Lunga vita ai device con le dritte dell’esperto

Quella dei rifiuti tecnologici sta diventando sempre di più un’emergenza: in base agli ultimi dati del Global E-Waste Monitor, che segnala come aumentino le apparecchiature da smaltire, solo nell’ultimo anno ha raggiunto la quota monster di 58 milioni di tonnellate. La colpa di questo fenomeno? Principalmente della vita breve, se non brevissima, dei nostri device e pc. Le ragioni di questa senescenza rapida sono diverse: dal desiderio dei consumatori di seguire sempre le ultime mode, come se lo smartphone fosse uno status symbol; un po’ perchè i device tendono a invecchiare precocemente, e dopo un po’ non possono più essere aggiornati alle versione successive; inoltre, pare, perchè alcune case dotano i loro apparecchi di una sorta di obsolescenza programmata che a un certo punto – anche una manciata di mesi – li fanno smettere di funzionare correttamente. Insomma, siamo condannati a sostituire sovente le nostre apparecchiature, ma non necessariamente tutto è perduto: a maggior ragione se abbiamo a cuore il nostro pianeta, e vogliamo evitare di accumulare ancora rifiuti elettronici, qualcosa dobbiamo fare.

La parola all’esperto 

Si chiama Brian X. Chen ed è l’esperto di tecnologia del New York Times. Proprio lui ha stilato una serie di consigli per far vivere di più gli apparecchi hi-tech, consigli ripresi da Agi. In particolare, Chen avvisa in merito agli aggiornamenti software: non necessariamente devono essere istallati in modo automatico. Gli aggiornamenti, per l’esperto, si possono anche ritardare. Però dobbiamo seguire alcune regole in fatto di sicurezza.
Dopotutto, non è realistico per tutti eseguire l’aggiornamento secondo i programmi di un’azienda tecnologica: alcuni dispositivi, inclusi i telefonini Android, smettono di ricevere aggiornamenti software dopo soli due anni. Non tutti abbiamo il tempo o il denaro per acquistare nuovi prodotti regolarmente. Allo stesso tempo, però, non vogliamo utilizzare gadget vulnerabili a bug, attacchi informatici e altri difetti. Gli aggiornamenti, per l’esperto, si possono anche ritardare. Però dobbiamo seguire alcune regole in fatto di sicurezza.

Le altre regole

Per far durare di più smartphone, tablet e pc, l’esperto consiglia poi suggerisce di mantenere sempre aggiornato il proprio browser, di evitare comportamenti a rischio (ad esempio bisognerebbe utilizzare solo app certe), di proteggere il proprio account online con l’autenticazione a due fattori e di installare sul proprio computer un sistema operativo diverso, ad esempio Linux che è un open source. E quando è l’hardware a essere troppo vecchio? Si può utilizzare in sicurezza disattivandone la connessione Internet per usarlo per attività leggere come riprodurre musica o annotare ricette. 

Quando finirà la pandemia? Ancora tanta incertezza sul ritorno alla normalità

Quando finirà la pandemia? Per esplorare l’opinione pubblica sulla fine della pandemia e il ritorno tanto agognato alla normalità post-Covid Ipsos ha condotto un sondaggio globale in 33 Paesi. La campagna vaccinale continua a passo spedito, ma la marcia del Coronavirus non sembra essersi ancora fermata. E tra la speranza che a breve si possa tornare alla normalità e l’ancora presente timore del contagio tutti si stanno chiedendo quando si uscirà definitivamente da questa pandemia globale. E in generale, a quanto emerge dalla ricerca Ipsos, a livello internazionale attualmente non c’è una convergenza di opinione, e permane ancora tanta incertezza. Se infatti per il 20% degli intervistati a livello globale la fine della pandemia è collegata a quando il 75% della popolazione sarà vaccinata, per il 19% quando la trasmissione del virus si sarà fermata completamente.

Quale segnale decreterà la fine dell’emergenza?

