Nel I semestre 2024 attacchi tramite e-mail +293% e 10 nuovi gruppi ransomware  

Il ransomware continua a essere una tra le principali minacce per le Piccole e medie imprese, soprattutto in settori critici come quelli governativo e sanitario. Nel primo trimestre 2024 sono stati registrati 10 nuovi gruppi di ransomware, che nel complesso hanno rivendicato 84 attacchi informatici in tutto il mondo.

Il report di Acronis sulle minacce digitali del primo semestre 2024, dal titolo “Gli attacchi via e-mail aumentano del 293%, ed emergono nuovi gruppi di ransomware”, evidenzia infatti un aumento del numero di rilevamenti di ransomware, con un incremento del 32% tra l’ultimo trimestre del 2023 e il primo del 2024.
Inoltre, le organizzazioni hanno registrato un aumento delle comunicazioni via e-mail, che ha coinciso con un incremento del 47% degli attacchi sferrati con questo vettore.

MSP nel mirino dei cybercriminali

I Managed Service Provider (MSP) hanno subito attacchi consistenti da gennaio a maggio 2024. I dati di Acronis indicano che le campagne di phishing via e-mail sono le più utilizzate dagli aggressori.

Le cinque tecniche MITRE ATT&CK rilevate con più frequenza nel primo semestre dell’anno includono l’esecuzione di script in PowerShell e in Windows Management Instrumentation, l’iniezione di codice nei processi, la manipolazione dei dati e il rilevamento di account.

Dal phishing al social engineering agli exploit delle vulnerabilità

Gli attacchi di phishing e di social engineering, gli exploit delle vulnerabilità, la compromissione delle credenziali e gli attacchi alla supply chain risultano essere le tecniche più efficaci per violare le difese di cyber security degli MSP.
Il report si concentra anche sui trend emergenti della cyber security, evidenziando l’uso crescente dell’Intelligenza artificiale generativa e dei grandi modelli linguistici (LLM) da parte dei cybercriminali.

In particolare, Acronis sottolinea la crescente diffusione dell’AI nella creazione degli attacchi di social engineering e di automazione.
I più comuni attacchi generati con l’AI rilevati includono le e-mail pericolose, l’uso di deepfake per la compromissione delle e-mail aziendali (BEC) e le estorsioni, l’elusione delle verifiche KYC e la produzione di script e malware.

Le due minacce AI più diffuse

I ricercatori di Acronis hanno quindi individuato due tipi di minacce relative all’AI. Il primo tipo riguarda le minacce in cui il malware viene creato con tecniche di AI, anche se questa non viene utilizzata durante l’attività di attacco. Il secondo è invece il malware basato sull’AI, che incorpora questa tecnologia nel suo funzionamento.

In particolare, i cybercriminali continuano a sfruttare strumenti AI dannosi come WormGPT e FraudGPT. Ma se l’Intelligenza artificiale può facilitare gli attaccanti in ogni fase della catena di attacco, può anche essere utilizzata come meccanismo di difesa, perché consente di rilevare gli attacchi in qualsiasi momento e di segnalarli agli esperti, che potranno intraprendere le azioni di risposta necessarie a garantire la continuità operativa.

Quanto contano i momenti di condivisione per gli italiani? Ancora tantissimo 

Nonostante i ritmi frenetici, i social e la poca disponibilità di tempo, gli italiani non rinunciano ai momenti di condivisione “reali”. Momenti preziosi, che portano benessere e buon umore. Secondo un recente studio, i nostri connazionali amano condividere gli attimi di gioia individuale (71%), legati al lavoro (78%) o alla vita sentimentale (73%) principalmente con il partner (64%) e gli amici (58%).

Questo è quanto emerge da uno studio promosso da Cocktail Sanpellegrino, condotto con metodologia SWOA (Social Web Opinion Analysis) su un campione di 1.200 italiani attraverso un monitoraggio dei principali social network, forum, blog e community lifestyle internazionali per indagare quali sono i momenti che gli italiani non vedono l’ora di condividere con i propri cari.

