Per la prima volta, le donazioni digitali superano quelle “cash”

Per la prima volta, le donazioni effettuate tramite pagamento digitale superano quelle in contanti. Secondo la nona edizione dello studio “Donare 3.0” condotto da BVA Doxa, PayPal Italia e Rete del Dono, l’85% dei Millennials e dei membri della Generazione Z ha donato almeno una volta negli ultimi 12 mesi. Questo conferma una crescente propensione alla donazione da parte delle generazioni più giovani, che sono inclini a fare regali solidali e sostenere più cause benefiche.

Predominanza del digitale anche in questo settore

La predominanza del digitale nelle donazioni è evidente. Nel corso del 2021, si è registrato un avvicinamento tra le donazioni in contanti e quelle tramite strumenti digitali, con il 37% delle donazioni effettuate in contanti e il 35% tramite pagamenti digitali. Tuttavia, nel 2022 si è verificata una svolta, con il 38% delle donazioni in contanti e il 42% effettuate tramite pagamento digitale. Riguardo agli importi donati negli ultimi dodici mesi, il 42% degli intervistati ha donato più di 50 euro, mentre il 43% ha donato tra i 10 e i 50 euro nello stesso periodo. Un’altra tendenza in crescita è l’uso dei dispositivi mobili per effettuare donazioni, che ha coinvolto il 61% degli intervistati nel 2022, rispetto al 65% che ha utilizzato una postazione fissa. PayPal conferma di essere lo strumento preferito per il 70% degli intervistati per i pagamenti online, seguito dalla carta di credito al 62%.

L’atteggiamento dei giovani verso la donazione si consolida

I donatori online mostrano un trend di crescita positivo anno dopo anno, soprattutto i Millennials e la Generazione Z, con l’85% di loro che ha effettuato almeno una donazione nel 2022. Il 38% degli intervistati ha dichiarato di donare ad associazioni suggerite da persone di fiducia, soprattutto tra i Millennials e la Generazione Z. Inoltre, circa la metà dei donatori (51%) rimane molto fedele alle associazioni a cui dona. Tra le due generazioni citate, emerge una forte preferenza (61%) per il dono di oggetti materiali. È anche evidente la propensione a sostenere più di una causa benefica, con il 64% degli intervistati che ha donato a più di due associazioni. Inoltre, il volontariato coinvolge attivamente il 33% dei soggetti intervistati.

Il 55% dona per la salute e la ricerca

La salute e la ricerca sono la principale causa per cui si decide di donare, con il 55% delle preferenze degli intervistati. C’è anche un crescente interesse verso l’assistenza sociale, lo sport, l’arte e la cultura. In particolare, la cultura rivela un’attenzione elevata verso i progetti legati al patrimonio culturale italiano e al territorio.

Pmi e innovazione: più investimenti, ma ancora poca “cultura”

Nel 2022 le Pmi italiane aumentano gli investimenti in digitale rispetto al 2021, ma rimane un forte divario culturale. Se il 43% delle Pmi dichiara di essere ‘avanti nel processo di digitalizzazione’ o di ‘puntare sempre di più sul digitale’, il 35% stenta a riconoscere alla digitalizzazione un ruolo centrale all’interno del loro settore economico di riferimento. Segno di una mancata consapevolezza delle opportunità offerte dalla trasformazione digitale. Sono alcuni dati presentati dall’Osservatorio Innovazione Digitale nelle Pmi della School of Management del Politecnico di Milano.

Si investe poco nelle competenze

Il 51% delle Pmi non svolge attività in azienda per sviluppare e potenziare le competenze digitali, e solo l’8% punta a integrare nell’organico figure Stem o di alta formazione. Un divario che ha ripercussioni dirette sulla digitalizzazione dei processi, spesso portata avanti con strumenti non avanzati. Ad esempio, le attività di marketing e lead generation sono composte da attività tradizionali, come azioni sul campo dei venditori e fiere di settore (48%), o al massimo pubblicità online (30%).
A mancare è spesso la raccolta ed elaborazione dei dati raccolti mediante CRM, adottata solo dal 42% delle Pmi. Carente è anche la digitalizzazione dell’area risorse umane, dove principalmente si utilizzano applicativi rivolti alla gestione di presenze, turni e orari lavorativi.

