Over 55: la pubblicità efficace a misura di Silver

C’è un dato che dovrebbe far riflettere chiunque lavori nella comunicazione: oltre la metà delle persone sopra i 55 anni preferisce una pubblicità realistica, ma comunque piacevole. Niente caricature, niente forzature giovanilistiche. Allo stesso tempo, quasi un terzo apprezza rappresentazioni ancora più dirette, senza filtri, quasi spigolose. È quanto emerge da una recente ricerca Eumetra, e basta questo per smontare una vecchia abitudine: pensare ai Silver come a un blocco unico, prevedibile, facile da incasellare.

La verità è che non esiste “il” pubblico Silver. Esistono storie, stili di vita, aspettative molto diverse tra loro. Ed è proprio qui che la pubblicità spesso inciampa.

Quando non ci riconosciamo nello specchio pubblicitario

Il punto non riguarda solo l’età. Riguarda il modo in cui le persone vengono raccontate. Secondo Eumetra, il 79% degli intervistati non si riconosce nella rappresentazione pubblicitaria del proprio genere. La percentuale sale all’81% quando si parla di età. Una distanza che diventa ancora più evidente agli estremi: da un lato la Gen Z, che rifiuta etichette fisse; dall’altro i Boomer, stanchi di immagini che li dipingono come fuori dal tempo.

Questa frattura genera una certa diffidenza, ma apre anche a nuove interpretazioni. Il 73% delle persone chiede più inclusione e rappresentazioni oneste. Un segnale chiaro per i brand disposti ad ascoltare.

Chi sono davvero i Silver di oggi (e di domani)

Definire il target 55+ solo in base all’anagrafe non va bene e, soprattutto, non funziona.  I Silver di oggi sono più longevi, informati, digitali. Prendono decisioni economiche importanti, gestiscono patrimoni, influenzano scelte familiari e consumi. E quelli di domani arriveranno a questa fase della vita con un bagaglio culturale ancora più complesso, figlio di percorsi professionali e personali meno lineari.

Per le aziende questo significa una cosa semplice, ma scomoda: non basta adattare il tono. Serve ripensare il rapporto con questo pubblico.

Stereotipi o fiducia: la scelta dei brand

Due terzi delle persone dichiarano di fidarsi di più dei brand che evitano i luoghi comuni. Ma gli stereotipi ci sono ancora, dalla cosmetica ai servizi finanziari. Il risultato sono messaggi che non creano legami.

Al contrario, le campagne che raccontano la realtà con rispetto e intelligenza costruiscono valore, soprattutto con i Silver, per i quali sentirsi rappresentati è diventato un fattore decisivo.

L’Osservatorio Silver Longevity come “faro”

In questo scenario si inserisce l’Osservatorio Silver Longevity di Eumetra, pensato come strumento concreto per marketing e comunicazione.
Non solo dati, ma chiavi di lettura per comprendere consumi, aspettative e futuro della longevity economy. Perché oggi il vero vantaggio competitivo non è parlare ai Silver. È imparare, finalmente, ad ascoltarli.

RC auto: come risparmiare senza tentare di ridurre il costo… a tutti i costi

A dicembre 2025 il premio medio RC auto è salito a 629,24 euro, +1,51% rispetto a 6 mesi fa, quando era pari a 619,90 euro.
Ma è possibile risparmiare? E quanto? Facile.it ha messo a punto un vademecum per scoprire come risparmiare, ma senza inseguire una riduzione di costo a tutti i costi.

Le prime voci dell’Rc auto a cui prestare attenzione sono massimale, franchigia ed esclusioni o rivalsa, ovvero, i casi esplicitamente esclusi dal rimborso o quelli che in qualche modo invalidano la polizza.
È bene sapere che abbassando il massimale o accettando una franchigia più alta si potrebbe ottenere una riduzione sul premio. Ma occhio che il primo non diventi troppo basso e la seconda troppo alta. 

Abbassare il premio scegliendo guida esperta o esclusiva. Ma attenzione alle “esclusioni”

Se tutti coloro che guidano l’auto di proprietà hanno più di 26 anni si può scegliere l’opzione guida esperta, che fa ridurre il premio considerevolmente.
Attenzione però, se l’incidente è causato da qualcuno che siede al volante della nostra auto e ha meno di 26 anni, l’assicurazione potrà esercitare appunto il cosiddetto diritto di rivalsa, chiedendo all’assicurato il risarcimento degli importi liquidati.

