiche delle famiglie, già provate dall’impennata inflazionistica. 

Costi di costruzione, una variabile strategica

Oggi la domanda abitativa si distribuisce quasi equamente tra acquisto e locazione, con una leggera prevalenza dell’acquisto (53%).
Ma in città come Milano e Roma si osserva un ritorno alla proprietà, anche per finalità di investimento. La domanda si concentra soprattutto nelle periferie e nelle aree suburbane, al contempo, cresce l’interesse per la locazione da parte di single, giovani coppie e famiglie.

Inoltre, la riqualificazione edilizia ha preso il sopravvento sulla nuova costruzione, sostenuta da incentivi fiscali, seppur ridotti con la recente manovra. In questo scenario i costi di costruzione divengono una variabile strategica che condiziona le scelte di investimento in interventi di manutenzione straordinaria o di riqualificazione edilizia.

Locazione: pressione al rialzo sui canoni

Nel primo trimestre 2025 il numero complessivo di contratti di locazione registra un lieve incremento tendenziale (1,0%). 
Un risultato che appare piuttosto contenuto se confrontato con la forte pressione della domanda, la quale si scontra con un’offerta limitata, spesso caratterizzata da standard qualitativi insufficienti o da canoni troppo elevati rispetto alla capacità di spesa di molte famiglie.

In ogni caso, il mercato delle locazioni residenziali è in fase espansiva, con canoni in crescita per il terzo anno consecutivo.
Il 2025 (+3,6%) segnala una domanda ancora vivace e una pressione al rialzo sui canoni, probabilmente legata alla scarsità di offerta stabile e all’espansione degli affitti brevi.

Investimenti corporate verso Rent-to-Buy e studentati

Si tratta comunque di variazioni che per quanto significative risultano inevitabilmente condizionate dalle capacità di spesa della domanda
Da segnalare anche che da qualche anno sul mercato delle locazioni si osserva una crescita dei contratti transitori e per studenti, spinta dalla maggiore mobilità lavorativa e dalla domanda di flessibilità locativa.

Quanto al mercato degli investimenti corporate, nel primo trimestre 2025 si osserva una ripresa (raggiunti 2,7 miliardi di euro), maggiore attenzione verso asset alternativi (hotel e residenziale) e immobili direzionali di alta qualità.
In prospettiva, l’incertezza globale potrebbe portare a una più intensa selettività degli investimenti, premiando i settori capaci di garantire redditività stabile, come il Rent-to-Buy, gli studentati e le infrastrutture digitali.

Criptovalute e risparmi: sempre più italiani scommettono sul digitale

Il panorama degli investimenti in Italia si arricchisce di nuove tendenze, e una delle più evidenti è l’interesse verso le criptovalute.
Secondo i dati raccolti da mUp Research per conto di Facile.it, oltre 2 milioni di cittadini hanno deciso di puntare sulle valute digitali, segno che l’interesse verso strumenti innovativi è ormai consolidato.

Le nuove generazioni più propense a investire in criptoasset

I giovani adulti, in particolare tra i 25 e i 34 anni, si distinguono per una maggiore propensione a investire in criptoasset: la loro partecipazione è superiore del 53% rispetto alla media nazionale.

Anche dal punto di vista territoriale si notano differenze: il Nord Est si conferma più ricettivo rispetto al resto del Paese (+33%). E se si guarda al genere, gli uomini restano nettamente più attivi delle donne in questo tipo di investimenti.

Tra polizze e fondi, gli strumenti preferiti dagli italiani

Sebbene le criptovalute attirino l’attenzione, la maggior parte dei 21 milioni di italiani che hanno investimenti in corso preferisce soluzioni più tradizionali. Le polizze vita restano al primo posto (16,4%), in particolare tra gli investitori tra i 45 e i 54 anni. Seguono i fondi pensione, scelti dal 15,5% del campione e apprezzati soprattutto dai 35-44enni.

Anche i fondi comuni (14,7%) e i titoli di Stato (14,5%) mantengono una posizione forte, soprattutto tra gli over 65. I conti deposito (15,3%) risultano più popolari nel Nord Est, mentre circa 4,7 milioni di persone si affidano al mercato azionario.

Chi investe davvero? Una questione di età, area e genere

Il profilo medio dell’investitore italiano è concentrato tra i 45 e i 64 anni, fascia che supera la media nazionale in termini di coinvolgimento (55%). A livello geografico, spiccano i residenti nel Nord Ovest, dove il 59% ha almeno un investimento in corso. Persistono invece ampie differenze tra uomini e donne: se investe il 61% dei primi, la percentuale femminile si ferma al 42%.

