Lavoro: il 96% cerca nuove opportunità. Colpa dell’azienda tossica?

L’idea di abbandonare il proprio impiego spesso è pervasa da una serie di paure. Tuttavia, uscire dalla propria zona di comfort può portare a nuove possibilità di crescita e realizzazioni. Di fatto, però, secondo gli ultimi dati del Ministero del Lavoro riguardanti le comunicazioni obbligatorie, nel 2022 sono state registrate quasi 2,2 milioni di dimissioni, +13,8% rispetto al milione e 930mila del 2021. E secondo il sondaggio ‘New Year, New Career’ di Monster.com, nel 2023 il 96% dei lavoratori era alla ricerca di una nuova posizione lavorativa.

Le ragioni principali? Necessità di un reddito più alto (40%), disoccupazione (35%), mancanza di opportunità di crescita (34%), un ambiente lavorativo tossico (25%).

La qualità della leadership è cruciale

Emergono infatti nuovi modelli di aziende che pongono il benessere e la crescita dei dipendenti al centro delle proprie azioni, creando un ambiente di lavoro sano e virtuoso. Al contrario, un contesto lavorativo tossico, può avere pesanti ripercussioni sulla vita dei lavoratori.

Ma come riconoscere un’azienda tossica?
“Spesso – spiega Alessandro Da Col, top voice di LinkedIn e co-fondatore dell’Accademia Crescita Personale Meritidiesserefelice -, le atmosfere tossiche derivano da una direzione inadeguata. Un leader efficace non solo interviene prontamente di fronte ai comportamenti dannosi per il team, ma agisce anche da modello, motivando e ispirando in maniera autentica”.
Comunicare efficacemente e sviluppare lo spirito di gruppo con azioni di team building sono aspetti fondamentali.

Trattamento equo senza favoritismi da parte dei dirigenti

“È importante anche agire equamente e con la massima trasparenza, condividendo sempre, nei singoli team, le informazioni, trasmettendo il proprio know-how ai neoassunti, rispettando le proprie mansioni – aggiunge il co-fondatore, Alessandro Pancia – e mantenendo una chiara separazione tra la sfera professionale e quella personale”.
Se poi il dipendente commette un errore, soprattutto se involontario e di entità minima, non deve essere mobbizzato, ma avere l’occasione di correggere il danno arrecato all’azienda.

“Emarginare un lavoratore – conferma Da Col – può innescare dinamiche negative, sia perché le persone che lavorano in azienda non vengono valorizzate, sia perché possono nascere rivalità e conflitti tra colleghi”.

Rispettare gli orari ed evitare il rust-out

Dunque, è fondamentale mettere in pratica una sana cultura del fallimento, e al tempo stesso, dare un giusto riconoscimento in caso di successo.
Riguardo agli orari, occorre rispettare la separazione tra lavoro e vita privata, il diritto alla disconnessione nelle ore notturne e nei giorni festivi.

In un ambiente di lavoro stimolante, il rust-out, la mancanza di slancio e stimoli quando si devono affrontare nuovi progetti e nuove mansioni, dev’essere ridotto al minimo, anche se si svolge un lavoro ripetitivo.
“In questo caso – commenta Pancia -, il segreto sta, innanzitutto, nell’affrontare il problema con il proprio capo e, successivamente, iniziare a svolgere compiti meno noiosi”.

Gli italiani bocciano i Social Network. E sull’AI… 

Quali sono le opinioni degli italiani sull’Intelligenza Artificiale? E quelle riferite ai social network? Per scoprirlo, l’Eurispes ha condotto una ricerca mirata, contenuta – tra le tante informazioni – nel suo 36 Rapporto Italia. Le posizioni dei nostri connazionali nei confronti delle varie tecnologie sono decisamente contrastanti.

