Dormire bene in vacanza è un lusso. Anzi, è “il” lusso

CamperDays ha analizzato le propensioni degli italiani in merito al sonno durante i viaggi. Uno studio condotto dalla piattaforma di noleggio camper in collaborazione con l’istituto di ricerca Censuswide, ha scoperto che dai rumori notturni alla comodità del letto, il sonno influenza le vacanze degli italiani.

Durante i viaggi il cambio di alloggio e abitudini può mettere a dura prova la capacità di addormentarsi e di riposare. Il vero lusso quando si viaggia, quindi, non è solo una vista mozzafiato o una colazione gourmet, ma la possibilità di dormire bene.
Una buona routine del sonno è un elemento indispensabile del benessere psicofisico, perché rafforza il sistema immunitario, innalza i livelli di serotonina e dopamina, migliora la concentrazione e contribuisce a un migliore equilibrio emotivo. 

Un letto confortevole è fondamentale quando si viaggia

La preferenza degli italiani in merito alle caratteristiche più desiderate negli alloggi e sistemazioni di viaggi è un letto confortevole.
Poter dormire in un letto comodo anche in vacanza mette d’accordo gli intervistati di tutte le generazioni, che lo scelgono come elemento imprescindibile (46%), arrivando a raggiungere il 51% delle preferenze per i Boomer.
Solo il 15% del campione dichiara di avere difficoltà a dormire in un letto diverso dal proprio. 

Al secondo, terzo e quarto posto si posizionano la vicinanza ad attrazioni e punti di interesse principali (42%), una ricca colazione (38%) e l’accesso a piscina e servizi per il benessere (23%). Tuttavia, per i Millennial, la quarta posizione è occupata dalla completa insonorizzazione dell’alloggio (23%). 

Cosa disturba il sonno? I compagni di stanza che russano

La notte porta consiglio, ma anche numerose seccature, compromettendo il riposo notturno. L’elemento più disturbante durante le notti in vacanza sono infatti i rumori provenienti dall’esterno o dalle camere adiacenti (43%).
Non stupisce che una vacanza on-the-road possa rappresentare una scelta ottimale per ovviare a questo problema.

I compagni di viaggio rappresentano un’altra sfida quando si dorme fuori casa, perché spesso è complicato sintonizzare le rispettive routine del sonno.
Il 24% non apprezza l’idea di dover condividere la stanza o il letto con persone con cui non vive la propria quotidianità, e il 23% non riesce a cadere nelle braccia di Morfeo se i compagni di viaggio russano.

I Millennial sono i più “sensibili”

Inoltre, il 22% ha difficoltà ad addormentarsi quando condivide la stanza con chi ‘monopolizza’ il controllo della temperatura dell’ambiente, che sia aria condizionata o riscaldamento.
È interessante notare che un 22% non solo non soffre di nictofobia, ossia la paura del buio, ma anzi, ha bisogno di una stanza completamente oscurata per poter dormire bene. 

Solo il 10% degli intervistati dichiara di non essere infastidito da alcun fattore esterno in vacanza. Tra le generazioni, i più imperturbabili risultano gli over55 (12%), mentre i Millennial che riescono a mantenere la calma sono in netta minoranza (3%). 

Il mercato delle Comunicazioni elettroniche in Italia nel 2024

Nel 2024 è boom di Fibra Pura e Sim, e crescono UltraBroadBand e mobile.
Insomma, la rete internet fissa italiana è sempre più veloce (+1,23 milioni di linee in fibra) e consuma sempre più dati (+13,8% di traffico medio giornaliero), e le SIM crescono di 680mila unità, tra Human e M2M.

Nella rete fissa, gli accessi complessivi si sono mantenuti stabili, attestandosi intorno a 20,26 milioni di linee. Tuttavia, si registra una continua diminuzione delle linee in rame (quasi 700mila in meno in un anno).
Emerge dal nuovo Osservatorio sulle Comunicazioni 1/2025, pubblicato dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e relativo all’intero anno 2024 per la telefonia mobile e fissa, Internet, quotidiani cartacei, TV, testate giornalistiche online, piattaforme web e tutti gli altri mezzi di comunicazione.

