Lombardia, nel secondo semestre l’industria supera i livelli pre crisi

La produzione industriale lombarda è tornata ai livelli precrisi, anzi li ha addirittura superati. L’ottima notizia per il sistema imprenditoriale della Regione arriva da Unioncamere Lombardia, cha ha rivelato che nel secondo trimestre 2021 la produzione industriale lombarda cresce del +3,7% congiunturale grazie al forte rimbalzo sullo stesso periodo del 2020 (+32,5%) portando il dato ben al di sopra della media 2019 (+9,3%). Fanno da traino al recupero produttivo gli ordini sia domestici (+3,8% congiunturale) che esteri (+6,1%) che sono superiori ai livelli pre-crisi (+10,0% gli ordini interni e +19,6% quelli esteri). L’indice manifatturiero di Unioncamere Lombardia si porta così a 114,6 superando sia il livello medio 2019 sia il punto di massimo del 2008 (113,0). Diverso il discorso per le aziende artigiane, che soffrono ancora degli effetti della pandemia. Con una contrazione congiunturale del -0,5% e un aumento tendenziale più contenuto (+22,6%) il comparto sembra non aver ancora recuperato i livelli precrisi e registra un -5,6% sulla media 2019.

I settori più dinamici

Nel comparto industriale tutti i settori mettono a segno risultati con il segno più. Tra quelli più performanti si colloca la Siderurgia (+29,4% sulla media 2019) trainata dalla domanda di ferro e acciaio e dei Minerali non metalliferi (+28,6%), settori legati alle costruzioni che registrano i migliori risultati. Hanno ottenuto una crescita a due cifre anche la Chimica (+19,5%), gli Alimentari (+11,3%) e il Legno-mobilio (+10,5%), anch’esso trainato dalla ripresa del settore edile. Devono ancora recuperare quote per ritornare ai livelli ante crisi, invece, il comparto moda (Abbigliamento -7,4%, Pelli-calzature -8,1% e Tessile -8,2%) e i Mezzi di trasporto (-21,3%). Sul fronte dell’artigianato, ci sono settori che hanno pienamente ripreso e anzi superato i valori del 2019, come la Siderurgia (+16,6%) e la Meccanica (+0,6%). L’Abbigliamento segna un lieve -3,0% mentre la Gomma-plastica segna -4,8% e i Minerali non metalliferi -6,2%. I comparti che sono ancora in sofferenza e che avranno bisogno di tempi più lunghi per ritornare ai livelli pre Covid ci sono le Manifatture varie (-31,2%) e le Pelli-calzature (-40,1%).

Risalgono anche i fatturati

Analogo andamento anche per quanto riguarda il giro d’affari delle imprese lombarde. Il fatturato a prezzi correnti dell’industria cresce del 4,6% congiunturale: il confronto con la media 2019 registra un +18,3% che è legato anche agli incrementi di prezzo in atto. Per le imprese artigiane il fatturato cresce del +1,0% congiunturale e si rivela insufficiente a recuperare i livelli pre-crisi (-3,8% il confronto con la media 2019).

Quanto è importante la privacy? Meglio ottenere il Green Pass

Una nuova ricerca di Kaspersky ha analizzato quanto la privacy dei dati sia importante per gli italiani dopo la pandemia, e quali sono le preoccupazioni principali a essa associati. La ricerca si basa sulle interviste condotte su un campione di 8 mila persone di nove Paesi europei, e dalle riposte degli intervistati risulta che l’80% dei cittadini italiani rinuncerebbe alla privacy pur di acquisire maggiore libertà di accesso alle attività quotidiane. In pratica, gli italiani cederebbero le proprie informazioni personali e sensibili in accordo al Green Pass. Della stessa opinione anche la maggior parte degli europei, disposti a fornire i propri dati personali pur di non non subire più le restrizioni imposte dai lockdown.

