Energie rinnovabili, gli italiani vorrebbero il solare

L’82% degli italiani reputa necessario accelerare la transizione EcoDigital, anche con misure drastiche, per raggiungere gli obiettivi ambientali e climatici che le Nazioni Unite e l’UE chiedono ai rispettivi Stati membri. Il 71% ritiene assolutamente prioritario contenere l’aumento delle temperature entro i 2 gradi. Si conferma la necessità che i grandi impianti solari siano dislocati sulla copertura di grandi edifici come centri commerciali e stazioni ferroviarie (44%, +5%), oppure a terra ma solo in aree agricole senza valore naturalistico (22%). L’84% (+6%) ritiene importante per l’Italia incentivare l’eolico offshore e il 58% lo giudica positivo a patto che si rispetti la fauna marina, che si salvaguardino le rotte degli uccelli migratori e che si sostenga l’economia locale. È questa la fotografia che emerge dal 20° Rapporto “Gli italiani, le rinnovabili e la Green&Blue economy” con focus su “Indipendenza energetica e cambiamenti climatici” realizzato dalla Fondazione UniVerde e da Noto Sondaggi.

Energie sicure, sostenibili e meno costose

Il 91% (+2%) ha la certezza che passare al solare oggi sia più sicuro. La maggioranza degli intervistati dichiara di aver preso in considerazione l’idea di prodursi energia da un impianto solare se si facilitasse l’autoconsumo e si eliminassero burocrazia e ostacoli. Il 63% lo ritiene ancora tecnicamente complesso e il 67% caro da sostenere e gestire. Rispetto all’energia prodotta da combustibili fossili, quella solare (87%, +2%) ed eolica (77%) vengono giudicate più compatibili con l’ambiente e meno costose (19% e 20%). In particolare, l’eolico viene considerato più sicuro (79%). I sostenitori del nucleare si attestano al 20%, quelli del gas all’11% mentre carbone e petrolio rispettivamente al 4% e 3%. Sono stati inoltre presentati i dati relativi all’efficienza energetica delle abitazioni. Tra gli interventi che vengono considerati prioritari figurano l’installazione di: impianto fotovoltaico (22%, +2% rispetto alle precedenti due rilevazioni), pannelli solari per acqua calda (18%, +7%), doppi vetri (12%), sistemi di accumulo per rinnovabili (12%, +5% a confronto con il precedente Rapporto) e per il risparmio dell’acqua (4%).

Italia, l’innovazione dovrebbe essere verso l’idrogeno verde

In merito alla transizione energetica, si mantiene stabile il campione (44%) a conoscenza che l’UE punta sull’idrogeno verde come elemento essenziale, e per il 73% sarebbe importante per l’Italia incentivare questa innovazione. Il 40% ritiene che l’Italia raggiungerà l’obiettivo del 55% di energia da fonti rinnovabili ma oltre il target fissato al 2030.

Logistica: nel 2022 il mercato vale 92 miliardi di euro 

A fine 2022 il mercato della logistica conto terzi in Italia raggiungerà 91,8 miliardi di euro, +2,8% sul 2021. Il settore però deve affrontare forti aumenti dei costi operativi, scarsità di capacità operativa nel trasporto e nei magazzini, rallentamenti nelle supply chain internazionali e criticità a reperire energia e combustibili. L’inflazione inoltre porta una variazione negativa del fatturato in termini reali del -5,2%. Nel 2020, l’ultimo anno con dati disponibili a consuntivo, il valore del fatturato diretto ai soli clienti era di 50,7 miliardi di euro, pari al 43,6% del valore totale della logistica in Italia (116,4 miliardi).  Lo evidenzia la ricerca dell’Osservatorio Contract Logistics “Gino Marchet” del Politecnico di Milano.

L’aumento dei costi

Nel 2021 la logistica ha assistito al forte aumento dei costi dei fattori produttivi, in particolare per energia e carburanti, ma la vera ‘emergenza’ è arrivata nel 2022, con i costi per l’energia elettrica più che raddoppiati (+117%), mettendo in difficoltà le Supply Chain più energivore. Il Transport Index elaborato dall’Osservatorio per monitorare l’andamento mensile del mercato, ed differenziato per modalità di acquisto Contract o Spot, evidenzia per l’ambito Contract un grande aumento dei costi di trasporto, con due impennate a marzo 2022 (+5,1% rispetto a gennaio) e giugno (+8,7%), e il picco a luglio (+9,2%). Aumenti dovuti soprattutto alla componente Fuel, ma anche alle condizioni di mercato e alla mancanza di equilibrio tra domanda-offerta. L’andamento della curva di acquisto Spot ha valori ancora più elevati.