E ancora, per il 17% la pandemia finirà quando la situazione negli ospedali si sarà normalizzata per almeno un mese, e per il 12% quando ci saranno invece meno di 10 casi per milione di abitanti. C’è però ancora tanta incertezza sul tema, segnalata dal 14% degli intervistati che non ha idea di quale sia il segnale che decreterà la fine dell’emergenza. Gli italiani però, dato l’avanzamento della campagna vaccinale, hanno opinioni leggermente divergenti rispetto alla media degli altri Paesi: per il 27% la pandemia finirà quando la trasmissione del virus si sarà fermata definitivamente, per il 17% quando la situazione degli ospedali tornerà alla normalità, un altro 17% non ha idea, e solo per l’11% finirà quando il 75% della popolazione verrà vaccinata.

Tra quanto tempo torneremo a una vita come prima?

Ipsos ha anche chiesto agli intervistati tra quanto tempo potremmo tornare a una vita come quella precedente alla pandemia. E per il 27% a livello internazionale bisognerà aspettare più di un anno da ora, per il 25% entro l’anno, per il 20% nei prossimi 6 mesi, mentre il 14% ritiene che sia già possibile tornare a una vita normale senza restrizioni. Considerando i dati aggregati di tutti i 33 Paesi si nota che più del 66% dei cittadini intervistati pensa che non riusciremo a tornare alla normalità prima di 6 mesi, un dato che sottolinea ancora grande preoccupazione e l’opinione che la crisi non sia ancora del tutto superata.

Immaginare un futuro senza Green Pass

Gli italiani anche in questo caso hanno un’ottica diversa, infatti, per il 36% degli intervistati bisognerà aspettare più di un anno, per il 22% entro l’anno e per il 17% entro i prossimi 6 mesi. Un risultato che registra ancora diffidenza riguardo la fine della pandemia. Dall’inizio della pandemia, il team Public Affairs di Ipsos indaga le opinioni degli italiani in merito all’emergenza Covid-19. L’ultimo aggiornamento del consueto monitoraggio di Ipsos, Come e quando finirà il Green Pass?, registra una diminuzione della minaccia percepita (forse complice anche lo spostamento dell’allerta causato dalla guerra Russia-Ucraina), e raggiunge nuovi valori minimi rilevati dallo scoppio della pandemia. Gli italiani stanno quindi iniziando a immaginare un futuro connotato da una preoccupazione limitata per il Covid-19? 

Gender equality: i risultati del report annuale di Win International

Nella Giornata Internazionale della Donna WIN International, il network internazionale di ricerche di mercato di cui BVA Doxa fa parte, ha rilasciato l’Annual WIN World Survey – WWS, l’ultima indagine su gender equality, violenza e molestie sessuali, per comprendere quali sono i cambiamenti in Italia e nel mondo in termini di pari opportunità e diritti. E la casa anche quest’anno conferma risultati più positivi in termini di parità dei diritti. Considerando le diverse situazioni e i luoghi in cui misurare il gender equality, alla fine del 2021 il 70% della popolazione globale ritiene infatti che la parità di genere sia stata raggiunta nelle case, e in Italia la percentuale (69%) è poco inferiore al risultato globale.

Parità di genere e lavoro

Il 60% della popolazione mondiale ritiene che la parità di genere sia stata raggiunta anche sul posto di lavoro, ma con un dato inferiore per chi è impegnato in politica (50%). In Italia la percezione è diversa e meno paritaria: solo il 38% ritiene che la parità di genere si sia raggiunta al lavoro, percentuale che scende al 37% nell’area politica. Quanto alle opportunità di lavoro e carriera, a livello globale il 37% della popolazione ritiene che le donne abbiano le stesse opportunità lavorative e di sviluppo professionale degli uomini, una percentuale più bassa secondo le dirette interessate (32%). Di contro, il 45% degli intervistati (55% tra le donne) ritiene che le donne abbiano meno opportunità rispetto agli uomini. Inferiori alla media i dati italiani: il 71% vede meno opportunità per le donne rispetto agli uomini, e solo il 22% ritiene che siano rispettate le pari opportunità lavorative.