RAI in testa in prime time

Secondo dati Agcom nel 2024 gli ascolti TV hanno registrato una leggera crescita nel prime time (+0,4%) e nell’intera giornata (+0,03%). Una dinamica in parte attribuibile a eventi come i campionati europei di calcio e le Olimpiadi di Parigi.
Dal 2020 gli ascolti sono calati di circa 4,6 milioni (-19,4%) in prime time e 2,1 milioni (-20%) nell’intera giornata.
Nel 2024 in prime time Rai si conferma in testa, con 7,3 milioni di ascoltatori, (38,2% share) e un andamento in crescita rispetto al 2023 (+0,7%).

Andamento opposto per Mediaset (6,8 milioni telespettatori, 35,6% share) che mostra una dinamica decrescente rispetto all’anno precedente (-2,4%) riferisce Ansa. Stabile al terzo posto WB/Discovery, che ottiene 1,7 milioni di telespettatori (+8,3%).

Quotidiani, prosegue il trend negativo

Secondo i dati Agcom contenuti nell’Osservatorio, con riferimento all’editoria quotidiana si conferma infatti anche nel 2024 la dinamica negativa del comparto, che riflette una crisi strutturale già evidenziata negli anni precedenti.
Prendendo in esame le copie complessivamente vendute di tutti i quotidiani nel 2024 sul territorio nazionale, pari a 572 milioni di unità (considerando solamente le testate rilevate da ADS circa 1,7 copie medie giornaliere), si osserva una flessione su base annua del 5,5%, e del 20,2% rispetto al 2020.

Crescono, invece, gli utenti unici delle piattaforme che offrono servizi di video on demand a pagamento, giunti a 5 milioni e 546mila (+453mila) rispetto a dicembre 2023.

Meno utenti e-commerce più visitatori per le big tech online

Al contempo, calano i visitatori delle piattaforme online di e-commerce, così come gli utenti dei social network.
Analizzando i dati di utilizzo delle principali piattaforme online, nel mese di dicembre 2024 sono 44 milioni e 695mila gli utenti unici che hanno navigato in rete, in media ciascuno per un totale di oltre 70 ore e 10 minuti.

Ai primi posti della graduatoria si confermano l’insieme di siti web e applicazioni che hanno a riferimento i big player internazionali (Alphabet/Google, META/Facebook/Instagram, Amazon, Microsoft), seguiti dalle piattaforme afferenti ad alcuni gruppi editoriali e operatori nazionali, come GEDI Gruppo editoriale, Cairo Communication/Rcs Mediagroup, Poste Italiane, Finivest/Mondadori.

Smart City: vale 1,05 miliardi di euro. Progetti avviati dal 42% dei comuni

Le Smart City stanno progressivamente diventando imprescindibili nelle agende delle amministrazioni locali italiane. Il 42% dei comuni ha avviato progetti nel 2024 e il 91% vuole farlo nei prossimi due anni.
A livello economico, nel 2024 il mercato italiano delle Smart City ha raggiunto 1,05 miliardi di euro, con una crescita del +5%, ma inferiore alla media europea (+9%).

Le aree principali di investimento sono l’Illuminazione pubblica (circa 240 milioni di euro, 23% del totale) e la Mobilità intelligente (circa 215 milioni di euro, 20% del totale).
Ma tra le iniziative più diffuse, con investimenti minori, rientrano anche progetti di sicurezza e sorveglianza, adottati dal 27% dei comuni nel biennio 2023-24, e Comunità Energetiche Rinnovabili (27%).
Sono alcuni risultati della ricerca dell’Osservatorio Smart City del Politecnico di Milano.