Desideri personali e scarsa fiducia nelle proprie competenze

Non tutti investono con un obiettivo preciso. Secondo l’indagine, il 37% lo fa unicamente per valorizzare i propri risparmi. Altri motivi includono la creazione di una riserva per situazioni impreviste (circa un terzo del campione) e la costruzione di una pensione complementare (28%).

Un numero significativo di italiani investe per il futuro dei figli: 1,9 milioni per lasciare un’eredità, e 1,8 milioni per sostenere le spese educative. Tuttavia, molti non si sentono pronti: il 15% dichiara di non avere le competenze necessarie, percentuale che sale tra gli under 34, dove quasi uno su tre ammette di sentirsi impreparato.

Investire sì, ma con consapevolezza

“Un buon equilibrio tra risparmio e investimento aiuta a pianificare con serenità il proprio futuro”, afferma Maurizio Pescarini, CEO di Facile.it. Per questo, il portale ha creato uno spazio dedicato al confronto tra strumenti finanziari, offrendo supporto consulenziale anche a chi muove i primi passi nel mondo degli investimenti.

Cybersecurity industriale: troppe falle nei sistemi OT. Lo dice un nuovo studio

La trasformazione digitale ha profondamente cambiato il settore industriale, ma non sempre le imprese sono preparate a fronteggiare le minacce informatiche che ne derivano.

Un recente studio condotto da VDC Research in collaborazione con Kaspersky, intitolato “Securing OT with Purpose-built Solutions”, fotografa una realtà allarmante: molte aziende nei settori energia, trasporti, utility e manifattura espongono i propri impianti a gravi rischi a causa di misure di sicurezza insufficienti.

Sistemi OT: mancano analisi e aggiornamenti

L’indagine ha coinvolto oltre 250 professionisti del settore, rivelando una gestione spesso lacunosa della sicurezza nei sistemi OT (Operational Technology), quelli che controllano fisicamente impianti e processi industriali. Solo il 29% delle aziende dell’area EMEA esegue test di vulnerabilità su base mensile. Ancora più preoccupante: quasi il 20% li svolge solo una o due volte l’anno, mentre il 4% interviene solo in caso di necessità.

Questo approccio espone a gravi rischi operativi: da interruzioni impreviste della produzione a danni economici e reputazionali, conseguenze sempre più frequenti in caso di attacchi informatici.

Patch poco frequenti, visibilità scarsa: la sicurezza resta indietro

Anche sul fronte degli aggiornamenti software (le cosiddette patch), il quadro non migliora. Il 33,9% delle aziende intervistate applica patch mensilmente, ma ben il 45% lo fa ogni pochi mesi e il 17% solo una o due volte l’anno. In un ambiente OT, dove i cicli produttivi non possono essere facilmente interrotti, pianificare gli aggiornamenti diventa una sfida tecnica e organizzativa.

Le difficoltà aumentano per via di sistemi eterogenei, scarsamente documentati o basati su tecnologie proprietarie. A questo si aggiungono problemi di competenze interne e limiti imposti da normative settoriali.

L’effetto IoT: cresce la superficie d’attacco

La crescente diffusione di dispositivi connessi – sensori, videocamere, sistemi intelligenti – ha ampliato in modo significativo la superficie d’attacco. In uno scenario dove i confini tra IT e OT diventano sempre più sfumati, le soluzioni tradizionali non bastano più.

Sicurezza integrata e progettata in origine

Kaspersky risponde con una piattaforma pensata appositamente per il mondo industriale: Kaspersky Industrial CyberSecurity (KICS). Questo sistema integra strumenti per l’inventario degli asset, la valutazione del rischio e la gestione centralizzata della sicurezza. Una delle sue caratteristiche chiave è la scalabilità, che consente di proteggere infrastrutture complesse e distribuite con un’unica soluzione.

“Abbiamo adottato un approccio Secure-by-Design, sviluppando sistemi resilienti per natura”, spiega Dmitry Lukiyan, responsabile della Business Unit KasperskyOS. “I nostri prodotti sono in grado di resistere anche a minacce sconosciute, senza dipendere da aggiornamenti costanti. Questo riduce i costi e semplifica la manutenzione, garantendo al tempo stesso un alto livello di protezione”.

