Il next normal degli italiani secondo il Rapporto Coop

Sono 12.500 i miliardi di dollari di Pil mondiale “bruciati” in un anno dal Covid. Per l’Italia le ultime previsioni si attestano al -9,5% di Pil. Solo nel 2023 torneremo ai livelli precedenti la pandemia, a loro volta, lontani dagli standard antecedenti l’ultima grande recessione. Contemporaneamente, però, il Covid si è rivelato un agente aggregatore dei 27 Paesi Ue, sancendo la fine dell’austerity e avviando un piano di rilancio di cui anche l’Italia beneficerà. Non a caso l’87% dei top manager intervistati nella survey di Coop Italia 2021, il Next Normal degli italiani, dichiara imprescindibile l’appartenenza alla Ue per superare la fase attuale.

Una macchina del tempo sullo stile di vita

In attesa che il Recovery Fund si concretizzi gli italiani sono però i più pessimisti d’Europa, anche perché il Covid ha avuto l’effetto di una macchina del tempo sul nostro stile di vita. Da un lato infatti ha fatto comparire l’Italia delle rinunce, con l’arretramento del Pil procapite tornato ai livelli di metà anni ’90, la spesa in viaggi trascinata indietro di 45 anni, i consumi fuori casa arretrati di tre decenni, e un ritmo di denatalità anticipato di quasi un decennio. Dall’altro, l’Italia è balzata in avanti, velocizzando dinamiche già in essere, ma mai così veloci. Come lo smartworking (+770% rispetto a un anno fa), l’egrocery (+132%), e la digitalizzazione a tappe forzate, non solo nella vita privata, ma anche nel lavoro, la didattica, i servizi e la sanità.

La vita in una bolla

Al netto delle retrocessioni e degli avanzamenti la sensazione è di vivere in una bolla, digitale, affettiva, e casalinga, chiusa e autoreferenziale. L’elemento più insidioso però è restare prigionieri di bolle sociali e informative, terreno fertile per l’informazione “di parte” e la proliferazione di fake news. L’esplosione dei social, il dilagare della fruizione di contenuti on demand, l’assenza di un confronto sociale ampio sono elementi che coinvolgeranno una parte oramai sempre più ampia della popolazione: il 30% degli italiani nel 2021 aumenterà il tempo trascorso su internet e il 19% quello sui social.

Il nuovo cibo è homemade, safe e sostenibile

Se c’è qualcosa a cui gli italiani non rinunciano è il cibo, e il cook@home è una costante che spiega la forte crescita nelle vendite degli ingredienti base (+28.5% in GDO su base annua) a fronte della contrazione dei piatti pronti (-2,2%).

Insomma, anche nel post Covid, il 30% degli italiani dedicherà ancora più tempo alla preparazione del cibo, e 1 su 3 lo farà per mangiare salutare. Nel carrello estivo, oltre al gourmet (+16.9%) e l’etnico (+15,4%) riacquista forza anche il vegan (+6,9%). E tra le costanti che il Covid non ha spazzato vi emerge l’attenzione ai temi della sostenibilità. Se è vero che per il 35% dei manager intervistati nella survey lo sviluppo della green economy è una delle tendenze che caratterizzeranno il postcovid, questa coscienza verde si traduce in acquisti correlati, con il 27% degli italiani che acquistano più prodotti sostenibili/ecofriendly rispetto al pre Covid.

A marzo e aprile Cassa integrazione-Covid per oltre la metà delle imprese

Durante i mesi di lockdown di marzo e aprile oltre la metà delle imprese italiane ha fatto uso della Cassa integrazione-Covid, che ha riguardato quasi il 40% dei dipendenti del settore privato. L’utilizzo di questa misura è risultato più elevato nei settori sottoposti a lockdown, tuttavia, anche in settori in cui i livelli produttivi o il fatturato non sono diminuiti rispetto al periodo precedente la pandemia, l’utilizzo della Cig-Covid ha coinvolto una quota significativa di imprese, circa il 20% nella manifattura e il 30% nei servizi. È quanto emerge dallo studio Le imprese e i lavoratori in cassa integrazione Covid nei mesi di marzo e aprile, effettuato dalla Direzione Centrale Studi e Ricerche dell’Inps in collaborazione con la Banca d’Italia.