Violenza fisica e psicologica

Per quanto riguarda i risultati sulla violenza fisica e psicologica subiti dalle donne, rispetto agli anni scorsi sono stabili, con il 16% delle donne a livello globale che nel 2021 afferma di aver subito violenze fisiche o psicologiche (17% nel 2020 e 16% nel 2019). E l’Italia è in linea con queste percentuali (15%). Tuttavia, osservando i dati per macroaree, si trova qualche piccolo miglioramento. In Africa, nelle regioni del MENA, dell’APAC e nelle Americhe, il net score delle donne che hanno subito violenze decresce rispettivamente a -7, -5, -2 e -1. A subire maggiormente violenza fisica e psicologica sono le giovani donne di età compresa tra i 18 e i 24 anni (22%), anche se la percentuale decresce di due punti percentuali rispetto al 2020.

Molestie sessuali

Il 9% delle donne ha subito molestie sessuali: un risultato che rimane in linea con lo scorso anno (8%).  Le donne di età compresa tra i 18 e i 24 anni hanno subito più molestie sessuali rispetto agli altri gruppi di età, un dato leggermente superiore rispetto allo scorso anno (19% nel 2021, 18% nel 2020). Positiva la riduzione di molestie sessuali in alcune regioni e paesi del mondo, come l’Africa e l’India, dove i valori si sono dimezzati. In Italia la percentuale è sensibilmente inferiore rispetto alla media (4% vs 8%).

Più donne manager in azienda nel 2020

Più manager donne nel 2020. E’ quanto emerge dal Rapporto di Manageritalia sui dirigenti privati pubblicato come ogni anno in occasione della Festa della donna con un’elaborazione degli ultimi dati ufficiali Inps. I numeri parlano chiaro. Nel 2019 i dirigenti uomini erano 94.332 e le donne 21.116. L’anno seguente, il numero di queste ultime è aumentato del 4,9% (22.147) mentre è diminuito dello 0, 37% il numero degli uomini (-353). Solo grazie all’incremento delle donne, il dato totale dei dirigenti registra un incremento dello 0,59%, con 678 dirigenti in più nel 2020 rispetto al 2019.
“La crescita del numero delle dirigenti e dei dirigenti – dichiara Mario Mantovani, presidente Manageritalia – dimostra come anche durante la pandemia le aziende strutturate abbiano puntato su competenze e gestione manageriale per resistere e prepararsi a cogliere le opportunità del loro specifico mercato nel post pandemia”.

Buono, ma non sufficiente

Il dato relativo ai manager in rosa è buono, ma assolutamente non sufficiente. Nonostante la crescita, infatti, le dirigenti rappresentano il 19% del totale, a fronte di un desiderato 50% che richiederà opportune scelte e politiche sociali.
“Il fatto che a trainare la crescita dei dirigenti siano state le donne – dice ancora Mantovani – è la conferma dei fenomeni in atto: nella dirigenza privata da anni si vedono uscire coorti quasi esclusivamente maschili ed entrare nuovi manager che sempre più spesso sono donne, scelte per formazione, competenze e capacità. E tutto questo trova una spinta formidabile nel parallelo fenomeno che avviene tra le donne che ricoprono in azienda un ruolo di quadro, che avanzando poi di carriera diventano dirigenti”.
Buone notizie anche dal 2021. Secondo il Rapporto di Manageritalia, infatti, i dirigenti del settore terziario che hanno il contratto dirigenti del terziario nel 2021 sono cresciuti complessivamente del 6,2% con le donne in doppia cifra (+11%) rispetto agli uomini (+6%). E in questo caso oggi le donne dirigenti sono addirittura quasi il 21% del totale.