Più trasparenza sulle politiche di raccolta e archiviazione

“Nonostante molti europei siano disposti a rinunciare ai loro dati personali in cambio di maggiore libertà, è importante che i governi nazionali siano più trasparenti sulle politiche di raccolta e archiviazione dei dati, per costruire un rapporto di fiducia con i cittadini e superare in sicurezza la pandemia”, ha dichiarato Morten Lehn, General Manager Italy di Kaspersky.
Ma cos’è il Green Pass? E perché preoccupa a livello di privacy? Il Green Pass è il certificato Covid digitale dell’Unione Europea, ovvero una prova digitale attestante che una persona è stata vaccinata contro la patologia da Covid-19, ha ottenuto un risultato negativo al test, oppure è guarita dalla patologia. Gli utenti quindi devono dare il proprio consenso al trattamento dei dati personali.

Per tornare a viaggiare all’estero vale la pena condividere i dati sanitari 

Quali sono i motivi per cui i cittadini italiani rinuncerebbero alla privacy in favore del Green Pass? Innanzitutto la possibilità di tornare a viaggiare all’estero. Questo il primo motivo che spingerebbe il 36% degli italiani a condividere i propri dati sanitari, seguito dalla possibilità di tornare a frequentare bar o ristoranti (23%), e da quella di poter tornare a partecipare a grandi eventi (24%). Ricominciare a frequentare i centri commerciali dopo la pandemia non sembra invece interessare molto i connazionali: solo il 22% degli intervistati l’ha inserita tra le motivazioni per fornire informazioni personali.

L’85% degli italiani è preoccupato per la privacy

Nonostante la disponibilità a cedere la propria privacy in cambio di tornare a viaggiare e potere ottenere una maggiore libertà, sottolinea una nota Ansa, l’Italia è tra le nazioni maggiormente preoccupate di come vengono gestiti i dati individuali. Secondo la ricerca di Kaspersky, se il 98% dichiara che la privacy è un argomento importante, solo il 63% degli italiani ritiene di avere effettivamente il controllo sulle organizzazioni che vi hanno accesso. Parallelamente, l’85% degli intervistati è preoccupato che i propri dati possano cadere nelle mani sbagliate nei prossimi due anni.  

Google Chrome: stop ai cookie di terze parti entro il 2023

Sviluppare soluzioni collaborative e open source che proteggano la privacy degli utenti senza danneggiare imprese e sviluppatori che poggiano su pubblicità e offerta di contenuti gratuiti. Questo il motivo per cui Google Chrome entro la fine del 2023 potrebbe eliminare i cookie di terze parti.  L’obiettivo dell’iniziativa lanciata nel 2019 è ottenere tecnologie principali “pronte per la distribuzione entro la fine del 2022, affinché la comunità degli sviluppatori possa iniziare ad adottarle”, spiega Google.
In seguito Google dovrebbe “eliminare gradualmente i cookie di terze parti nell’arco di un periodo di tre mesi, cominciando verso metà del 2023 e fino alla fine dell’anno”.
I tempi non sono brevissimi, perché l’obiettivo “richiede un progresso condiviso e un ritmo responsabile”.

L’equilibrio tra la protezione della privacy e il business basato sulla pubblicità

Privacy Sandbox, il sistema di profilazione di Google, sta infatti cercando un punto di equilibrio tra la protezione della privacy e i modelli di business che vivono di pubblicità anche grazie ai cookie. Si tratta di conciliare interessi avvertiti spesso come contrapposti, attraverso il coinvolgimento di sviluppatori, editori e autorità di regolamentazione. I tempi, quindi, si allungano sia per ragioni tecniche sia per l’esigenza di mediare. Google è però convinta che il progetto sarà “un vantaggio per tutti”. Trovare soluzioni alternative permetterebbe di mitigare le perdite provocate dagli ad-blocker, ricalibrare le metriche che decretano il successo di una campagna e scoraggiare la sostituzione dei cookie con “altre forme di tracciamento individuale” ancora più invasive, come il fingerprinting.

