Osservatorio Imprenditoria Retail 2023: trovare il personale è la vera sfida

Nel contesto dell’attuale panorama imprenditoriale italiano, l’Osservatorio Imprenditoria Retail 2023 rappresenta un’analisi approfondita del profilo imprenditoriale nel settore del franchising e della distribuzione organizzata. Promosso da Largo Consumo e con il supporto analitico di TradeLab, questo studio annuale ha rivelato dati significativi riguardo alla propensione degli imprenditori agli investimenti e alle nuove aperture, con particolare attenzione alla ricerca di personale post-pandemia.

Il sentiment nei confronti del futuro

Secondo l’Osservatorio Imprenditoria Retail 2023, il 75% degli imprenditori ha dimostrato un notevole ottimismo riguardo al futuro nei prossimi 18 mesi. Questo ottimismo varia tra i diversi settori, con le profumerie che raggiungono il 100% di fiducia e l’abbigliamento e la telefonia fermandosi al 67%. Le ragioni di questo entusiasmo si basano sulla forza e la notorietà del marchio (69%), sulla qualità dei servizi offerti (64%) e sulla qualità dei prodotti (60%).

Selezione del personale, le criticità attuali

Un dato chiave emerso dall’indagine è la crescente difficoltà nella ricerca di personale, con il 56% degli imprenditori che ritiene che la pandemia abbia reso questa ricerca più complessa. Questa sfida è particolarmente evidente nei settori farmaceutico (77%), abbigliamento (69%) e ristorazione (64%). Inoltre, i canali più efficaci per la ricerca di personale includono le conoscenze dirette (6,7), segnalazioni da parte di dipendenti e conoscenti (5,7), LinkedIn e social media (3,6) e i centri per l’impiego (2,9).

Imprenditori propensi agli investimenti

Sul fronte degli investimenti, gli imprenditori mostrano una maggiore inclinazione verso migliorie parziali nei punti vendita esistenti (5,8), rispetto a ristrutturazioni complete (4,8) o nuove aperture (4,1). Inoltre, il 36% degli intervistati è interessato ad investire anche in settori diversi da quello di appartenenza.
In questo contesto, i settori più attrattivi per nuovi investimenti sono la ristorazione (37%), l’immobiliare (33%) e i servizi (32%).

Le aspettative dei clienti

Per gli imprenditori, i clienti si aspettano principalmente un alto rapporto qualità-prezzo (8,8) dalla Marca del Distributore (MDD), ma allo stesso tempo cercano prezzi più convenienti (8,3), protezione dai rincari dei prezzi (8,2) e garanzia di controllo qualità (8,1).
D’altro canto, gli imprenditori ritengono che le MDD soddisfino principalmente le aspettative in termini di controllo della qualità (7,9), rapporto qualità-prezzo (7,7), prezzi più convenienti (7,4) e protezione dai rincari dei prezzi (7,0). Inoltre, i prodotti locali sono centrali, in particolare nei settori dei freschi, come salumi, formaggi e gastronomia (8,4), frutta e verdura (8,2) e pane e panetteria (8,2).

Il settore della ristorazione 

Nel mondo della ristorazione, il prestigio e la notorietà dell’insegna rappresentano i motivi principali per cui gli imprenditori aderiscono a una rete (75%). Inoltre, il 64% degli imprenditori afferma che la fiducia negli interlocutori dell’azienda è un altro elemento chiave, seguito dalla stima nel management (43%).
La soddisfazione degli affiliati è guidata dal prestigio dell’insegna (8,9), dalla qualità dei prodotti (8,5) e dalla distintività e specializzazione del menu (8,1).

Mutui, com’è la situazione in Italia nel 2023?

L’attuale situazione economica e geopolitica, a livello globale, ha delle ripercussioni sull’accesso al credito da parte degli italiani? Parrebbe proprio di sì, stando agli ultimi dati emersi dal Sistema di Informazioni Creditizie EURISC.

Importo medio a 144.162 euro

Per quanto riguarda i muti, si scopre che l’importo medio richiesto in Italia ammonta a 144.162 euro. Nell’80% dei casi, ovvero 8 richieste su 10, si opta per piani di rimborso che superano i 15 anni. La distribuzione delle richieste è influenzata dall’età dei richiedenti, con il 60,9% delle domande proveniente dalla fascia d’età compresa tra i 25 e i 44 anni, mentre il 33,4% è rappresentato da persone tra i 45 e i 64 anni. 

