Dove, e come, gli italiani hanno rotto il telefono durante le vacanze?

Dove, e come, gli italiani hanno rotto lo smartphone durante le vacanze estive del 2021? A queste domande risponde WeFix Lab, che ha stilato la classifica delle regioni e delle nazioni in cui gli italiani hanno rotto più telefonini, e quali sono state le cause più frequenti. E se al primo posto tra le nazioni che hanno visto più “rotture” si piazza la Gran Bretagna, complici gli Europei di Calcio, i luoghi in cui si sono verificati più incidenti nelle città sono stati strade e piazze, protagoniste delle partite sui maxi-schermi, e gli stadi, in classifica rispettivamente in terza e sesta posizione. Ma un altro grande protagonista delle cause di rottura del telefono è stato il grande caldo, con il conseguente cedimento da parte delle batterie, che mai come quest’anno è stato il danno più comune ai dispositivi (44,16%).

Lazio, Puglia e Sardegna sul podio regionale delle ‘rotture’

In seconda posizione fra le nazioni in cui gli italiani in vacanza hanno rotto il telefonino si trova la Grecia, meta preferita in particolar modo dai lombardi, in terza la Spagna, preferita dagli abitanti del Lazio, e in quarta, la Croazia, preferita dagli abitanti del Triveneto. Quanto alle regioni italiane, al primo posto in classifica c’è il Lazio, con Roma e la provincia di Latina in testa. Al secondo, la Puglia, seguita dalla Sardegna e dalla Sicilia.

Mare, piscine e laghi: attenzione ai circuiti elettrici

Il mare, insieme a piscine e laghi, si rivela anche quest’anno il luogo più pericoloso in assoluto per gli smartphone, con il 40,3% degli incidenti. Secondo il Dipartimento Statistico di iFix-iPhone.com, il booking che seleziona i centri assistenza smartphone di zona, le cause principali di rottura dei telefoni sono state infatti le cadute accidentali e il contatto con liquidi, tra cui circa un terzo dovuti a immersione volontaria da parte degli utenti. Complice forse qualche fraintendimento pubblicitario tra “resistenza agli schizzi” e “impermeabile”, anche quest’estate, insomma, i circuiti elettrici dei telefoni ne hanno pagato le conseguenze.

I più disattenti? I giovanissimi

Per quanto riguarda la categoria di utenti che ha segnalato più incidenti al cellulare ci sono i più giovani. I più disattenti sono stati infatti i giovanissimi, nella fascia d’età 18-24 anni, i più diligenti invece gli over 50, in buona compagnia con la fascia d’età 36-44. Nessuna differenza degna di nota tra donne e uomini, che in fatto di ‘rotture’ nell’estate 2021 hanno riportato rispettivamente una quota del 48,9% per le donne e del 49,1% per gli uomini. Numerose poi le richieste di genitori che hanno contattato gli uffici iFix-iPhone.com a causa di bambini un po’ troppo “vivaci”, che hanno bloccato o distrutto lo smartphone di parenti e amici di famiglia spesso lanciandolo per terra volontariamente…

Migliorano le attese delle famiglie sull’economia. Lo conferma Bankitalia

Rispetto alla rilevazione condotta dalla Banca d’Italia tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo 2021, il saldo delle risposte relative alle prospettive generali dell’Italia, pur restando negativo, ora risulta fortemente aumentato. Secondo la quinta edizione dell’indagine straordinaria sulle famiglie italiane della Banca d’Italia, le attese delle famiglie sulla situazione economica generale e sul mercato del lavoro sono infatti migliorate. La percentuale di famiglie che si attende un peggioramento del quadro generale nei successivi dodici mesi è infatti diminuita di 8 punti percentuali, portandosi a quota 38%, il valore più basso dall’avvio della rilevazione, avvenuto nella primavera del 2020, quindi in piena crisi pandemica.