Innovare per raggiungere obiettivi ambientali, economici, sociali

Le Smart City si stanno affermando come opportunità concreta per coniugare tecnologia e sostenibilità, utilizzando l’innovazione per perseguire obiettivi ambientali, economici e sociali.
Nelle sfide del cambiamento climatico, la sostenibilità è una priorità trasversale per le città intelligenti, ma mancano approcci strutturati e regole condivise che consentano una rendicontazione efficace e una valutazione solida dell’impatto generati, anche sul piano economico e sociale.

Per quanto riguarda la sostenibilità sociale, metà degli italiani valuta il comune di residenza ‘insufficiente’ sotto il profilo dell’inclusività, dell’accessibilità dei servizi pubblici offerti e del dinamismo economico-sociale.

Progetti di sostenibilità economica

Più di un comune italiano su tre (37%) ritiene le partnership tra pubblico e privato (PPP) molto utili per realizzare progetti Smart City, ma per ora le partnership ‘miste’ sono adottate solo da meno di un comune su 6 (16%).
Quanto all’innovazione, l’Intelligenza artificiale è conosciuta dal 92% dei cittadini, favorevoli al suo uso in città per la sicurezza pubblica, il monitoraggio delle emergenze e la gestione dei guasti alle infrastrutture.
Ma anche in questo caso, a oggi solo il 4% dei Comuni adotta l’AI nei progetti smart, mentre il 35% la vuole sfruttare entro 2 anni.

In generale, la principale barriera ai progetti Smart City è la carenza di personale, per il 71% dei comuni italiani, e quindi anche di competenze interne, soprattutto per gestire l’innovazione e per coinvolgere la cittadinanza.

“Le città italiane sono chiamate a rafforzare le capacità organizzative”

“Nell’ultimo anno il mercato della Smart City è aumentato, ma a ritmi più contenuti rispetto agli anni precedenti, confermando un trend di crescita solido, nonostante un contesto incerto – spiega Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio Smart City -. Tuttavia, la frammentazione amministrativa, la carenza di competenze e la dipendenza da finanziamenti straordinari continuano a ostacolare l’efficacia delle strategie integrate. Le città italiane sono chiamate a rafforzare le proprie capacità organizzative, sviluppando strumenti operativi e una visione strategica a lungo termine. In particolare, è fondamentale coinvolgere attivamente i cittadini, promuovendo fiducia, trasparenza e partecipazione”.

Imprese italiane: primi mesi del 2025 all’insegna della stabilità

In questo caso, vale il detto anglosassone “no news good news”. Nei primi tre mesi del 2025, infatti, il panorama imprenditoriale italiano resta pressoché invariato. I dati diffusi da Unioncamere e InfoCamere, elaborati sulle movimentazioni del Registro delle Imprese, indicano un saldo negativo di 3.061 aziende, equivalente a una flessione dello 0,05%. Un risultato che si colloca tra i meno critici degli ultimi dieci anni.

Confrontando il dato con il primo trimestre 2024, quando le imprese cessate avevano superato le nuove aperture di oltre 10.000 unità, emerge un miglioramento significativo. Va considerato, tuttavia, che l’inizio dell’anno risente tradizionalmente di chiusure registrate nei mesi precedenti.

Due velocità per l’imprenditoria italiana

Se da un lato il numero complessivo di imprese resta pressochè stabile, dall’altro si accentua il divario tra le diverse forme giuridiche. Le società di capitali mostrano una crescita solida (+0,7%), con un saldo positivo di 13.358 unità. Viceversa, risultano in contrazione le imprese individuali (-11.597), le società di persone (-4.316) e le cooperative (-506).

Il trend evidenzia come le strutture imprenditoriali più organizzate resistano meglio alle difficoltà economiche rispetto alle realtà più piccole e tradizionali.

Il Centro Italia guida la ripresa

A livello territoriale, è il Centro Italia a distinguersi, chiudendo il trimestre con un incremento netto di 422 imprese. Un risultato trainato dal Lazio, che da solo contribuisce con 1.657 nuove attività. Le altre macro-aree – Nord, Sud e Isole – pur mantenendosi in terreno negativo, registrano un rallentamento nella perdita di imprese rispetto allo scorso anno.