Se invece siamo gli unici a guidare il veicolo che vogliamo assicurare possiamo scegliere di assicurarlo nella modalità guida esclusiva.
Come per la guida esperta, anche in questo caso il premio si riduce, ma l’assicurazione non paga se non siamo noi al volante al momento del sinistro. 

Come assicurarsi la migliore Classe di Merito 

Volendo, all’Rc standard possiamo affiancare altre garanzie accessorie, spesso molto utili, altre volte foriere di inutili esborsi.
Ad esempio, se ha senso assicurare contro il furto un veicolo nuovo o comunque con meno di 5 anni lo stesso non vale se il veicolo è con noi da più di un lustro.
In caso di furto, infatti, quello che viene restituito è il valore di listino del veicolo in quel momento in base all’anno della sua prima immatricolazione.

Considerare poi che la Legge Bersani permette di assicurare un nuovo veicolo usufruendo della migliore Classe di Merito (CU) (Bonus/Malus) di un familiare convivente consentendo risparmi significativi, specialmente per neopatentati, partendo da una classe più vantaggiosa anziché dalla 14.

La tariffa più conveniente è quella “confrontata”

Se un tempo si rimaneva “fedeli” alla stessa compagnia per decenni, oggi gli italiani hanno capito che è bene verificare l’esistenza anche di altre offerte e tariffe più adatte alle proprie esigenze.

Capita però che alcune compagnie facciano promozioni per attirare clienti o bilanciare periodi meno attivi.
Considerando che le nuove tariffe, di solito, vengono pubblicate il 1° di ogni mese, verificare i premi 30/45 giorni prima della data di rinnovo della polizza. Ciò consente di ottenere ottimi preventivi, che una volta salvati verranno riconosciuti validi anche se la polizza verrà sottoscritta in un momento diverso. 

Prezzi al consumo e inflazione in salita a dicembre 2025

Nella media del 2025 i prezzi al consumo in Italia risultano cresciuti e in accelerazione rispetto all’anno precedente. Così è anche su base mensile. Secondo le stime preliminari dell’Istat l’aumento previsto a dicembre per l’indice NIC è dello 0,2%. E se nel 2025 l’inflazione di fondo si ferma a +1,9%, a dicembre 2025 sale a +1,2%, tornando al livello di ottobre.

Sull’andamento dell’inflazione nella media annua pesa la dinamica dei prezzi dei Beni energetici regolamentati (+16,2% da -0,2% del 2024) e quella dei Beni alimentari non lavorati (+3,4% da +2,3%).

Media annua per indice NIC +1,5%

Sempre secondo le stime preliminari, nel mese di dicembre 2025 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra un aumento del +0,2% su base mensile e del +1,2% su base annua (dal +1,1% del mese precedente).

In media, nel 2025, i prezzi al consumo registrano una crescita dell’1,5% (+1,0% nel 2024). L’inflazione al netto degli energetici e degli alimentari freschi (inflazione di fondo) e quella al netto dei soli energetici mostrano un aumento medio annuo rispettivamente dell’1,9% (+2,0% nell’anno precedente) e del 2,0% (+2,1% nel 2024).

Servizi di trasporti e alimenti non lavorati pesano su inflazione

La lieve accelerazione dell’inflazione osservata a dicembre è dovuta principalmente alla crescita dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (da +0,9% a +2,6%), degli Alimentari non lavorati (da +1,1% a +2,3%) e lavorati (da +2,1% a +2,6%), in parte attenuata dalla diminuzione di quelli degli Energetici regolamentati (da -3,2% a -5,3%) e dal rallentamento dei prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,0% a +2,7%).

Nel mese di dicembre l’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, accelera da +1,7% a +1,8%, come quella al netto dei soli beni energetici, che passa da +1,7% a +1,9%.
Si accentua poi il ritmo di crescita su base annua dei prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona (da +1,5% a +2,2%) e dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +2,0% a +2,2%).

Indice IPCA: +1,7% nel 2025

L’aumento congiunturale dell’indice generale riflette, per lo più, la crescita dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+3,1% anche per fattori stagionali) e degli Alimentari non lavorati (+0,4%).
Gli effetti di questi aumenti sono stati solo in parte compensati dalla diminuzione dei prezzi di altri aggregati, tra cui quello degli Energetici regolamentati (-0,6%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-0,4%).