Le azioni della condivisione…

Cosa fanno gli italiani quando c’è qualcosa di particolare da condividere? La tendenza a sfoderare cellulari e smartphone per immortalare il momento con foto e video è in calo (55%). Infatti, quasi 7 italiani su 10 (69%) preferiscono vivere appieno il momento di persona.

Ma cosa significa nel profondo la parola condivisione? Per gli italiani, condividere significa comunicare i propri traguardi e successi (76%) e trasferire le proprie emozioni agli altri (67%). Tuttavia, per alcuni, la condivisione è un momento di confronto per trovare soluzioni o consigli (54%) o per riconnettersi con la socialità autentica (47%).

…e i soggetti

La maggior parte degli italiani preferisce condividere i propri momenti con il partner (64%), mentre altri scelgono amici (58%) o persone con cui trascorrono la maggior parte del tempo, come colleghi o vicini di casa (54%).

Anche il momento della giornata è fondamentale per staccare la spina e godere di un momento di condivisione. Le ore tardo pomeridiane e serali (42%), tipiche di cene e aperitivi, sono i momenti più “sociali” per gli italiani. Seguono la tarda mattinata (29%), la mattina (18%) e il primo pomeriggio (12%).

Di cosa si parla?

Gli italiani prediligono la semplicità nei momenti da condividere. Al primo posto si trova la vita lavorativa, con il 78% delle preferenze. Seguono le avventure sentimentali, che raccolgono il 73%, e i momenti di intimità quotidiana, apprezzati dal 69% degli intervistati.

Tra le altre preferenze, troviamo il gossip su familiari o amici (66%), le ricorrenze come compleanni e anniversari (61%), e i confronti per ottenere consigli personali (59%). I racconti di viaggi sono condivisi dal 55% delle persone, mentre i programmi e le serie TV coinvolgono il 53%. Anche gli acquisti importanti, come una casa o un’auto, sono tra i momenti condivisi (51%), così come le trasformazioni personali, come un nuovo look o un taglio di capelli (46%).

Spesa non-food per i pet: integratori e antiparassitari i più acquistati

Quali sono le abitudini di spesa dei proprietari di animali d’affezione in Italia per gli acquisti di prodotti del comparto non-food? Lo ha scoperto Nomisma, che ha condotto un’indagine per Zoomark. Nell’ultimo anno sono integratori e antiparassitari i prodotti del pet non-food acquistati più frequentemente dai proprietari italiani (69%). Oltre il 60% ha affrontato una spesa anche per altri accessori (cucce, gabbie, ciotole per cibo/acqua), o prodotti per la cura, l’igiene e la toelettatura fai-da-te dell’animale, il 54% giochi e il 38% guinzagli, collari o pettorine.

Inoltre, per tutte le categorie del comparto, la maggior parte dei proprietari ha allocato in media un budget di 100 euro.

Il pet owner premium spende di più

Tra le categoria con percentuali più alte di spesa rientrano le apparecchiature elettroniche, per cui circa il 16% dei pet owner negli ultimi 12 mesi ha speso più di 300 euro.
Il 32% degli intervistati è considerato un pet owner ‘alto spendente’. In altre parole, ha speso più della media per gli accessori del proprio animale.

Per questa categoria di consumatori, il fattore decisivo nella scelta di acquisto di un certo accessorio è determinato dalla conoscenza e dalla fiducia verso il produttore.
Si tratta di un consumatore ‘Premium’, ovvero, molto attento alla qualità complessiva del prodotto, all’unicità e l’originalità, ai materiali o ai tessuti, alla resistenza, il design e la sostenibilità, ma sempre nell’ottica di garantire il meglio al proprio pet e salvaguardarne il benessere.

Dove comprare: catene specializzate, online o GDO?