I “cookie originali” creati da un sito resteranno attivi 

Un cookie è il messaggio che compare quando entriamo su un sito, spesso approvando senza pensarci troppo. Delegare la scelta all’utente è una tutela in più, ma non ha certo limitato il potere di tracciamento. I cookie sono infatti “pezzetti” di codice che riconoscono l’utente, fornendogli una navigazione personalizzata e pubblicità su misura.
Grazie alle soluzioni di Privacy Sandbox, i cookie non saranno eliminati del tutto, ma solo quelli di terze parti, che raccolgono dati e personalizzano gli annunci durante la navigazione su pagine web diverse. Resteranno invece attivi i “cookie originali” (di prima parte), creati da un sito che personalizzano l’esperienza solo su quel sito. La differenza è notevole, perché i cookie di terze parti possono ricreare un profilo molto più dettagliato.

È già possibile bloccare i cookie tramite le impostazioni

D’altronde, riporta Agi, Chrome permette già di bloccare i cookie tramite le impostazioni. Basta aprire il browser da computer, cliccare su Impostazioni e nella sezione Privacy e sicurezza selezionare Cookie e altri dati dei siti scegliendo l’opzione Blocca cookie di terze parti. Da qui al 2023, Privacy Sandbox seguirà “un rigoroso processo di sviluppo pubblico in più fasi”, di cui la prima discuterà le tecnologie e i relativi prototipi in diversi forum, a cui seguirà una fase di test. Una volta completato il processo di sviluppo, si passerà alla fase di adozione e all’eliminazione graduale dei cookie di terze parti.

Animali domestici, è boom di adozioni. Dopo la pandemia, il 50% delle famiglie ha un pet

Più tempo passato in casa e più solitudine. Di conseguenza un maggior bisogno di compagnia, allegria e affetto incondizionato. Sono queste alcune delle motivazioni alla base del boom di adozioni di animali domestici che si è registrato negli ultimi mesi e che una recente ricerca di BVA Doxa ha misurato. 
Innanzitutto, l’indagine che ha coinvolto 1.000 persone intervistate online decreta che nel nostro Paese il 50% delle famiglie possiede un pet. Di queste, l’11% ha accolto il proprio beniamino proprio nell’ultimo anno, sull’onda quindi di una sorta di “effetto pandemia”. 

Tante buone ragioni per prendere un pet

Tra le principali motivazioni alla base delle adozioni effettuate nell’ultimo anno, ci sono innanzitutto l’allegria (36%) che i pet portano in casa, la compagnia (33%), l’affetto incondizionato che riescono a trasmettere (29%). Un altro elemento importante è poi rappresentato dalle richieste dei figli. 
Proprio grazie agli animali domestici, infatti, i figli imparano a diventare più responsabili (7%) e riescono a colmare i momenti di vuoto (21%) legati al particolare contesto della pandemia. “L’ho regalato ai miei figli/al mio compagno/a perché è stato un anno difficile” è infatti una delle risposte date all’indagine.

Il gatto “batte” il cane

In base alla ricerca di BVA Doxa, gli animali più frequentemente adottati sono innanzitutto il gatto (50%) e il seconda posizione il cane (46%). Una novità, quest’ultima, visto che tradizionalmente il primo posto era detenuto da Fido e il secondo da Micio. Nella classifica seguono a grande distanza gli uccelli, in particolare cardellini, canarini, pappagalli, e le tartarughe, che si posizionano a pari merito al 7%. Criceti e conigli conquistano il 5% mentre il pesce rosso entra a far parte del 4% delle famiglie.

Chi sono i “new pet lover”

Dalla ricerca emerge anche l’identikit dei cosiddetti “new pet lover”, che sono in prevalenza donne e do età medio giovane, con il 40% tra i 25 ed i 44 anni.
Il livello di istruzione è medio, con il 60% di diplomate alla scuola media superiore. Tra le professioni, forte è la presenza di impiegate, ma anche di insegnanti, imprenditrici o commercianti. Per quanto riguarda la distribuzione geografica, l’area maggiormente coinvolta dal boom di adozioni è il Centro Italia, con una maggiore concentrazione nel Lazio, in Toscana e in Sardegna. Solitamente, il nucleo familiare è composto da 4 persone.  
Uno degli elementi che emerge nell’identikit, poi, è l’attenzione all’igiene, che comporta anche un  cambio di abitudini. Il 28%, infatti, ha dichiarato di aver diversificato e aumentato l’utilizzo di prodotti per mantenere gli spazi igienizzati e gli animali puliti per garantire la reciproca protezione.

