In questo caso, vale il detto anglosassone “no news good news”. Nei primi tre mesi del 2025, infatti, il panorama imprenditoriale italiano resta pressoché invariato. I dati diffusi da Unioncamere e InfoCamere, elaborati sulle movimentazioni del Registro delle Imprese, indicano un saldo negativo di 3.061 aziende, equivalente a una flessione dello 0,05%. Un risultato che si colloca tra i meno critici degli ultimi dieci anni.
Confrontando il dato con il primo trimestre 2024, quando le imprese cessate avevano superato le nuove aperture di oltre 10.000 unità, emerge un miglioramento significativo. Va considerato, tuttavia, che l’inizio dell’anno risente tradizionalmente di chiusure registrate nei mesi precedenti.
Due velocità per l’imprenditoria italiana
Se da un lato il numero complessivo di imprese resta pressochè stabile, dall’altro si accentua il divario tra le diverse forme giuridiche. Le società di capitali mostrano una crescita solida (+0,7%), con un saldo positivo di 13.358 unità. Viceversa, risultano in contrazione le imprese individuali (-11.597), le società di persone (-4.316) e le cooperative (-506).
Il trend evidenzia come le strutture imprenditoriali più organizzate resistano meglio alle difficoltà economiche rispetto alle realtà più piccole e tradizionali.
Il Centro Italia guida la ripresa
A livello territoriale, è il Centro Italia a distinguersi, chiudendo il trimestre con un incremento netto di 422 imprese. Un risultato trainato dal Lazio, che da solo contribuisce con 1.657 nuove attività. Le altre macro-aree – Nord, Sud e Isole – pur mantenendosi in terreno negativo, registrano un rallentamento nella perdita di imprese rispetto allo scorso anno.
Bene i servizi professionali, soffrono commercio e agricoltura
Dal punto di vista settoriale, brillano i servizi professionali, scientifici e tecnici, che registrano un saldo positivo di 2.795 unità (+1,10%). Una conferma della crescente domanda di competenze specialistiche e consulenze qualificate.
Continua invece una certa sofferenza di comparti più tradizionali: il commercio perde 7.627 attività (-0,56%), l’agricoltura 5.809 (-0,84%) e la manifattura 2.747 (-0,55%).
Il quadro che emerge è quello di un sistema imprenditoriale sempre più orientato verso settori a elevato contenuto di conoscenza, mentre le attività più tradizionali faticano a tenere il passo.