Il 37% del campione preferisce effettuare lo shopping per accessori pet nei punti vendita specializzati, soprattutto nelle medio-grandi catene dedicate, perché permettono di vedere e testare i prodotti dal vivo.
Il 35% predilige invece gli acquisti online. Il 19% prevalentemente su siti generici come Amazon e il 16% su siti dedicati o quelli delle catene specializzate. Chi si rivolge al canale online è principalmente alla ricerca del prezzo più conveniente e di una più ampia gamma di scelta di prodotti.

Il 16% concentra poi gli acquisti nei supermercati o ipermercati per la comodità di fare al tempo stesso anche la spesa per la variabile prezzo e la prossimità con l’abitazione principale. Meno rilevanti gli acquisti nei discount e mercatoni (7%).

I driver delle scelte: prezzo, brand, sostenibilità

Sono soprattutto i gusti personali e il prezzo dei prodotti i driver d’acquisto dei pet owner italiani. Ma per il 20% dei proprietari anche la conoscenza del brand o dell’insegna risulta un importante driver di acquisto.

Anche la sostenibilità è però una componente sempre più rilevante, considerando che il 46% di loro afferma che porrà maggiore attenzione a questo aspetto nei prossimi 2-3 anni
Questo dato pone una sfida a tutto il comparto del non-food, spingendo le aziende produttrici di accessori a proporre prodotti dal minore impatto ambientale, e a prestare maggior attenzione alla sostenibilità sociale interna ed esterna all’impresa.

Vacanze: per i viaggiatori sono all’insegna del gusto

In occasione dell’inizio dell’estate, TheFork ha condotto un sondaggio tra i propri utenti per indagare il loro comportamento al ristorante e le preferenze in fatto di vacanze estive e tempo libero.
Secondo i dati raccolti dalla piattaforma di prenotazione ristoranti, la maggioranza degli intervistati (88%) si metterà in viaggio per una vacanza, che per quasi la totalità (96%) e a prescindere dalla destinazione, dovrà essere all’insegna del ‘buon gusto’.

Oltre la metà (52%) dichiara infatti che vivere un’esperienza gastronomica piacevole è un fattore importante per poter passare bene le ferie, e il 44% lo ritiene addirittura molto importante. 
Tanto che una volta arrivati a destinazione la domanda è sempre la stessa: dove andiamo a mangiare?

I fattori che incidono nella scelta del ristorante

Il 79% predilige ristoranti che offrono piatti tipici della cucina locale, a dimostrazione che il turismo è profondamente legato al territorio, ai suoi prodotti e alle sue tradizioni culinarie.

Meglio ancora se l’offerta del menu proposto è stagionale (29%), se dalla struttura è possibile godere di una vista eccezionale (28%) o di una terrazza per poter consumare il pasto all’aperto (27%), ma anche se il ristorante ha a cuore il tema della sostenibilità (12%).
Inoltre, per orientarsi meglio nella varietà dell’offerta, il 68% sceglie il ristorante consultando recensioni e verificando le esperienze positive di altri utenti.

Frequenza dei pasti consumati fuori e relativo budget

Mediamente, la metà degli intervistati (51%) afferma che in vacanza andrà al ristorante più spesso del solito. Il 21% si recherà a mangiare fuori circa tre volte a settimana, il 20% due volte, il 13% sette volte.
Il 53% andrà al ristorante in occasione della cena, mentre il 43% opterà per il ristorante sia la sera sia a mezzogiorno, a seconda dei propri desideri. E gli utenti più ‘gourmet’ (18%), proveranno almeno un ristorante stellato.

Il budget destinato alla cena è più alto rispetto al pranzo. A mezzogiorno il 53% vorrebbe destinare meno di 20 euro a persona, mentre un 45% è disposto a spendere da 20 a 50 euro.
A cena invece, il 55% è disposto a spendere da 30 a 50 euro a testa, con un 6% disposto anche a pagare un conto superiore a 50 euro.