Con l’AI la vita è più smart. In Cina un evento dedicato alle ultime novità

L’AI rende la vita più smart. E durante il quinto World Intelligence Congress, l’evento sull’AI di Tianjin, nel nord della Cina, è stato possibile toccare con mano le ultime novità in fatto di tecnologie “intelligenti”. L’evento, svolto all’insegna del tema New Era of Intelligence: Empowering New Development, Fostering a New Pattern, ha attirato oltre 240 aziende e istituzioni, che hanno esposto le applicazioni più innovative. Qualche esempio? Gli spettatori hanno potuto assistere a una performance musicale unica, eseguita da una band composta da robot e persone, mentre allo stand espositivo di Hisense, marchio cinese di elettrodomestici, i visitatori hanno atteso in fila per poter osservare più da vicino un frigorifero intelligente in grado di consigliare i menu in base al cibo che contiene, alla stagione e alle informazioni sulla salute dei membri della famiglia, nonché di impartire lezioni di cucina attraverso video.

Il riconoscimento facciale serve anche per allenarsi

Insomma, l’applicazione delle tecnologie intelligenti sta trasformando la vita quotidiana, tanto che in una comunità residenziale della Sino-Singapore Tianjin Eco-City, i percorsi per il jogging e le attrezzature per l’allenamento sono dotati di tecnologie di riconoscimento facciale, in grado di rilevare i dati dei residenti e registrarne i tempi e il consumo di calorie. I residenti della comunità hanno anche installato in casa altoparlanti intelligenti con cui possono controllare i prezzi aggiornati della verdura, i costi dell’acqua o del riscaldamento, nonché contattare i dottori della comunità per consultazioni mediche online.

Veicoli senza equipaggio e robot per la consegna dei pacchi

“Stiamo cercando di applicare le tecnologie di intelligenza artificiale ai nostri prodotti – spiega Wang Yanpeng, rappresentante dello stand Cainiao Network -. Investiamo molto ogni anno nella ricerca e nello sviluppo tecnologico. L’era dell’intelligenza artificiale è arrivata e vogliamo coglierne l’opportunità”. Lo stand ha esposto veicoli senza equipaggio e robot per la consegna di pacchi, e “con la rapida applicazione delle tecnologie intelligenti in tale comparto, il volume giornaliero di pacchi gestiti è aumentato del 30% su base annua”, aggiunge Feng Zengchuang, che lavora per Cainiao Network a Tianjin.

Dalla “carta rossa” al robot bibliotecario

Con la costante evoluzione dei consumi, sono emersi anche nuovi metodi di pagamento, come la carta rossa, delle stesse dimensioni di una carta di debito, che brillava allo stand della Industrial and Commercial Bank of China. Anche nella biblioteca, è sufficiente riferire a un robot il nome del libro che si desidera consultare per essere guidati fino a esso. Dotati di un sistema di navigazione basato sul geomagnetismo e sulla tecnologia 5G, i robot hanno una precisione di posizionamento di uno o due metri. “L’intelligenza artificiale ha cambiato le nostre vite – commenta Sun Ning, professore presso il College of Artificial Intelligence della Nankai University . Queste tecnologie non vengono applicate solo nel mercato di fascia alta, ma rendono più pratica e funzionale anche la vita quotidiana”.