Il trasporto

Il trasporto è l’area in cui la mancanza di capacità è avvertita in modo più significativo. Nel corso del 2022 il 96% delle aziende ne ha modificato l’impostazione, lavorando sulla relazione mittente-destinatario-fornitore di servizi logistici in quattro direzioni (contratti, pianificazione, visibilità, processi) declinate in modo diverso a seconda della modalità e della tipologia di servizio di trasporto. Ad esempio, nella pianificazione dei flussi, per il 59% delle aziende è aumentata la consapevolezza della ‘capacità finita’ del trasporto e della necessità di introduzione del livello tattico di pianificazione, con estensione dei vincoli legati alla ‘capacità finita’ della logistica nel Sales and Operations Planning (S&OP).

Logistica 4.0

Nell’ambito Logistica 4.0 le aziende si stanno concentrando principalmente su soluzioni per la raccolta e la gestione di informazioni digitali. Il 72% delle aziende ha realizzato almeno un progetto in questo ambito, tra tablet ai varchi di accesso, sistemi RFId o sensori che raccolgono dati in modo automatico inviandoli a un sistema informativo, o ancora, API per scambiare dati tra sistemi informativi diversi, e blockchain per notarizzare i dati raccolti consentendo la certificazione delle informazioni. Si rileva poi una buona diffusione dei progetti di Automation (32%) per gestire le attività: magazzini dotati di sensoristica avanzata o soluzioni basate su flotte di mobile robot per la movimentazione dei materiali. Quanto ai progetti di Analytics (14%), nei casi più avanzati consentono di aggregare/organizzare moli di dati, produrre previsioni con AI o simulazioni basate su dati real-time, e applicare concetti di digital twin al processo logistico per valutare diversi scenari

Gli italiani sono favorevoli al “tetto” al contante?

Il tema dell’abolizione del tetto ai pagamenti in denaro contante è un argomento molto discusso. Ma cosa ne pensano gli italiani? Lo ha chiesto Facile.it tramite un sondaggio condotto insieme agli istituti di ricerca mUp Research e Norstat. E dalle risposte degli intervistati emerge che il 62% dei nostri connazionali è favorevole al tetto, con il 24,2% degli stessi che indica nella cifra di 2.000 euro il punto dove porre il limite. La ricerca è stata svolta tra il 2 e il 4 novembre 2022 attraverso la somministrazione di 1.018 interviste CAWI a un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale

Ma c’è chi è contrario e chi non ne sa nulla

A essere favorevoli al tetto sono principalmente gli italiani con età compresa fra 25 e 34 anni, il 64,2%, quelli con più di 65 anni, il 63,8%, coloro in possesso di un titolo di studio elevato, il 65%, e i residenti in comuni con un numero di abitanti compreso fra 10.000 e 30.000 (64%). Quanto a chi è contrario a porre un limite ai pagamenti in denaro contante, si tratta soprattutto individui con età compresa fra 55 e 64 anni (44,7%), chi possiede un titolo di studio fino al primo grado di istruzione (46,9%), i residenti nel Nord Est (38,5%, e 44,7% nel solo Veneto) e in comuni più piccoli, quelli con un massimo di 10.000 abitanti (38,9%). Una percentuale abbastanza rilevante, pari al 3,4% degli intervistati, ovvero 1.506.000 individui, dichiara però di non avere la più vaga idea di cosa sia il tetto ai pagamenti in denaro contante.

Le soglie: 1.000, 2.000 o 5.000 euro?

Si è discusso molto anche sull’entità del limite da imporre ai pagamenti. E Facile.it ha chiesto agli intervistati del campione a quale cifra porrebbero il limite ai pagamenti in denaro contante se fossero loro a scegliere. A questa domanda quasi un intervistato su 4 tra chi è favorevole (il 24,2%), indica come soglia ideale 2.000 euro, secondo il 22,1%, la cifra “giusta” è pari a 5.000 euro, e per il 19,6% il tetto massimo corrisponde addirittura a solo 1.000 euro.