Sul fronte dell’andamento delle richieste, nel corso dei primi nove mesi dell’anno si è verificato un trend negativo nella domanda di mutui da parte delle famiglie, con una contrazione del 19,4%. Tuttavia, a partire dal mese di settembre, si sono manifestati segnali di ripresa che hanno portato a una riduzione meno marcata, pari al 9,2%, rispetto al periodo precedente.
Un’ulteriore suddivisione mostra che a giugno il fenomeno delle surroghe ha registrato una diminuzione del 17,3%, mentre i nuovi mutui erogati si sono contratti del 24,9%.

Sostenibilità del credito

Inoltre, nei primi nove mesi dell’anno, l’importo medio richiesto per i mutui è rimasto pressoché stabile, con una variazione dell’0,3%, per un valore totale di 144.162 euro. Tuttavia, nel solo mese di settembre, si è osservato un incremento dell’1,2%.

Simone Capecchi, Executive Director di CRIF, ha sottolineato che negli ultimi mesi le richieste di finanziamento per le famiglie italiane hanno subito un rallentamento dovuto all’inflazione e al contesto geopolitico. Pertanto, nei prossimi mesi, una delle sfide cruciali per le banche sarà quella di garantire la sostenibilità e la qualità del credito.

Importi richiesti e tempi di rimborso

Riguardo alla distribuzione per fasce di importo, nei primi nove mesi del 2023, le richieste di mutuo per importi compresi tra 100.000 e 150.000 euro sono rimaste la soluzione preferita, rappresentando il 29,6% del totale. La classe di importo compresa tra 150.000 e 300.000 euro è stata scelta nel 25,9% dei casi, mentre quasi il 40% delle richieste riguarda importi inferiori a 100.000 euro, e solo il 5,1% supera i 300.000 euro.

Da queste cifre emerge che la maggioranza delle famiglie italiane preferisce piani di rimborso dilazionati nel tempo, evitando di gravare eccessivamente sul bilancio familiare. La richiesta di mutui immobiliari rappresenta una parte significativa del panorama finanziario italiano, ma il suo andamento è strettamente correlato a vari fattori economici e sociali.

Cambiamenti digitali e nuove sfide per consumatori e retailer 

In un momento in cui il costo della vita influenza le abitudini di acquisto per l’89% dei consumatori, i retailer digitalizzano sempre più la loro offerta in-store, nel tentativo di migliorare la customer experience e mantenere la competitività.

Di fatto, il 54% dei retailer consente ai clienti di acquistare in negozio e restituire online, mentre se il prodotto è esaurito nello store il 48% offre la possibilità di acquistare online e restituirlo fisicamente.
Tuttavia, secondo i retailer, un’indicazione accurata delle scorte avviene solo nel 70% dei casi.
Emerge dalla ricerca internazionale sull’omnichannel di Manhattan Associates.

Lo store sta cambiando

Gli acquirenti si aspettano che tutti i touchpoint siano connessi, agevoli e sempre più personalizzati. E sono desiderosi di attivarsi attraverso i canali online quando cercano di acquistare prodotti. Tanto che l’84% inizia il proprio percorso di acquisto nel mondo digitale (82% nel 2022).

Tuttavia, il 16% dei retailer (17% nel 2022) dichiara che le operazioni in-store e online della propria organizzazione continuano a essere gestite come funzioni separate.
Ciò suggerisce che sebbene di anno in anno un numero maggiore di retailer stia offrendo una shopping experience ibrida e senza interruzioni, c’è ancora margine di miglioramento.

Un commercio senza frizioni incontra un engagement più fluido

Per quanto riguarda il modo in cui i consumatori preferiscono contattare le aziende prima e dopo l’acquisto, nel complesso l’e-mail rimane il canale preferito (47%), seguita dal contatto diretto con il team del negozio (43%).
Ora però i social media sono il canale preferito da 4 consumatori su 10 (40%), e questa preferenza è più accentuata tra i più giovani, con un picco del 55% nella fascia di età tra 25-34 anni.

Le generazioni più giovani sono anche le più propense a prendere in considerazione gli sforzi ambientali e sostenibili di un retailer rispetto ai consumatori più anziani. Il 55% dei giovani tra i 18 e i 24 anni considera tali sforzi una condizione fondamentale o importante.