Il rosa vince soprattutto nelle grandi città. Con la “sorpresa” del Sud

Per quanto riguarda la distribuzione geografica, le province più ‘rosa’ sono quelle delle grandi città, con Milano al primo posto (dove lavorano 8.705 donne dirigenti) seguita da Roma (4.405) e Torino (1.132). Ai primi dieci posti per numero di dirigenti donne solo province del nord: Bologna, Brescia, Verona, Varese, Bergamo, Firenze, Genova. Per quanto riguarda invece il peso percentuale delle donne dirigenti, balza all’occhio il buon piazzamento di alcune province del sud, spesso caratterizzate da un bassissimo numero di dirigenti in assoluto e quindi più facilmente condizionati da vari fattori. Al primo posto c’è Enna con le donne dirigenti (56,7%) che superano addirittura gli uomini. Tra le grandi province Roma (le donne manager sono il 25,3%), prevale su Milano (21,8%) e Torino (17,7%).

Tecnologie 4.0, in arrivo 678 milioni di euro per le Piccole e medie imprese

Sono in arrivo 678 milioni di euro per le Piccole e medie imprese italiane: un decreto firmato dal ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti disciplina infatti i finanziamenti garantiti dal programma d’investimento europeo React-Eu e dai fondi di coesione. E istituisce un nuovo regime di aiuti per gli investimenti delle Pmi.

Gli investimenti sono volti alla realizzazione di progetti innovativi legati a tecnologie 4.0, economia circolare e risparmio energetico. In particolare, i finanziamenti sono destinati per circa 250 milioni agli investimenti da realizzare nelle regioni del Centro-Nord Italia, mentre circa 428 milioni sono previsti per quelli da realizzare nelle regioni del Mezzogiorno, Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna. Ai progetti proposti dalle Piccole e medie imprese sarà destinato il 25% delle risorse.

Favorire economia circolare, sostenibilità ambientale e risparmio energetico

L’importo massimo agevolabile per ogni investimento innovativo non potrà essere superiore a 3 milioni di euro, e dovrà favorire la trasformazione digitale dell’attività manifatturiera delle Pmi attraverso l’utilizzo di tecnologie abilitanti individuate dal piano Transizione 4.0. Una particolare attenzione verrà rivolta ai progetti che puntano a favorire l’economia circolare, la sostenibilità ambientale e il risparmio energetico.

I limiti dell’agevolazione

Tuttavia, le imprese che richiederanno l’agevolazione non dovranno aver effettuato, nei due anni precedenti la presentazione della domanda, una delocalizzazione verso uno stabilimento situato in un’altra parte dello Spazio Economico Europeo (SEE) che realizzi prodotti o servizi oggetto dell’investimento, impegnandosi a non farlo anche per i 2 anni successivi al completamento dell’investimento stesso. Le Piccole e medie imprese interessate ai finanziamenti potranno presentare domanda nei termini e nelle modalità che verranno definite con un successivo provvedimento ministeriale, riporta Adnkronos.

La capacità di rimanere competitivi passa dall’ammodernamento degli impianti

“Da ministro dello sviluppo economico è mio dovere tutelare le imprese italiane, individuando tutte le risorse e gli strumenti necessari per sostenere gli investimenti in progetti innovativi che mirano anche a ridurre l’impatto energetico sui processi produttivi – ha dichiarato il ministro Giancarlo Giorgetti -. È questa un’altra importante linea d’azione da perseguire per fronteggiare, in un’ottica di medio e lungo periodo, il caro bollette. La capacità del nostro sistema imprenditoriale di rimanere competitivo sui mercati – ha aggiunto il ministro – passa infatti dall’ammodernamento degli impianti attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie, che oltre a incrementare la produttività e migliorare la sostenibilità ambientale, devono favorire sviluppo e occupazione”.

Il mercato dei Droni nel secondo anno di pandemia

Le esigenze di distanziamento sociale, monitoraggio e consegne rapide ed efficienti hanno mostrato in modo chiaro le potenzialità del mercato dei droni. E dopo la frenata provocata dalla pandemia nel 2020, il 2021 è stato un anno di ripartenza per il settore. Nel 2021 il mercato professionale dei droni in Italia ha raggiunto il valore di 94 milioni di euro, +29% rispetto al 2020, che però non è stato sufficiente a tornare ai livelli pre-pandemia (117 milioni di euro nel 2019). Le imprese attive nel settore a livello nazionale oggi sono 713, con 45 chiusure nel 2021 (111 dal 2018-2021), a indicare l’evoluzione in atto nel comparto. Sono alcuni risultati della ricerca dell’Osservatorio Droni della School of Management del Politecnico di Milano.