Convergenza IT/OT: serve una strategia condivisa

La fusione tra tecnologie IT e OT impone un ripensamento delle strategie di cybersecurity. Solo adottando un approccio integrato, basato sulla conoscenza degli asset, l’analisi del rischio e una protezione nativa, sarà possibile garantire la sicurezza delle infrastrutture critiche e la continuità operativa.

Mobilità urbana: in Italia è a misura di bambini?

Clean Cities ha stilato classifica delle migliori città europee per la mobilità di bambine e bambini. Gli indicatori considerati sono tre. Il primo è il numero di ‘strade scolastiche’ presso le scuole primarie per regolare il traffico e aumentare la sicurezza stradale, ridurre il rumore e migliorare la qualità dell’aria, favorire il cammino e l’uso della bicicletta da parte dei bambini.

Il secondo indicatore è il numero di piste ciclabili. I bambini si sentono più sicuri sulle piste ciclabili separate fisicamente dal traffico.
Il terzo indicatore è il limite della velocità in ambito urbano a 30 km/h, che riduce inquinamento e incidenti. Una misura supportata da OMS, OCSE e Consiglio Europeo per la Sicurezza dei Trasporti.

A che punto sono le città italiane

Nella classifica complessiva delle città europee nessuna città italiana rientra nella top 10.
Le migliori performance italiane sono Bologna (16ª), Milano (23ª) e Torino (24ª), mentre Firenze (29ª) e Roma (32ª) si trovano nella parte bassa della classifica generale.

Rispetto ai singoli indicatori l’Italia mostra segnali positivi per quanto riguarda le strade scolastiche, con Milano 2ª a livello europeo, Torino (4ª) e Bologna (11ª). Anche Roma (16ª) mostra progressi, mentre Firenze è in fondo alla classifica, tra le 10 che non hanno nemmeno una strada scolastica.

Ancora indietro per moderazione di traffico e velocità

Rispetto all’indicazione della moderazione della velocità e del traffico motorizzato, la performance italiana è modesta. La migliore tra le città italiane è Bologna (18ª nella classifica generale), prima grande città italiana a diventare Città 30, seguita da Firenze (24a). Milano è al 30° posto fra le 39 città analizzate, Torino al 31°. Roma (33°) è ancora molto indietro. 

Considerando i benefici riconosciuti della riduzione della velocità sulla sicurezza stradale, l’inquinamento dell’aria e acustico e la promozione della mobilità attiva c’è ancora molta strada da fare.

Piste ciclabili: serve un investimento deciso

Anche per quanto riguarda le infrastrutture per la ciclabilità le città italiane restano ancora deboli.
Roma è tra ultime a livello europeo. Milano, Firenze, Bologna e Torino sono tutte nel gruppo medio-basso, segno che serve un investimento deciso in infrastrutture ciclabili sicure e continue.

Insomma, l’Italia non è certo nelle posizioni al vertice della classifica generale, ma alcuni segnali sono incoraggianti.
Le città con una visione politica più strutturata, risorse stabili e una pianificazione di lungo periodo hanno mostrato risultati coerenti, sfruttando l’opportunità di rendere le città luoghi più sicuri e sani. E a misura di persona.

Dormire bene in vacanza è un lusso. Anzi, è “il” lusso

CamperDays ha analizzato le propensioni degli italiani in merito al sonno durante i viaggi. Uno studio condotto dalla piattaforma di noleggio camper in collaborazione con l’istituto di ricerca Censuswide, ha scoperto che dai rumori notturni alla comodità del letto, il sonno influenza le vacanze degli italiani.

Durante i viaggi il cambio di alloggio e abitudini può mettere a dura prova la capacità di addormentarsi e di riposare. Il vero lusso quando si viaggia, quindi, non è solo una vista mozzafiato o una colazione gourmet, ma la possibilità di dormire bene.
Una buona routine del sonno è un elemento indispensabile del benessere psicofisico, perché rafforza il sistema immunitario, innalza i livelli di serotonina e dopamina, migliora la concentrazione e contribuisce a un migliore equilibrio emotivo. 

Un letto confortevole è fondamentale quando si viaggia

La preferenza degli italiani in merito alle caratteristiche più desiderate negli alloggi e sistemazioni di viaggi è un letto confortevole.
Poter dormire in un letto comodo anche in vacanza mette d’accordo gli intervistati di tutte le generazioni, che lo scelgono come elemento imprescindibile (46%), arrivando a raggiungere il 51% delle preferenze per i Boomer.
Solo il 15% del campione dichiara di avere difficoltà a dormire in un letto diverso dal proprio. 