Più favorevoli anche le aspettative sul mercato del lavoro nei dodici mesi

Sempre secondo la quinta edizione della rilevazione di Bankitalia, anche le aspettative sul mercato del lavoro nei successivi dodici mesi ora sono divenute più favorevoli. Le attese sulla situazione economica familiare invece sono rimaste sostanzialmente invariate rispetto a inizio anno. Oltre il 70% dei nuclei familiari italiani per il 2021 si attende un reddito in linea con quello percepito nel 2020, mentre circa un sesto dei nuclei ritiene che entro la fine del 2021 sarà inferiore. E se i nuclei con capofamiglia lavoratore autonomo o disoccupato continuano a essere più pessimisti rispetto a quelli con capofamiglia dipendente e pensionato, il divario si sta attenuando.

Il peggioramento delle condizioni reddituali è mitigato dalle misure di sostegno

Così come nella precedente edizione dell’indagine, poi, il 30% delle famiglie italiane dichiara di aver percepito nell’ultimo mese un reddito più basso rispetto a prima dello scoppio della pandemia. Il peggioramento delle condizioni reddituali però risulta ancora mitigato dalle misure governative di sostegno al reddito. Tra i mesi di marzo e aprile del 2021, secondo le rilevazioni di Bankitalia, ne avrebbe beneficiato poco più di un quinto dei nuclei familiari.

Nel 2020 il valore delle attività finanziarie è rimasto stabile

Un ulteriore dato che emerge dall’indagine, riporta Italpress, è come la maggior parte delle famiglie italiane ritenga che il valore delle proprie attività finanziarie nel 2020 sia rimasto stabile. Un terzo delle famiglie, invece, sostiene che sia diminuito, una quota che raggiunge il 40% tra i nuclei il cui capofamiglia è occupato nei settori maggiormente colpiti dalla pandemia, come ristorazione, turismo, commercio al dettaglio, e che addirittura raddoppia tra coloro che hanno riportato una riduzione del reddito rispetto a prima dell’emergenza sanitaria.

Impostazioni privacy, ecco le più consultate dagli utenti per i servizi e le piattaforme online

Sono miliardi le persone che si collegano oggi a servizi e piattaforme on line e milioni di esse si preoccupano giustamente in merito alla propria privacy. Ecco perché è interessante scoprire quali siano le piattaforme e i servizi on line che gli utenti mettono maggiormente “sotto la lente”, controllando le impostazioni e le specifiche relative alla privacy. Come sappiamo, infatti, ogni volta che entriamo nel web lasciamo delle impronte digitali: per questo motivo la corretta configurazione delle impostazioni sulla privacy nei servizi digitali può aiutare a ridurre il numero di tracce digitali e a controllare le proprie informazioni personali. In quest’ottica, Kaspersky ha analizzato i dati anonimi forniti volontariamente da Privacy Checker, che fornisce utili suggerimenti per le impostazioni sulla privacy di vari servizi e piattaforme Internet. Kaspersky ha così “conteggiato” quante volte gli utenti abbiano aperto e controllato le istruzioni delle impostazioni di sicurezza dei principali servizi e piattaforme. Tra le impostazioni privacy più visionate, ci sono quelle di Google su Android (11,1%), del sistema operativo Android (7,3%) o di WhatsApp su Android (5,9%). Per quanto riguarda invece i social media, gli utenti controllano più frequentemente le pagine di sicurezza di Facebook su varie piattaforme (15,7%). In termini di numero di richieste di impostazioni privacy, Instagram è il secondo social network più commentato: la sua quota totale è del 9,9%. TikTok è al terzo posto con l’8,1% della quota di richieste di impostazioni di sicurezza. Considerando che i suoi utenti attivi mensili sono quattro volte quelli di Facebook, i dati mostrano che la privacy di TikTok è anche una preoccupazione per gli utenti. Anche il social network russo VK è entrato nelle ricerche globali con al 7,7%.