Due segmenti distinti, operativo e Advanced Air Mobility

Il mercato ha iniziato ad articolarsi in due segmenti distinti. Quello operativo, costituito da droni medio/piccoli in grado di svolgere attività a valore aggiunto per i settori più tradizionali, che al momento è l’unico a generare ricavi, e l’Advanced Air Mobility, costituito da droni mediamente più grandi in grado di effettuare trasporti di beni e persone. Un segmento ancora agli albori, ma di grande prospettiva. Per questo segmento in Italia oggi si contano 21 progetti, sperimentati o solamente annunciati. E l’Italia è anche apripista in Europa con il Piano Strategico Nazionale 2021-2030 per lo sviluppo della Mobilità Aerea Avanzata dell’ENAC.

Prospettive future

A livello mondiale i casi applicativi di droni totali censiti dall’Osservatorio sono 755 tra il 2019 e il 2021, di cui quasi il 42% realizzati nell’ultimo anno. Dopo la riduzione del 20% registrata nel 2020, nel 2021 le applicazioni hanno ricominciate a crescere, superando anche il valore del 2019 (245). 
I due ambiti su cui focalizzare l’attenzione nel breve periodo sono lo sviluppo del volo BVLOS e quello del volo autonomo. Nel volo BVLOS ENAC ha autorizzato 11 sperimentazioni nel 2021 e l’interesse a livello italiano è alto: il 52% delle imprese è interessata a effettuare queste sperimentazioni. Il volo autonomo è invece la prima priorità indicata dalle imprese dell’offerta, tanto che il 63% è estremamente interessato allo sviluppo di questi sistemi.

La normativa e le aspettative delle imprese

Il 41% delle imprese ritiene che il Regolamento Europeo Droni stia già dando un forte impulso al mercato, contro il 32% delle imprese più scettico. Quello che sembra mancare è la sua piena applicabilità, ritenuta un forte freno dal 64% degli intervistati. La crescita del settore, soprattutto nel segmento operativo, deve passare dal processo di innovazione. Le imprese stanno investendo soprattutto sull’efficientamento dei processi e dell’organizzazione aziendale (55%), sul marketing e le vendite (43%), meno sullo sviluppo di hardware (30%) e software (26%). Il 69% delle imprese investe infatti meno del 30% della spesa in Ricerca e Sviluppo nel business dei droni.
Una percentuale non sufficiente a portare reale innovazione sul fronte tecnico e tecnologico.

Le aspettative per il 2022, torna la voglia di viaggiare

Quali sono le aspettative per il 2022 da parte degli italiani, anche in merito alla propria situazione economica e di quella del Paese? Tutto sommato positive. I nostri connazionali infatti puntano sull’anno nuovo per riprendere a fare progetti e soprattutto a viaggiare, dopo due anni di emergenza sanitaria che hanno inevitabilmente stavolta le nostre vite e abitudini. A dirlo è l’ultima edizione dell’Osservatorio Compass, la ricerca dedicata alle aspettative di consumatori ed esercenti per il 2022, condotta dalla società del credito al consumo del Gruppo Mediobanca, con un focus proprio sul mercato dei prestiti. Dall’indagine si scopre così che circa 1 italiano su 2 si dice più fiducioso rispetto allo scorso anno, specialmente per l’economia del Paese. La pandemia ha portato grandi cambiamenti, anche nelle abitudini di acquisto, sempre più influenzate da offerte e sconti, ma rinasce la voglia di fare progetti (quasi 9 su 10 ne hanno in cantiere alcuni), su tutti quello di riprendere a viaggiare.