In base alle stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra una variazione su base mensile pari a +0,2% e del +1,2% su base annua (in accelerazione da +1,1% di novembre).
Nella media del 2025, la variazione tendenziale dell’indice armonizzato è pari a +1,7% (+1,1% nel 2024).

Sistema Integrato delle Comunicazioni: in Italia vale 20,4 miliardi, 0,95% del PIL

Il valore economico complessivo del Sistema Integrato delle Comunicazioni (Sic) per l’anno 2023 è stimato in 20,4 miliardi di euro, pari allo 0,95% del Pil. Lo ha accertato l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni nella seduta del 17 dicembre. 

Si conferma la rilevanza della pubblicità online, che con 7 miliardi di euro (34,7% del Sic) e una crescita del 12,2%, amplia ulteriormente il divario rispetto alla raccolta pubblicitaria sui mezzi tradizionali, stabile a circa 5 miliardi (24,6% del Sic).
Quanto alla distribuzione delle risorse tra i diversi operatori, nel provvedimento l’Autorità ha dato evidenza di coloro che hanno conseguito ricavi almeno pari all’1% del totale. A quanto è emerso, nessuno degli operatori realizza ricavi superiori alla soglia del 20%.

Si riduce il divario tra primo e secondo operatore, Rai e Alphabet/Google

I primi due operatori si attestano su valori superiori al 10%, gli operatori che superano la soglia dell’8%, pur rimanendo sotto al 10%, sono tre, uno in più rispetto al 2022.
I soggetti con quote almeno pari all’1% restano dodici, gli stessi del 2022, pur con alcuni avvicendamenti nelle posizioni, e rappresentano congiuntamente il 69,3% delle risorse complessive.

Rai mantiene la prima posizione, con una quota del 12,3% (-0,7%) e Alphabet/Google conferma il secondo posto(11,8%, +0,4%), con una riduzione del divario tra primo e secondo operatore.
Seguono, il gruppo Fininvest (9,4%, -0,4%) e Comcast/Sky (9,2%, -0,75%).

Prevalgono i servizi audiovisivi e radiofonici

Tra gli altri, si riscontra la rilevanza delle piattaforme online che vedono crescere il proprio peso sul totale delle risorse, con Meta/Facebook che occupa la quinta posizione e detiene una quota superiore all’8%. Amazon, Netflix e DAZN + si collocano al sesto, settimo e nono posto, con un’incidenza dei propri ricavi rispettivamente del 4,5%, 3,3% e 2,4%.

Sotto il profilo della composizione del Sic, considerando le aree di attività economica si evidenzia il ruolo prevalente dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, che con quasi 8,9 miliardi di euro assorbono il 44% delle risorse economiche complessive (-1,2%). All’interno dell’area, i servizi in chiaro (4,8 miliardi), registrano una lieve flessione (-1,3%), per la contrazione delle risorse provenienti da fondi pubblici, mentre i servizi a pagamento (3,5 miliardi), mostrano una dinamica positiva.

L’editoria tradizionale scende ancora

La crescita della componente online (+20,9%), compensa ampiamente il calo del segmento tradizionale (-5%).
La radio con il 7% dei ricavi dell’area cresce del 4,5%. Seguono l’editoria elettronica e la pubblicità online, la cui incidenza sul Sic si avvicina al 36% (+2,2%) dovuto in particolare alla pubblicità online, che rappresenta il 97% del comparto.

L’editoria tradizionale scende al 14%: la contrazione delle entrate del 6,1% riflette la crisi strutturale del settore, che interessa vendita di copie e raccolta pubblicitaria.
Completano il quadro, la pubblicità esterna, con 715 milioni di euro (+8,8%) e un’incidenza del 4% sul Sic, e il cinema, 523 milioni di euro (+37,3%), grazie soprattutto alla crescita del box office.

Il personale è introvabile: il paradosso del lavoro in Italia

A dicembre le imprese italiane prevedono di siglare circa 350 mila nuovi contratti. Una cifra che, presa così com’è, potrebbe suggerire un mercato vivace. In realtà, se si allarga lo sguardo al trimestre dicembre 2025 – febbraio 2026, dove si toccano 1,3 milioni di ingressi programmati, emerge un rallentamento rispetto allo scorso anno. Il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, curato da Unioncamere e Ministero del Lavoro, segnala infatti un calo della domanda di lavoro di quasi il 6%.