Una misura utile alla lotta all’evasione?

Fra i sostenitori del tetto al limite di pagamento in contanti molti sostengono che si tratta di una misura utile anche al contrasto dell’evasione fiscale, e secondo quanto emerso dall’indagine, la pensano allo stesso modo il 56,2% degli intervistati. Mentre quasi uno su 3, pari al il 32,3%, ritiene questa azione non adatta a questo scopo.

Cosa cercano gli italiani sul web? Calcio, guerra, elezioni e scommesse

Navigare su Internet per fare ricerche è sempre più diffuso tra gli utenti italiani, giovani o più maturi. Anzi, è un’attività che ormai quasi tutta la popolazione italiana compie praticamente ogni giorno. Circa l’80% degli italiani usa la rete per informarsi, e il re dei motori di ricerca rimane Google, che insieme a YouTube e Wikipedia occupa il podio delle piattaforme più utilizzate.

Ma cosa cercano gli italiani sul web?

Buona parte delle ricerche passa per il calcio (il 2022 è l’anno dei Mondiali in Qatar), ma si ricorre al web per informarsi anche su quanto accade nel mondo. Tra le parole chiave più utilizzate in quest’ultimo periodo, oltre alle elezioni politiche e la guerra in Ucraina, non si smettono di cercare informazioni relative al meteo e ai vincitori di Sanremo. O siti di scommesse. 

Le liste e i siti di scommesse

Poiché lo sport non si ferma mai, lo stesso avviene anche sui siti italiani di scommesse, come ad esempio SitiScommesse.info, dove sempre più utenti decidono di tentare la sorte con giochi tipici del casinò, come il poker o la roulette, oppure piazzando puntate sui vari eventi sportivi, dal calcio fino ai videogiochi, con gli eSports. E poiché il web, com’è noto, è anche un luogo di ‘elenchi’, oltre ai siti di scommesse sempre più utenti si appassionano al gambling, cercando la lista dei bookmaker AAMS migliori per potersi affidare a professionisti. In ogni caso, vanno sempre raccomandate prudenza e moderazione.

Dai costumi di Halloween ai contenuti visivi

Naturalmente la Pop Culture è sempre al primo posto, in particolare quando si tratta di elaborare liste, ad esempio, dei costumi di Halloween ispirati a film, serie TV e videogiochi. Se i contenuti visivi hanno tanto successo, Netflix, Amazon Prime Video, Disney+ sono diventati sempre più ‘calderoni ribollenti’, dove, grazie agli algoritmi e alle liste, trovare ciò che più piace senza la scocciatura della pubblicità è diventato ancora più semplice e intuitivo. E poi, anche il prezzo è particolarmente vantaggioso.
Ovviamente i social network si classificano sempre nei posti più alti per la ricerca di informazioni e opinioni, ma anche come luoghi prediletti per scoprire le nuove tendenze del momento, con challenge, hashtag e flashmob.

I social e le parole green

WhatsApp è al primo posto tra i social, poiché installato sulla maggior parte degli smartphone, seguito da Instagram, Facebook, Messenger e Telegram. Poi esiste il fenomeno TikTok, utilizzato dai più giovani, ma anche da parte di utenti più maturi e da parte delle maggiori aziende. Oltre ai contenuti visibili in streaming su Netflix e altre piattaforme simili, ultimamente si assiste a un ‘assalto’ a Twitch e YouTube, dove si può discorrere di una varietà di argomenti che ‘vanno a braccetto’ con i podcast di varia natura. Una parentesi sull’ambiente: anche gli italiani si stanno dimostrando utenti sempre più green, poiché, oltre ai consigli sul risparmio, molto cercati sul web in questo periodo di rincari, parole come ‘green economy’, ‘vita sostenibile’, e ‘monopattini elettrici’ hanno visto un incremento senza eguali.

Carte di credito: il mercato in Italia nel 2022

A quanto emerge dall’Osservatorio Carte di Credito e Digital Payments, condotto da Assofin, Nomisma, CRIF e Ipsos, durante l’anno precedente sono aumentate le operazioni effettuate con le carte di credito. E a fronte della ripresa dei consumi e della riduzione delle restrizioni dovute alla pandemia, anche gli importi complessivi transati registrano uno sviluppo significativo. Nel 2022 il mercato delle carte di credito in Italia conferma un’ulteriore evoluzione verso l’uso di strumenti alternativi al contante, e un maggiore utilizzo di strumenti innovativi. Inoltre, prosegue, la rapida crescita delle carte prepagate, con un aumento delle transazioni e del valore delle operazioni.