Il primo desiderio: che finisca la pandemia

Ovviamente il desiderio maggiormente condiviso è che finisca la pandemia:  7 italiani su 10  la pensano così. Secondo circa metà degli italiani (45%) il 2022 segnerà un miglioramento per l’economia del Paese. La fiducia cresce e riguarda anche la sfera personale, con circa un terzo del campione (30%) convinto che la situazione economica della propria famiglia migliorerà. Per molti il nuovo anno sarà l’occasione per mettersi alle spalle un 2021 dai due volti. Se è vero che la campagna vaccinale e l’aumento del Pil hanno dato fiducia ad alcuni sia nei confronti dell’economia italiana (migliorata nel 2021 per il 29% degli intervistati) che per quella famigliare (14%), sono ancora in tanti a contare i danni dell’anno passato (per il 30% c’è stato un peggioramento) e a doversi aggrappare al 2022 per un vero riscatto. 

Attenzione anche ai problemi della nostra epoca

Agli italiani non manca la consapevolezza sui problemi più gravi della nostra epoca: infatti, completano il podio dei desideri per il 2022 il voler vivere in un mondo più rispettoso dell’ambiente e della natura (43%) e il contenimento della crisi economica (42%). Quello che sembra mancare è soprattutto un forte senso di libertà di movimento, non a caso il 51% ha in programma di fare un viaggio/vacanza e il 23% di acquistare un’auto/moto. Che sia viaggiare, comprare casa o un veicolo, ristrutturare casa, rifare l’arredamento o, più semplicemente, sposarsi, non importa: la notizia migliore è che quasi tutti gli italiani (88%) hanno ripreso a fare progetti. 

Cresce il credito al consumo

Probabilmente per realizzare tutti i desideri lasciati nel cassetto, è aumentato in modo significativo il credito al consumo, uno strumento importante per l’economia reale del Paese. Dal 2015 il volume di prestiti erogati non era mai stato così alto (€12 miliardi nel I semestre del 2021). 

Covid, l’opinione degli italiani all’inizio del 2022

A ridosso delle festività natalizie la curva dei contagi in Italia si è impennata, e molti italiani sono risultati positivi proprio durante le vacanze di Natale 2021.
Il livello di allarme risulta quindi ancora molto alto nell’opinione pubblica, nonostante qualche esperto inizi a parlare diendemizzazione del virus, specie in relazione alla variante Omicron. Con il 1° aggiornamento del 2022 torna il consueto monitoraggio di Ipsos delle opinioni degli italiani in merito all’emergenza Coronavirus. E dalle risposte risulta che oggi, per 1 italiano su 5, il peggio della crisi deve ancora arrivare
In tutti gli ambiti testati da Ipsos, individuale, familiare, locale, nazionale e mondiale, la minaccia percepita nelle ultime due settimane, di fatto, sale ancora.

Sale la minaccia percepita

Scende infatti al 24% (-6) la quota di intervistati che ritiene ‘il peggio passato’, mentre per il 20% (+2) ‘il peggio deve arrivare’,e per il 37% (+10) siamo all’apice dell’emergenza. La previsione che nelle prossime settimane i contagi possano aumentare oltrepassa l’80%, e l’orizzonte temporale in cui si colloca la previsione della fine di ogni preoccupazione tocca un nuovo massimo dall’inizio della pandemia: 19,5 mesi da oggi.
Risalgono poi ulteriormente quanti oggi si sentono più minacciati dai rischi sanitari della pandemia (63%, +6), rispetto ai rischi economici connessi (25% -1).

Tra i vaccinati il 50% ha già ricevuto la terza dose 

Solo il 17% degli intervistati dichiara di non conoscere direttamente nessuno che abbia contratto il virus: il 9% ammette di essersi infettato, per il 15% si è contagiato almeno uno dei propri conviventi, e per il 27% uno degli amici più stretti. Quanto ai giudizi positivi sulla campagna vaccinale scendono di un paio di punti (64%, -2), ma restano prevalenti rispetto alle critiche (20%). Il 90,5% dichiara di aver ricevuto almeno una dose di vaccino, e il 50% la dose booster.
Tra i non vaccinati, invece, al netto degli esentati, il numero dei dubbiosi circa l’utilità/sicurezza del vaccino e dei no vax si equivale, ed è pari al 40% in entrambi i casi. 