L’AI incuriosisce, ma pochi la conoscono 

Attraverso una serie di domande mirate, è stato possibile delineare un’immagine delle opinioni degli italiani sull’Intelligenza Artificiale. I dati raccolti mostrano un grado di informazione piuttosto scarso: solo il 33,9% degli italiani ha una vaga idea di cosa sia l’Intelligenza Artificiale, mentre una quota simile (31,9%) dichiara di non saperne nulla. Tra coloro che si dichiarano informati, prevalgono quelli che affermano di saperne abbastanza (25%), mentre solo il 9,2% dichiara di essere molto informato sull’argomento.

Utilizzo e percezione dell’Intelligenza Artificiale

La maggioranza di chi ha detto di conoscere in qualche misura l’Intelligenza Artificiale afferma però di non averla mai provata (53,9%). Nonostante questo, il giudizio sull’AI è generalmente positivo (65,8%). Prevale l’idea che sia una tecnologia controllabile (54,1%), sebbene sia ritenuta anche pericolosa (57,4%) e capace di sostituirsi all’uomo (54,2%). Meno condivisa è l’opinione che ci pentiremo di averla creata (47,6%).

Perchè si utilizza l’AI?

Chi ha provato a utilizzare l’AI lo ha fatto principalmente per curiosità (72,4%) e per motivi di svago o gioco (63,7%). Altri motivi includono l’uso per lavoro (46%) e per studio (41,5%). Questi dati evidenziano un approccio iniziale più esplorativo e ludico verso l’Intelligenza Artificiale, con un utilizzo professionale o educativo ancora relativamente meno diffuso.

Opinioni sui Social Network

I giudizi sui Social Network sono invece decisamente più critici. Una larga maggioranza degli italiani ritiene che i social favoriscano la diffusione di fake news (78,3%) e alimentino il cyberbullismo (73,3%). Inoltre, si crede che diffondano modelli di comportamento sbagliati (72,3%) e favoriscano l’espressione dell’aggressività e della violenza verbale (69,5%). Il 66,1% degli intervistati è convinto che i social danneggino la vita sociale.

Esperienze negative sui Social

Circa un intervistato su cinque è stato vittima di aggressività o ingiurie sui social o in rete (21,3%) e di truffe informatiche (20,7%). Il 18% ha visto violata la propria privacy, e poco meno sono le vittime di inganno da falsa identità (17,7%). Inoltre, il 14,9% ha subito il furto di identità, il 14% è stato vittima di cyber stalking, e l’8,1% ha sperimentato il revenge porn.

Conclusioni

Questa panoramica mostra un quadro chiaro: gli italiani hanno una conoscenza limitata dell’Intelligenza Artificiale e un’opinione prevalentemente negativa sui social network, con forti preoccupazioni riguardo ai rischi e alle esperienze negative associate a queste tecnologie.

Intelligenza artificiale: a che punto siamo? Qualche riflessione sui numeri

A livello normativo, 75 Stati nel mondo, circa il 30% dei Paesi sovrani tra cui l’Italia, pari a una popolazione complessiva di oltre il 50% di quella mondiale, hanno varato una qualche forma di normativa o regolamento sull’Intelligenza artificiale. E lo scorso 13 marzo il Parlamento Europeo ha adottato l’AI Act, ora in fase di definizione degli atti delegati per l’attuazione nei singoli Stati membri.
Poche settimane prima, l’Unione Africana ha adottato una direttiva volta a ottenere una strategia continentale comune sul tema.

A livello finanziario, invece, nell’ultimo decennio gli investimenti in AI sono aumentati di 13 volte.
L’Intelligenza artificiale è il tema più dibattuto sui media specializzati e non, declinando una narrazione spesso confusa e contraddittoria. Ma a che punto siamo? Lo spiega un ‘promemoria’ di Mauro Masi per Adnkronos.

Regolamentazioni e stanziamenti

Negli USA il 30 ottobre scorso il Presidente Biden ha firmato un ordine esecutivo per “la futura regolamentazione dell’AI negli Stati Uniti”, contenente disposizioni immediatamente operative per enti e Agenzie Federali.