Al secondo, terzo e quarto posto si posizionano la vicinanza ad attrazioni e punti di interesse principali (42%), una ricca colazione (38%) e l’accesso a piscina e servizi per il benessere (23%). Tuttavia, per i Millennial, la quarta posizione è occupata dalla completa insonorizzazione dell’alloggio (23%). 

Cosa disturba il sonno? I compagni di stanza che russano

La notte porta consiglio, ma anche numerose seccature, compromettendo il riposo notturno. L’elemento più disturbante durante le notti in vacanza sono infatti i rumori provenienti dall’esterno o dalle camere adiacenti (43%).
Non stupisce che una vacanza on-the-road possa rappresentare una scelta ottimale per ovviare a questo problema.

I compagni di viaggio rappresentano un’altra sfida quando si dorme fuori casa, perché spesso è complicato sintonizzare le rispettive routine del sonno.
Il 24% non apprezza l’idea di dover condividere la stanza o il letto con persone con cui non vive la propria quotidianità, e il 23% non riesce a cadere nelle braccia di Morfeo se i compagni di viaggio russano.

I Millennial sono i più “sensibili”

Inoltre, il 22% ha difficoltà ad addormentarsi quando condivide la stanza con chi ‘monopolizza’ il controllo della temperatura dell’ambiente, che sia aria condizionata o riscaldamento.
È interessante notare che un 22% non solo non soffre di nictofobia, ossia la paura del buio, ma anzi, ha bisogno di una stanza completamente oscurata per poter dormire bene. 

Solo il 10% degli intervistati dichiara di non essere infastidito da alcun fattore esterno in vacanza. Tra le generazioni, i più imperturbabili risultano gli over55 (12%), mentre i Millennial che riescono a mantenere la calma sono in netta minoranza (3%). 

Il mercato delle Comunicazioni elettroniche in Italia nel 2024

Nel 2024 è boom di Fibra Pura e Sim, e crescono UltraBroadBand e mobile.
Insomma, la rete internet fissa italiana è sempre più veloce (+1,23 milioni di linee in fibra) e consuma sempre più dati (+13,8% di traffico medio giornaliero), e le SIM crescono di 680mila unità, tra Human e M2M.

Nella rete fissa, gli accessi complessivi si sono mantenuti stabili, attestandosi intorno a 20,26 milioni di linee. Tuttavia, si registra una continua diminuzione delle linee in rame (quasi 700mila in meno in un anno).
Emerge dal nuovo Osservatorio sulle Comunicazioni 1/2025, pubblicato dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e relativo all’intero anno 2024 per la telefonia mobile e fissa, Internet, quotidiani cartacei, TV, testate giornalistiche online, piattaforme web e tutti gli altri mezzi di comunicazione.

RAI in testa in prime time

Secondo dati Agcom nel 2024 gli ascolti TV hanno registrato una leggera crescita nel prime time (+0,4%) e nell’intera giornata (+0,03%). Una dinamica in parte attribuibile a eventi come i campionati europei di calcio e le Olimpiadi di Parigi.
Dal 2020 gli ascolti sono calati di circa 4,6 milioni (-19,4%) in prime time e 2,1 milioni (-20%) nell’intera giornata.
Nel 2024 in prime time Rai si conferma in testa, con 7,3 milioni di ascoltatori, (38,2% share) e un andamento in crescita rispetto al 2023 (+0,7%).

Andamento opposto per Mediaset (6,8 milioni telespettatori, 35,6% share) che mostra una dinamica decrescente rispetto all’anno precedente (-2,4%) riferisce Ansa. Stabile al terzo posto WB/Discovery, che ottiene 1,7 milioni di telespettatori (+8,3%).

Quotidiani, prosegue il trend negativo

Secondo i dati Agcom contenuti nell’Osservatorio, con riferimento all’editoria quotidiana si conferma infatti anche nel 2024 la dinamica negativa del comparto, che riflette una crisi strutturale già evidenziata negli anni precedenti.
Prendendo in esame le copie complessivamente vendute di tutti i quotidiani nel 2024 sul territorio nazionale, pari a 572 milioni di unità (considerando solamente le testate rilevate da ADS circa 1,7 copie medie giornaliere), si osserva una flessione su base annua del 5,5%, e del 20,2% rispetto al 2020.

Crescono, invece, gli utenti unici delle piattaforme che offrono servizi di video on demand a pagamento, giunti a 5 milioni e 546mila (+453mila) rispetto a dicembre 2023.