I risparmi per le aziende e le perdite economiche per i lavoratori

Ogni impresa in Cig-Covid ha risparmiato circa 1.100 euro per dipendente presente in azienda, a prescindere dall’incidenza dei lavoratori in Cig.
Tra le imprese più piccole, che hanno utilizzato prevalentemente la Cig-Covid in deroga, l’importo medio risparmiato grazie alla riduzione dell’orario di lavoro è stato pari a 3.900 euro nel bimestre. Le imprese più grandi del settore dei servizi, che hanno fruito dell’assegno ordinario Covid, hanno risparmiato in media quasi 24.000 euro. Per le imprese della manifattura, che ricorrono prevalentemente alla Cassa ordinaria Covid, il risparmio è stato di circa 21.000 euro riporta Ansa. In media, spiega il rapporto, ogni lavoratore in Cig-Covid ha subito una riduzione oraria di 156 ore, il 90% dell’orario mensile di lavoro a tempo pieno (pari a 173 ore in marzo e aprile), perdendo, secondo le attuali stime, il 27,3% del proprio reddito lordo mensile.

Un utilizzo più elevato nei settori con dinamica più sfavorevole dell’attività

L’utilizzo della Cig-Covid, riferisce AgentPress, è più elevato nei settori con una dinamica più sfavorevole dell’attività in seguito allo scoppio della pandemia. Nella manifattura l’uso dell’ammortizzatore è fortemente correlato con i cambiamenti nella dinamica della produzione industriale indotti dalla crisi.

I settori con alta incidenza di attività definite “non essenziali”, cioè sottoposte a lockdown in marzo e aprile, hanno fatto un ricorso più generalizzato alla Cig-Covid, e meno correlato ai cambiamenti dell’evoluzione ciclica determinati dalla crisi.

Nel Mezzogiorno ha fatto ricorso alla Cig-Covid il 55% delle imprese

Per quanto riguarda la distribuzione geografica dell’utilizzo della misura, la quota di imprese che hanno fatto ricorso alla Cig-Covid è pari al 45% nel Nord Est, al 48% nel Nord Ovest, al 52% nel Centro e al 55% nel Mezzogiorno.

Buona parte delle differenze tra macroaree è spiegata dall’eterogeneità nelle caratteristiche delle imprese. In modo particolare, è determinata dal settore di attività, relativamente più sbilanciato nel Mezzogiorno, a favore dei settori dell’alloggio e della ristorazione, delle costruzioni e del commercio al dettaglio non alimentare, che maggiormente hanno subito le conseguenze della crisi.

Come preservare il badge personale da smarrimento e segni di usura?

Un portabadge è un accessorio che viene impiegato da personale di aziende, grandi uffici e negozi o da chiunque necessiti di utilizzare il badge per poter accedere ai locali nei quali l’attività lavorativa viene svolta. Un portabadge dunque, è un cordoncino con all’estremità un astuccio in plastica che ha il compito di custodire il badge personale. Molti direttamente ritengono tale accessorio un capo di moda, e lo sfoggiano anche al di fuori delle attività lavorative.

I porta badge di Cotini srl

Esistono per questo motivo differenti tipologie di cordoncini, i quali sono genericamente ben visibili grazie ai loro colori appariscenti, e che consentono di poter portare il badge personale al collo senza il pericolo che questo possa andare smarrito o dimenticato a casa o in auto. Sullo shop online di Cotini srl è possibile trovare dei bellissimi cordoncini per portabadge, acquistabili in lotti da 10 pezzi e disponibili in tantissime colorazioni differenti.

I cordoncini che Cotini srl propone sono infatti disponibili nelle colorazioni arancione, turchese, giallo, rosso, nero, verde, rosa, blu, e arancione. Sono realizzati in nylon e sono lunghi in totale 50 cm.

Un rifugio sicuro per il tuo badge

Questi, abbinati ai porta badge in plastica con asola, consentono di custodire in maniera efficace il proprio badge personale preservandolo da eventuali danneggiamenti accidentali come quelli che possono capitare conservandolo sempre all’interno del portafogli. Qui è Infatti possibile che il badge possa danneggiarsi strusciando continuamente sugli altri o che questi possa smagnetizzarsi per un motivo qualsiasi. Meglio dunque custodirlo all’interno di un astuccio sicuro e isolato che consente di individuarlo rapidamente quando si necessita di utilizzarlo così da avere la certezza di poter sempre accedere ai locali all’interno dei quali si svolge l’attività lavorativa.