Da noi in Italia, il 23 aprile scorso il Governo ha approvato un articolato disegno di legge, che tra l’altro, stanzia un miliardo di euro per finanziare, attraverso Cdp venture capital, startup che operano nei settori AI, cyber security, quantum computing, TLC e 5G.

Nuove imprese e capitali di rischio 

Sempre a livello finanziario, gli investimenti globali degli ultimi dieci anni sono serviti a creare oltre 41.500 nuove imprese che si occupano di vari aspetti dell’AI. Di queste, oltre 21.000 sono nate negli Stati Uniti, 5.616 in India, 4.646 nel Regno Unito, 2.576 in Canada, 2.430 in Cina, 1.556 in Israele, 1.509 in Francia.

In termini di capitali di rischio alle imprese che sviluppano sistemi AI (proxi molto significativa del ‘sentiment’ dei vari Paesi verso il tema) sono ancora in testa gli Stati Uniti, con 273 miliardi di dollari. A seguire la Cina (76 miliardi), Israele (18 miliardi), India (17 miliardi), Regno Unito (16 miliardi).

Potenzialità (e potenze) finanziarie

Per dare un ulteriore idea delle potenzialità finanziarie già oggi implicite nei sistemi AI, Open AI, l’azienda guidata da Sam Altman (l’uomo che sta all’AI come Steve Jobs stava a Internet) e che ha lanciato il chatbot Chat GPT, è passata da un valore iniziale di poche migliaia di dollari a quello attuale stimato in oltre 90 miliardi di dollari.

Questa crescita vorticosa, accelerata soprattutto nell’ultimo biennio, ha trascinato anche il gigante decaduto Microsoft, principale partner e finanziatore di Open AI, tornato a essere, dopo oltre un decennio, la prima azienda al mondo per capitalizzazione di Borsa. Quanto vale oggi Microsoft? Oltre 3.000 miliardi di dollari.

Italia e Buy Now Pay Later: la formula cresce del 35% in un anno 

Negli ultimi anni, il Buy Now Pay Later (BNPL) ha guadagnato terreno come metodo di pagamento alternativo, registrando una crescita globale del 18% nel valore delle transazioni nel 2023 rispetto al 2022. Ora ha raggiunto il 5% della spesa globale per l’e-commerce, equivalente a oltre 316 miliardi di dollari. Anche in Italia, questo settore ha conosciuto una notevole espansione. CRIF ha condotto un’analisi dettagliata sul proprio vasto ecosistema di dati, che include oltre 110 milioni di posizioni creditizie, per esaminare le caratteristiche e le tendenze del BNPL nel nostro paese, sia in termini di domanda e utilizzo da parte dei consumatori digitali, sia riguardo all’evoluzione dell’offerta.

L’e-commerce traina questa forma di pagamento

Secondo la ricerca di CRIF, il valore dei finanziamenti erogati nel secondo semestre del 2023 è aumentato del 35% rispetto allo stesso periodo del 2022, trainato anche dalla diffusione dell’e-commerce. Il BNPL continua a crescere grazie alla sua trasparenza, convenienza e integrazione con l’e-commerce, diventando un elemento stabile nel panorama finanziario. La regolamentazione sempre più stringente contribuisce a consolidare la fiducia dei consumatori e delle aziende.

Consolidato come strumento stabile nel panorama finanziario

In Italia, sebbene la crescita esponenziale degli ultimi anni sembri essersi attenuata, il BNPL rimane in crescita e si è consolidato come uno strumento stabile nel panorama finanziario. Il valore dei finanziamenti BNPL erogati nel secondo semestre del 2023 è molto superiore all’andamento del credito al consumo Small Ticket, che ha registrato una leggera flessione su prodotti come elettrodomestici ed elettronica, solitamente oggetto di finanziamenti BNPL.