Integrazione dei processi e cybersecurity

A livello di integrazione di processi/funzioni aziendali il 40% delle imprese ha introdotto un software ERP (Enterprise Resource Planning), ma rimane elevato il numero di quelle che non conoscono o non sono interessate a introdurre questa tecnologia. A livello di processi direzionali, imprenditore e vertice strategico sono i principali promotori della digitalizzazione, ma spesso le scelte di business non sono guidate da una valutazione di performance attraverso dati raccolti in azienda. Quanto alle tecnologie trasversali, c’è attenzione verso la cybersecurity, ma emerge il divario tra imprese che adottano solo soluzioni di base (96%) o anche avanzate (28%). Rispetto poi alla collaborazione con hub territoriali di innovazione esterni, una Pmi su 4 lo fa, segno che tali strutture hanno ancora possibilità di espansione nell’efficacia e nella portata della loro attività.

Accesso a risorse e progetti

Le iniziative realizzate in Italia a favore della digitalizzazione delle imprese mostrano un’assenza di focalizzazione esclusiva verso le Pmi, soprattutto a livello nazionale. Solo 2 progetti su 10 sono esclusivamente indirizzati alle Pmi e di questi 2 su 3 sono rivolti indiscriminatamente a tutte le imprese, senza considerarne il settore o la filiera come fattore discriminante. A livello regionale, invece, le misure mirate e a specifici settori o distretti risultano più frequenti. Per quanto riguarda la ricerca di risorse finanziarie, in generale le Pmi faticano a intercettare tempestivamente i bandi ai quali potrebbero aderire, e qualora siano in grado di accedervi, hanno difficoltà a impostare una programmazione di medio-lungo termine. Una criticità che enfatizza l’assenza di una strategia digitale a favore di un approccio estemporaneo dettato da contingenze esterne e disponibilità di fondi.

Giornata mondiale dell’ambiente: scatta l’allarme per gli eventi climatici estremi

Dall’inizio del 2023 gli eventi climatici estremi in Italia sono aumentati del +135% rispetto all’anno precedente. Da gennaio a maggio si sono registrati 122 eventi estremi, contro i 52 dello stesso periodo del 2022. In particolare, gli allagamenti da piogge intense (30 contro 16 dei primi 5 mesi del 2022, +87,5%). E sono sei le regioni più colpite da eventi climatici estremi: Emilia-Romagna (36), Sicilia (15), Piemonte (10), Lazio (8), Lombardia (8), Toscana (8). 
È quanto denuncia Legambiente, che in occasione della giornata mondiale dell’ambiente ha diffuso i nuovi dati del suo Osservatorio Città Clima.

Servono politiche climatiche più ambiziose e interventi concreti

Per aiutare l’ambiente e contrastare la crisi climatica servono politiche climatiche più ambiziose, accompagnate da interventi concreti a livello nazionale ed europeo.
L’Italia deve quindi accelerare, sia approvando il Piano di adattamento climatico di cui è ancora sprovvista sia prevedendo risorse adeguate. Inoltre, deve aggiornare entro fine giugno il PNIEC, e approvare una legge attesa da 11 anni contro il consumo di suolo. Sono le tre azioni prioritarie su cui l’Italia a oggi è in forte ritardo, mentre a livello europeo è importante definire un Patto di solidarietà per il clima tra Paesi industrializzati, emergenti e in via di sviluppo, per raggiungere zero emissioni nette entro il 2050 a livello globale.