Meno utenti e-commerce più visitatori per le big tech online

Al contempo, calano i visitatori delle piattaforme online di e-commerce, così come gli utenti dei social network.
Analizzando i dati di utilizzo delle principali piattaforme online, nel mese di dicembre 2024 sono 44 milioni e 695mila gli utenti unici che hanno navigato in rete, in media ciascuno per un totale di oltre 70 ore e 10 minuti.

Ai primi posti della graduatoria si confermano l’insieme di siti web e applicazioni che hanno a riferimento i big player internazionali (Alphabet/Google, META/Facebook/Instagram, Amazon, Microsoft), seguiti dalle piattaforme afferenti ad alcuni gruppi editoriali e operatori nazionali, come GEDI Gruppo editoriale, Cairo Communication/Rcs Mediagroup, Poste Italiane, Finivest/Mondadori.

Smart City: vale 1,05 miliardi di euro. Progetti avviati dal 42% dei comuni

Le Smart City stanno progressivamente diventando imprescindibili nelle agende delle amministrazioni locali italiane. Il 42% dei comuni ha avviato progetti nel 2024 e il 91% vuole farlo nei prossimi due anni.
A livello economico, nel 2024 il mercato italiano delle Smart City ha raggiunto 1,05 miliardi di euro, con una crescita del +5%, ma inferiore alla media europea (+9%).

Le aree principali di investimento sono l’Illuminazione pubblica (circa 240 milioni di euro, 23% del totale) e la Mobilità intelligente (circa 215 milioni di euro, 20% del totale).
Ma tra le iniziative più diffuse, con investimenti minori, rientrano anche progetti di sicurezza e sorveglianza, adottati dal 27% dei comuni nel biennio 2023-24, e Comunità Energetiche Rinnovabili (27%).
Sono alcuni risultati della ricerca dell’Osservatorio Smart City del Politecnico di Milano.

Innovare per raggiungere obiettivi ambientali, economici, sociali

Le Smart City si stanno affermando come opportunità concreta per coniugare tecnologia e sostenibilità, utilizzando l’innovazione per perseguire obiettivi ambientali, economici e sociali.
Nelle sfide del cambiamento climatico, la sostenibilità è una priorità trasversale per le città intelligenti, ma mancano approcci strutturati e regole condivise che consentano una rendicontazione efficace e una valutazione solida dell’impatto generati, anche sul piano economico e sociale.

Per quanto riguarda la sostenibilità sociale, metà degli italiani valuta il comune di residenza ‘insufficiente’ sotto il profilo dell’inclusività, dell’accessibilità dei servizi pubblici offerti e del dinamismo economico-sociale.

Progetti di sostenibilità economica

Più di un comune italiano su tre (37%) ritiene le partnership tra pubblico e privato (PPP) molto utili per realizzare progetti Smart City, ma per ora le partnership ‘miste’ sono adottate solo da meno di un comune su 6 (16%).
Quanto all’innovazione, l’Intelligenza artificiale è conosciuta dal 92% dei cittadini, favorevoli al suo uso in città per la sicurezza pubblica, il monitoraggio delle emergenze e la gestione dei guasti alle infrastrutture.
Ma anche in questo caso, a oggi solo il 4% dei Comuni adotta l’AI nei progetti smart, mentre il 35% la vuole sfruttare entro 2 anni.

In generale, la principale barriera ai progetti Smart City è la carenza di personale, per il 71% dei comuni italiani, e quindi anche di competenze interne, soprattutto per gestire l’innovazione e per coinvolgere la cittadinanza.

“Le città italiane sono chiamate a rafforzare le capacità organizzative”

“Nell’ultimo anno il mercato della Smart City è aumentato, ma a ritmi più contenuti rispetto agli anni precedenti, confermando un trend di crescita solido, nonostante un contesto incerto – spiega Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio Smart City -. Tuttavia, la frammentazione amministrativa, la carenza di competenze e la dipendenza da finanziamenti straordinari continuano a ostacolare l’efficacia delle strategie integrate. Le città italiane sono chiamate a rafforzare le proprie capacità organizzative, sviluppando strumenti operativi e una visione strategica a lungo termine. In particolare, è fondamentale coinvolgere attivamente i cittadini, promuovendo fiducia, trasparenza e partecipazione”.

Imprese italiane: primi mesi del 2025 all’insegna della stabilità

In questo caso, vale il detto anglosassone “no news good news”. Nei primi tre mesi del 2025, infatti, il panorama imprenditoriale italiano resta pressoché invariato. I dati diffusi da Unioncamere e InfoCamere, elaborati sulle movimentazioni del Registro delle Imprese, indicano un saldo negativo di 3.061 aziende, equivalente a una flessione dello 0,05%. Un risultato che si colloca tra i meno critici degli ultimi dieci anni.