L’offerta si allarga a nuovi settori

L’offerta BNPL in Italia si sta estendendo a nuovi settori come viaggi, assicurazioni e servizi, mentre l’offerta bancaria si amplia con servizi di dilazione dei pagamenti e nuovi modelli come il “Save Now, Pay Later”. I principali utilizzatori del BNPL sono le generazioni più giovani, ma si osserva un aumento anche tra i “Baby boomers” nel quarto trimestre del 2023. Gli utilizzatori del BNPL in Italia hanno un reddito significativamente più elevato rispetto a quelli dei finanziamenti Small Ticket.

La rischiosità degli utilizzatori del BNPL è in calo rispetto al 2022 e inferiore a quella dei finanziamenti Small Ticket, evidenziando il ruolo dell’inclusione finanziaria. L’analisi mostra che il 61,7% di coloro che richiedono credito per la prima volta opta per il BNPL. Inoltre, in Italia si distinguono due tipologie di BNPL: il Pay in X e il POS Lending, con caratteristiche e comportamenti degli utilizzatori diversi.

Regole più rigide per i fornitori

A livello normativo, il BNPL è stato incluso nella nuova direttiva europea sul credito al consumo, introducendo regole più rigide per i fornitori e mirando a prevenire il sovraindebitamento. Nonostante le sfide economiche, il modello di business del BNPL si sta adattando per rispondere alle esigenze del mercato, con una diversificazione dei servizi e una maggiore collaborazione tra operatori del settore e istituti finanziari.

Passione audiolibri, oltre 11 milioni gli italiani… all’ascolto

La passione degli italiani per gli audiolibri continua a crescere. Tanto che nel 2024 sono addirittura 11,1 milioni le persone che si dedicano all’ascolto di storie e voci tramite cuffie. Rispetto all’anno precedente, si registra un aumento del 4%, con 400 mila persone in più che hanno scoperto questa forma di intrattenimento. Si conferma dunque una tendenza in forte crescita già dal 2020, con un incremento complessivo del 22%.

Il genere più amato? Il thriller

L’emergere degli audiolibri come parte integrante delle abitudini d’ascolto degli italiani è stato notevolmente influenzato dal periodo della pandemia, e questa tendenza sembra consolidarsi nel tempo. I thriller sono i generi più amati nel 2024, seguiti da classici e titoli sci-fi/fantasy.

I titoli più gettonati 

Nella classifica dei thriller, “Omicidio fuori stagione” di A. J. Seaman, letto da Gabriele Donolato, si piazza al primo posto, seguito da “Sangue inquieto” di R. Galbraith, letto da Andrea Mete, e “Il purgatorio dell’angelo” di Maurizio De Giovanni, letto da Paolo Cresta. Nei classici, “Il conte di Montecristo” di A. Dumas, letto da Moro Silo, primeggia seguito da “Orgoglio e pregiudizio” di J. Austen, letto da Paola Cortellesi, e “Anna Karenina” di Tolstoj, letto da Anna Bonaiuto. Nel genere sci-fi/fantasy, la saga completa di “Harry Potter” di J.K. Rowling, letto da Francesco Pannofino, conquista il primo posto, seguita da “Iron Flame” e “Fourth Wing” di R. Yarros, letti entrambi da Martina Levato.

Il 31% degli italiani ascolta un libro a settimana

Questi sono i risultati emersi dall’ultima ricerca condotta da NielsenIQ per Audible, che sarà presentata in maniera più esaustiva al Salone Internazionale del Libro di Torino. La ricerca rivela anche un aumento del tempo dedicato all’ascolto, con una sessione media di quasi mezz’ora e il 31% del campione che dichiara di ascoltare un audiolibro almeno una volta alla settimana. Gli “heavy user”, ovvero coloro che ascoltano audiolibri tutti i giorni o quasi, rimangono stabili al 5%.

Nuove regole per WhatsApp: come continuare a usarlo?

