Nonostante il 62% delle persone a livello globale riferisca un certo livello di utilizzo dell’Intelligenza artificiale, l’adozione di questa tecnologia varia notevolmente nei diversi paesi. India (93%) e Cina (91%) sono in testa per l’uso, mentre Pakistan (18%) e Giappone (35%) riportano i livelli più bassi.
In generale, solo il 14% delle persone dichiara di utilizzare l’AI frequentemente o quotidianamente, mentre il 38% non la usa affatto.
Emerge dal sondaggio WIN World AI Index 2025, condotto da WIN in collaborazione con ESOMAR e Doxa per l’Italia.
Lo studio indaga come viene percepita e accettata l’AI nei diversi contesti culturali e sociali del pianeta attraverso sette indicatori fondamentali: frequenza d’uso, fiducia, efficienza, interesse, comfort, usabilità e accettazione complessiva.
Gli europei sono più cauti
Il punteggio globale dell’Indice AI è 51,6 punti (su 100). Anche se l’accettazione dell’AI (62,1 punti) e l’usabilità (57,9 punti) risultano elevate, non sempre si traducono in un utilizzo effettivo, che si attesta solo a 38,8 punti.
La regione APAC è in testa alla maggior parte degli indicatori, riflettendo una fiducia, un utilizzo e un’accettazione generalmente più elevati.
Al contrario, l’Europa adotta un atteggiamento più cauto, con il 62% degli intervistati che teme che l’AI possa diffondere disinformazione. Nelle Americhe, il 56% teme la perdita di posti di lavoro e violazioni dei dati, mentre la regione Africa-MENA registra il livello di preoccupazione più basso in assoluto.
Un disallineamento generazionale
Il 23% di coloro tra 18 e 34 anni la utilizza frequentemente, contro appena il 7% della popolazione over55.
L’Indice mostra una correlazione positiva (+0,52) tra età e punteggi AI, con le popolazioni più giovani che abbracciano l’AI in modo più deciso. Ad esempio, i paesi dell’APAC con popolazioni giovani, come India, Malesia e Vietnam, ottengono punteggi complessivi più alti rispetto ai paesi europei con popolazioni più anziane.
Tuttavia, anche fattori come la penetrazione IT e l’urbanizzazione giocano un ruolo.
Uno dei contrasti generazionali più evidenti si registra nel Regno Unito, dove c’è un divario di 18,4 punti nei punteggi AI tra giovani e anziani, suggerendo un maggiore disallineamento e preoccupazione tra gli utenti più anziani.
L’11% degli italiani la utilizza abitualmente
Per poco più di 1 italiano su 10 l’AI è già entrata nella quotidianità. L’11% degli italiani usa abitualmente strumenti basati sull’AI, tra cui Chat GPT.
A questa porzione, ancora piuttosto contenuta, si aggiunge una grande fetta di utilizzatori saltuari (27% la usa qualche volta) o molto sporadici (26% raramente).
L’uso abituale è molto più diffuso tra gli under25 (27%,), e seppur in minor misura, tra i giovani adulti di 25-34 anni (18%).
La segmentazione territoriale evidenzia una discrepanza tra le macroaree. Nel Nord-Ovest i frequent user rappresentano il 13%, contro il 9% del Sud e delle Isole. Una differenza lieve, ma significativa.