Riparare gli errori del passato 

“La fotografia scattata dal nostro Osservatorio Città Clima sugli eventi climatici estremi parla chiaro – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente -, bisogna invertire al più presto la rotta. L’alluvione che ha colpito nelle scorse settimane l’Emilia-Romagna e le Marche, ma anche le violente piogge che si sono abbattute in questi ultimi giorni in Sardegna e in altre regioni d’Italia, sono l’ennesima dimostrazione di quanto la crisi climatica stia accelerando il passo causando ingenti danni all’ambiente, all’economia del Paese, e perdite di vite umane. Al Governo Meloni chiediamo un’assunzione di responsabilità perché per affrontare il tema della crisi climatica serve una decisa volontà politica con interventi concreti non più rimandabili per riparare gli errori del passato, come ad esempio tombare i fiumi, costruire in aree non idonee o in prossimità dei corsi d’acqua”.

Attuare politiche territoriali di prevenzione e campagne informative di convivenza con il rischio

“Ora bisogna voltare pagina – continua Stefano Ciafani – e i primi strumenti per farlo sono proprio il piano di adattamento al clima e le risorse per attuarlo, l’aggiornamento del PNIEC, una legge contro il consumo di suolo. Senza dimenticare che il Paese ha bisogno di più politiche territoriali di prevenzione e campagne informative di convivenza con il rischio. Solo così si potrà evitare che l’ultima tragedia sia la penultima e che il Paese rincorra sempre l’emergenza”.

Il terziario in Italia è donna, e prevale il tempo indeterminato

Lo rivela un’indagine dell’Ufficio Studi di Confcommercio: in Italia il terziario è donna. Su 100 donne che lavorano alle dipendenze a tempo indeterminato 75 sono occupate nel terziario di mercato, mentre su 100 occupati dipendenti nell’industria e nelle banche solo 27 sono donne.
Il terziario comprende le società del commercio, alberghi, pubblici servizi, comunicazioni, credito, assicurazioni, consulenze, trasporti e servizi per l’impresa. E su 100 dipendenti nei servizi 51 sono donne. Inoltre, a prevalere è il contratto a tempo indeterminato. Su 100 donne dipendenti nel terziario di mercato oltre 65 hanno infatti un contratto a tempo indeterminato.

Occupazione femminile pari al 43,6%

L’indagine mostra però che il tasso di occupazione delle donne in Italia è pari al 43,6%, contro una media europea del 54,1%. Se il tasso di disoccupazione femminile in Italia (11,1%) venisse portato al valore europeo (7,2%), si avrebbero 433mila donne occupate in più.
Nel confronto tra le macro aree italiane, il tasso di occupazione delle donne al Sud è pari al 28,9% contro il 52% del Nord. Secondo l’analisi, la crescita economica, che poi alimenta anche i processi sociali di inclusione e una vita democratica ragionevolmente soddisfacente, dipende dal lavoro, anzi, proprio da quanti lavorano. E quanti lavorano dipende dalla demografia.

Migliorare i tassi di partecipazione

L’indicazione è puntare a migliorare i tassi di occupazione e i tassi di partecipazione, cioè accrescere la quota di quanti lavorano tra quelli che vogliono lavorare, e accrescere la quota di quelli che vogliono lavorare tra quanti possono farlo. Se si equalizzasse al benchmark il nostro tasso di occupazione femminile otterremmo quasi 1,9 milioni di occupati, anzi, di occupate in più.
È necessario quindi puntare ad accrescere il tasso di partecipazione femminile. Altro problema tutto italiano è la questione meridionale. Nella partecipazione femminile il Sud si trova oltre 22 punti indietro rispetto al benchmark europeo.

Crisi demografica: le donne lavoratrici fanno più figli 

Secondo la ricerca, per risolvere, o almeno per mitigare, la crisi demografica bisogna mettere le donne nella condizione di scegliere liberamente se lavorare o meno, perché l’evidenza internazionale dice senza ambiguità che più le donne partecipano al mercato del lavoro più fanno figli.
Spostare il tasso di partecipazione femminile dal nostro 49% al 60% della media europea, o al 65% della Germania, non garantirebbe di avere mediamente più figli per donna, ma aprirebbe una potenzialità, come suggerito dal comportamento degli altri Paesi. Con questo tasso di partecipazione, riferisce Agi, ci sarebbe la possibilità di raggiungere non solo l’Olanda e altre nazioni che si collocano solo poco sopra di noi, ma anche il tasso di fertilità dei tedeschi o dei danesi.