In risposta alle esigenze imposte dai regolamenti europei DSA, la legge sui servizi digitali, e DMA, la legge sui mercati digitali, Meta Platforms apporterà aggiornamenti significativi nei termini d’uso e nelle politiche sulla privacy di WhatsApp.
Insomma, WhatsApp da oggi cambia le regole. Queste modifiche, oltre a rafforzare la sicurezza dei dati degli utenti e garantire maggior trasparenza sul loro utilizzo, promettono di cambiare profondamente il modo in cui gli utenti interagiscono tra loro e con le tecnologie emergenti.

Un aspetto centrale di questi aggiornamenti è l’interoperabilità, imposta dal DMA, che obbliga WhatsApp a consentire la comunicazione tra la sua piattaforma e altre app di messaggistica di terze parti, previo il consenso da parte dell’utente.

Un avanzamento significativo verso un ecosistema digitale più aperto e connesso

In pratica, all’apertura della app dopo l’aggiornamento sarà quindi necessario rispondere ‘Sì’ alla notifica di WhatsApp che se si desidera o meno accettare le nuove norme per poter iniziare a usare la funzione di interoperabilità.

Il cambio di passo si realizza attraverso un meccanismo di opt-in, permettendo agli utenti di decidere attivamente se desiderano o meno comunicare con servizi esterni.
Nonostante le potenziali preoccupazioni riguardanti la sicurezza e lo spam, il cambiamento rappresenta un avanzamento significativo verso un ecosistema digitale più aperto e connesso.

Si abbassa a 13 anni l’età minima per usare l’app di messaggistica

Inoltre, con l’abbassamento dell’età minima per l’iscrizione alla piattaforma a 13 anni, WhatsApp si adegua alle realtà sociali e alle normative europee, riducendo quindi la soglia di età in linea con il GDPR, il regolamento generale europeo sulla protezione dei dati.

Questo cambiamento, influenzato dal DSA, si accompagna alla pubblicazione di materiali informativi e consigli di sicurezza destinati ai più giovani, incoraggiandoli a un utilizzo consapevole e sicuro della piattaforma.
In più, tramite la funzione ‘Richiedi informazioni sull’account’, ogni utente può richiedere ed esportare un rapporto sulle informazioni e sulle impostazioni del proprio account.

Introdotte nuove funzionalità per l’integrazione con l’Intelligenza artificiale e la realtà aumentata

L’impegno di WhatsApp nella protezione dei dati si manifesta con l’adesione al nuovo EU-US Data Privacy Framework, garantendo che i dati degli utenti europei siano trattati con elevati standard di sicurezza.
Tale rafforzamento del trasferimento dei dati assicura che le informazioni personali circolino liberamente e in sicurezza attraverso i confini, rispettando la privacy e la sovranità dei dati degli utenti.

Inoltre, vengono introdotte nuove funzionalità, come la trascrizione dei messaggi vocali e l’integrazione di Meta AI, che promettono di arricchire l’esperienza utente con tecnologie avanzate di Intelligenza artificiale e realtà aumentata.

Per gli italiani avere gatti e cani “fa bene”

Gli animali da compagnia fanno stare bene, riducono lo stress e il senso di solitudine, e hanno un ruolo importante con gli umani a livello emotivo e relazionale, ma non solo.
Gli italiani confermano il loro amore per gli animali di casa, si dimostrano attenti a quello che mangiano e non badando troppo a spese per la loro cura. 

Emerge da una recente ricerca di BVA Doxa realizzata per conto di Purina. L’indagine fa luce su tendenze, preoccupazioni e gioie dei possessori di animali da compagnia in Italia, ed è stata presentata al Pet Summit, l’evento organizzato da Il Sole 24 Ore in collaborazione con Purina e Assalco, che si è tenuto a Milano lo scorso 27 febbraio.

Avvicinarsi alle bestiole con un profondo senso di rispetto e consapevolezza

La ricerca offre uno sguardo sulla relazione tra esseri umani e animali da compagnia. I dati sono stati rilevati su un campione di 800 pet owner, il 50% di possessori di gatti e il 50% possessori di cani, composto da uomini e donne di età compresa tra 18 e 64 anni.