I fattori evolutivi: e-commerce, cashback di Stato, ripresa dei servizi  

Nel 2021 il numero dei pagamenti effettuati con strumenti diversi dal contante è cresciuto del 24%. Percentuale che sale al 29% se si considerano i pagamenti su pos con le sole carte di debito. Altri fattori influiscono a questa evoluzione positiva: il cashback di Stato, e una ripresa dei servizi che hanno contribuito alla diffusione delle operazioni, in particolare, con le carte di debito. L’e-commerce rappresenta un ulteriore elemento di stimolo: l’incidenza dei pagamenti online nel corso della prima parte del 2022 arriva al 24% delle operazioni complessive. Allo stesso tempo, aumenta la corsa all’utilizzo di carte prepagate e carte rateali, riconducibile alla ripresa della spesa delle famiglie per viaggi e intrattenimento.

Sono 15,2 milioni le carte in circolazione

Nel 2021 le carte di credito in circolazione in Italia ammontano a circa 15,2 milioni. Rispetto al 2020 le carte di pagamento segnano un +53,5% per le carte di debito su pos, +18,2% per le carte di credito, e +34,7% per le prepagate. Nel 2021 cresce il numero delle carte presenti sul mercato, aumentano i volumi transati nonché il numero di operazioni.
“Questo ha portato a una diminuzione dell’importo medio per operazione – commenta Roberta Gabrielli, senior project manager Nomisma -. Un dato che ci fa capire come l’utilizzo di strumenti di pagamento diversi dal contante stia diventando strutturale nel nostro Paese, i consumatori utilizzano sempre di più le carte anche per i piccoli pagamenti”. 

Cresce il ricorso alla rateizzazione

Sono sempre di più le carte che prevedono flessibilità in termini di rimborso della spesa: oggi la metà delle carte di credito attive è abilitata al rimborso, a saldo o a rate.
“Si tratta di un aumento ascrivibile in larga misura alla funzione di instalment, ovvero di finanziamento collegato a un piano di rimborso rateale, diffuso fra le carte charge, di origine bancaria”, sottolinea Kirsten Van Toorenburg, Responsabile studi, statistiche e formazione Assofin.
Nei primi sei mesi 2022 si registra quindi una ripresa del ricorso alla rateizzazione, e aumenta il maggiore utilizzo online delle carte di credito con funzione rateale, a prescindere dal tipo di rimborso.
Si assiste inoltre a una rapida diffusione di BNPL e pagamenti dilazionati, strumenti che offrono vantaggi ai clienti (costo zero, procedura di accesso facile), e opportunità ai retailer (incremento del fatturato, maggiore fidelizzazione, canale marketing, advertising).  

Rincari delle bollette: cosa fanno le famiglie?

Negli anni precedenti, nonostante sembrasse che la sensibilità ecologica degli italiani fosse cresciuta a livello di atteggiamento, e le discussioni sulla salvaguardia del pianeta fossero diventate trending topic, alle parole non sono seguiti i fatti. Il cambiamento non è stato notato a livello di comportamenti. Nel pieno della tempesta dei rincari dell’energia abbattuta su famiglie e imprese, l’ultima edizione dell’Osservatorio Green Home Smart Home di Eumetra mostra una nota di speranza. Per la prima volta in sei anni le curve dei comportamenti energetici virtuosi si sono impennate, con gli italiani che organizzano cicli di lavatrici e lavastoviglie a pieno carico, spengono i led, e tengono il riscaldamento al minimo.

Qualcosa è cambiato

In altre parole, solo quando si è toccati sensibilmente nel portafoglio si decide a mettere in atto una serie di pratiche virtuose, volte a risparmiare sui consumi di energia. Del resto, cos’altro possono fare le famiglie? Il consumo energetico è innanzitutto in funzione di alcune componenti fisse, come la zona geografica e climatica di residenza (risiedere al Nord o al Sud, al mare o in montagna fanno la differenza), le caratteristiche dell’abitazione (ad esempio, quanto è grande o coibentata) e la struttura della famiglia (numero di componenti). Questi elementi, dunque, sono un presupposto non modificabile.