Super Green Pass e obbligo vaccinale

Tra i vaccinati, il 50% si dichiara convinto della propria scelta, mentre quasi 1 persona su 6 è stata costretta dall’obbligatorietà del Green Pass. In particolare: il 29% mantiene qualche dubbio, il 6% ammette di averlo fatto solo per poter mantenere la socialità, o per poter andare al lavoro (9%).
In ogni caso, l’89% dichiara di avere un green pass valido, ottenuto quasi sempre grazie alle vaccinazioni. Quanto alle modifiche al Super Green Pass introdotte con il decreto del 7 gennaio, raccolgono il 70% di opinioni favorevoli e il 24% contrarie. Anche rispetto all’obbligo vaccinale per gli over 50 si allarga la platea dei favorevoli, e molti vorrebbero generalizzarlo all’intera popolazione. Sale anche il favore al vaccino ai bambini di fascia di età 5-11 anni (57%, +6), ma non tra quanti hanno bambini in quella fascia di età (49% favorevoli, 41% contrari).

Il dizionario del 2022, da ‘ammortizzatori’ a ‘verde’

Sono tante le novità del 2022 con cui gli italiani dovranno familiarizzare: da ‘ammortizzatori’, gli strumenti di tutela di chi perde il lavoro che nel 2022 diventano universali, ad ‘assegno unico’, il nuovo beneficio economico per chi ha figli a carico, ad ‘assorbenti’, per i quali l’Iva si dimezza e scende al 10%, e ‘bollette’, che dopo il rincari del 2021 vedono un nuovo balzo dei prezzi.
Il dizionario del 2002 continua con ‘barriere architettoniche’ (il bonus al 75% per abbatterle è una novità di quest’anno), ‘contante’ (dal 1° gennaio il tetto per il suo utilizzo scenderà da duemila a mille euro), e ‘cartelle’: ci saranno sei mesi per pagare le cartelle notificate nel primo trimestre dell’anno.
Quanto a ‘delocalizzazioni’, scatta una stretta, e ora servono tre mesi di preavviso e un piano per rendere meno traumatici gli esuberi.

Da ‘espansione’ a ‘neo mamme’
Le parole chiave del 2022 comprendono anche ‘espansione’, per cui si prevede un’assunzione ogni tre uscite di lavoratori, ‘facciate’ (rimane il bonus per rinnovarle, ma cala dal 90 al 60% della spesa), e ‘giovani’: è stato prorogato lo sconto sulle tasse per l’acquisto di case per gli under 36, ma anche la detrazione al 20% sull’affitto per i giovani under31, e diventa strutturale il bonus cultura per i diciottenni. E se per ‘Irap’ scatta la sua cancellazione per 835mila autonomi, cambiano le aliquote ‘Irpef’, che scendono da cinque a quattro. Ma c’è anche il bonus ‘mobili’, che raddoppia da 5 a 10mila euro, e per le ‘neo mamme’ il 2022 prevede un taglio sperimentale del 50% dei contributi a carico delle lavoratrici madri del settore privato.

Da ‘papà’ a ‘Superbonus’
L’elenco prosegue con ‘papà’(i lavoratori dipendenti che avranno un figlio o lo adotteranno avranno diritto a 10 giorni di congedo obbligatorio e a un giorno di astensione facoltativa), ‘plastic tax’ (rinviata al 2023, con la Sugar Tax), e ‘quota 100 addio’ (i requisiti per lasciare il lavoro salgono a quota 102, ovvero 64 anni di età e 38 di contributi), ‘Rdc’ (cambia, ma poco, mente cambiano i criteri per l’offerta di lavoro o si decade dal beneficio), e ‘Superbonus’ (prorogato per i condomini fino al 2025, ma con un decalage: rimane al 110% fino al 2023, poi al 70% nel 2024 e al 65 nel 2025).