Come essere più “sicuri”

“La maggior parte delle azioni che svolgiamo quotidianamente sul web crea la nostra ‘impronta digitale’. Queste tracce possono includere l’indirizzo IP, commenti, foto e geotag, o dati biometrici ricavati da tali foto” ha spiegato Sergey Malenkovich, head of social media di Kaspersky. Ma come proteggere le proprie informazioni personali su tutte le piattaforme? Kaspersky fornisce qualche consiglio sempre utile: conservare i propri dati personali, come scansioni di documenti o elenchi di password, in un archivio crittografato. Un cloud storage pubblico non è abbastanza sicuro per archiviare questo genere di informazioni private; utilizzare la navigazione in modalità privata; mantenere privati il proprio indirizzo email principale e il numero di telefono personale; controllare le autorizzazioni fornite per le app mobili e le estensioni del browser. Evitare di installare estensioni del browser se non strettamente necessarie.

Lombardia, nel secondo semestre l’industria supera i livelli pre crisi

La produzione industriale lombarda è tornata ai livelli precrisi, anzi li ha addirittura superati. L’ottima notizia per il sistema imprenditoriale della Regione arriva da Unioncamere Lombardia, cha ha rivelato che nel secondo trimestre 2021 la produzione industriale lombarda cresce del +3,7% congiunturale grazie al forte rimbalzo sullo stesso periodo del 2020 (+32,5%) portando il dato ben al di sopra della media 2019 (+9,3%). Fanno da traino al recupero produttivo gli ordini sia domestici (+3,8% congiunturale) che esteri (+6,1%) che sono superiori ai livelli pre-crisi (+10,0% gli ordini interni e +19,6% quelli esteri). L’indice manifatturiero di Unioncamere Lombardia si porta così a 114,6 superando sia il livello medio 2019 sia il punto di massimo del 2008 (113,0). Diverso il discorso per le aziende artigiane, che soffrono ancora degli effetti della pandemia. Con una contrazione congiunturale del -0,5% e un aumento tendenziale più contenuto (+22,6%) il comparto sembra non aver ancora recuperato i livelli precrisi e registra un -5,6% sulla media 2019.

I settori più dinamici

Nel comparto industriale tutti i settori mettono a segno risultati con il segno più. Tra quelli più performanti si colloca la Siderurgia (+29,4% sulla media 2019) trainata dalla domanda di ferro e acciaio e dei Minerali non metalliferi (+28,6%), settori legati alle costruzioni che registrano i migliori risultati. Hanno ottenuto una crescita a due cifre anche la Chimica (+19,5%), gli Alimentari (+11,3%) e il Legno-mobilio (+10,5%), anch’esso trainato dalla ripresa del settore edile. Devono ancora recuperare quote per ritornare ai livelli ante crisi, invece, il comparto moda (Abbigliamento -7,4%, Pelli-calzature -8,1% e Tessile -8,2%) e i Mezzi di trasporto (-21,3%). Sul fronte dell’artigianato, ci sono settori che hanno pienamente ripreso e anzi superato i valori del 2019, come la Siderurgia (+16,6%) e la Meccanica (+0,6%). L’Abbigliamento segna un lieve -3,0% mentre la Gomma-plastica segna -4,8% e i Minerali non metalliferi -6,2%. I comparti che sono ancora in sofferenza e che avranno bisogno di tempi più lunghi per ritornare ai livelli pre Covid ci sono le Manifatture varie (-31,2%) e le Pelli-calzature (-40,1%).

Risalgono anche i fatturati

Analogo andamento anche per quanto riguarda il giro d’affari delle imprese lombarde. Il fatturato a prezzi correnti dell’industria cresce del 4,6% congiunturale: il confronto con la media 2019 registra un +18,3% che è legato anche agli incrementi di prezzo in atto. Per le imprese artigiane il fatturato cresce del +1,0% congiunturale e si rivela insufficiente a recuperare i livelli pre-crisi (-3,8% il confronto con la media 2019).