È disponibile infine la spedizione gratuita della merce per ordini di importo complessivo superiore ai €100

La prima colazione diventa una buona abitudine

Durante il lockdown più di 9 italiani su 10 hanno fatto regolarmente la prima colazione, e in molti hanno cambiato l’approccio al primo pasto della giornata, scoprendo il bello della lentezza e della condivisione. Secondo i dati emersi da una ricerca dell’Osservatorio Doxa/Unionfood 1 italiano su 3 ha riscoperto il valore della prima colazione in famiglia o con il partner, e il 28% ha dedicato più tempo al primo pasto della giornata, con un picco del 35% nella fascia 18-34 anni. Il 14% ha privilegiato una colazione più leggera, magari riducendo le porzioni o privilegiando una colazione integrale, mentre il 10% ha portato in tavola un menu più completo e ricco del solito, tendenzialmente dolce. Un nuovo modo di affrontare la giornata soprattutto per la fascia di popolazione fino ai 34 anni.

Buoni propositi da mantenere anche in estate

Le buone abitudini introdotte in primavera sono per molti diventate buoni propositi da mantenere anche con l’arrivo del caldo. Un italiano su 3 infatti si ripromette di continuare a consumare con calma il primo pasto della giornata, il 30% di non saltare la prima colazione, e il 29% di consumarla in compagnia e condividerla con i propri affetti (figli, genitori, partner, amici, conviventi).

Inoltre, il 17% degli intervistati ha dichiarato che quest’estate a colazione consumerà più frutta e porterà in tavola un menu abbondante e bilanciato.

Una notizia positiva per gli esperti, riporta Askanews, che ribadiscono l’importanza della prima colazione per cominciare bene la giornata.

Le 10 regole per una colazione sana

Unione Italiana Food promuove il valore della colazione in Italia che su iocominciobene.it  ha pubblicato le 10 buone abitudini a colazione, da mantenere anche in estate. Via libera quindi al giusto mix di carboidrati complessi e zuccheri semplici, come pane tostato o fette biscottate integrali con marmellata, miele o con crema spalmabile da alternare a biscotti o a un prodotto da forno. Non devono mancare il latte, da consumare anche fresco nelle giornate più calde, o lo yogurt, da accompagnare a cereali o muesli, e la frutta.

Invece, per chi preferisce la colazione salata gli esperti consigliano di aggiungere al menu un uovo à la coque con prosciutto (rispettando l’apporto calorico giornaliero).

Un momento cruciale dal punto di vista nutrizionale

“La prima colazione – spiega Michelangelo Giampietro, nutrizionista e specialista in Medicina dello Sport e Scienza dell’Alimentazione – rappresenta un momento cruciale dal punto di vista nutrizionale e per questo motivo deve essere completa, non solo di liquidi e di cibi solidi, ma anche in termini di macronutrienti, ovvero carboidrati, proteine e grassi. Con la colazione recuperiamo i consumi della notte – continua Giampietro – e predisponiamo l’organismo agli impegni della giornata. Lo stesso vale per la colazione in estate. Con l’arrivo del caldo, prediligiamo magari cibi freschi o con più alto contenuto di acqua, e divertiamoci a scoprire i cibi tipici del luogo di villeggiatura”.

Il Brasile inaugura i pagamenti con WhatsApp

Il Brasile è il primo paese al mondo a sperimentare i pagamenti digitali via WhatsApp. Effettuare una transazione tramite l’app di messaggistica di proprietà di Facebook sarà facile come condividere una foto, e per gli utenti l’invio di denaro o l’acquisto sarà gratuito. Per usare WhatsApp pay le aziende invece pagheranno una commissione, in linea con quanto accade con le transazioni per le carte di credito. I pagamenti avverranno grazie alla piattaforma Facebook Pay, che permette agli utenti di inviare denaro o effettuare un acquisto da un’azienda locale senza uscire dall’app.