Eppure, ed è qui che nasce il paradosso, le imprese continuano a fare fatica a trovare il personale di cui hanno bisogno: quasi un profilo su due risulta difficile da reperire.

Bene il comparto delle costruzioni

Il settore industriale, che solitamente fa da termometro all’economia, segna una frenata piuttosto evidente. A dicembre le attivazioni previste restano sotto le 80 mila unità e la situazione non migliora nel trimestre invernale. La manifattura è la più colpita, con un calo sensibile in comparti chiave come meccanica, elettronica, alimentare e metallurgia.

Al contrario, il mondo delle costruzioni sembra andare per conto proprio. Qui la domanda cresce, portando a oltre 31 mila le assunzioni previste nel mese e a più di 132 mila quelle del trimestre. Un segnale che conferma l’inerzia positiva del settore, ancora sostenuto da cantieri e investimenti.

I servizi il settore più dinamico 

Nel terziario, che resta dominante nel mercato del lavoro italiano, le imprese programmano 256 mila contratti. Il turismo continua a tirare la volata: ristorazione e strutture ricettive rappresentano una fetta importante delle opportunità, seguite dal commercio e dai servizi alla persona.

Cambiano le esigenze nell’agricoltura

Nel settore primario la situazione è tendenzialmente stabile. Le coltivazioni ad albero e quelle di campo restano le attività con il maggior fabbisogno, mentre cresce l’interesse per figure legate agli allevamenti e alle serre. Anche qui, però, non è semplice trovare personale qualificato.

La maggiore difficoltà? Reperire il personale

Il vero problema, sottolinea il Bollettino, è che molte delle figure richieste sembrano sparire nel nulla: metalmeccanici, saldatori, tecnici, specialisti informatici, ingegneri, operatori della ristorazione. Le imprese dichiarano difficoltà ovunque, con punte che superano il 50% nel Nord-Est e in Trentino-Alto Adige.

Per far fronte ai vuoti, quasi un quarto delle assunzioni sarà coperto da lavoratori immigrati. Una scelta sempre più frequente, diventata ormai parte strutturale del mercato del lavoro italiano.

Io sono Cultura 2025: l’Italia cresce grazia a creatività e impresa

Ogni anno il rapporto Io sono Cultura, promosso da Fondazione Symbola insieme a Unioncamere, Centro Studi Tagliacarne e Deloitte, prova a misurare quanto la cultura pesi davvero nella nostra economia. L’edizione 2025, presentata a Roma, conferma una tendenza chiara: il settore culturale e creativo non solo resiste, ma continua a spingere il Paese, generando ricchezza, lavoro e – dettaglio non da poco – una visione.

Aumentano imprese, occupazione e valore prodotto

Nel 2024 il sistema produttivo culturale e creativo ha generato 112,6 miliardi di euro di valore aggiunto, segnando un aumento del 2,1% rispetto all’anno precedente. Gli occupati hanno superato quota 1,5 milioni, con una crescita dell’1,6 per cento. Numeri che diventano ancora più impressionanti se si considera l’indotto: cultura e creatività, direttamente o indirettamente, arrivano a muovere 302,9 miliardi di euro, pari al 15,5% dell’intera ricchezza nazionale.

Un settore, insomma, che non vive ai margini ma che si intreccia con manifattura, turismo, servizi e innovazione. Emblematico il ruolo del comparto software e videogiochi, oggi il primo contributore della filiera culturale con 17,7 miliardi di euro prodotti.

I motori italiani sono Lombardia e Lazio. Ma la crescita maggiore è  al Sud

Milano e Roma restano le province dove la cultura “pesa” di più in termini economici e occupazionali, seguite da Torino, Firenze, Monza-Brianza, Trieste e Bologna.
Ma la sorpresa arriva dal Mezzogiorno: nel 2024 la crescita del valore aggiunto (+4,2%) e degli occupati (+2,9%) è stata superiore alla media nazionale. Sardegna e Calabria spiccano con incrementi oltre il 7% nel valore generato.

Cultura come identità, lavoro e innovazione

Ermete Realacci, presidente di Fondazione Symbola, ricorda che cultura e bellezza non sono un ornamento, ma una parte viva del Made in Italy, capace di guidare anche la transizione verde e digitale. Andrea Prete (Unioncamere) sottolinea invece una sfida urgente: la mancanza di competenze adeguate. Oltre una posizione lavorativa su due, nel settore, è difficile da coprire perché servono profili capaci di mescolare creatività, tecnologia e gestione.