Bene i servizi professionali, soffrono commercio e agricoltura

Dal punto di vista settoriale, brillano i servizi professionali, scientifici e tecnici, che registrano un saldo positivo di 2.795 unità (+1,10%). Una conferma della crescente domanda di competenze specialistiche e consulenze qualificate.

Continua invece una certa sofferenza di comparti più tradizionali: il commercio perde 7.627 attività (-0,56%), l’agricoltura 5.809 (-0,84%) e la manifattura 2.747 (-0,55%).
Il quadro che emerge è quello di un sistema imprenditoriale sempre più orientato verso settori a elevato contenuto di conoscenza, mentre le attività più tradizionali faticano a tenere il passo.

Italia: preoccupano l’incertezza economica e le tensioni globali

Un recente sondaggio condotto da Ipsos e illustrato da Nando Pagnoncelli durante la trasmissione DiMartedì ha fotografato le opinioni degli italiani in un momento delicato per l’economia e le relazioni internazionali.

L’indagine ha rivelato un clima diffuso di insoddisfazione e scarsa fiducia, sia nei confronti dell’attuale governo sia rispetto alla politica estera americana, in particolare alle mosse del presidente Donald Trump.

Situazione economica personale: più ombre che luci

La situazione economica personale e familiare viene percepita in peggioramento dal 43% degli italiani. Solo una piccola parte del campione, il 16%, ritiene che le proprie condizioni siano migliorate con l’arrivo dell’attuale governo. Una fetta consistente della popolazione, pari al 41%, non esprime un giudizio, probabilmente segno di incertezza o rassegnazione.

Le aspettative future non sono molto più incoraggianti: il 46% degli intervistati prevede un peggioramento nel prossimo anno, mentre solo l’11% si aspetta un miglioramento. Anche in questo caso, una larga fetta (43%) preferisce non esprimere alcuna previsione, rafforzando l’idea di un Paese in attesa, ma poco fiducioso.

Le tensioni economiche internazionali

Sul fronte internazionale, la figura di Donald Trump non sembra guadagnare il favore degli italiani. Il 73% degli intervistati ha un’opinione negativa del presidente statunitense, mentre soltanto il 17% lo vede in modo positivo. Il restante 10% non si pronuncia.

A preoccupare particolarmente è la politica commerciale di Trump, in particolare l’adozione di dazi. Il 61% degli italiani si dice allarmato per le possibili conseguenze economiche, temendo ripercussioni anche per l’economia europea. Il 24% non percepisce rischi concreti, mentre il 15% resta neutrale o incerto.

Un clima sociale fragile

L’indagine Ipsos dipinge un Paese che guarda al futuro con occhi cauti. Tra instabilità economica interna e scenari globali complessi, gli italiani sembrano avvertire un senso di vulnerabilità crescente. La fiducia nella politica, sia nazionale che estera, risulta debole, e molti cittadini si sentono più esposti che protetti.

In questo contesto, emerge chiaramente il bisogno di politiche che sappiano ridare slancio e sicurezza, prima ancora che risposte immediate.

Bonus bollette: in arrivo 200 euro per famiglie con Isee inferiore a 25mila euro

Per far fronte al caro energia, dal 1 aprile 2025 è arrivato un nuovo aiuto alle famiglie italiane.  Lo ha deciso il Governo con l’ultimo decreto Bollette, che prevede l’erogazione di un contributo straordinario di 200 euro.

A beneficiare dell’agevolazione saranno tutti coloro che hanno un Isee, ovvero, l’Indicatore della situazione economica e sociale, inferiore a 25 mila euro, mentre per i cittadini o i nuclei famigliari con reddito inferiore a 9.530 euro, o 20.000 euro per le famiglie con 4 figli a carico, il beneficio si sommerà al già esistente bonus sociale.
In ogni caso, il bonus verrà erogato con tempistiche diverse a seconda delle soglie di reddito.