Pil +0,01% nel primo trimestre. Istat corregge le stime negative

Per il periodo gennaio-marzo 2021 l’Istat calcola un aumento del Pil dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato. L’Istat ribalta quindi le stime rilasciate al 30 aprile, che indicavano un calo congiunturale del -0,4%. Inoltre, la variazione acquisita del Pil italiano per il 2021, quella che si otterrebbe se nei trimestri successivi al primo si registrasse una crescita nulla, viene calcolata pari al +2,6%. L’Istat ha rivisto anche la stima sul primo trimestre 2020, pari al -0,8% rispetto al -1,4% comunicato ad aprile. Nello stesso mese però il tasso di disoccupazione sale al 10,7% (+0,3 punti), mentre tra i giovani scende al 33,7% (-0,2 punti).

+870mila le persone in cerca di lavoro, +48,3% rispetto ad aprile 2020

Secondo le stime, ad aprile 2021, rispetto ad aprile dell’anno scorso, le persone in cerca di lavoro risultano in “forte crescita”, ovvero pari a +870mila unità (+48,3%), a causa “dell’eccezionale crollo della disoccupazione che aveva caratterizzato l’inizio dell’emergenza sanitaria”, commenta l’Istituto. D’altra parte, diminuiscono gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-6,3%, pari a -932mila unità), che ad aprile 2020 avevano registrato, invece, un forte aumento. Inoltre, ad aprile 2021, rispetto a marzo, si registra un lieve aumento degli occupati (+0,1%, pari a +20mila unità), mentre rispetto ad aprile 2020 si registra un calo del -0,8%, pari a -177mila unità.

In un anno il calo degli occupati coinvolge autonomi e dipendenti permanenti

Sempre ad aprile, la lieve crescita degli occupati su base mensile è dovuta solamente ai dipendenti a termine, che risultano pari a +96mila (+3,5%), in quanto i dipendenti permanenti e gli autonomi diminuiscono dello 0,3% e dello 0,6% (rispettivamente, -47mila e -30mila). Nel confronto annuo, il calo degli occupati coinvolge gli indipendenti, che diminuiscono del 3,6% (-184mila) e i dipendenti permanenti, che diminuiscono dell’1,5% (-222mila). Crescono invece dell’8,9% (+229mila) i dipendenti a termine. Rispetto al mese di marzo, l’aumento del numero di persone in cerca di lavoro (+3,4%, pari a +88mila unità) riguarda entrambe le componenti di genere e tutte le classi di età.

Diminuisce il numero di inattivi

Nel confronto mensile diminuisce poi anche il numero di inattivi di 15-64 anni (-1,0%, pari a -138mila unità), e il tasso di occupazione sale al 56,9% (+0,1 punti), riporta Ansa. “Ad aprile prosegue la crescita dell’occupazione già registrata nei due mesi precedenti, portando a un incremento di oltre 120 mila occupati rispetto a gennaio 2021 – si legge in una nota dell’Istat -. L’aumento coinvolge entrambe le componenti di genere e si concentra tra i dipendenti a termine. Ciononostante, rispetto a febbraio 2020, mese precedente a quello di inizio della pandemia, gli occupati sono oltre 800 mila in meno e il tasso di occupazione è più basso di quasi 2 punti percentuali”.

Le Pmi vengono sempre più prese di mira dagli hacker

La pandemia ha avuto un impatto profondo sulla sicurezza informatica delle organizzazioni, con gli attacchi di phishing e ransomware aumentati rispettivamente dell’11% e del 6%, e i casi di false dichiarazioni cresciuti di 15 volte rispetto allo scorso anno. Ma il gap fra le violazioni che colpiscono le grandi aziende e le Pmi si sta assottigliando. Se lo scorso anno le violazioni a danno delle Pmi erano meno della metà rispetto a quelle subite dalle grandi aziende, dall’edizione 2021 del Data Breach Investigations Report di Verizon Business emerge un rapporto di 100 a 87. Il Dbir 2021 ha preso in esame 5.258 violazioni segnalate dalle 83 aziende coinvolte, un terzo in più di quelle analizzate lo scorso anno. E le Pmi risultano sempre di più nel mirino degli hacker.