“Stiamo rendendo l’invio e la ricezione di denaro facile come condividere le foto”

“Stiamo rendendo l’invio e la ricezione di denaro facile come condividere le foto, stiamo anche consentendo alle piccole imprese di effettuare vendite direttamente all’interno di WhatsApp”, scrive Mark Zuckerberg su Facebook.

Le persone saranno in grado di inviare denaro in modo sicuro, o effettuare un acquisto da un’azienda locale senza uscire dalla chat.

“Gli oltre 10 milioni di piccole e micro-imprese sono il battito del cuore delle comunità brasiliane – spiega la società sul suo blog -. Ora, oltre a visualizzare il catalogo di un negozio, i clienti potranno anche inviare pagamenti per i prodotti”.

“Abbiamo creato un modello aperto per accogliere più partner in futuro”

WhatsApp precisa che il sistema tiene conto della sicurezza, e per impedire transazioni non autorizzate, sarà richiesto un Pin speciale a sei cifre o un’impronta digitale. Per iniziare, aggiunge la società, “supporteremo le carte di debito o di credito del Banco do Brasil, Nubank e Sicredi sulle reti Visa e Mastercard, e stiamo lavorando con Cielo, il principale processore di pagamenti in Brasile. Abbiamo creato un modello aperto per accogliere più partner in futuro”.

E poiché le piattaforme comunicano tra loro, “in futuro – continua WhatsApp – vogliamo consentire a persone e aziende di utilizzare gli stessi dati della carta nella famiglia di app di Facebook”. La società, insomma, intende estendere i pagamenti a tutti.

Le aziende pagheranno il 3,99% di ogni pagamento ricevuto

Prima di lanciare ufficialmente in Brasile, Facebook ha provato a testare Whatsapp pay in India, ricevendo però diversi freni dalle autorità locali.

Lo scambio di denaro su Whatsapp, che attualmente conta circa due miliardi di utenti nel mondo, userà la tecnologia già sviluppata da Facebook Pay, in uso dallo scorso novembre in alcuni Paesi, tra cui Stati Uniti e Gran Bretagna.

Nel blogpost sul proprio sito ufficiale, Whatsapp precisa inoltre che il servizio di pagamento sarà gratuito per i consumatori mentre le aziende pagheranno una tassa pari al 3,99% di ogni pagamento ricevuto.

Le novità sulla dichiarazione Iva nel decreto fiscale 2020

Secondo quanto stabilito dal decreto fiscale 2020, collegato alla legge di Bilancio 2020, dal prossimo anno entreranno in vigore semplificazioni amministrative e fiscali per i titolari di partita Iva. Gli aggiornamenti riguardano il prospetto di liquidazione periodica Iva, la bozza di dichiarazione annuale dell’Iva e della dichiarazione dei redditi con i relativi prospetti riepilogativi dei calcoli effettuati, oltre alle bozze dei modelli F24 per il versamento delle imposte.

Dal 1° luglio 2020, la liquidazione verrà precompilata automaticamente

Ma quali novità riguardano la dichiarazione Iva precompilata introdotta dal decreto fiscale? A partire dal 1° luglio 2020, la liquidazione Iva verrà precompilata automaticamente dall’Agenzia delle Entrate con i dati raccolti dalle transizioni relative alla fatturazione elettronica, ai corrispettivi telematici e alle operazioni transfrontaliere. In questo modo, saranno disponibili le bozze dei Registri delle cessioni e degli acquisti, e le comunicazioni delle liquidazioni periodiche dell’Iva. Lo stesso articolo chiarisce che tale procedura è da intendersi “in via sperimentale”, cioè quale strumento di supporto (bozza) per il contribuente.

Disponibili le bozze dei registri e le comunicazioni delle liquidazioni periodiche

Dal 2021 l’Agenzia delle Entrate metterà a disposizione anche la bozza della dichiarazione annuale dell’Iva. Il nuovo procedimento è previsto dall’ art. 16 del DL 26 ottobre 2019, n. 124, allegato alla Legge di bilancio 2020. Secondo quanto riportato dall’estratto della normativa che riguarda le semplificazioni fiscali, a partire dalle operazioni Iva effettuate dal 1° luglio 2020, in via sperimentale, nell’ambito di un programma di assistenza online basato sui dati delle operazioni acquisiti con le fatture elettroniche e con le comunicazioni delle operazioni transfrontaliere, nonché sui dati dei corrispettivi acquisiti telematicamente, l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione dei soggetti passivi dell’Iva residenti e stabiliti in Italia, in apposita area riservata del sito internet dell’Agenzia stessa, le bozze dei registri e le comunicazioni delle liquidazioni periodiche dell’Iva (1-bis).