Erogazione immediata a coloro che già percepiscono il bonus sociale 

In pratica, il nuovo bonus bollette è destinato a coloro che già percepivano il bonus sociale, ma con una estensione della platea che già percepisce appunto l’agevolazione per la fornitura elettrica, la fornitura gas e la fornitura idrica.

In dettaglio, il bonus sociale è la misura di sostegno rivolta a chi versa in condizioni di disagio economico, o disagio fisico se nella casa di abitazione vive una persona gravemente malata che necessita di apparecchiature elettromedicali
In questo caso, il bonus bollette verrà erogato immediatamente.

I fornitori di energia opereranno direttamente sulla bolletta

Per chi invece non ha accesso al bonus sociale, i tempi saranno un po’ più dilatati, poiché si dovrà attendere che siano fissate le modalità di erogazione con una delibera dell’Autorità per l’Energia, le reti e l’ambiente (Arera).
Una delibera attesa nei prossimi giorni, dato che il Collegio si riunisce settimanalmente.

In generale, il meccanismo di erogazione potrebbe essere lo stesso in vigore per i destinatari del bonus sociale.
Gli interessati devono quindi presentare la domanda fornendo la documentazione che attesti un valore dell’Isee inferiore a 25 mila euro, e attendere le verifiche necessarie.
Se i requisiti previsti dal decreto sono rispettati, allora l’Inps invierà una segnalazione al Sistema informativo integrato (una sorta di ‘anagrafica’ delle bollette di tutta Italia) che sarà poi trasmessa ai fornitori di energia.
A loro volta, i fornitori di energia opereranno direttamente sulla bolletta del singolo o del nucleo familiare.

Rate giornaliere di 1,64 euro per 3 mesi

L’Autorità per l’Energia ha chiarito che per le famiglie che già percepiscono lo sconto in bolletta l’erogazione del nuovo assegno, che si aggiunge al beneficio esistente, avverrà rapidamente, mentre per tutti gli altri scatterà non appena i potenziali beneficiari avranno presentato l’Isee e saranno state effettuate tutte le verifiche sul possesso dei requisiti.

Il contributo straordinario sarà erogato per un trimestre (dal 1° aprile al 31 luglio), in rate giornaliere di 1,64 euro al giorno, che verranno sommati agli importi già ricevuti con il bonus sociale elettrico e, differenziati a seconda della numerosità del nucleo familiare.

Imprese: in 10 anni quelle straniere aumentano del 27%, +140mila

A rivelarlo sono i dati Unioncamere-InfoCamere aggiornati al 31 dicembre 2024 ed elaborati sulla base del Registro delle Imprese delle Camere di commercio: oltre un terzo delle imprese straniere presenti in Italia ha superato il traguardo dei 10 anni di attività. Alla fine del 2024 le imprese governate da imprenditori stranieri erano circa 670mila, 140mila in più rispetto alla fine del 2014.
Si tratta di un aumento percentuale superiore al 27% nel decennio.

Di contro, alla forte dinamica di queste realtà, nel periodo considerato ha fatto eco una riduzione del 5,6% delle imprese autoctone, passate dai 5,5 milioni del 2014 ai 5,2 milioni attuali.

Commercio, costruzioni e artigianato i settori della crescita

In un’Italia che negli ultimi dieci anni ha visto contrarsi il proprio tessuto imprenditoriale, le imprese a guida straniera vanno contro corrente e rafforzano le proprie radici. 
Il commercio si conferma il settore prediletto, con 92.604 imprese straniere ultradecennali (37,5% del totale). Seguono le costruzioni, con 54.240 imprese (22%), mentre ristorazione e alloggio rappresentano l’8,3% del totale, con 20.393 attività. 

Significativa anche la presenza nel manifatturiero (17.086 imprese) e nei servizi alle imprese (11.673). ed è particolarmente rilevante il contributo all’artigianato italiano.
Quasi il 30% delle imprese straniere di lunga data opera in questo comparto, evidenziando un forte radicamento nelle tradizioni produttive locali.