Tipologie di attacco ora simili per grandi aziende e Pmi

“Anche le tipologie di attacco – sottolinea all’Adnkronos Phillip Larbey, Managing Principal di Verizon Business – vanno uniformandosi: sia per le Pmi sia per le grandi aziende, oltre il 70% delle violazioni sono state determinate da intrusioni all’interno del sistema di sicurezza, errori di vario tipo e attacchi alle applicazioni web. Un panorama che mette dunque in evidenza la sempre maggiore attrattività delle Pmi per gli hacker – continua Larbey – e che dimostra come anche in paesi come l’Italia, il cui tessuto economico è basato su realtà imprenditoriali di piccole e medie dimensioni, non si possa dormire sonni tranquilli, ma si debba continuare a investire sull’aggiornamento continuo dei sistemi di cybersecurity, ma soprattutto sulle competenze It delle risorse”.

Violazioni alle applicazioni web: il 39% del totale 

Il rapporto 2021 di Verizon ha anche evidenziato le sfide che le aziende devono affrontare quando trasferiscono la maggior parte delle loro funzioni aziendali in cloud, dato che gli attacchi alle applicazioni web rappresentano il 39% del totale delle violazioni.

“Con l’aumentare delle aziende che trasferiscono in cloud funzioni essenziali per il business, le potenziali minacce per le loro operazioni potrebbero diventare più concrete – evidenzia il Ceo di Verizon Business, Tami Erwin -, poiché i malintenzionati cercano di sfruttare le vulnerabilità umane e la maggiore dipendenza dalle infrastrutture digitali”.

I vari settori vengono colpiti in maniera differenziata

Sebbene la sicurezza rimanga per tutti una sfida prioritaria, esistono differenze significative tra i vari settori. Nel settore finanziario e assicurativo, l’83% dei dati compromessi in caso di violazione sono di tipo personale, mentre nell’ambito dei servizi professionali, scientifici e tecnici lo è il 49%. Nella Sanità, invece, il banale errore umano continua a caratterizzare questo settore, in particolare la misdelivery (36%), sia elettronica o relativa a documenti cartacei. Mentre nella PA la minaccia di gran lunga più grande è il social engineering.

Per gli italiani “smart” è un concetto che va oltre la tecnologia

Una vita smart, dalla casa al benessere alla cucina. Ma come viene percepito dagli italiani il concetto di “smart”? Alla domanda risponde AMC, azienda nel settore dei sistemi di cottura in acciaio inox di alta qualità, che insieme all’Istituto Internazionale AstraRicerche ha condotto un’indagine per analizzare le percezioni, i comportamenti, i valori e le aspettative riguardo al concetto di smart. I dati rivelano che secondo la maggioranza degli italiani il benessere fisico, mentale ed economico sono elementi essenziali per valutare quanto sia smart la propria vita. Insomma, la smart way of life presenta diverse sfaccettature: sostenibilità, salute, benessere, semplicità ed efficienza.

Smart life: per ora è solo per un italiano su due

Per quasi il 44% degli italiani smart life significa riuscire a fare le stesse cose con meno risorse, e per il 37,7% fare le cose più velocemente, ma con buoni risultati. Inoltre, oltre un terzo degli intervistati (35,2%) interpreta smart life come la capacità di fare molte cose con successo, e ancora, il 31,4% associa il termine smart al fare le cose con buon umore e con un atteggiamento positivo. Tuttavia, soltanto 1 intervistato su 2 ritiene che la propria vita sia smart, e l’80% degli intervistati desidera una vita più smart nei prossimi 1-2 anni.