Prodotti per l’infanzia: il caro prezzi spinge le famiglie verso promo e offerte

Il caro prezzi avanza, e non sembra dare segnali di arresto. Le famiglie italiane sono sempre più orientate ad acquistare prodotti che consentano un risparmio effettivo sulla spesa, anche per quanto riguarda i prodotti per la prima infanzia, come omogenizzati, pannolini, passeggini, vestiti e giocattoli.
Un’analisi condotta da DoveConviene, l’app che aiuta i consumatori a trovare le migliori offerte su tutto il territorio nazionale, evidenzia il ruolo strategico delle promozioni nel tutelare il potere di acquisto delle famiglie con figli molto piccoli. Nel 2022 è infatti aumentato anche il costo medio per l’alimentazione del neonato, nonché dei pannolini e i passeggini. In particolare, rispetto al 2021, l’alimentazione del neonato è aumentata del +11,3%, del +13,6% i pannolini e del +30,4% i passeggini.
Un trend che quindi continua a spingere le famiglie verso un ricorso sempre maggiore allo strumento delle promozioni, allo scopo di tutelare il proprio potere di acquisto.

Il 6,2% delle ricerche totali di prodotti in offerta riguarda quelli per i più piccoli 

Nei primi tre mesi del 2023, DoveConviene registra infatti un aumento del +44% dell’interesse delle famiglie verso queste categorie di prodotti. Circa il 6,2% delle ricerche totali di prodotti in offerta sono relative ai prodotti per l’infanzia, e nel 2022 sono state oltre due milioni le interazioni con i prodotti comunicati all’interno dei volantini digitali legati al mondo infanzia. E particolarmente ambite risultano le offerte relative ai pannolini.

Dai pannolini all’alimentazione per i neonati all’abbigliamento premaman

Nella top 10 dei prodotti più ricercati, in nona posizione, si infatti trova la parola generica ‘pannolini’, mentre in sesta, quella di un noto brand specializzato in questo prodotto. Inoltre, scorrendo la classifica delle offerte top 100, si trova un altro brand di pannolini. E sul totale delle ricerche effettuate nel 2022 per i prodotti per l’infanzia i pannolini rappresentano il 75,60%.
Oltre ai pannolini, gli altri prodotti per l’infanzia più ricercati nel 2022 sono stati l’alimentazione del neonato (14,32%), i giocattoli (4,48%), gli accessori per passeggiare (2,99%), gli accessori per la casa (1,22%), l’abbigliamento per i bambini (0,84%), l’arredamento (0,34%) e l’abbigliamento premaman (0,11%). La ricerca di ciucci si è invece attestata allo 0,09%.

Il taglio dell’Iva non è bastato

Di fatto, biberon, latte in polvere, pannolini e omogenizzati sono i nuovi prodotti all’attenzione del Garante dei prezzi. Il governo ha già provato a contrastare l’impennata dei prezzi abbassando l’Iva sui prodotti per l’infanzia, dal 22% al 5%, ma non è bastato.
“Non tutto il taglio dell’Iva è andato a beneficio davvero delle famiglie”, riconosce il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, nel suo intervento agli Stati generali della natalità come riferisce SkyTg24. Per questo motivo, il ministro ha quindi annunciato un intervento sui prodotti dell’infanzia come quello avvenuto sulla pasta, al centro della prima riunione della commissione di allerta rapida sui prezzi al Mimit.

Vasca idromassaggio da giardino: ci avevi pensato?

Hai mai sentito parlare di vasca idromassaggio da giardino? Si tratta di un elemento che sta diventando sempre più apprezzato e richiesto dagli amanti del benessere e della vita all’aria aperta.

Se ti fa piacere approfondire, di seguito parleremo delle principali caratteristiche tecniche, l’installazione e la manutenzione, i benefici per la salute e tutti i consigli utili per l’acquisto di una vasca idromassaggio da giardino.