La cucina che fa bene

Sempre più interesse viene riscontrato dai ristoranti sociali, ovvero, quelli che puntano sulla ristorazione per aprire le porte dell’inserimento sociale e lavorativo a chi per motivi diversi incontra difficoltà nella vita di tutti i giorni o appartiene a minoranze.

Il 36% degli utenti TheFork è già stato ospite di un ristorante sociale, dichiarando di aver vissuto un’esperienza invariata rispetto ad altri ristoranti (84%), se non migliore (12%).
Tra chi non l’ha ancora fatto, l’81% sarebbe felice di fare questa esperienza, influenzato positivamente dall’opportunità di fare del bene (40%).

Sicurezza: le password troppo semplici si decifrano in appena un minuto

Nel mese di giugno 2024 uno studio di Kaspersky ha analizzato 193 milioni di password compromesse dagli infostealer nel dominio pubblico e disponibili su varie risorse darknet. Il 45% di tutte le password analizzate, 87 milioni, poteva essere indovinato dai cybercriminali entro un minuto. Solo il 23% delle combinazioni (44 milioni) si è rivelato abbastanza forte, tanto che servirebbe più di un anno per decifrarle.

Il 14% (27 milioni), invece, si decifra in un lasso di tempo che va da 1 minuto a 1 ora, l’8% (15 milioni) da 1 ora a 1 giorno, il 6% (12 milioni) da 1 giorno a 1 mese, e il 4% (8 milioni) da 1 mese a 1 anno.
Insomma, lo studio dimostra che la maggior parte delle password che utilizziamo non sono abbastanza ‘forti’, e possono essere compromesse facilmente tramite algoritmi di smart guessing. 

L’importanza dell’igiene digitale

Nel 2023 la telemetria di Kaspersky ha evidenziato oltre 32 milioni di tentativi di attacco agli utenti con password stealer. Questi numeri dimostrano l’importanza dell’igiene digitale e di policy adeguate in materia di password.
Di fatto, la maggior parte delle password esaminate a giugno 2024 (57%) contiene una parola del dizionario, il che ne riduce significativamente la forza. Tra le sequenze di vocaboli più popolari, si possono distinguere diversi gruppi: nomi, parole ricorrenti, e password standard.

L’analisi ha mostrato che solo il 19% di tutte le password contiene gli elementi di una combinazione forte e difficile da decifrare, ovvero, lettere minuscole e maiuscole, numeri e simboli e non contiene parole standard del dizionario. Allo stesso tempo, il 39% di queste password potrebbe essere indovinato con algoritmi intelligenti in meno di un’ora.

Forza bruta e algoritmi intelligenti

L’aspetto più preoccupante è che gli aggressori non hanno bisogno di conoscenze approfondite o di attrezzature costose per decifrare le password.
Ad esempio, un potente processore di un computer portatile è in grado di trovare la combinazione corretta per una password di 8 lettere minuscole o cifre utilizzando la forza bruta in soli 7 minuti

Inoltre, le moderne schede video sono in grado di svolgere lo stesso compito in 17 secondi. E gli algoritmi intelligenti per indovinare le password considerano le sostituzioni di caratteri (‘e’ con ‘3’, ‘1’ con ‘!’ o ‘a’ con ‘@’) e le sequenze più diffuse (qwerty, 12345, asdfg).

Il trucco è usare combinazioni casuali

“Inconsciamente, gli esseri umani creano password ‘umane’, contenenti parole del dizionario nella loro lingua madre, con nomi e numeri, ecc. Anche le combinazioni apparentemente forti sono di rado completamente casuali, quindi possono essere indovinate dagli algoritmi – ha commentato Yuliya Novikova, Head of Digital Footprint Intelligence di Kaspersky -. Di conseguenza, la soluzione più affidabile è quella di generare una password casuale utilizzando password manager moderni e affidabili. Tali applicazioni sono in grado di memorizzare in modo sicuro grandi volumi di dati, fornendo una protezione completa ed efficace delle informazioni degli utenti”.