Dalla ricerca emerge che gli italiani si avvicinano al mondo pet con un profondo senso di rispetto e consapevolezza. E la presenza di un animale in famiglia è stata confermata come una fonte di gioia e benessere per tutti.
Circa la metà dei pet è arrivata in famiglia da oltre tre anni, spesso sono stati regalati da amici o familiari, oppure sono stati presi in adozione da un’associazione.

I pet danno amore e fanno sentire meglio le persone

Sono numerose le attività di accudimento che i pet owner svolgono per i propri animali, ma principalmente consistono nel fornirgli cibo e acqua e nel farli giocare.
Agli animali da compagnia è riconosciuto un ruolo importante a livello emotivo e relazionale. Questo perché i pet danno amore, fanno compagnia e fanno sentire meglio le persone.

Quanto al rapporto tra i pet e i bambini o i ragazzi, gli animali svolgono un ruolo importante nella crescita dei più piccoli, li aiutano a sviluppare il senso di responsabilità e li aiutano nel creare legami emotivi e sociali

Il cane al lavoro? Non tutti sono d’accordo

Riguardo al cibo, la quasi totalità dei possessori di pet fa ricorso al cibo industriale, che deve però avere caratteristiche precise. Ovvero, contenere ingredienti di qualità, deve essere di una marca di fiducia, deve essere consigliato dal veterinario, e avere un buon contenuto proteico.

E se non sono ancora molti gli ambienti di lavoro in cui è consentito portare il proprio pet, la possibilità teorica di poter portare il proprio animale sul luogo di lavoro suscita un discreto interesse. Soprattutto tra i possessori di cani, anche se a oggi non si tratta di un’adesione incondizionata.

Casa: mercato affitti bloccato, 11% abitazioni inutilizzate

In Italia, il 57% delle abitazioni è di proprietà e utilizzato come prima abitazione. Nel 2023, nonostante le oltre 700.000 richieste di locazione, circa l’11% delle abitazioni rimane non utilizzato o non concesso in locazione, creando un mercato degli affitti non tanto saturo quanto bloccato.
Insieme all’accresciuta dimensione del mercato degli affitti brevi, ciò rende sempre più difficile l’individuazione di soluzioni abitative in locazione a medio-lungo termine.

Il tutto comporta una sostanziale scarsità di offerta, che unita all’aumento generale dei prezzi degli ultimi due anni ha determinato un aumento dei canoni di locazione paria al +2,1% nel 2023.
Emerge dalla prima edizione dell’Osservatorio Affitti 2023, condotto da Nomisma per conto di CRIF e in collaborazione con Confabitare.

La sfida di far coincidere domanda e offerta

Arriva al 30% la quota dei proprietari non disposti a concedere in locazione le proprie abitazioni. Quota che scende al 15% per chi dichiara di possedere 3 o più abitazioni oltre quella di residenza.
Escludendo chi non ha mai concesso in locazione immobili di proprietà, vi è poi un’ulteriore quota (circa il 10%) che dichiara di aver affittato in passato una o più abitazioni di proprietà, ma di non averne più intenzione.
Fra questi quasi il 40% ha avuto esperienze negative (sfratti, ingiunzioni di pagamento, mancati pagamenti) che li ha fatti desistere.

Ciononostante, attualmente la metà dei proprietari di immobili ‘extra’ oltre a quello di residenza o vacanza ha in locazione almeno un’abitazione, e un ulteriore 30% è pronto a concederla in locazione nel futuro prossimo.

L’affidabilità economica dell’inquilino

Stabilità contrattuale o tipologia di lavoro in generale e assenza di pendenze di pagamento sono le caratteristiche considerate più importanti dai locatori.
La morosità e i ritardi nel pagamento dell’affitto sono problemi diffusi, con quasi 1/3 dei locatori che ha subìto fenomeni di morosità e il 13% degli affittuari che dichiara di aver saltato almeno un pagamento.
Stessa dinamica anche rispetto a ritardi nel pagamento dell’affitto.