Valeria Brambilla (Deloitte) ribadisce infine la necessità di misurare in modo accurato il valore culturale, che non si limita all’economia ma coinvolge coesione sociale e benessere.

Cosa accadrà nel futuro?

Il rapporto mostra un’Italia che cambia: più digitale, più creativa e sempre più consapevole che cultura e impresa non vivono su binari separati. Sono parte della stessa storia, quella che continua a spingere il Paese verso un’economia più umana e, proprio per questo, più competitiva.

Italia, quasi un milione di over 80 ancora al volante

Lo evidenzia un’elaborazione di Facile.it, basata sull’analisi di oltre cinque milioni di richieste di preventivo RC auto: in Italia ci sarebbe ormai una folta pattuglia di automobilisti che ha superato gli ottant’anni.
Circa il 3% dei preventivi esaminati riguarda infatti persone nate prima del 1945: un numero che, tradotto, sfiora il milione di guidatori “senior”.

L’età pesa sulla polizza: l’esperienza non basta più

Sappiamo tutti che chi guida da una vita può contare su un bagaglio di esperienza non indifferente. Eppure l’età, soprattutto quando si superano gli 80 anni, inizia a pesare sulle tariffe assicurative. Non è una questione di pregiudizi: semplicemente, vista, udito e prontezza di riflessi possono non essere più quelli di una volta.
Facile.it ha messo sotto la lente un campione di preventivi del 2025 relativi a automobilisti lombardi in prima classe di merito, con veicoli di cilindrata compresa tra 1.200 e 1.400 cc e formula “guida esperta”. Il quadro che ne emerge è chiaro: al compimento degli 80 anni, il premio medio RC auto sale in modo netto.

Secondo l’indagine, gli assicurati tra gli 80 e gli 89 anni pagano in media 356 euro, circa il 10% in più rispetto ai cinquantenni e addirittura il 15% in più rispetto ai sessantenni. Gli esperti di Facile.it spiegano che il parametro che più incide nella definizione delle tariffe è la probabilità di causare un sinistro. L’esperienza accumulata negli anni aiuta, certo, ma oltre una certa età questo vantaggio tende a essere compensato dai possibili limiti fisici.

Patente oltre gli 80 anni: cosa prevede la legge

Se il portafoglio può risentirne, il Codice della Strada, invece, non mette un vero tetto massimo all’età per guidare. La patente B può essere rinnovata anche dopo gli 80 anni, purché ci si sottoponga periodicamente alle visite previste.

Il calendario dei rinnovi cambia con l’avanzare dell’età: ogni 10 anni fino ai 50, ogni 5 anni tra 51 e 70, poi ogni 3 anni fino agli 80. Superata questa soglia, il controllo diventa biennale. La visita, effettuata da un medico autorizzato o da una commissione, serve a verificare vista, udito, riflessi e idoneità generale. In presenza di patologie specifiche – come diabete, problemi cardiaci o disturbi neurologici – possono essere richiesti accertamenti aggiuntivi.

Un equilibrio sottile

La fotografia scattata dallo studio mostra un’Italia che invecchia, ma che continua a muoversi su quattro ruote.
Un equilibrio sottile tra autonomia e sicurezza, che richiede attenzione da parte di tutti: guidatori, medici, famiglie e compagnie assicurative.

Mutui: l’impatto del cambiamento climatico sulle richieste

Da un’analisi della BCE sull’impatto del cambiamento climatico sui mutui emerge come negli ultimi dodici mesi i criteri di concessione siano stati allentati per gli edifici con elevate prestazioni energetiche e irrigiditi per quelli a basse prestazioni.

Oltre al calo generalizzato dei tassi sui mutui in conseguenza dei tagli della Banca Centrale, chi acquista case di classe elevata oggi tende a ottenere prestiti più leggeri. Al contrario, comprare una casa con basse prestazioni energetiche, o in zone a rischio ambientale, piò rendere più complicato ottenere un mutuo a condizioni vantaggiose. 
Facile.it ha analizzato il quinto bollettino economico del 2025 della Banca Centrale Europea confermando che acquistare un immobile in classe energetica superiore consente di accedere a un mutuo green, quindi, di risparmiare rispetto a un mutuo tradizionale.