Proteggere le proprie tasche, ma anche il pianeta

Il 17% della fascia di età compresa tra 24 e 35 anni si spinge anche oltre, affermando che eviterebbe i retailer che non sono attenti all’ambiente, mentre solo il 10% degli over 55 dichiara che boicotterebbe gli stessi brand.

La questione ambientale, comunque, è molto sentita anche in Italia, dove il 53% dei consumatori preferisce optare per un’opzione di delivery eco-friendly al posto di una più economica.
E con una quota di preferenze pari al 12% l’Italia è il Paese che dà più importanza all’impatto ambientale quando sceglie le modalità di spedizione.

Caroprezzi e inflazione, cosa succederà nei prossimi mesi?

Molte famiglie italiane stanno affrontando momenti difficili per l’incremento dei prezzi degli ultimi mesi. E la prossima stagione potrebbe non essere migliore.  Facile.it e Consumerismo No Profit hanno esaminato le principali voci di spesa familiare per comprendere quali siano aumentate di più nell’ultimo anno e quali potrebbero ulteriormente aumentare nei prossimi mesi.

Auto, moto, benzina e diesel

Nell’ultimo anno, i prezzi delle polizze auto e moto sono aumentati notevolmente.
Ad agosto 2023, in media, per assicurare un veicolo a quattro ruote in Italia servivano 591,10 euro, il 26% in più rispetto al 2022, quando il premio medio era di 469,10 euro. Per chi utilizza le due ruote, la situazione è ancora peggiore, con un aumento del 41% rispetto all’anno precedente, portando il prezzo medio delle polizze moto a 502,07 euro.
Oltre all’assicurazione, i costi dei carburanti hanno pesato sulle tasche degli automobilisti e dei motociclisti. Se a luglio 2023 i prezzi erano leggermente inferiori rispetto all’anno precedente, ad agosto e settembre si è verificato un aumento significativo. Per fare il pieno, in media, è costato il 21% in più per un’auto a benzina e il 10% in più per un’auto a diesel rispetto all’anno precedente.

Consumi energetici e mutui 

Sebbene i prezzi dell’energia elettrica e del gas nel mercato tutelato siano diminuiti rispetto ai picchi raggiunti l’anno scorso, le bollette sono ancora più alte rispetto a prima della pandemia e della guerra.
Ad agosto 2023, una famiglia tipo ha speso il 18% in più per l’energia elettrica e il 27% in più per il gas rispetto al 2019. I prezzi potrebbero aumentare ulteriormente nel quarto trimestre del 2023, quando i consumi energetici cresceranno.
Sul fronte mutui, le rate dei mutui sono cresciute significativamente nell’ultimo anno, in particolare per quelli a tasso variabile.
Un finanziamento medio sottoscritto all’inizio del 2022 ha visto aumentare la rata di 225 euro (+44%) entro settembre 2023. Tuttavia, si prevede che da dicembre ci sarà una stabilizzazione.

Le spese quotidiane

Il costo dei beni essenziali nel “carrello della spesa” è aumentato del 24,5% nel 2023, includendo prodotti come zucchero, olio d’oliva, patate, pomodori, riso, latte, alimenti per bambini e pane. Questo significa un aggravio di oltre 1.100 euro all’anno per una famiglia media.
I prezzi dell’ortofrutta sono in costante aumento, con aumenti medi del 20%. Alcuni prodotti come pere, susine, pesche, mele, cipolle, patate, carote, zucche e radicchio sono particolarmente più costosi.
Gli italiani dovranno mettere in conto un aumento di circa 8 euro al mese per l’ortofrutta. Poco spazio ai piccoli “lussi” come una vacanza: qui i prezzi nel settore sono aumentati in media del 9,4%, con un incremento che può arrivare fino al 25% per un weekend in una città d’arte italiana.

Italiani più attenti alla sostenibilità della spesa alimentare

Il 96% degli italiani è consapevole dello spreco alimentare globale, e ritiene importante agire come collettività per arginare il fenomeno. Ma solo il 41% ne conosce la reale entità. A conferma di questi dati, rimane stabile rispetto al 2022 anche la percentuale di chi è a conoscenza dell’impatto che lo spreco alimentare ha in termini di emissioni di gas serra (77%), mentre un elemento di novità riguarda l’elevata percezione del legame tra cambiamenti climatici e spreco alimentare. Nove italiani su 10 ritengono infatti che le sempre più frequenti calamità naturali abbiano un impatto sulle produzioni, causando perdite agricole e conseguente spreco alimentare. Emerge dalla seconda edizione dell’osservatorio commissionato a BVA-Doxa dal servizio di e-grocery 100% Made in Italy Babaco Market.