Tecnologia, salute e semplicità

Per quanto riguarda l’idea della cucina smart, al primo posto per gli italiani (82,9%) c’è l’utilizzo di prodotti tecnologici accanto a una spiccata attenzione al cucinare sano. Al secondo posto (80,4%), cucinare in modo più semplice e rilassato, e al terzo (78,9%) il raggiungimento di un’alta qualità alimentare. Risulta poi forte il legame tra benessere psicofisico e attività culinaria, non solo in termini di qualità del cibo, ma anche di esperienza e comfort. Se 3 persone su 4 (73,8%) apprezzano un modo di cucinare efficiente e veloce, il 72,9% pensa che la cucina smart abbia senso se è anche divertente, mentre molti italiani (67,1%) ritengono importante la possibilità del multitasking in cucina, e più di un terzo degli intervistati afferma che è essenziale cucinare senza sprechi e con un basso uso di risorse, sottolineando l’importanza della sostenibilità anche ai fornelli.

Smart cooking: come ottenere il massimo con il minimo sforzo e senza sprechi

Quasi il 75% degli intervistati identifica lo smart cooking con un sistema semplice, veloce, comodo ed efficace. Un sistema che consente di liberare la fantasia utilizzando gli strumenti giusti per ottenere ricette gustose, leggere e sane con un limitato uso di risorse, e quindi senza sprechi di acqua o energia. Insomma, significa ottenere il massimo con il minimo sforzo. Data l’alta percentuale di presenza ai fornelli degli italiani (il 57,7%, ovvero più di metà degli intervistati cucina ogni giorno), le fonti di ispirazione per cucinare diventano un “tema caldo”. E se le ricette condivise tra parenti o amici (48,5%) sono in testa alla classifica, l’ispirazione in cucina si prende anche dalle app (40,9%) e dai siti web dedicati

È arrivato il Nft, il certificato digitale per opere virtuali o cimeli tecnologici

Nell’era digitale la nuova frontiera dell’autenticazione si chiama Nft (Non Fungible Token), il certificato digitale che usa il sistema della blockchain per “autenticare” la cosiddetta crypto arte, da un quadro fatto dall’AI a una canzone techno fino a gattini virtuali. Potrebbe sembrare un fenomeno di nicchia o per nerd, se non fosse che di recente la casa d’aste Christie’s ha venduto un’opera completamente digitale dell’artista Beeple per 69 milioni di dollari, registrata con un Nft e sdoganando definitivamente questo sistema. La tecnologia però risale al 2017, quando alcuni sviluppatori canadesi hanno lanciato il gioco CryptoKitties, con cui era possibile acquistare gattini virtuali con un contratto registrato sulla blockchain.

Il primo tweet messo all’asta per 2,5 milioni di dollari

La popolarità dell’Nft è cresciuta di recente grazie a due personaggi in vista nel mondo dell’hitech, il patron di Tesla Elon Musk e l’amministratore delegato di Twitter Jack Dorsey. Il primo ha pubblicato un tweet con una traccia di musica techno ispirata all’Nft. Si sa che Musk è un grande sostenitore delle monete digitali, tanto che Tesla ha investito 1,5 miliardi di dollari in Bitcoin e in futuro accetterà la valuta come forma di pagamento per le sue auto. Jack Dorsey, invece, ha messo all’asta il suo primo tweet, un cimelio tecnologico che risale al 21 marzo 2006 e che 15 anni fa dette il via all’avventura Twitter. Lo vende in forma di Non Fungible Token in modo da certificarlo e renderlo un oggetto da collezione che non possa essere duplicato. Al momento è quotato alla cifra da capogiro di 2,5 milioni di dollari.

Un’evoluzione della blockchain con standard creati ad hoc

Quello che si acquista con l’Nft non è quindi l’opera in sé, ma un certificato, un token che consente di affermare i diritti sull’opera. In pratica si tratta di un’evoluzione della blockchain, la tecnologia per consentire e tracciare gli spostamenti di valuta (una sorta di libro mastro virtuale) con standard creati ad hoc. Luogo principale per la creazione di questi Nft è Ethereum, scrive l’Ansa, una criptovaluta nata proprio per gestire ‘smart contract’ e che rappresentano un bene unico.