Caratteristiche tecniche

Prima di acquistare una vasca idromassaggio da esterni, è importante prendere in considerazione alcune caratteristiche tecniche.

Innanzitutto le dimensioni della vasca devono essere adatte allo spazio disponibile nel giardino, dunque valuta spazi e dimensioni per prima cosa.

Inoltre, è importante decidere a priori il numero di posti di cui abbiamo bisogno (poteste voler utilizzare la vasca solo in coppia o anche con gli amici) e il tipo di materiale da noi preferito. Le vasche idromassaggio da giardino possono essere realizzate in vari materiali, tra cui legno, acrilico e PVC.

Ogni materiale ha le sue caratteristiche. Il legno è esteticamente piacevole, ma richiede una maggiore manutenzione. L’acrilico è resistente e facile da pulire, ma può essere più costoso. Il PVC è molto leggero, ma meno resistente agli agenti atmosferici rispetto ad altri materiali.

Inoltre, è possibile scegliere tra diverse serie di accessori, come le luci LED per creare un’atmosfera romantica, gli altoparlanti Bluetooth per ascoltare la musica e i getti d’acqua per massaggiare specifiche parti del corpo.

Installazione e manutenzione

L’installazione di una piscina jacuzzi da esterno richiede qualche ora di lavoro. Prima di tutto, è necessario preparare la base su cui verrà installata la vasca. È importante che la base sia solida e livellata, in modo che la vasca possa essere stabile e sicura.

Inoltre, è necessario installare una linea elettrica in giardino per far funzionare la vasca. La maggior parte delle vasche idromassaggio richiede una presa di corrente a 220V, che deve essere installata da un elettricista professionista.

Per quanto riguarda la manutenzione, è importante pulire regolarmente la vasca e sostituire l’acqua periodicamente. Inoltre, è necessario controllare il sistema di filtraggio dell’acqua e sostituire i filtri quando necessario.

Benefici per la salute

L’utilizzo regolare della vasca idromassaggio da giardino può portare numerosi benefici per la salute.

Innanzitutto, l’idromassaggio aiuta a ridurre lo stress e l’ansia, grazie alla stimolazione del sistema nervoso simpatico. Inoltre, l’acqua calda aiuta a migliorare la circolazione sanguigna, ridurre la pressione arteriosa e alleviare il dolore muscolare.

Tra l’altro, l’immersione in acqua calda può aiutare a rilassare i muscoli e migliorare la flessibilità articolare, dato che il calore è analgesico. Infine, l’idromassaggio può aiutare a migliorare la qualità del sonno, favorendo il rilassamento e la riduzione dello stress.

Consigli per l’acquisto

Prima di acquistare una vasca idromassaggio da giardino, è importante prendere in considerazione le proprie esigenze e aspettative.

Bisogna scegliere una vasca che sia adatta alle dimensioni del giardino e che abbia il numero di posti desiderati, oltre chiaramente alle funzioni pensate per il benessere.

Inoltre è importante scegliere una vasca di qualità, realizzata con materiali resistenti e durevoli: sul mercato esistono diverse opzioni per personalizzare la propria vasca.

Conclusioni

In conclusione, la vasca idromassaggio da giardino è un elemento che può portare numerosi benefici per il relax e il benessere, rendendo al tempo stesso più invitante lo spazio esterno.

Prima di optare per un modello in particolare, è importante prendere in considerazione le sue caratteristiche tecniche e gli optional per un relax totale.

Ricorda che si tratta di una scelta molto personale e che non esiste a priori una vasca migliore dell’altra, ma esistono vasche che più delle altre si adattano alle tue esigenze.