Prestazioni energetiche: il fattore chiave

Le banche segnalano infatti che l’impatto del cambiamento climatico sulla domanda di mutui è positivo per gli edifici con prestazioni energetiche medie ed elevate, mentre è negativo per quelli con prestazioni basse.

Gli investimenti per migliorare le prestazioni energetiche sono stati il fattore chiave per la domanda di prestiti legati al clima, sostenuta da tassi di interesse favorevoli per i finanziamenti volti ad aumentare la sostenibilità, mentre l’incertezza sulla normativa futura sul clima viene indicata come elemento frenante per la domanda di prestiti.

Tassi più alti se l’immobile è a rischio “fisico” 

C’è poi un altro elemento, che ha a che fare con le zone più esposte ai fenomeni meteorologici estremi. Il cambiamento climatico, infatti, determina un “rischio fisico” maggiore, con il conseguente inasprimento netto delle condizioni di finanziamento. La possibilità concreta che l’immobile possa subire danni, e incidere sul futuro pagamento del prestito, fa sì che i tassi aumentino.

Chi invece vuole accendere un mutuo per acquistare un immobile dalle prestazioni energetiche elevate (classe A o B), può ricorrere ai mutui green che garantiscono condizioni economiche vantaggiose e tassi di interesse più bassi.
Secondo Facile.it, per un mutuo medio standard le migliori offerte online a tasso fisso oggi partono da un Tan al 2,75%, corrispondente a una rata di 581 euro, mentre quelle a tasso variabile partono da un Tan al 2,19% e una rata di 546 euro.

Le migliori offerte per fisso e variabile

Quanto alle abitazioni con classe energetica C-G la migliore offerta fissa prevede un Tan al 2,98% (596 euro), mentre quella variabile parte da un Tan del 2,29% (552 euro). Scegliendo un mutuo a tasso fisso green si possono quindi risparmiare fino a 4.500 euro in 25 anni rispetto a un mutuo tradizionale.

Giovedì 30 ottobre la BCE ha deciso di non intervenire sui tassi. Questo significa che la rata di un finanziamento variabile standard resterà ferma sui valori attuali, ovvero intorno a 615 euro.
Anche guardando ai prossimi mesi la situazione sembra stabile. Analizzando i Futures sugli Euribor da qui a fine 2026, al netto di qualche lieve oscillazione, gli indici dovrebbero rimanere sui livelli attuali.

Digitale: l’impegno delle imprese cresce ma non è ancora abbastanza

Il livello medio di adozione delle tecnologie digitali da parte delle imprese italiane non è ancora pienamente diffuso, sebbene negli ultimi anni risulti in crescita. I dati elaborati dai PID, i Punti Impresa Digitale delle Camere di commercio, sulla base dei test di autovalutazione effettuati dalle imprese, mostrano infatti un miglioramento ancora contenuto della maturità digitale. Eppure il digitale fa bene alle imprese.

Secondo l’analisi di Unioncamere e Centro studi Tagliacarne le imprese digitalizzate mostrano una produttività superiore del 12% rispetto alle altre, e una maggiore propensione all’export (+67%).
Se ne è parlato nel corso dell’incontro “Transizione digitale per le piccole imprese: strumenti e risorse disponibili”, organizzato da Unioncamere e Il Sole 24 Ore.

I PID accompagnano le aziende nei processi di cambiamento

“I PID stanno svolgendo un ruolo determinante, avendo accompagnato oltre 800.000 imprese nei processi di cambiamento attraverso l’erogazione di servizi di informazione, formazione, assessment, orientamento e mentoring – ha sottolineato il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli -. È necessario ampliare questa linea di azione, con iniziative capaci di rendere sempre più accessibili alle imprese le nuove tecnologie, e in particolare l’Intelligenza artificiale, creando cultura e consapevolezza e soprattutto adeguati strumenti finanziari per sostenere e procedere nella rivoluzione digitale”.

Meno Apprendiste più Esperte e Specialiste

Il sistema produttivo nazionale, però, non è proprio all’abc sul 4.0. Pur restando consistente, è diminuita la quota di imprese che conoscono e utilizzano poco le soluzioni più avanzate proposte dalla digitalizzazione. Tanto che le aziende denominate Esordienti e Apprendiste sono passate dal 60,5% del 2018 al 42% del 2024.