Dotazioni della casa

Ciò che si può modificare sono le dotazioni dell’abitazione, ovvero gli impianti e gli elettrodomestici, oltre che le opere di isolamento termico della casa e dei serramenti. E su tale componente hanno cercato di fare leva gli ecobonus, incoraggiando gli investimenti in opere e dotazioni che comportino una maggiore efficienza energetica. Che si tratti di impianti come la pompa di calore o l’impianto fotovoltaico, o dotazioni come la caldaia, lo scaldabagno o il condizionatore, o gli elettrodomestici, si può agire sostituendo le vecchie dotazioni con quelle tecnologicamente più avanzate e più efficienti energeticamente.

Comportamenti virtuosi

La terza macro-componente, anch’essa variabile e quindi modificabile, riguarda i comportamenti virtuosi, le attenzioni messe in atto al fine di risparmiare energia. L’Osservatorio Green Home Smart Home monitora le tre macro-componenti, sapendo che dotazioni efficienti e comportamenti virtuosi sono le variabili sulla quali agire in un’ottica di efficientamento energetico. Nelle prossime edizioni dell’Osservatorio, sarà interessante approfondire i comportamenti virtuosi delle famiglie, e le soluzioni adottate in relazione anche ad altre dotazioni domestiche, come, ad esempio, i serramenti, o gli elettrodomestici, la cui sostituzione risulta più agevole rispetto ad altri impianti più impegnativi, ma con indubbi vantaggi dal punto di vista del risparmio energetico e della bolletta.

Pasta italiana, la filiera è sempre più “green”

Obiettivo: ridurre i consumi di acqua e energia, in tutte le fasi dei processi produttivi, in un’ottica di massima sostenibilità. E’ quanto sta facendo la maggior parte delle aziende, comprese quelle specializzate in uno dei vanti della tradizione italiana: la pasta. Tanto che ogni anno i pastai italiani investono in media il 10% del proprio fatturato (circa 560 milioni) in ricerca e sviluppo per rendere la produzione e la pasta sempre più moderna, sicura e sostenibile, dall’agricoltura di precisione agli impianti di trigenerazione alimentati a metano, fino al packaging compostabile.

Spaghetti sostenibili puntando su su innovazione e qualità

Se un alimento tipico della tradizione, consumato da tutti gli italiani o quasi (99%), in media circa 5 volte a settimana per un totale di 23 kg annui pro capite, riesce a mantenersi protagonista della spesa, è anche per la sua capacità di rispondere alle esigenze del consumatore, di interpretare tendenze, cambiamenti degli stili di vita e nuove frontiere green e sostenibili. I pastai difendono il loro primato puntando su innovazione e qualità: il settore (che conta quasi 120 imprese, dà lavoro a oltre 10.200 addetti e genera un valore di 5,6 miliardi di euro) investe il 10% del proprio fatturato in ricerca e sviluppo per rendere gli impianti più moderni e sicuri e la pasta sempre più sostenibile e di qualità. Un valore aggiunto a cui i produttori non intendono rinunciare, neanche in un periodo come quello attuale. E su questo punto le aspettative del consumatore sono alte: secondo un’indagine Nielsen IQ sulla sostenibilità alimentare emerge non solo un maggior impegno a mangiare con un basso impatto ambientale (circa 1/3 delle emissioni di gas a effetto serra mondiali sono legate alle catene agroalimentari) ma anche una maggiore attenzione agli sprechi e al risparmio di packaging. E 1 italiano su 5 è disposto a spendere di più per una spesa sostenibile.

Consumi di pasta su, di risorse giù

Grazie agli investimenti in innovazione e a tecniche di produzione d’avanguardia, oggi, la coltivazione del frumento incide sul totale delle emissioni di anidride carbonica per il 37%. Discorso identico per l’imballaggio, (6% di CO2) che è costituito da materiali immediatamente riciclabili come il cartoncino o il classico film plastico. Anche la trasformazione, compresa anche la molitura, si attesta al di sotto del 15% delle emissioni di CO2 e la distribuzione si ritaglia una quota minima (4%) dell’impronta carbonica del pacco di pasta.