Commercio e turismo: per l’estate servono 100mila dipendenti, ma non si trovano

Per i comparti del commercio e turismo è già emergenza estate, perché non si trovano addetti. A frenare il lavoro nei due comparti è la carenza di candidati, fattore indicato dal 28% delle attività con difficoltà di reperimento: il 36% delle imprese del commercio e turismo quest’anno infatti ha segnalato di avere avuto difficoltà a reperire personale. Ma tali difficoltà in molti casi non sono state ancora superate, e rischiano di causare un ‘buco’ nella stagione estiva ormai alle porte, per la quale saranno necessari fino a 100mila lavoratori in più. A stimarlo è Confesercenti, sulla base di un sondaggio somministrato con Swg alle imprese dei comparti commercio e turismo in occasione delle celebrazioni del primo maggio. 

Il lavoro stagionale viene percepito come precario

Una carenza che il 61% delle imprese attribuisce alla visione della stagionalità come precarietà. 
Ma è soprattutto sui giovani che pesa l’impegno lavorativo nei giorni festivi e prefestivi (60%), unita all’idea che nel commercio e nel turismo ci sia poca possibilità di crescita professionale ed economica (55%). A rendere difficile il reperimento di addetti, però, è soprattutto il mismatch, ovvero il disallineamento tra offerta e domanda di lavoro. Quasi un’impresa con problemi di personale su due (46%) indica infatti come impedimento principale proprio la mancanza di candidati con una preparazione adeguata. Fattore minore, invece, è quello economico: solo il 19% segnala di non aver assunto perché non si è trovato l’accordo sui compensi.

Le imprese fanno leva sull’offerta economica, ma non basta

Nonostante questo, per superare i problemi il 43% delle imprese ha fatto leva proprio sull’offerta economica, sotto forma di incentivo (27%) o retribuzione maggiore rispetto al Ccnl di riferimento (16%). E se il 19% si è rivolto a un’agenzia di lavoro privata, il 31% non è riuscito comunque a trovare gli addetti necessari, e per far fronte alla carenza progetta di tagliere i servizi offerti ai clienti.
“Il problema della carenza di personale nel commercio e nel turismo è sempre più stringente – sottolinea Confesercenti -. Per risolverlo, bisogna garantire maggiore flessibilità contrattuale e rafforzare le politiche attive e per la formazione. Se confermate, le misure previste dal dl lavoro, su cui abbiamo apprezzato il confronto con le associazioni condotto dal Governo, vanno nella giusta direzione”’.

“Servirebbe un decreto ad hoc per favorire la mobilità interregionale”

Bene quindi il taglio del cuneo fiscale, ma secondo l’associazione ci sarebbero altri passi da fare, come riporta Adnkronos. “Sarebbe opportuno detassare anche i futuri aumenti contrattuali riferiti ai Ccnl comparativamente più rappresentativi, anche in considerazione del fatto che sono aperti i tavoli negoziali dei Ccnl di terziario e turismo che impattano su più di 8 milioni di lavoratori. Da reintrodurre anche i voucher, e in forma semplificata rispetto al passato, il job sharing, eliminando inoltre il tetto di ore minime che molti Ccnl ancora impongono per il part time. Per gli stagionali del turismo servirebbe un decreto ad hoc, con misure come il credito d’imposta alle imprese per sostenere vitto e alloggio degli stagionali e favorire così la mobilità interregionale” .

Vacanze 2023: la destinazione quest’anno si sceglie in base al prezzo

Lo rivela Revolut, l’app finanziaria globale, che ha pubblicato i risultati di una ricerca condotta con Dynata sulle tendenze di viaggio degli italiani per l’estate 2023. Di fatto, quest’anno per il 76% degli intervistati è soprattutto il costo il driver di scelta delle vacanze, e il fattore prezzo è ritenuto più importante dalle donne (46%) rispetto agli uomini (40%). Come altri settori, infatti, anche quello dei viaggi sta subendo rincari significativi, ed è proprio il prezzo quest’anno a guidare le scelte relative alle destinazioni per le prossime vacanze degli italiani. Al secondo posto salute e sicurezza e distanza della destinazione (43%), mentre cibo e tradizioni vengono tenuti in considerazione dal 41% del campione, e il tipo di sistemazione è determinante solo per il 38% degli intervistati.