Nonostante le difficoltà, circa il 50% dei locatori preferisce attendere prima di intraprendere azioni legali per la morosità, facendo emergere il profilo di un ‘proprietario tollerante’.
La percentuale di chi decide di procedere per vie legali aumenta però con il numero di abitazioni possedute.

Come ridurre le criticità?

Per ridurre le attuali criticità nel mercato degli affitti, l’asimmetria informativa tra locatori e locatari rappresenta una sfida significativa.
Per affrontare questa disparità, CRIF ha introdotto il servizio ‘Affittabile’, che permette all’inquilino di qualificarsi di fronte al proprietario di casa attraverso un documento che da un lato attesta il livello di affidabilità del soggetto nel rispettare gli impegni di pagamento, dall’altro identifica il canone medio mensile sostenibile.

L’interesse per questo servizio è elevato sia tra i locatori (80%), sia tra i locatari (41%), indicando una crescente consapevolezza dell’importanza della trasparenza e della fiducia nel mercato della locazione.

Deepfake: su X la disinformazione aumenta del 130% 

Nell’ultimo anno su X il volume della disinformazione generata dall’Intelligenza artificiale, in particolare le immagini deepfake relative alle elezioni, è aumentato in media del 130% al mese.

Sono alcuni dati emersi da uno studio pubblicato dal Center for Countering Digital Hate (CCDH), l’organizzazione no-profit britannica impegnata nella lotta all’incitamento all’odio e alla violenza online.

Sotto esame Midjourney, DALL-E 3, DreamStudio, Image Creator

Per misurare l’aumento del fenomeno (le ultime foto false riguardano Donald Trump con afroamericani, generate dai suoi sostenitori) lo studio ha esaminato i quattro generatori di immagini più popolari, Midjourney, DALL-E 3 di OpenAI, DreamStudio di Stability AI o Image Creator di Microsoft.
In particolare, il dato del 130% su X è scaturito dal numero dei commenti delle Community Notes della piattaforma, lo strumento grazie al quale gli utenti fanno osservazioni su post falsi e fuorvianti.

Tutte le aziende prese in esame, tra l’altro, hanno dichiarato ‘nero su bianco’ la volontà di attuare politiche contro la creazione di contenuti fuorvianti, e hanno aderito a un accordo tra i big della tecnologia per impedire che contenuti ingannevoli generati dalla AI interferiscano con le elezioni del 2024.

Nel 41% dei test effettuati i software hanno generato immagini fuorvianti

I ricercatori hanno affermato che gli strumenti di Intelligenza artificiale hanno generato immagini nel 41% dei test effettuati. I test riguardavano la generazione di immagini più suscettibili alle richieste relative a foto che raffigurassero frodi elettorali, come schede elettorali nella spazzatura, piuttosto che immagini di Biden o di Trump.

Secondo l’analisi, ChatGpt Plus e Image Creator sono riusciti a bloccare tutte le richieste quando sono state chieste le immagini dei candidati alle elezioni americane, mentre Midjourney ha avuto i risultati peggiori tra gli strumenti esaminati, generando immagini fuorvianti nel 65% dei test.

“Una sfida significativa per preservare l’integrità delle elezioni”

“La possibilità che immagini generate dall’Intelligenza artificiale servano come ‘prove fotografiche’ potrebbe esacerbare la diffusione di false affermazioni – affermano i ricercatori – ponendo una sfida significativa per preservare l’integrità delle elezioni”, riporta Ansa.