Il retail è il secondo settore più colpito dal ransomware

Il retail è il secondo settore economico per attacchi ransomware subiti nell’ultimo anno, posizionandosi alle spalle dei comparti media, tempo libero ed entertainment. È quanto emerge dalla ricerca dal titolo The State of Ransomware in Retail 2022 di Sophos. A livello globale, è stato colpito infatti il 77% degli operatori retail, un dato in aumento del 75% rispetto al 2020, e superiore dell’11% rispetto al 66% di media generale registrato tra i settori esaminati dalla ricerca.
“I retailer continuano a subire una delle ondate più aggressive di attacchi ransomware – dichiara Chester Wisniewski, principal research scientist di Sophos -. Con più di tre operatori su quattro a essere stati colpiti nel 2021, gli incidenti legati al ransomware sono certamente una questione di ‘quando’ avverranno, non ‘se’ accadrà”.

Solo il 28% dei retailer colpiti è riuscito a evitare la cifratura dei dati

“Solo il 28% dei retailer colpiti è riuscito a evitare che i propri dati venissero cifrati – continua Wisniewski -, a indicazione del fatto che una porzione rilevante di questo settore ha bisogno di migliorare l’atteggiamento difensivo con i giusti strumenti, e con l’aiuto di esperti di sicurezza addestrati in modo appropriato”.
Ma non è aumentata solamente la percentuale degli operatori del retail a essere attaccati dal ransomware, lo stesso è accaduto anche agli importi medi dei riscatti pagati. Nel 2021 la cifra media estorta è stata infatti di 266.044 dollari, +53% rispetto al 2020 (147.811 dollari). Tuttavia, questo dato rappresenta meno di un terzo della media generale di tutti i settori presi in esame (812.000 dollari).

I cybercriminali si concentrano su settori differenti

“Spesso gang diverse di cybercriminali si concentrano su settori differenti: alcuni gruppi con minori competenze chiedono riscatti compresi tra 50.000 e 200.000 dollari, mentre organizzazioni criminali più ramificate ed esperte con una superiore visibilità chiedono 1 milione di dollari o più – commenta Wisniewski -. Sfruttando i servizi offerti da IAB (Initial Access Broker) e provider RaaS (Ransomware-as-a-Service), è purtroppo semplice anche per i delinquenti di basso livello acquistare accesso di rete e un kit ransomware per lanciare un attacco senza troppa fatica”.

L’89% ha riportato perdita di business o fatturato

Se il retail è il secondo settore più colpito, l’aumento percepito nel volume e nella complessità dei cyberattacchi contro questo comparto è leggermente inferiore rispetto alla media generale (55% in entrambi i casi). Ma il 92% degli operatori del retail colpiti da ransomware ha affermato che l’attacco ha avuto conseguenze sul proseguimento delle attività e l’89% ha riportato la perdita di business o fatturato. Il costo complessivo sostenuto dal settore retail nel 2021 per riprendere l’attività in seguito agli attacchi ransomware è stato però di 1,27 milioni di dollari, in calo rispetto agli 1,97 milioni del 2020. Rispetto al 2020, la quantità di dati recuperati dopo il pagamento del riscatto è diminuita (dal 67% al 62%), così come la percentuale di operatori che hanno riavuto indietro tutti i loro dati (dal 9% al 5%).

Marketing: gli sms più inviati sono quelli per comunicare flash sales

Gli sms rappresentano uno degli strumenti di digital marketing più efficaci tra quelli a disposizione dalle aziende, grazie soprattutto agli elevati tassi di lettura e all’assenza quasi totale di spam. Negli ultimi anni gli sms sono stati infatti molto utilizzati per le campagne di digital marketing. Queste caratteristiche rendono gli sms particolarmente utili in diverse situazioni, come nel caso di campagne per nuovi lanci e promozioni, oppure per event-driven marketing, come, ad esempio, in occasione degli auguri per il compleanno e per le festività. O ancora per la raccolta di informazioni per indagini di mercato. Ma i più usati sono quelli utilizzati per comunicare flash sales.

Alta percentuale di lettura entro pochi minuti
In base ai dati relativi agli ultimi 12 mesi forniti da Skebby.it, la piattaforma che offre servizi professionali di mobile marketing & service, la parte del leone è svolta proprio dagli sms finalizzati a comunicare flash sales, che rappresentano il 34,63% di tutti i messaggi inviati per campagne di marketing. Gli sms sono particolarmente adatti a questo tipo di promozioni di breve durata, proprio perché, garantendo un’altissima percentuale di lettura entro pochi minuti, consentono di raggiungere molto rapidamente il destinatario, oltre al vantaggio di poter arrivare su tutti i telefoni, non solo gli smartphone.