Confrontando il dato con il primo trimestre 2024, quando le imprese cessate avevano superato le nuove aperture di oltre 10.000 unità, emerge un miglioramento significativo. Va considerato, tuttavia, che l’inizio dell’anno risente tradizionalmente di chiusure registrate nei mesi precedenti.

Due velocità per l’imprenditoria italiana

Se da un lato il numero complessivo di imprese resta pressochè stabile, dall’altro si accentua il divario tra le diverse forme giuridiche. Le società di capitali mostrano una crescita solida (+0,7%), con un saldo positivo di 13.358 unità. Viceversa, risultano in contrazione le imprese individuali (-11.597), le società di persone (-4.316) e le cooperative (-506).

Il trend evidenzia come le strutture imprenditoriali più organizzate resistano meglio alle difficoltà economiche rispetto alle realtà più piccole e tradizionali.

Il Centro Italia guida la ripresa

A livello territoriale, è il Centro Italia a distinguersi, chiudendo il trimestre con un incremento netto di 422 imprese. Un risultato trainato dal Lazio, che da solo contribuisce con 1.657 nuove attività. Le altre macro-aree – Nord, Sud e Isole – pur mantenendosi in terreno negativo, registrano un rallentamento nella perdita di imprese rispetto allo scorso anno.

Bene i servizi professionali, soffrono commercio e agricoltura

Dal punto di vista settoriale, brillano i servizi professionali, scientifici e tecnici, che registrano un saldo positivo di 2.795 unità (+1,10%). Una conferma della crescente domanda di competenze specialistiche e consulenze qualificate.

Continua invece una certa sofferenza di comparti più tradizionali: il commercio perde 7.627 attività (-0,56%), l’agricoltura 5.809 (-0,84%) e la manifattura 2.747 (-0,55%).
Il quadro che emerge è quello di un sistema imprenditoriale sempre più orientato verso settori a elevato contenuto di conoscenza, mentre le attività più tradizionali faticano a tenere il passo.

Italia: preoccupano l’incertezza economica e le tensioni globali

Un recente sondaggio condotto da Ipsos e illustrato da Nando Pagnoncelli durante la trasmissione DiMartedì ha fotografato le opinioni degli italiani in un momento delicato per l’economia e le relazioni internazionali.

L’indagine ha rivelato un clima diffuso di insoddisfazione e scarsa fiducia, sia nei confronti dell’attuale governo sia rispetto alla politica estera americana, in particolare alle mosse del presidente Donald Trump.

Situazione economica personale: più ombre che luci

La situazione economica personale e familiare viene percepita in peggioramento dal 43% degli italiani. Solo una piccola parte del campione, il 16%, ritiene che le proprie condizioni siano migliorate con l’arrivo dell’attuale governo. Una fetta consistente della popolazione, pari al 41%, non esprime un giudizio, probabilmente segno di incertezza o rassegnazione.

Le aspettative future non sono molto più incoraggianti: il 46% degli intervistati prevede un peggioramento nel prossimo anno, mentre solo l’11% si aspetta un miglioramento. Anche in questo caso, una larga fetta (43%) preferisce non esprimere alcuna previsione, rafforzando l’idea di un Paese in attesa, ma poco fiducioso.

Le tensioni economiche internazionali

Sul fronte internazionale, la figura di Donald Trump non sembra guadagnare il favore degli italiani. Il 73% degli intervistati ha un’opinione negativa del presidente statunitense, mentre soltanto il 17% lo vede in modo positivo. Il restante 10% non si pronuncia.

A preoccupare particolarmente è la politica commerciale di Trump, in particolare l’adozione di dazi. Il 61% degli italiani si dice allarmato per le possibili conseguenze economiche, temendo ripercussioni anche per l’economia europea. Il 24% non percepisce rischi concreti, mentre il 15% resta neutrale o incerto.

Un clima sociale fragile

L’indagine Ipsos dipinge un Paese che guarda al futuro con occhi cauti. Tra instabilità economica interna e scenari globali complessi, gli italiani sembrano avvertire un senso di vulnerabilità crescente. La fiducia nella politica, sia nazionale che estera, risulta debole, e molti cittadini si sentono più esposti che protetti.

In questo contesto, emerge chiaramente il bisogno di politiche che sappiano ridare slancio e sicurezza, prima ancora che risposte immediate.