Le cause: scarsa attenzione in fase di acquisto e preparazione degli alimenti

Rispetto al 2022, poi, decresce l’attenzione nei consumi e nella preparazione dei cibi. Anche se il 78% degli italiani non butta quasi mai cibo, circa un quarto ammette di sprecarlo per scarsa attenzione.
Il 57% ha inoltre riscontrato almeno un episodio di spreco alimentare domestico nell’ultimo mese.
Le cause? Sono riconducibili alla mancanza di attenzione alla data di scadenza o al deterioramento degli alimenti (59%, +5% vs 2022), alla conservazione poco adeguata dei prodotti nei punti vendita (28%), alla tendenza a comprare troppi alimenti (16%) o in formati troppo grandi (16%), e a cucinare cibo in eccesso (14%, +5%).

Nei canali abituali il carrello è ancora poco sostenibile

Se verdura e frutta fresca si confermano le prime due tipologie di alimenti soggetti allo spreco, tra le principali azioni anti-spreco attuate dagli italiani l’indagine annovera l’interesse nei confronti degli acquisti in grado di facilitare una spesa sostenibile. In particolare, 2 italiani su 3 gradirebbero particolarmente poter fare una spesa anti-spreco e sostenibile, ma attualmente per 1 italiano su 2 questo non è facilmente fattibile presso i canali abituali. Tra gli ostacoli principali, per il 75% del campione si tratta del tempo e dello sforzo extra richiesto, oltre alla disponibilità di punti vendita, la localizzazione dei negozi, la modifica delle proprie abitudini consolidate.

La necessità di una spesa più virtuosa 

L’86% ha inoltre l’impressione che la maggior parte dei negozi della GDO non vendano prodotti prossimi alla scadenza o con confezioni/etichette rovinate, facendo sì che una grande quantità di prodotti rischi di essere sprecata. Per il 39% degli italiani una spesa alimentare più virtuosa si caratterizza per prodotti anti-spreco, eccellenze del territorio (28%), prodotti sostenibili a livello ambientale (24%) e a livello sociale (9%). E il 54% degli intervistati si dichiara molto interessato a fare la spesa online da aziende che supportano l’anti-spreco, la sostenibilità e le eccellenze del territorio.

Spid e PagoPA: cresce la diffusione, ma competenze dei cittadini ancora basse

Se sul fronte degli investimenti nel digitale l’Italia ha puntato molto su PagoPA, la piattaforma che gestisce i pagamenti verso la PA, e Spid, l’identità digitale, sul lato delle competenze il Paese non sembra correre alla stessa velocità degli strumenti messi in campo. Al contempo, il numero delle identità digitali erogate a oggi è di quasi 36 milioni, circa il quadruplo rispetto a quelle attive nell’agosto 2020, e la crescita registrata da PagoPA nell’arco del 2023 ha visto 257.495.757 transazioni effettuate, contro le 163.635.088 dell’intero 2021.  Sono alcune osservazioni sullo stato di avanzamento della trasformazione digitale emerse dall’analisi dei dati dell’Agenzia per l’Italia digitale e dell’Istat, effettuata da Centro Studi Enti Locali (Csel) per Adnkronos.

Oltre metà degli italiani non ha le competenze digitali di base

Sono quindi in atto trasformazioni importanti, ma a oggi i benefici che ne derivano vengono intercettati solo da una parte minoritaria del Paese.
“Oltre metà degli italiani con età compresa tra 16 e 74 anni non possiede neanche competenze digitali di base ed è quindi costretto ad affidarsi a intermediari per accedere ai servizi digitali messi a disposizione dalle amministrazioni pubbliche – afferma il Csel -. Anche le piccole imprese italiane sembrano non tenere il passo con le innovazioni tecnologiche che in pochi decenni hanno ridisegnato completamente il sistema economico mondiale, e nel 57,2% dei casi hanno esternalizzato la gestione delle funzioni Ict”.