Lavoro: il 96% cerca nuove opportunità. Colpa dell’azienda tossica?

L’idea di abbandonare il proprio impiego spesso è pervasa da una serie di paure. Tuttavia, uscire dalla propria zona di comfort può portare a nuove possibilità di crescita e realizzazioni. Di fatto, però, secondo gli ultimi dati del Ministero del Lavoro riguardanti le comunicazioni obbligatorie, nel 2022 sono state registrate quasi 2,2 milioni di dimissioni, +13,8% rispetto al milione e 930mila del 2021. E secondo il sondaggio ‘New Year, New Career’ di Monster.com, nel 2023 il 96% dei lavoratori era alla ricerca di una nuova posizione lavorativa.

Le ragioni principali? Necessità di un reddito più alto (40%), disoccupazione (35%), mancanza di opportunità di crescita (34%), un ambiente lavorativo tossico (25%).

La qualità della leadership è cruciale

Emergono infatti nuovi modelli di aziende che pongono il benessere e la crescita dei dipendenti al centro delle proprie azioni, creando un ambiente di lavoro sano e virtuoso. Al contrario, un contesto lavorativo tossico, può avere pesanti ripercussioni sulla vita dei lavoratori.

Ma come riconoscere un’azienda tossica?
“Spesso – spiega Alessandro Da Col, top voice di LinkedIn e co-fondatore dell’Accademia Crescita Personale Meritidiesserefelice -, le atmosfere tossiche derivano da una direzione inadeguata. Un leader efficace non solo interviene prontamente di fronte ai comportamenti dannosi per il team, ma agisce anche da modello, motivando e ispirando in maniera autentica”.
Comunicare efficacemente e sviluppare lo spirito di gruppo con azioni di team building sono aspetti fondamentali.

Trattamento equo senza favoritismi da parte dei dirigenti

“È importante anche agire equamente e con la massima trasparenza, condividendo sempre, nei singoli team, le informazioni, trasmettendo il proprio know-how ai neoassunti, rispettando le proprie mansioni – aggiunge il co-fondatore, Alessandro Pancia – e mantenendo una chiara separazione tra la sfera professionale e quella personale”.
Se poi il dipendente commette un errore, soprattutto se involontario e di entità minima, non deve essere mobbizzato, ma avere l’occasione di correggere il danno arrecato all’azienda.

“Emarginare un lavoratore – conferma Da Col – può innescare dinamiche negative, sia perché le persone che lavorano in azienda non vengono valorizzate, sia perché possono nascere rivalità e conflitti tra colleghi”.

Rispettare gli orari ed evitare il rust-out

Dunque, è fondamentale mettere in pratica una sana cultura del fallimento, e al tempo stesso, dare un giusto riconoscimento in caso di successo.
Riguardo agli orari, occorre rispettare la separazione tra lavoro e vita privata, il diritto alla disconnessione nelle ore notturne e nei giorni festivi.

In un ambiente di lavoro stimolante, il rust-out, la mancanza di slancio e stimoli quando si devono affrontare nuovi progetti e nuove mansioni, dev’essere ridotto al minimo, anche se si svolge un lavoro ripetitivo.
“In questo caso – commenta Pancia -, il segreto sta, innanzitutto, nell’affrontare il problema con il proprio capo e, successivamente, iniziare a svolgere compiti meno noiosi”.

Gli italiani bocciano i Social Network. E sull’AI… 

Quali sono le opinioni degli italiani sull’Intelligenza Artificiale? E quelle riferite ai social network? Per scoprirlo, l’Eurispes ha condotto una ricerca mirata, contenuta – tra le tante informazioni – nel suo 36 Rapporto Italia. Le posizioni dei nostri connazionali nei confronti delle varie tecnologie sono decisamente contrastanti.