In compenso, sono aumentate le imprese considerate Specialiste, quelle che mostrano una applicazione limitata delle tecnologie abilitanti, passate dal 29,7% al 39,1% nel medesimo arco temporale, così come le Esperte (dal 6,5% al 13,7%) e le Campione (dal 3,3% al 5,2%), le aziende, cioè, che hanno pienamente inserito le nuove tecnologie nei propri processi/prodotti o servizi.

Attacchi informatici e AI le sfide principali per le più piccole

Di sicuro, però, le imprese hanno due snodi importanti con i quali confrontarsi: la sicurezza informatica, i cui attacchi sono cresciuti del 644% tra il 2020 e il 2024, e l’adozione dell’Intelligenza artificiale, oggi limitata al 13,1% della platea imprenditoriale. 

Per questo sono utili strumenti come PID-Next, l’iniziativa nazionale diretta ad accompagnare le micro, piccole e medie imprese nei percorsi di transizione digitale.
Il progetto è promosso da Unioncamere con il supporto di Dintec, finanziato con risorse PNRR e sostenuto da fondi dell’Unione Europea – NextGenerationEU.

Luce e gas: in arrivo lo switch in 24 ore. Quale sarà l’impatto sulle bollette? 

Nel 2012, in seguito all’introduzione dello switch in 24 ore nel mercato della telefonia mobile il prezzo per le chiamate è crollato del 35% in dodici mesi. Entro la fine del 2026 anche per il settore energetico verrà introdotta questa novità: il cambio fornitore luce e gas dovrà avvenire in 24 ore.
Dal prossimo anno quindi, le abitudini di consumo e le dinamiche competitive del mercato potrebbero essere  ivoluzionate.

“Il mercato dell’energia ha caratteristiche completamente diverse da quello della telefonia e l’impatto sulle bollette sarà sicuramente inferiore”, spiegano gli esperti di Facile.it. Sebbene sia difficile prevedere l’impatto sulle bollette, Facile.it ha formulato alcune ipotesi e in base a quanto è già accaduto nel settore della telefonia mobile, e nella migliore delle ipotesi l’impatto sulle bollette potrebbe attestarsi a una riduzione compresa tra il 10% e il 15%.

Famiglie: risparmio o incremento delle tariffe?

Se così fosse, si tratterebbe di un beneficio comunque non trascurabile, e quantificabile in un risparmio che per una famiglia tipo potrebbe arrivare fino a 230 euro l’anno tra bollette luce e gas.

“Di contro – continuano gli esperti -, non bisogna sottovalutare la portata di questa novità che, paradossalmente, potrebbe portare a un aumento dei costi a carico delle società di vendita, e di conseguenza, a un incremento delle tariffe”.
Le aziende energetiche saranno chiamate a rivedere radicalmente i propri sistemi informativi, flussi e processi di gestione per adeguarsi alle nuove tempistiche.

Con le nuove regole aumenterà il tasso di cambio fornitore

Le operazioni connesse al cambio operatore sono numerose e non banali (ad esempio, la verifica del cliente, del suo merito creditizio, la presenza di bollette arretrate e insoluti ecc.) e il processo che oggi viene gestito mediamente in 45 giorni, dal 2026 dovrà essere compresso in poche ore, senza però incidere sulla qualità delle verifiche.

Questo, anche per contenere fenomeni come quello del turismo energetico e delle frodi ai danni delle compagnie, che con la nuova norma, potrebbero essere agevolati.
Senza considerare che, con le nuove regole il tasso di cambio fornitore aumenterà, un fenomeno avvenuto, ad esempio, nel mercato della telefonia mobile quando, a seguito dell’introduzione dello switch rapido, si passò dal 14% al 35% in soli due anni.

Aziende: rischio riduzione dei ricavi 

Dal punto di vista delle aziende, questo nuovo scenario potrebbe quindi essere accompagnato da una significativa riduzione dei ricavi. Si stima che fino a 7 miliardi di euro di fatturato potrebbero spostarsi tra operatori, o essere messi a rischio a causa della maggiore mobilità e competizione indotta dallo switch rapido (fonte: EconomyMagazine).
Rimane da capire come si potranno muovere i fornitori per non perdere quote di mercato, evitando il rischio che la perdita di competitività si traduca in un aumento dei prezzi.