Età e grado di istruzione fanno la differenza

A fare la differenza, ovviamente, sono soprattutto i fattori anagrafici e il grado di istruzione. Se nella fascia 20-24 anni chi possiede competenze digitali di base è pari al 61,7 tra 60 e 64 anni è il 32,9%. Inoltre, i due estremi sono rappresentanti dal Centro, dove il 50,9% dei cittadini con più di 16 anni e meno di 75 possiede competenze digitali almeno di base, e il Sud, dove le stesse conoscenze sono appannaggio di meno del 37% della popolazione. Ma ampia è anche la forbice tra chi risiede in un paesino con meno di 2mila abitanti (40,4%) e chi vive in una grande città (54,1%).
Tra le regioni, le due situazioni limite sono rappresentate dal Lazio (52,9%), e dalla Calabria (33,8%).

A quanto ammontano le risorse stanziate?

Nel 2022 la PA ha speso oltre 7 miliardi di euro in tecnologie riguardanti i sistemi integrati di telecomunicazione, +5,8% rispetto al 2021. Dati destinati a crescere ulteriormente nel prossimo triennio anche grazie ai fondi dedicato al digitale dal PNRR. Piattaforme e infrastrutture sono i principali ambiti in termini di spesa, rispettivamente con il 49% e il 20% del totale, seguiti da servizi (14%), dati (8%), sicurezza informatica (4%), governance (3%) e interoperabilità (2%). Tra gli ambiti principali di investimento che sosterranno la crescita nei prossimi anni rientrano la cybersecurity e la migrazione verso il cloud, che riguarderà gli enti della PA che dovranno attuare la Strategia Cloud nazionale.

Nomadi digitali, “liberi” al lavoro

Il fenomeno dei nomadi digitali, coloro che scelgono di lavorare da diversi luoghi spinti da un desiderio di indipendenza, sta rivoluzionando il mondo del lavoro e le dinamiche di reclutamento delle aziende. Questa tendenza ha aperto nuovi orizzonti, consentendo alle imprese di oltrepassare i confini geografici per trovare talenti altamente qualificati.

Superare l’approccio tradizionale alla ricerca di personale 

L’approccio tradizionale di cercare personale localmente è stato superato dalla flessibilità offerta dal nomadismo digitale. Le aziende possono ora selezionare candidati con le competenze esatte di cui hanno bisogno, indipendentemente dalla loro ubicazione geografica. Questo amplia le possibilità di reclutamento e può portare a una gestione dei talenti più efficace.
Tuttavia, è essenziale sottolineare l’importanza della sicurezza nell’era del lavoro digitale. L’uso intensivo della tecnologia da parte dei nomadi digitali richiede una vigilanza accurata e soluzioni di sicurezza robuste per proteggere le aziende dai crescenti rischi di cyberattacchi. L’approccio “se è connesso, è protetto” di Cisco sottolinea questa necessità.

Vantaggi per le persone, le aziende e… le destinazioni

Non solo le aziende e i lavoratori traggono vantaggio dal nomadismo digitale, ma anche le destinazioni verso cui si dirigono. Le autorità locali possono sfruttare questa tendenza per rinvigorire le loro economie e attirare investimenti e talenti. Ad esempio, la Grecia ha previsto di guadagnare 1,6 miliardi di euro grazie al visto per nomadi digitali, mentre piccole città come Ponga in Spagna e alcune località rurali italiane offrono incentivi finanziari per attirare nuovi residenti.
Cisco, ad esempio, ha già avviato progetti di lavoro nomade in luoghi come Venezia e Rodi, consentendo ai dipendenti di vivere e lavorare come parte integrante della comunità locale. Queste iniziative hanno trasformato la vita dei lavoratori e hanno contribuito a colmare il divario di competenze digitali nelle comunità ospitanti.

Contribuire al benessere delle comunità che accolgono

Per i nomadi digitali, c’è la gratificazione di poter contribuire positivamente alle comunità che li accolgono, riconoscendo il valore delle loro conoscenze e competenze. Diventare un nomade digitale offre l’opportunità di attrarre talenti di alto livello, mantenere alti livelli di produttività e aprire nuove prospettive sia per le aziende che per le comunità locali.
In conclusione, il nomadismo digitale sta trasformando il modo in cui lavoriamo, reclutiamo e viviamo. Offre vantaggi significativi sia per le aziende che per le destinazioni, spingendo verso una nuova era di flessibilità e opportunità nell’ambito del lavoro e della crescita economica.

Come funzionano i nuovi videomessaggi su Whatsapp?