Altri benefici derivanti dall’introduzione della fatturazione elettronica

A partire dalle operazioni Iva 2021, oltre alle bozze dei documenti sopracitati, l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione anche la bozza della dichiarazione annuale dell’Iva. Con l’introduzione della fatturazione elettronica, altri benefici riservati ai soggetti passivi Iva riguardano l’abolizione dello spesometro dal 1° gennaio 2019, l’esonero dalla presentazione degli elenchi Intrastat acquisti e cessioni, l’esenzione dalla comunicazione dei dati di contratti stipulati da società di leasing, locazione e noleggio, l’esonero dalla comunicazione delle operazioni di cessione di beni dalla Repubblica di San Marino verso l’Italia, i rimborsi prioritari del credito Iva, entro tre mesi dalla presentazione della dichiarazione Iva annuale, e la riduzione di un anno dei termini di accertamento fiscale.

Il Coronavirus fa lievitare la gastronomia via social

“Fra gli effetti non secondari della pandemia da Covid-19 c’è anche quello di una maggiore attenzione collettiva al cibo. Inteso non solo e non tanto come ordinario nutrimento, ma, più profondamente, come linguaggio e come cultura, come arte della cucina e pratica della gastronomia”. Ad affermarlo è Gianfranco Marrone, professore ordinario di Semiotica nell’Università di Palermo, in un saggio pubblicato su doppiozero.com. Secondo il docente il cibo, al tempo del coronavirus, per molti è diventato quasi “un esercizio del gusto a 360 gradi”.

Tanto che in Francia si parla già di “una nascente covidvivialité – osserva Marrone – qualsiasi cosa possa significare questo neologismo.

Dagli aperitivi fra amici via Skype alle ricette condivise via WhatsApp

Anche in Italia non è mancato “chi si è lanciato in ardite degustazioni di vino online – continua Marrone – oppure in aperitivi fra amici via Skype. Ci sono coppie innamoratissime che mangiano lo stesso uovo con gli asparagi o il medesimo foie gras stando ognuno a casa propria, seduto alla scrivania, in collegamento con l’altro del cuore”.

In tanti, poi, insieme ad amici, parenti, colleghi d’ufficio o addirittura dirimpettai, “condividono via WhatsApp nuove ricette – sottolinea l’esperto – sperimentando l’ultimo robot da cucina, assistendo ai cooking show dei grandi chef su Instagram o, al limite, lasciandosi cooptare dai format televisivi dedicati alle nuove forme di cucina casalinga, tanto forzata quanto riscoperta”.

“Stiamo tutti perennemente in cucina”

I motivi di questa corsa alla condivisione virtuale del cibo sono ovviamente dovuti al lockdown, riporta Ansa. Ma la scelta di stare sempre in cucina, e questa smisurata attenzione al mondo della gastronomia, forse ha radici più profonde.

“Per forza della disperazione, per noia, per mancanza di meglio, per stupido passatempo, oppure, perché no? Per reale scoperta del mondo magico e misterioso della gastronomia – commenta Marrone – ecco che, ai tempi del virus, stiamo tutti perennemente in cucina. Magari contendendoci coi familiari, manco fosse il telecomando, l’accesso al frigo e ai fornelli”.

Preparare il pane o sperimentare cibi etnici seguendo i tutorial che girano sul web

Secondo il docente basta fare un giro fra i social per rendersene conto. Sui profili Facebook o Instagram degli italiani “È tutto un fiorire di crostate, pan d’arancio, ciambelloni della nonna e dolciumi d’ogni tipo. Come anche di spezzatini piccantissimi perché rigorosamente etnici, cotolette rivisitate secondo le indicazioni dei tutorial gastronomici che circolano nel web, golose focacce religiosamente preparate seguendo i consigli della propria blogger di fiducia – aggiunge Marrone -. E tanto, tantissimo pane”.