L’AI incuriosisce, ma pochi la conoscono 

Attraverso una serie di domande mirate, è stato possibile delineare un’immagine delle opinioni degli italiani sull’Intelligenza Artificiale. I dati raccolti mostrano un grado di informazione piuttosto scarso: solo il 33,9% degli italiani ha una vaga idea di cosa sia l’Intelligenza Artificiale, mentre una quota simile (31,9%) dichiara di non saperne nulla. Tra coloro che si dichiarano informati, prevalgono quelli che affermano di saperne abbastanza (25%), mentre solo il 9,2% dichiara di essere molto informato sull’argomento.

Utilizzo e percezione dell’Intelligenza Artificiale

La maggioranza di chi ha detto di conoscere in qualche misura l’Intelligenza Artificiale afferma però di non averla mai provata (53,9%). Nonostante questo, il giudizio sull’AI è generalmente positivo (65,8%). Prevale l’idea che sia una tecnologia controllabile (54,1%), sebbene sia ritenuta anche pericolosa (57,4%) e capace di sostituirsi all’uomo (54,2%). Meno condivisa è l’opinione che ci pentiremo di averla creata (47,6%).

Perchè si utilizza l’AI?

Chi ha provato a utilizzare l’AI lo ha fatto principalmente per curiosità (72,4%) e per motivi di svago o gioco (63,7%). Altri motivi includono l’uso per lavoro (46%) e per studio (41,5%). Questi dati evidenziano un approccio iniziale più esplorativo e ludico verso l’Intelligenza Artificiale, con un utilizzo professionale o educativo ancora relativamente meno diffuso.

Opinioni sui Social Network

I giudizi sui Social Network sono invece decisamente più critici. Una larga maggioranza degli italiani ritiene che i social favoriscano la diffusione di fake news (78,3%) e alimentino il cyberbullismo (73,3%). Inoltre, si crede che diffondano modelli di comportamento sbagliati (72,3%) e favoriscano l’espressione dell’aggressività e della violenza verbale (69,5%). Il 66,1% degli intervistati è convinto che i social danneggino la vita sociale.

Esperienze negative sui Social

Circa un intervistato su cinque è stato vittima di aggressività o ingiurie sui social o in rete (21,3%) e di truffe informatiche (20,7%). Il 18% ha visto violata la propria privacy, e poco meno sono le vittime di inganno da falsa identità (17,7%). Inoltre, il 14,9% ha subito il furto di identità, il 14% è stato vittima di cyber stalking, e l’8,1% ha sperimentato il revenge porn.

Conclusioni

Questa panoramica mostra un quadro chiaro: gli italiani hanno una conoscenza limitata dell’Intelligenza Artificiale e un’opinione prevalentemente negativa sui social network, con forti preoccupazioni riguardo ai rischi e alle esperienze negative associate a queste tecnologie.

Intelligenza artificiale: a che punto siamo? Qualche riflessione sui numeri

A livello normativo, 75 Stati nel mondo, circa il 30% dei Paesi sovrani tra cui l’Italia, pari a una popolazione complessiva di oltre il 50% di quella mondiale, hanno varato una qualche forma di normativa o regolamento sull’Intelligenza artificiale. E lo scorso 13 marzo il Parlamento Europeo ha adottato l’AI Act, ora in fase di definizione degli atti delegati per l’attuazione nei singoli Stati membri.
Poche settimane prima, l’Unione Africana ha adottato una direttiva volta a ottenere una strategia continentale comune sul tema.

A livello finanziario, invece, nell’ultimo decennio gli investimenti in AI sono aumentati di 13 volte.
L’Intelligenza artificiale è il tema più dibattuto sui media specializzati e non, declinando una narrazione spesso confusa e contraddittoria. Ma a che punto siamo? Lo spiega un ‘promemoria’ di Mauro Masi per Adnkronos.