Dalle promozioni speciali al lancio di nuovi prodotti o servizi
Il secondo posto della classifica degli sms più inviati nell’ambito delle attività di marketing è ricoperto da quelli destinati a incentivare le persone a recarsi nei punti vendita (14,95%), magari proponendo promozioni speciali o segnalando novità, seguiti poi dagli sms relativi al lancio di nuovi prodotti o servizi (13,54%).
Scendendo dal podio troviamo poi altri tipi di utilizzi marketing, tra cui gli inviti a eventi, messaggi per portare visite al sito web e molto altro.

Un servizio di Landing Page dedicato a eventi e promozioni
“Considerando quante ore ognuno di noi trascorre oggi con lo smartphone in mano, è facile comprendere come non si possa più prescindere dall’includere l’SMS marketing tra le attività da prevedere per promuovere servizi, prodotti o semplicemente fidelizzare i clienti”, ha commentato Domitilla Cortelletti, Marketing Manager di Skebby.it -. Grazie al nostro servizio di Landing Page poi, è possibile inserire nei messaggi un link a una pagina web creata in modo molto intuitivo e rapido con modelli da personalizzare – ha aggiunto Domitilla Cortelletti -, consentendo così, anche ai non esperti, di creare vere e proprie landing page dedicate a eventi, promozioni, e rendendo gli sms strumenti di digital marketing ancora più efficaci e versatili”.

Facebook, Meta sdoppia il Feed

Il Feed di Facebook si sdoppia, per una migliore fruibilità da parte degli utenti e soprattutto per tenere sempre sott’occhio le ultime novità postate da amici o pagine che si seguono. Come già preannunciato nelle scorse settimane, il cambiamento adesso è attivo. Secondo gli esperti, tutte queste novità sono finalizzate a mantenere alto il gradimento da parte degli utenti e soprattutto a contrastare la concorrenza di altre applicazioni social, TikTok in primis. 

Non si perderanno i post degli amici

“Una delle funzionalità più richieste di Facebook è di assicurarsi che le persone non perdano i post degli amici. Quindi lanciamo una scheda Feed in cui puoi vedere i post dei tuoi amici, gruppi, Pagine e altro separatamente in ordine cronologico. L’app si aprirà comunque con un feed personalizzato nella scheda Home, dove il nostro motore di rilevamento consiglierà i contenuti che riteniamo ti interessino di più. Ma la scheda Feed ti darà un modo per personalizzare e controllare ulteriormente la tua esperienza” ha spiegato Mark Zuckerberg nel blog della piattaforma. In sintesi, ci saranno due differenti tabù: una per i contenuti di creator, storie e post selezionati dall’algoritmo, e un’altra per gli amici e i seguiti, ordinata in ordine cronologico.
“Da Home puoi creare un Reel, vedere cosa condividono i tuoi contatti nella tab Feed e nelle Storie e creare una community basata su interessi nuovi e condivisi” prosegue il blog. “La tua tab Home è personalizzata in modo univoco grazie al nostro sistema di classificazione tramite apprendimento automatico. Questo sistema prende in considerazione migliaia di segnali per evitare confusione e classificare i contenuti in base all’ordine che riteniamo potrebbe essere più valido per te. Stiamo investendo nell’AI per continuare a mostrare contenuti suggeriti in questa nuova esperienza con classificazione. Mentre nella tab Home troverai sempre nuove community con passioni e interessi condivisi, con Feed puoi continuare a vedere tutti gli aggiornamenti delle persone e community a cui tieni di più”.

Dove si visualizzano i tab

“Su iOS questa barra si trova in fondo all’app e su Android in alto” si legge ancora nella presentazione. “Prevediamo che questi aggiornamenti verranno implementati a livello globale nel corso della prossima settimana. Le tab nella barra dei collegamenti rapidi cambiano in base alle parti dell’app che usi di più. Puoi anche personalizzare e fissare una tab nella barra dei collegamenti rapidi, e in questo modo la sua posizione non cambierà”.