 

Con l’emergenza luce e gas più cari per tutti

Nonostante alcuni politici lo avessero annunciato, e nonostante la stampa avesse divulgato la notizia, la ventilata sospensione delle bollette di luce, acqua e gas non è entrata nel decreto Cura Italia approvato dal Governo per contrastare gli effetti economici dell’epidemia di Covid-19. Di fatto, la quarantena estesa a tutto il Paese porterà a un aumento del fabbisogno energetico da parte degli italiani. Molte aziende, scuole e Università hanno infatti adottato soluzioni come il lavoro da casa e la didattica a distanza per far fronte alle restrizioni imposte dal Governo. Ma quanto incideranno sul budget familiare lo smart working e lo smart learning in termini di bollette? Fino al 32,4% in più sull’energia elettrica e il 31,9% sul gas.

Aumenti a doppia cifra per i consumi delle utenze domestiche

Il portale di comparazione prezzi e tariffe Sos Tariffe.it ha condotto uno studio specifico, e ha stimato aumenti a doppia cifra per i consumi delle utenze domestiche. In particolar modo, quelli relativi alle bollette di luce e gas.

Le stime sugli aumenti dei costi di Sos Tariffe parlano infatti di addebiti ulteriori sulle bollette che vanno dal 21,8% al 32,4%. Lo studio di Sos Tariffe ha preso in considerazione tre diverse tipologie di profili utenti, ovvero i single, le coppie e le famiglie, partendo dai dati relativi ai costi di luce e gas del mercato tutelato per il mese di marzo 2020.

La spesa media per luce e gas degli italiani prima del Coronavirus

Per ognuno dei tre profili il portale di comparazione tariffe ha stimato l’ammontare della spesa annua per le utenze. E dalla rilevazione emerge che un single spende in media 260 euro sulla componente luce e 353 euro per il gas, per un totale di 613 euro all’anno. Le spese di una coppia sono invece pari a 358 euro per l’energia elettrica e 688 euro per il gas, per un totale di 1.046 euro all’anno. E le famiglie con una fornitura di luce e gas attiva nel mercato tutelato spendono attualmente 1.647 euro all’anno, dei quali 550 euro riguardano i costi per la luce e 1.097 euro quelli per il gas.

Risparmiare con il mercato libero?

Ma ora che smart working e smart learning sono divenuti un’abitudine quotidiana le cose cambiano. Lo studio di SosTariffe evidenzia infatti un aumento del 29,6% sulla luce e del 22,1% sul gas per quanto riguarda i consumi dei single, mentre le coppie subiranno un aumento del 21,8% sulla luce e del 22,2% sul gas. E per le famiglie il portale stima un aumento del 32,4% sull’energia elettrica e del 31,9% sul gas, riporta Adnkronos. A fronte di queste percentuali Sos Tariffe propone di verificare le alternative disponibili nel mercato libero dell’energia e del gas. Secondo il portale le offerte del mercato libero potrebbero permettere un risparmio che va da un minimo di 50 euro fino a un massimo di 265 euro all’anno.

Mamme e papà, digiuni di competenze digitali

I genitori italiani ammettono di saperne poco. Stiamo parlando di tematiche relative al mondo online, particolarmente sentite fra i giovanissimi, come cyberbullismo, incitazione al suicidio, autolesionismo, hate speech e sextortion. Il 30% fra le mamme e i papà di casa nostre, infatti, sostiene di non avere competenze digitali sufficienti. Secondo il 39% dei genitori la scuola dovrebbe essere il punto di riferimento per la formazione digitale, eppure, quasi la metà (il 46%) degli insegnanti non si considera adeguatamente preparato per colmare le lacune informative. I dati sono emersi dall’ultima ricerca Doxa Kids 2020 per Telefono Azzurro.

Maturità digitale molto presto per i ragazzi

La ricerca evidenzia che circa la metà dei genitori italiani (il 48%) ritiene che i propri figli siano in grado di utilizzare i social media in maniera consapevole a partire dai 16 anni. Una quota rilevante, il 26%, sostiene invece che questa consapevolezza venga raggiunta molto prima, a soli 13 anni. Il 16%, invece, crede che tale competenza maturi con la maggiore età. Insomma, i giovanissimi vivono in una società connessa. Però emerge anche un altro dato, per certi versi preoccupante: pur conoscendo che i loro figli utilizzino ampiamente la tecnologia, il 45% di loro non verifica i limiti di età per l’accesso alle app.