Da Nord a Sud l’integrazione è economica e sociale

I numeri raccontano una storia di integrazione economica di successo, con oltre 246mila imprese straniere che hanno dimostrato capacità di inserirsi nei territori, costruendo rapporti duraturi con le comunità locali, accreditandosi sul mercato, e delineando una presenza distribuita che abbraccia Nord, Centro e Sud del Paese.

La Lombardia guida la classifica delle regioni, con 44.069 imprese straniere di lungo corso (17,9%), seguita da Lazio (27.834) e Toscana (23.102). Completano la top 5 Campania (21.097) ed Emilia-Romagna (20.523), 

Marocco, Romania, Cina i Paesi di maggiore provenienza

Colpisce poi la significativa presenza femminile: oltre 54.500 imprese straniere longeve sono guidate da donne (22,1%), confermando il ruolo cruciale dell’imprenditoria femminile straniera nell’economia italiana.
Considerando le sole imprese individuali ultradecennali, l’analisi delle origini del titolare rivela una geografia variegata: Marocco (15,6%), Romania (10,5%) e Cina (9,3%) guidano la classifica dei Paesi di provenienza, seguiti da Albania (7,1%), Bangladesh (5,7%), Svizzera (5,2%) e Senegal (4,8%).

Questi dati evidenziano come le imprese straniere non rappresentino più un fenomeno transitorio, ma un elemento strutturale e dinamico della nostra economia.
La capacità di consolidarsi e prosperare anche in periodi di contrazione generale dimostra un contributo fondamentale alla diversificazione e la resilienza del sistema imprenditoriale italiano.

Italiani dipendenti dalle notifiche: siamo un popolo sempre connesso

Gli italiani vivono in un costante stato di connessione, sempre in attesa della prossima notifica, incapaci di staccarsi dai loro dispositivi digitali. Un recente studio condotto per Amazon Kindle in occasione della Giornata Mondiale della Disconnessione (il 7 marzo) evidenzia come questa abitudine influenzi profondamente il benessere quotidiano.

Secondo la ricerca, realizzata da Censuswide su un campione di 2.000 adulti italiani, il 28% dei nostri connazionali riceve notifiche fino al momento di andare a letto, con un orario medio di interruzione fissato alle 23:26. Non va bene: gli esperti suggeriscono che per favorire un sonno rigenerante, le notifiche andrebbero disattivate almeno un’ora prima di coricarsi. 

Meno concentrazione, più stress

Essere costantemente interrotti dai dispositivi ha effetti negativi sulla capacità di concentrazione. Più della metà degli italiani (59%) si sente spesso distratta a causa dell’afflusso continuo di notifiche provenienti da smartphone, smartwatch, laptop e tablet.

Secondo il neuroscienziato Mark Williams, il semplice suono o la vibrazione di una notifica attiva nel cervello un riflesso di attenzione immediata, costringendo la mente a uno stato di allerta costante. Ogni interruzione, spiega l’esperto, richiede tra i 60 e i 90 secondi per riacquistare la piena concentrazione, con conseguenze negative sulla produttività e sull’efficacia nello svolgimento delle attività.

Un comportamento che crea dipendenza

L’attaccamento ai dispositivi digitali va oltre le semplici notifiche ricevute: il 91% degli italiani controlla il telefono almeno una volta ogni ora, con alcuni che arrivano a farlo fino a 80 volte nell’arco della giornata. Williams, riporta Ansa, paragona questo comportamento a una forma di dipendenza, spiegando che le notifiche stimolano il rilascio di dopamina, il neurotrasmettitore legato al piacere e alla ricompensa, inducendo un controllo compulsivo dello smartphone.

Questa abitudine non solo mina la capacità di rilassarsi, ma contribuisce ad aumentare i livelli di stress: l’83% degli italiani dichiara di sentirsi sopraffatto la sera e il 30% fatica a rilassarsi prima di dormire.