Se il budget è a rischio i rincari preoccupano più le donne

In media, per gli italiani, il budget per un viaggio di una settimana sarà meno di 250 euro per il 7%, tra 250 e 500 per il 24%, tra 500 e 1.000 per il 36% e tra 1.000 e 2.000 per il 17%. Solo il 5% pensa di spendere oltre i 2.000 euro per sette giorni di vacanza. Per i rincari delle vacanze però sono più preoccupate le donne (76%) rispetto agli uomini (72%), e il 24% del campione femminile afferma di vedere il proprio budget per le ferie seriamente a rischio. Le donne, infatti, spenderanno meno: per una settimana di viaggio il 61% stima una spesa tra 250 e 1.000 euro, mentre il 59% degli uomini spenderà tra 500 e 2.000 euro.

Parole d’ordine: risparmio e miglior rapporto qualità-prezzo

Ma come risparmiare per poter andare in vacanza? Il 15% del campione utilizza un salvadanaio digitale, o altri strumenti digitali, per accantonare più facilmente il denaro per i viaggi, mentre un altro 15% usa una combinazione di strumenti tradizionali e digitali. Il vecchio porcellino in ceramica viene ormai utilizzato solo dal 17% degli italiani. Il sondaggio di Revolut ha poi rivelato che secondo i vacanzieri italiani è la Spagna la migliore destinazione estera per rapporto qualità-prezzo (8%), seguita da Grecia (7%) e Croazia (5%).

Workation ed esperienze gastronomiche lontano dalla folla

Se le ferie sono fatte per rilassarsi e rigenerarsi, il 28% lavorerà durante la vacanza, o potrebbe doverlo fare. Il 61%, invece, è categorico e afferma che non lavorerà né si dovrebbe farlo. C’è poi un 2% che evidenzia una tendenza, quella della workation, il mix di lavoro e tempo libero da attuare in vacanza. Quanto alle attività favorite, le esperienze gastronomiche riscuotono il 68% delle preferenze, seguite dalla visita dei luoghi tipici di una destinazione (57%), natura e animali (49%), arte e musei (48%), e shopping (36%). Gli aspetti che invece stressano di più i vacanzieri sono la folla (56%), le truffe (37%) e gli scioperi, aeroportuali e dei trasporti (29%).

PA: per accedere ai servizi basterà la carta d’identità elettronica

Il 27 marzo è iniziata una rivoluzione per la Pubblica Amministrazione, che ora semplifica l’accesso ai propri servizi da parte dei cittadini. Ora sarà infatti sufficiente la semplice carta d’identità, ma di ultima generazione, quella elettronica (Cie), in sostituzione dello Spid, con il semplice codice Cie, per poter accedere ai suoi servizi. Non è più necessario, quindi, doversi prenotare, ad esempio, sul sito di Poste Italiane, o rivolgersi a un provider privato tra quelli convenzionati, come Aruba, Sielte o Tim, per richiedere e attendere di entrare in possesso dello Spid. Dal 31 marzo è sufficiente avere la semplice carta d’identità aggiornata. Inoltre, le procedure per accedere ai servizi della PA possono avvenire da qualunque dispositivo senza dover più usare il lettore esterno di smart card e la tecnologia Nfc.

Basteranno tre credenziali di livello 1 e 2 associate alla propria Cie

Via libera anche ai primi e secondi codici Pin e Puk rilasciati, i primi al momento in cui si fa la carta d’identità, i secondi spediti a casa per posta al destinatario. In pratica, ora basteranno tre credenziali di livello 1 e 2, associate alla propria carta d’identità elettronica, per poter accedere ai servizi della PA.
Prima di questa semplificazione, con la carta d’identità elettronica si poteva accedere ai servizi solo facendo ricorso al livello 3, che però per garantire il massimo della sicurezza richiedeva l’utilizzo di un lettore di smart card per il pc o di uno smartphone dotato di tecnologia Nfc. Molte le complicazioni, dunque, e scarse le possibilità d’accesso.