Whatsapp sta diventando sempre più “social” e sta aggiungendo nuove funzionalità per rendere la piattaforma più dinamica e interattiva. L’ultima novità è la possibilità di inviare videomessaggi istantanei per rendere le conversazioni più vivaci e accattivanti. La popolare app di chat, di proprietà del gruppo Meta, ha iniziato a implementare questa funzione che permette agli utenti di registrare brevi video personali e condividerli direttamente nelle chat. 

Nelle prossime settimane disponibili per tutti

I videomessaggi istantanei saranno disponibili per tutti nelle prossime settimane, secondo quanto riportato in un recente post sul blog di Whatsapp.
“I messaggi vocali su WhatsApp hanno rivoluzionato il modo in cui le persone comunicano, consentendo loro di condividere la propria voce rapidamente e in sicurezza. È con grande entusiasmo che annunciamo l’evoluzione di questa funzione nei nuovi videomessaggi istantanei”, si legge nella nota della piattaforma.
I videomessaggi rappresentano un modo immediato per rispondere alle chat con qualsiasi cosa si voglia dire e mostrare, il tutto in un breve video della durata di 60 secondi. Whatsapp ritiene che questa nuova opportunità sia un modo divertente per condividere momenti con emozione, che si tratti di augurare buon compleanno, ridere di uno scherzo o dare buone notizie.

Registrare? Facile come mandare un messaggio

La registrazione e la condivisione di un messaggio video sono molto semplici: si può utilizzare la funzione di messaggio vocale esistente o toccare l’icona per cambiare e registrare il video. Tenendo premuta l’icona della videocamera, si avvia la registrazione e si può anche passare alla modalità “a mani libere”. I messaggi video, per distinguerli dai normali video, vengono visualizzati in forma circolare nelle chat.

Dati protetti

Un aspetto importante è la protezione dei dati, in quanto i messaggi video sono crittografati end-to-end, garantendo la sicurezza delle conversazioni private. Inoltre, i messaggi video vengono riprodotti automaticamente in modalità silenziosa all’interno delle chat e solo con un tocco si avvia l’audio. Rimangono nella cronologia della chat fino a quando non vengono eliminati.

Nuove funzionalità per la piattaforma

Questa è solo l’ultima delle nuove funzionalità introdotte da Meta su WhatsApp negli ultimi mesi. Tra le altre novità ci sono i canali per seguire persone e brand con più facilità, la possibilità di modificare i messaggi già inviati e la funzione che permette di utilizzare Whatsapp su più smartphone e di spostare i messaggi su un nuovo dispositivo. L’obiettivo è rendere l’esperienza degli utenti più coinvolgente e personalizzata.

Green equities, la finanza internazionale li premia più degli energetici

Nel corso dei primi due trimestri del 2023, i titoli legati agli investimenti sostenibili, noti come “green equities”, hanno ottenuto risultati migliori a livello internazionale rispetto alle azioni del settore dell’energia e delle utilities. Questa tendenza è emersa in modo costante per due trimestri consecutivi, evidenziando la forte ripresa degli investimenti finanziari nel settore green. In particolare, i titoli green hanno registrato performance positive negli Stati Uniti e in Giappone, mentre hanno ottenuto risultati meno favorevoli nel Regno Unito. Questo trend è stato evidenziato nell’ultimo rapporto del London Stock Exchange Group, che ha sottolineato il settore tecnologico come uno dei principali motori degli investimenti sostenibili.

I titoli legati all’energia segnano il passo

Al contrario, le azioni nel settore energetico hanno continuato a mostrare performance deludenti anche nel secondo trimestre del 2023. Analizzando l’andamento del mercato finanziario internazionale, si osserva che il settore tecnologico ha registrato le migliori performance, con un aumento del circa 15%. È stato seguito dal settore dei beni e dei servizi non essenziali (consumer discretionary), mentre i titoli finanziari si sono classificati al terzo posto. 

Utilities e telecomunicazioni in calo

Al contrario, i settori delle utilities, dell’energia e delle telecomunicazioni hanno registrato performance inferiori, con quest’ultime in territorio negativo. Questo è stato attribuito all’aumento dei tassi di interesse, alle preoccupazioni legate al debito degli Stati Uniti, alla debolezza della ripresa economica cinese e ai tagli alla produzione di petrolio dei paesi dell’OPEC.