Regolamentazioni e stanziamenti

Negli USA il 30 ottobre scorso il Presidente Biden ha firmato un ordine esecutivo per “la futura regolamentazione dell’AI negli Stati Uniti”, contenente disposizioni immediatamente operative per enti e Agenzie Federali.

Da noi in Italia, il 23 aprile scorso il Governo ha approvato un articolato disegno di legge, che tra l’altro, stanzia un miliardo di euro per finanziare, attraverso Cdp venture capital, startup che operano nei settori AI, cyber security, quantum computing, TLC e 5G.

Nuove imprese e capitali di rischio 

Sempre a livello finanziario, gli investimenti globali degli ultimi dieci anni sono serviti a creare oltre 41.500 nuove imprese che si occupano di vari aspetti dell’AI. Di queste, oltre 21.000 sono nate negli Stati Uniti, 5.616 in India, 4.646 nel Regno Unito, 2.576 in Canada, 2.430 in Cina, 1.556 in Israele, 1.509 in Francia.

In termini di capitali di rischio alle imprese che sviluppano sistemi AI (proxi molto significativa del ‘sentiment’ dei vari Paesi verso il tema) sono ancora in testa gli Stati Uniti, con 273 miliardi di dollari. A seguire la Cina (76 miliardi), Israele (18 miliardi), India (17 miliardi), Regno Unito (16 miliardi).

Potenzialità (e potenze) finanziarie

Per dare un ulteriore idea delle potenzialità finanziarie già oggi implicite nei sistemi AI, Open AI, l’azienda guidata da Sam Altman (l’uomo che sta all’AI come Steve Jobs stava a Internet) e che ha lanciato il chatbot Chat GPT, è passata da un valore iniziale di poche migliaia di dollari a quello attuale stimato in oltre 90 miliardi di dollari.

Questa crescita vorticosa, accelerata soprattutto nell’ultimo biennio, ha trascinato anche il gigante decaduto Microsoft, principale partner e finanziatore di Open AI, tornato a essere, dopo oltre un decennio, la prima azienda al mondo per capitalizzazione di Borsa. Quanto vale oggi Microsoft? Oltre 3.000 miliardi di dollari.

Italia e Buy Now Pay Later: la formula cresce del 35% in un anno 

Negli ultimi anni, il Buy Now Pay Later (BNPL) ha guadagnato terreno come metodo di pagamento alternativo, registrando una crescita globale del 18% nel valore delle transazioni nel 2023 rispetto al 2022. Ora ha raggiunto il 5% della spesa globale per l’e-commerce, equivalente a oltre 316 miliardi di dollari. Anche in Italia, questo settore ha conosciuto una notevole espansione. CRIF ha condotto un’analisi dettagliata sul proprio vasto ecosistema di dati, che include oltre 110 milioni di posizioni creditizie, per esaminare le caratteristiche e le tendenze del BNPL nel nostro paese, sia in termini di domanda e utilizzo da parte dei consumatori digitali, sia riguardo all’evoluzione dell’offerta.

L’e-commerce traina questa forma di pagamento

Secondo la ricerca di CRIF, il valore dei finanziamenti erogati nel secondo semestre del 2023 è aumentato del 35% rispetto allo stesso periodo del 2022, trainato anche dalla diffusione dell’e-commerce. Il BNPL continua a crescere grazie alla sua trasparenza, convenienza e integrazione con l’e-commerce, diventando un elemento stabile nel panorama finanziario. La regolamentazione sempre più stringente contribuisce a consolidare la fiducia dei consumatori e delle aziende.

Consolidato come strumento stabile nel panorama finanziario

In Italia, sebbene la crescita esponenziale degli ultimi anni sembri essersi attenuata, il BNPL rimane in crescita e si è consolidato come uno strumento stabile nel panorama finanziario. Il valore dei finanziamenti BNPL erogati nel secondo semestre del 2023 è molto superiore all’andamento del credito al consumo Small Ticket, che ha registrato una leggera flessione su prodotti come elettrodomestici ed elettronica, solitamente oggetto di finanziamenti BNPL.