‘Tavolini all’aperto’, ‘volontariato’, ‘Tv e decoder’, e ‘verde’
Le ultime quattro parole del 2022, riporta Ansa, sono ‘tavolini all’aperto’ (è stata prorogata fino a fine marzo l’esenzione dalla tassa per l’occupazione del suolo pubblico), ‘volontariato’ (niente Iva fino al 2024 per il terzo settore e il mondo no profit), ‘Tv e decoder’ (è stato rifinanziato il bonus previsto per adeguare gli apparecchi alle nuove tecnologie di trasmissione, e per gli over70 è prevista la consegna a casa del decoder tramite le poste), e ‘verde’. In questo caso si tratta del bonus al 36% per migliorare gli spazi verdi di balconi a giardini.  

Pandemia, uno tsunami per i consumi. Cancellati quasi 4mila euro di spesa

Secondo Confesercenti la pandemia è “uno tsunami per i consumi”. Nonostante il recupero registrato durante il 2021, secondo l’associazione “dall’inizio dell’emergenza sanitaria la crisi innescata dal Covid ha cancellato quasi 4mila euro di spesa a famiglia”. Il dato calcolato da Confesercenti è la somma della riduzione dei consumi rispetto al livello pre-crisi registrata in media da ogni famiglia nel 2020. Nel primo anno del Covid la riduzione dei consumi era pari a -2.653 euro, e nel 2021 a -1.298 euro, per un totale quindi di -3.951 euro a famiglia. A livello territoriale, l’arretramento peggiore lo registra la Toscana, con una perdita reale di 9.119 euro di spesa per nucleo familiare. Al secondo posto della classifica delle regioni che hanno perso di più, c’è il Molise (-5.903), seguito da Piemonte (-5.724 euro) e Basilicata (-5.491 euro).

La compressione della spesa colpisce tutte le regioni 

Perdite superiori ai 5mila euro per nucleo familiare si rilevano però anche in Sardegna (-5.305 euro), Veneto (-5.117 euro) e Valle D’Aosta (-5.014). Una compressione dei consumi delle famiglie appena sotto la soglia dei 5mila euro si registra invece in Lombardia (-4.969 euro per nucleo) e Trentino Alto-Adige (-4.620 euro), mentre subiscono una perdita superiore ai 3mila euro Puglia (-3.951 euro), Emilia-Romagna (-3.776 euro), Marche (-3.413 euro) e Umbria (-3.338 euro).
Sopra i 2mila euro è invece la riduzione di spesa stimata per Calabria (-2.796 euro a famiglia), Liguria (-2.676 euro), Campania (-2.626 euro) e Friuli-Venezia Giulia (-2.554 euro). Contengono invece le perdite, comunque sopra la soglia dei mille euro, Lazio (-1.568 euro a famiglia), Abruzzo (-1.402 euro) e Sicilia (-1.025).

Lockdown, riduzione dei redditi, inflazione e incertezza

Secondo Confesercenti, a pesare sul calo dei consumi sono diversi fattori. Innanzitutto, i lockdown e le restrizioni che hanno interessato il nostro Paese tra il 2020 e i primi sei mesi del 2021. Ma a incidere sono anche la riduzione dei redditi da lavoro, l’inflazione e l’incertezza, che porta le famiglie a mantenere un tasso di risparmio ancora superiore rispetto a quello dei periodi precedenti alla pandemia, riporta Askanews.

“È come se le famiglie avessero perso due-tre mesi di entrate “

“La pandemia ha avuto un impatto devastante sui consumi delle famiglie – commenta la presidente Confesercenti Patrizia De Luise -. Sommando i consumi persi nel 2020 e nel 2021, è come se le famiglie avessero perso due-tre mesi di entrate. Bisogna intervenire per accelerare il recupero, perché dai consumi interni dipende circa il 60% del nostro Pil. La via maestra è quella fiscale: la riforma del fisco, che inizierà proprio con la manovra di quest’anno, deve liberare il più possibile le risorse delle famiglie”.