I timori degli insegnanti

Anche gli insegnanti si rivelano diversi timori in materia. Il 46% degli insegnanti ritiene infatti di non aver ricevuto un’adeguata formazione sui possibili percorsi di segnalazione di casi di violenza, pericolo e/o pregiudizio. Per sopperire a tale mancanza, i docenti considerano utili diverse opzioni formative e di aggiornamento: corsi in presenza (54%), pacchetti formativi online (37%), siti internet con consigli e risorse (31%), incontri con i genitori (26%). Oltre a questo, 1 insegnante su 5 pensa che una linea telefonica dedicata a questo tipo di problematiche potrebbe essere utile al mondo dei docenti.

Le maggiori paure degli adulti

In merito ai rischi della rete, i genitori indicano come principale paura quella che i propri figli incontrino contenuti che esaltino l’anoressia, l’autolesionismo, il suicidio (21%), oppure che siano esposti a contenuti pornografici (18%), o a immagini drammatiche o violente. Le stesse preoccupazioni sono condivise dagli insegnanti: 1 insegnante su 5 teme che i ragazzi possano visualizzare contenuti che inneggiano a pratiche anticonservative, e la stessa proporzione teme che i ragazzi possano essere esposti a contenuti pornografici. Tanto che oltre il 41% di genitori e insegnanti auspicherebbe a una misura drastica come il blocco totale dei siti pornografici e/o violenti.

Il lusso? Per i giovani è uno stile di vita fatto di esperienze

A dirlo sono i giovani americani: per loro il lusso è lontanissimo dalla vita digitale, ma anzi è fatto di esperienze, benessere ed emozioni. I risultati, abbastanza sorprendenti visto che si parla di nativi digitali, sono il frutto di un’indagine condotta da Lexus su 3.200 ragazzi statunitensi, da quelli della Gen Z a Baby Boomers. Non solo: tra quello che viene considerato “lusso” dalle nuove generazioni c’è anche l’allontanamento, almeno temporaneo, dai device e da Internet. Lusso è concedersi un “digital detox”, quindi, a favore di vita vissuta. Insomma, la rete con le sue infinite possibilità non sembra soddisfare i bisogni, almeno in fatto di luxury, dei più esigenti.

Meno oggetti, più esperienze

In base ai dati raccolti, si scopre che per la maggior parte degli intervistati (56%) il concetto di lusso è rappresentato da uno stile di vita fatto di esperienze piuttosto che da una collezione di oggetti personali. L’aspetto ancora più interessante è che questo trend è destinato a crescere: il 73% dei giovani americani coinvolti nello studio ha infatti affermato che l’identificazione del lusso con le esperienze rispetto agli oggetti personali sarà altrettanto, se non di più, importante nel prossimo decennio.

Sorpresa e unicità, le basi del nuovo lusso

Il valore si sposta quindi dal marchio al contenuto. Per i ragazzi i marchi del lusso, riporta l’Ansa, dovrebbero  fornire esperienze sorprendenti, ma non solo. Dovrebbero essere  anche reattivi alle esigenze dei clienti, fornendo un supporto esperto e concentrandosi sui dettagli e sulla forte personalizzazione, come conoscere il nome e le preferenze del cliente. Ma si aspettano un’esperienza immersiva, in cui il brand è attento a tutti e cinque i sensi studiando pure  il profumo, l’illuminazione e l’umore.

Obiettivo unicità e sostenibilità

Non solo per pochi, ma addirittura unico: quasi la totalità degli intervistati ha aspettative altissime quando si parla di unicità. I giovani si aspettano dai marchi di lusso nuove possibilità di personalizzazione in grado di soddisfare le loro richieste speciali. Ma è forte anche l’aspettativa sul fronte della sostenibilità con l’81% che si aspetta che i marchi di lusso abbiano processi di produzione rispettosi dell’ambiente. Nel futuro, le frontiere del concetto di lusso potrebbero avvicinarsi alla fantascienza: infatti quando è stato chiesto agli intervistati di immaginare il luxury nel 2050, questi hanno previsto dispositivi per la lettura della mente, vacanze spaziali, auto volanti, tecnologie di registrazione dei sogni e dispositivi per l’impianto del cervello per aiutare la memoria.