L’offerta si allarga a nuovi settori

L’offerta BNPL in Italia si sta estendendo a nuovi settori come viaggi, assicurazioni e servizi, mentre l’offerta bancaria si amplia con servizi di dilazione dei pagamenti e nuovi modelli come il “Save Now, Pay Later”. I principali utilizzatori del BNPL sono le generazioni più giovani, ma si osserva un aumento anche tra i “Baby boomers” nel quarto trimestre del 2023. Gli utilizzatori del BNPL in Italia hanno un reddito significativamente più elevato rispetto a quelli dei finanziamenti Small Ticket.

La rischiosità degli utilizzatori del BNPL è in calo rispetto al 2022 e inferiore a quella dei finanziamenti Small Ticket, evidenziando il ruolo dell’inclusione finanziaria. L’analisi mostra che il 61,7% di coloro che richiedono credito per la prima volta opta per il BNPL. Inoltre, in Italia si distinguono due tipologie di BNPL: il Pay in X e il POS Lending, con caratteristiche e comportamenti degli utilizzatori diversi.

Regole più rigide per i fornitori

A livello normativo, il BNPL è stato incluso nella nuova direttiva europea sul credito al consumo, introducendo regole più rigide per i fornitori e mirando a prevenire il sovraindebitamento. Nonostante le sfide economiche, il modello di business del BNPL si sta adattando per rispondere alle esigenze del mercato, con una diversificazione dei servizi e una maggiore collaborazione tra operatori del settore e istituti finanziari.

Passione audiolibri, oltre 11 milioni gli italiani… all’ascolto

La passione degli italiani per gli audiolibri continua a crescere. Tanto che nel 2024 sono addirittura 11,1 milioni le persone che si dedicano all’ascolto di storie e voci tramite cuffie. Rispetto all’anno precedente, si registra un aumento del 4%, con 400 mila persone in più che hanno scoperto questa forma di intrattenimento. Si conferma dunque una tendenza in forte crescita già dal 2020, con un incremento complessivo del 22%.

Il genere più amato? Il thriller

L’emergere degli audiolibri come parte integrante delle abitudini d’ascolto degli italiani è stato notevolmente influenzato dal periodo della pandemia, e questa tendenza sembra consolidarsi nel tempo. I thriller sono i generi più amati nel 2024, seguiti da classici e titoli sci-fi/fantasy.

I titoli più gettonati 

Nella classifica dei thriller, “Omicidio fuori stagione” di A. J. Seaman, letto da Gabriele Donolato, si piazza al primo posto, seguito da “Sangue inquieto” di R. Galbraith, letto da Andrea Mete, e “Il purgatorio dell’angelo” di Maurizio De Giovanni, letto da Paolo Cresta. Nei classici, “Il conte di Montecristo” di A. Dumas, letto da Moro Silo, primeggia seguito da “Orgoglio e pregiudizio” di J. Austen, letto da Paola Cortellesi, e “Anna Karenina” di Tolstoj, letto da Anna Bonaiuto. Nel genere sci-fi/fantasy, la saga completa di “Harry Potter” di J.K. Rowling, letto da Francesco Pannofino, conquista il primo posto, seguita da “Iron Flame” e “Fourth Wing” di R. Yarros, letti entrambi da Martina Levato.

Il 31% degli italiani ascolta un libro a settimana

Questi sono i risultati emersi dall’ultima ricerca condotta da NielsenIQ per Audible, che sarà presentata in maniera più esaustiva al Salone Internazionale del Libro di Torino. La ricerca rivela anche un aumento del tempo dedicato all’ascolto, con una sessione media di quasi mezz’ora e il 31% del campione che dichiara di ascoltare un audiolibro almeno una volta alla settimana. Gli “heavy user”, ovvero coloro che ascoltano audiolibri tutti i giorni o quasi, rimangono stabili al 5%.