Addio relax

Per cercare di allentare la tensione accumulata, gli italiani ricorrono a diverse attività serali: il 71% guarda la TV, il 37% ascolta musica e il 34% si dedica alla lettura. Tuttavia, anche questi momenti di relax vengono spesso interrotti dalle notifiche, con il 43% delle persone che continua a essere distratto dai dispositivi.

Il risultato? Un riposo disturbato: il 74% ammette di addormentarsi più tardi del previsto proprio a causa del tempo trascorso controllando lo smartphone.

Un problema generazionale e sociale

Roberto Toro, Senior PR Manager di Amazon, sottolinea come la nostra società sia immersa in un flusso ininterrotto di informazioni, con il telefono che diventa una presenza costante nella vita quotidiana.

Valentina Pano, divulgatrice digitale, evidenzia un dato impressionante: gli italiani trascorrono in media 349 minuti al giorno davanti allo schermo e percorrono circa 126 km con il pollice scrollando le notifiche. Questo fenomeno è particolarmente accentuato tra i giovani della Generazione Z, per i quali i social media rappresentano non solo un mezzo di intrattenimento, ma anche una forma fondamentale di socializzazione.

Ritrovare il contatto con la realtà

Secondo gli esperti, il rischio maggiore di questa iperconnessione è la perdita del rapporto con il momento presente. La costante ricerca di nuove notifiche può far dimenticare l’importanza di vivere pienamente il qui e ora.

Per questo motivo, è fondamentale adottare strategie per ridurre l’uso compulsivo dei dispositivi, dedicando maggiore attenzione alle relazioni reali e al benessere mentale. 

Casa intelligente: 6 italiani su 10 hanno un dispositivo smart 

Il settore della Smart Home in Italia continua a espandersi, registrando nel 2024 una crescita dell’11% e raggiungendo un valore complessivo di 900 milioni di euro. Un risultato incoraggiante, soprattutto se confrontato con la crescita media europea del 6,5% nei primi sei mesi dell’anno. Tuttavia, la spesa per abitante nel nostro Paese resta inferiore rispetto al resto d’Europa: 15,5 euro contro i 32,5 della media continentale.

Questi dati emergono dall’indagine condotta dall’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano, in collaborazione con BVA Doxa. La ricerca offre uno spaccato interessante sulle abitudini e le percezioni degli italiani nei confronti della tecnologia per la casa intelligente, evidenziando sia le opportunità che le sfide ancora da affrontare.

Tecnologia domestica, quanto è utilizzata? 

Oggi sei italiani su dieci possiedono almeno un dispositivo smart in casa, ma meno della metà di loro (quattro su dieci) lo ha effettivamente connesso a internet. Nonostante questo, l’interesse verso la Smart Home è in crescita: un italiano su tre prevede di acquistare nuovi dispositivi nei prossimi mesi.

Il modo in cui le persone interagiscono con questi strumenti sta cambiando rapidamente. L’utilizzo delle app per gestire la casa intelligente è aumentato del 18% rispetto all’anno precedente, mentre gli assistenti vocali sono usati dal 24% delle persone (+4%). Sempre più utenti combinano entrambi i sistemi per un controllo più intuitivo e immediato. Le app si confermano il principale punto di accesso alla domotica, anche se resta da migliorare l’integrazione tra i vari dispositivi per rendere l’esperienza ancora più fluida.

Sicurezza, comodità e risparmio: cosa cercano gli italiani?

Le motivazioni che spingono all’acquisto di soluzioni smart riguardano principalmente tre aspetti: sicurezza, praticità e gestione dei consumi. Il 30% degli utenti desidera una casa più sicura, il 28% punta su una maggiore comodità nell’uso dei dispositivi connessi, mentre il 23% è interessato a soluzioni che consentano di monitorare e ridurre i consumi energetici.

Il peso degli incentivi nelle scelte d’acquisto

Un elemento cardine per il mercato della Smart Home è rappresentato dagli incentivi statali. Più della metà degli intervistati considera le agevolazioni fiscali un fattore determinante per investire in dispositivi connessi. Un italiano su cinque afferma che un potenziamento degli incentivi lo spingerebbe ad acquistare nuove soluzioni smart, mentre il 15% ammette che, in caso di riduzione delle agevolazioni, rinuncerebbe all’idea di rendere la propria casa più tecnologica.