Crescono gli investimenti sostenibili 

Nonostante questi ostacoli, diversi paesi, in particolare gli Stati Uniti, hanno superato ampiamente le difficoltà degli ultimi sei mesi, registrando una crescita delle performance negli investimenti sostenibili in un contesto macroeconomico generalmente debole. Ciò ha portato ad un aumento delle valutazioni assolute e dei premi per i titoli green, in particolare per gli investimenti ecosostenibili (EO) e per i benchmark allineati con l’accordo di Parigi sul clima (PAB).

L’attenzione alla transizione green

Nonostante una certa cautela da parte degli investitori, i flussi di fondi destinati agli investimenti sostenibili nel secondo trimestre del 2023 hanno dimostrato che i capitali derivanti dall’emissione di titoli verdi e dal supporto dei governi all’energia pulita sono rimasti solidi. In particolare, il sostegno da parte delle istituzioni governative per la transizione verso un’economia green nel periodo post-pandemico è quasi triplicato tra novembre 2021 e aprile 2023.

Mercato digitale: l’Italia apre un nuovo ciclo all’innovazione 

Secondo i dati della pubblicazione annuale sull’andamento del digitale in Italia, condotta in collaborazione con NetConsulting cube, nel 2022 il mercato digitale consolida una crescita del 2,4%, con un valore complessivo di 77,1 miliardi di euro. L’aumento più rilevante riguarda i Servizi ICT (+8,5%, 14,8 miliardi), sostenuto principalmente dai servizi di Cloud Computing e Cybersecurity. Andamenti particolarmente positivi anche nel segmento Contenuti e Pubblicità Digitali (+6,3%, 14,5 miliardi) e in quello del Software e Soluzioni ICT (+6,2%, 8,6 miliardi). Il mercato relativo a Dispositivi e Sistemi invece subisce un calo dell’1%, e prosegue il trend negativo dei Servizi di Rete TLC (-2,7%).

Il disegno di un’industria completamente diversa

La trasformazione digitale si conferma una leva economica significativa, e il suo ruolo nella ripresa economica del Paese è e sarà sostanziale.
“La combinazione di più tecnologie digitali e una maggiore velocità dell’innovazione rispetto al passato sta disegnando un’industria completamente diversa, che vedrà filiere e Supply Chain sempre più connesse e circolari – commenta Marco Gay, Presidente di Anitec-Assinform -. Fondamentale è il ruolo abilitante dei Digital Enabler nel trasformare produzione e processi, creare nuovi modelli di business, sfide competitive, come pure nuovi mercati. Non a caso stiamo assistendo a dinamiche a doppia cifra nella crescita di Digital Enabler e Transformer: dal Cloud Computing alle piattaforme di Cybersecurity alle soluzioni di Big Data management”.

Il progresso sarà trainato da Digital Enabler e Transformer

Se il progresso del mercato digitale è in parte frenato dalle componenti tecnologiche più mature, sarà invece trainato dai prodotti e servizi più innovativi, ovvero Digital Enabler e Transformer, il cui incremento medio annuo nel periodo 2022-2026 dovrebbe attestarsi sul 12,8%.
“Se la tendenza positiva del mercato digitale è chiara – prosegue Marco Gay – permangono tuttavia criticità, prima fra tutte la carenza di competenze digitali e l’eterogeneità nella diffusione delle tecnologie tra classi dimensionali di impresa e tra territori”. Nel 2022 l’incremento degli investimenti nel digitale per le piccole imprese è del 2,5%, del 4,1% per le medie e del 5,9% per le grandi, a conferma della correlazione tra dimensioni aziendali e spesa digitale. 

Sì al PNRR, ma serve una politica industriale che promuova la competitività

L’utilizzo delle risorse stanziate dal PNRR, insieme al contesto economico internazionale, rappresentano due fattori significativi che influenzeranno l’immediato futuro del mercato digitale. Le stime relative ai tre anni successivi (2024-2025-2026) sono orientate a una crescita ancora più sostenuta, e si basano sull’ipotesi di un minore impatto dell’inflazione e su un maggiore impiego delle risorse economiche messe a disposizione dal PNRR per la digitalizzazione.
Si prevede pertanto una crescita media annua del mercato digitale del 4,5% nel periodo 2022-2026, fino a raggiungere quasi 92 miliardi di euro nel 2026.
“Un uso efficiente dei fondi messi a disposizione dal PNRR è il primo passo in questa direzione – aggiunge Gay – ma c’è bisogno di una politica industriale che promuova la competitività delle imprese, che aumenti la loro produttività e rafforzi la collaborazione all’interno della filiera”.