Ma lo Spid non sparirà. Almeno, fino al 2024

“Tutti i cittadini in possesso di Cie possono accedere ai servizi online in pochi passi e da qualsiasi dispositivo, semplicemente attivando una coppia di credenziali, username e password”, spiega il Ministero.
Nel frattempo, con una proroga di due anni, lo Spid non sparirà. La ‘scadenza-spettro’ del 23 aprile, data in cui sarebbe dovuto scadere una volta per tutte è definitivamente allontanata. 

Stanziati 40 milioni per la piattaforma di identità digitale

A questo scopo il governo ha stanziato 40 milioni, inclusi nel decreto Pnrr, per permettere alla piattaforma di identità digitale di proseguire la propria attività anche per il 2024 e ai cittadini di connettersi con l’amministrazione pubblica. Il fine, riporta AGI, è anche di “garantire la sostenibilità degli adeguamenti tecnologici richiesti ai soggetti gestori di Spid – continua il Ministero -, per la fornitura del servizio di identità digitale con nuove modalità operative imposte dalle misure del Pnrr”.

Lavoro: come trovare profili tech?

Il mercato dei servizi IT oggi vale oltre 1 miliardo di dollari a livello globale, e continua a crescere di anno in anno di oltre il 6%. Ma la scarsa disponibilità di profili tech qualificati mette in seria difficoltà le aziende. Per questo, secondo TimeFlow per attrarre e trattenere i migliori talenti tech è necessario investire in tecnologie avanzate, fornire risorse per la formazione e lo sviluppo delle competenze, e promuovere una cultura aziendale che valorizzi innovazione, creatività e lavoro di squadra. 
“La principale motivazione per cui le aziende non trovano profili tech disponibili è da ricercarsi nella spinta alla digitalizzazione – commenta Lorenzo Danese, co-founder di TimeFlow – che ha visto, negli ultimi 5 anni, una crescita incredibile delle richieste e che ha portato il mercato locale a non essere più sufficiente per soddisfare la domanda di competenze”.

Offrire un ambiente di lavoro stimolante e collaborativo

Per attrarre e trattenere i migliori talenti tech TimeFlow suggerisce 10 ‘mosse’ chiave a cui prestare maggiore attenzione. La prima è offrire salari competitivi e benefici per i dipendenti, come bonus, piani pensionistici, assicurazioni e vacanze pagate. Ma anche fornire opportunità di formazione e sviluppo professionale, come corsi di formazione, conferenze e workshop. Poi, fornire un ambiente di lavoro stimolante e collaborativo che promuova la creatività e l’innovazione. E implementare politiche di lavoro flessibili, come lavoro a distanza o orari flessibili, che consentano ai dipendenti di equilibrare meglio la vita professionale e privata.

Creare un ambiente di lavoro accogliente e inclusivo

Inoltre, le aziende dovrebbero offrire opportunità di lavoro interessanti e sfidanti, con la possibilità di lavorare su progetti innovativi e all’avanguardia. E promuovere una cultura aziendale che incoraggi l’inclusione, la diversità e l’uguaglianza, creando un ambiente di lavoro accogliente e inclusivo.
Inoltre, è necessario fornire una buona gestione dei dipendenti, includendo feedback regolari, opportunità di carriera e supporto per lo sviluppo delle competenze. E ancora, offrire un ambiente di lavoro sano e sicuro, con la giusta attenzione alla salute e alla sicurezza dei dipendenti.

Promuovere una cultura aziendale di comunicazione e trasparenza

Le ultime due mosse vincenti individuate da TimeFlow sono promuovere una forte comunicazione e trasparenza in azienda, creando una cultura di apertura e di dialogo. Così da fornire un forte senso di appartenenza e di valutazione dei dipendenti, incoraggiando il loro coinvolgimento nella cultura aziendale e nella condivisione della visione e della missione dell’azienda. Insomma, per attrarre e trattenere i migliori talenti tech secondo TimeFlow è necessario offrire principalmente un ambiente di lavoro stimolante, sicuro, accogliente e che preveda opportunità di crescita e di sviluppo professionale.