In un contesto in cui l’innovazione continua a evolversi, il mercato della Smart Home in Italia si trova davanti a un’importante opportunità di crescita. La chiave per il futuro sarà migliorare l’integrazione tra i dispositivi, rendere la tecnologia sempre più accessibile e garantire strumenti adeguati per incentivare un uso consapevole e vantaggioso per tutti.

Banche e imprese: gli imprenditori scelgono l’autofinanziamento

A dispetto di quanto si possa pensare, non sono le banche a chiudere i rubinetti del credito alle aziende, sono gli imprenditori italiani che decidono di non rivolgersi più agli istituti di credito facendo ricorso all’autofinanziamento.

Lo sostiene l’Ufficio studi della CGIA, e la diminuzione della domanda di credito da parte delle imprese conferma questa ipotesi. Nonostante i buoni risultati economici, molte attività rimaste sul mercato hanno aumentato i risparmi utilizzandoli per far fronte a spese correnti e investimenti.
Questa tendenza macroeconomica ovviamente non coinvolge tutte le realtà produttive/commerciali. Per molte microimprese, alla contrazione dei prestiti è seguito un progressivo deterioramento economico/finanziario.

Prestiti: -329 miliardi in quasi 15 anni

A fine dicembre 2011 i prestiti bancari alle imprese ammontavano a 995 miliardi di euro, verso la fine del 2024 la quota è scesa a 666 (-329 miliardi, -33%).
Di contro, i depositi bancari delle aziende sono passati da 219 miliardi a 519 (+300 miliardi, +137%).

La contrazione del credito alle attività economiche è riconducibile alla combinazione di più fattori, non ultimi, i parametri molto più stringenti nella valutazione del merito/rischio credito imposti dalla BCE.
Gli istituti bancari sono stati costretti ad aumentare il livello di patrimonializzazione, con misure che inducono il sistema creditizio a razionalizzare i prestiti alle imprese meno insolventi.
In questo modo, i crediti deteriorati sono stati ridotti grazie alla vendita delle sofferenze (mercato delle cartolarizzazioni). 

Meno aiuti anche al netto delle cartolarizzazioni 

Dal 2011 al 2024 sono molte le fasi in cui il credito alle imprese è sceso. Dal 2012 al 2015, nel 2019, nella prima parte del 2020, e a partire dal 2023 a oggi.
La fase di crescita molto sostenuta tra la metà del 2020 fino al 2022 è stata ottenuta a seguito delle misure introdotte per fronteggiare la crisi pandemica.

Il governo Conte 2 e quello Draghi hanno approvato alcuni provvedimenti a sostegno del credito, compresa la garanzia statale al 100% sui prestiti, che ha consentito di incrementare i prestiti alle società non finanziarie corretti per cartolarizzazioni e altre cessioni. 

…soprattutto nel Centro-Sud

Tra novembre 2011 e lo stesso mese del 2024 la maggiore contrazione delle consistenze si è verificata al Centro (-42,6%) e al Sud (-42,4%). In termini assoluti, la riduzione più importante ha interessato proprio quest’ultima ripartizione geografica (-118,1 miliardi).
A livello provinciale, le flessioni più significative si sono verificate a Siena (-59,1%).
Uniche province che hanno ottenuto un risultato anticipato dal segno più, Trieste (+1,4%) e Bolzano (+1,5%). Il dato medio nazionale è stato del -34,9%. 

I risparmi sono invece cresciuti soprattutto a Nord-Est, che ha subito l’incremento più importante (+178%), mentre la provincia con le imprese che hanno accumulato più depositi è Cremona (+298,3%), seguita da Bolzano (+281,6%) ed Enna (+278,9%).
Siena è l’unica provincia d’Italia che ha visto diminuire i risparmi (-20,1%).