Rendere speciale, non replicabile e unico quello non lo è

Il sistema si sta sviluppando rapidamente. Anche Nike detiene un brevetto per le sue sneaker Nft chiamate CryptoKicks, mentre la band italiana Belladonna, con il singolo New Future Travelogue, sono i primi artisti del nostro Paese a vendere un brano musicale come Non Fungible Token in copia unica. Il mercato, cosa non da poco, sta acquistando valore. Secondo un report della NonFungible Corporation e dell’Atelier Bnp Paribas, nel 2020 gli scambi del mercato Nft hanno superato i 250 milioni di dollari, un aumento di quattro volte rispetto al 2019. Ciò che fa riflettere però è il cambio di rotta del mondo informatico, che dalla proposta di una replicabilità pressoché infinita dei contenuti sta cercando di rendere unico, speciale e non replicabile quello che unico non è.

Effetto Covid sul carrello della spesa alimentare, nel 2020 +7,4%

L’effetto dei ripetuti lockdown ha spinto gli italiani tra le mura domestiche, e nel 2020 la pandemia ha fatto aumentare la spesa alimentare delle famiglie del +7,4%, una crescita record negli ultimi 10 anni. I picchi più elevati si sono verificati a Pasqua e a Natale, in corrispondenza delle stretta su uscite e spostamenti. E se le star del carrello al tempo del Covid sono state le uova fresche, che hanno registrato un balzo del 14,5% negli acquisti, tendenze positive si registrano in tutti i comparti, con incrementi sopra la media per formaggi, carne e salumi, e prodotti ortofrutticoli. Un andamento che tuttavia non compensa il crollo verificato nella ristorazione, dove la spesa delle famiglie si è ridotta del 42%.

La pandemia ha cambiato il rapporto con il cibo

È quanto emerge dall’analisi della Coldiretti su dati Ismea, che evidenzia come il trascorrere delle settimane in casa abbia modificato progressivamente l’atteggiamento dei consumatori anche nei confronti del cibo. Così cresce il paniere “cuochi fai da te” (uova, farina, lievito, burro, zucchero, olio), con un graduale ridimensionamento dell’interesse iniziale per i prodotti conservabili (surgelati e scatolame) e per i prodotti da “scorta dispensa” (latte Uht, pasta, passate di pomodoro). L’alimentazione è diventata però anche una delle vie per cercare di mantenersi in salute, come dimostra il boom della domanda di arance, che nell’inverno 2020 ha spinto la crescita annuale degli acquisti di frutta dell’8,9%.

Dal globale al locale, si accelera il processo di deglobalizzazione degli acquisti

Per quanto riguarda la scelta dei luoghi di acquisto si è assistito invece alla riscossa delle piccole botteghe di prossimità, divenute le realtà più dinamiche con un incremento del 18,4%. La pandemia ha infatti accelerato il processo di “deglobalizzazione” in atto da qualche tempo, alimentando interesse e voglia di “mangiare vicino”. Dal globale al locale, quindi, inteso come il negozio di vicinato, il mercato rionale, o l’acquisto direttamente dal contadino o in fattoria. L’emergenza Covid-19 di fatto ha determinato un sensibile aumento del numero delle imprese agricole che praticano la vendita diretta. Di conseguenza, il fatturato di questo canale secondo l’Ismea nel 2020 ha superato i 6,5 miliardi di euro.

La rete Campagna Amica salva le specialità del passato a rischio di estinzione

Un risultato reso possibile anche dal fatto che l’Italia può contare sulla rete organizzata Campagna Amica, che conta 1200 mercati contadini a livello nazionale. Una realtà in controtendenza alle drammatiche chiusure di negozi nelle città, e che contribuisce a mantenere vivo il tessuto economico e sociale nelle aree urbane. Nei mercati contadini di Campagna Amica poi è possibile trovare specialità del passato a rischio di estinzione. Salvati grazie all’azione di recupero da parte degli agricoltori, questi prodotti agricoli non troverebbero spazio nei normali canali di vendita, dove prevalgono rigidi criteri dettati dalla necessità di standardizzazione e di una grande quantità di offerte, riporta Askanews.