“Esiste il rischio molto concreto che le elezioni presidenziali americane e altri grandi esercizi democratici di quest’anno possano essere minati dalla disinformazione a costo zero generata dall’Intelligenza artificiale – dichiara Callum Hood, Head of Research del CCDHa TechCrunch, come si legge su DigiTech.News -. Gli strumenti di AI sono stati distribuiti a un pubblico di massa senza adeguate protezioni per impedirne l’utilizzo per creare propaganda fotorealistica, che potrebbe equivalere a disinformazione elettorale se condivisa ampiamente online”.

Mercato italiano cybersecurity: nel 2023 record di 2,15 miliardi

Nel 2023 il mercato italiano della cybersecurity ha raggiunto il record di 2,15 miliardi di euro, +16% rispetto al 2022.
È quanto emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection della School of Management del Politecnico di Milano.

Continua a crescere l’interesse delle aziende italiane per la cybersecurity, che si conferma la principale priorità di investimento nel digitale tra le imprese, sia Pmi sia medie e grandi organizzazioni. L’81% di queste ultime ha definito un piano di sviluppo strutturato in materia, con una strategia di lungo periodo.
Allo stesso tempo, il 74% delle grandi imprese italiane ha rilevato un incremento dei tentativi di attacco, e il 12% ha subito conseguenze tangibili derivanti da un incidente informatico.

Il 62% delle grandi organizzazioni ha aumento la spesa

Il rapporto tra spesa in cybersecurity e PIL in Italia si attesta allo 0,12% (0,10% nel 2022), un risultato che colloca ancora il nostro Paese all’ultimo posto nel G7, a grande distanza da Stati Uniti (0,34%) e Regno Unito (0,29%), nonché Francia o Germania (0,19%).
Il 62% delle grandi organizzazioni italiane ha comunque aumentato la spesa in cybersecurity, trainata dall’inserimento di nuovi strumenti (68%), maggiore attenzione dedicata dai board aziendali (62%) e la necessità di azioni di adeguamento normativo (43%).

Le aziende più piccole faticano a tramutare questo interesse in investimenti concreti, a causa delle risorse limitate e l’assenza di un’offerta di mercato che vada incontro alle loro specifiche esigenze. La spesa sostenuta dalle grandi imprese rappresenta infatti oltre tre quarti del mercato.

Il 56% ha introdotto strumenti di AI, ma solo il 22% li utilizza estensivamente

L’adozione di strumenti di AI da parte delle grandi imprese risulta ancora in uno stadio precoce: nonostante il 56% delle organizzazioni abbia introdotto strumenti e tecnologie AI in ambito cybersecurity, solo il 22% li utilizza in maniera estesa. 

Molte soluzioni di sicurezza tradizionale presenti da tempo sul mercato devono però ancora giovare dell’avanzamento tecnologico. Un aiuto, su questo fronte, potrà arrivare dalle startup. Nel mondo ne sono state individuate 167 che stanno sviluppando soluzioni di cybersecurity basate su AI, che hanno ricevuto complessivamente 2,4 miliardi di dollari di finanziamenti.
Le 7 startup italiane hanno raccolto in media circa 1 milione di dollari, contro poco più di 3 milioni a livello europeo e circa 18 milioni a livello globale.

La formazione resta una delle azioni prioritarie

Secondo il 71% delle grandi aziende le attività di formazione e sensibilizzazione dei dipendenti rappresentano una delle principali priorità di azione in ambito cybersecurity.
La quasi totalità delle grandi organizzazioni prevede già iniziative finalizzate ad accrescere la consapevolezza in materia, con piani di formazione che coinvolgono una porzione più o meno estesa dei propri dipendenti (77%).

Parallelamente, le aziende stanno cercando di rendere più robusti i team di cybersecurity: nell’ultimo anno si evidenzia una crescita del numero degli specialisti interni (51% delle aziende) e dei consulenti esterni (45%). La sfida, però, coinvolge l’intero sistema Paese. Da un lato, c’è una strutturale mancanza di competenze nell’utilizzo di strumenti tecnologici, dall’altro, un forte skill gap, che evidenzia una mancanza di circa 300.000 specialisti in ambito cybersecurity a livello europeo.