Quanto è importante la privacy? Meglio ottenere il Green Pass

Una nuova ricerca di Kaspersky ha analizzato quanto la privacy dei dati sia importante per gli italiani dopo la pandemia, e quali sono le preoccupazioni principali a essa associati. La ricerca si basa sulle interviste condotte su un campione di 8 mila persone di nove Paesi europei, e dalle riposte degli intervistati risulta che l’80% dei cittadini italiani rinuncerebbe alla privacy pur di acquisire maggiore libertà di accesso alle attività quotidiane. In pratica, gli italiani cederebbero le proprie informazioni personali e sensibili in accordo al Green Pass. Della stessa opinione anche la maggior parte degli europei, disposti a fornire i propri dati personali pur di non non subire più le restrizioni imposte dai lockdown.

Più trasparenza sulle politiche di raccolta e archiviazione

“Nonostante molti europei siano disposti a rinunciare ai loro dati personali in cambio di maggiore libertà, è importante che i governi nazionali siano più trasparenti sulle politiche di raccolta e archiviazione dei dati, per costruire un rapporto di fiducia con i cittadini e superare in sicurezza la pandemia”, ha dichiarato Morten Lehn, General Manager Italy di Kaspersky.
Ma cos’è il Green Pass? E perché preoccupa a livello di privacy? Il Green Pass è il certificato Covid digitale dell’Unione Europea, ovvero una prova digitale attestante che una persona è stata vaccinata contro la patologia da Covid-19, ha ottenuto un risultato negativo al test, oppure è guarita dalla patologia. Gli utenti quindi devono dare il proprio consenso al trattamento dei dati personali.

Per tornare a viaggiare all’estero vale la pena condividere i dati sanitari 

Quali sono i motivi per cui i cittadini italiani rinuncerebbero alla privacy in favore del Green Pass? Innanzitutto la possibilità di tornare a viaggiare all’estero. Questo il primo motivo che spingerebbe il 36% degli italiani a condividere i propri dati sanitari, seguito dalla possibilità di tornare a frequentare bar o ristoranti (23%), e da quella di poter tornare a partecipare a grandi eventi (24%). Ricominciare a frequentare i centri commerciali dopo la pandemia non sembra invece interessare molto i connazionali: solo il 22% degli intervistati l’ha inserita tra le motivazioni per fornire informazioni personali.

L’85% degli italiani è preoccupato per la privacy

Nonostante la disponibilità a cedere la propria privacy in cambio di tornare a viaggiare e potere ottenere una maggiore libertà, sottolinea una nota Ansa, l’Italia è tra le nazioni maggiormente preoccupate di come vengono gestiti i dati individuali. Secondo la ricerca di Kaspersky, se il 98% dichiara che la privacy è un argomento importante, solo il 63% degli italiani ritiene di avere effettivamente il controllo sulle organizzazioni che vi hanno accesso. Parallelamente, l’85% degli intervistati è preoccupato che i propri dati possano cadere nelle mani sbagliate nei prossimi due anni.  

Google Chrome: stop ai cookie di terze parti entro il 2023

Sviluppare soluzioni collaborative e open source che proteggano la privacy degli utenti senza danneggiare imprese e sviluppatori che poggiano su pubblicità e offerta di contenuti gratuiti. Questo il motivo per cui Google Chrome entro la fine del 2023 potrebbe eliminare i cookie di terze parti.  L’obiettivo dell’iniziativa lanciata nel 2019 è ottenere tecnologie principali “pronte per la distribuzione entro la fine del 2022, affinché la comunità degli sviluppatori possa iniziare ad adottarle”, spiega Google.
In seguito Google dovrebbe “eliminare gradualmente i cookie di terze parti nell’arco di un periodo di tre mesi, cominciando verso metà del 2023 e fino alla fine dell’anno”.
I tempi non sono brevissimi, perché l’obiettivo “richiede un progresso condiviso e un ritmo responsabile”.

L’equilibrio tra la protezione della privacy e il business basato sulla pubblicità

Privacy Sandbox, il sistema di profilazione di Google, sta infatti cercando un punto di equilibrio tra la protezione della privacy e i modelli di business che vivono di pubblicità anche grazie ai cookie. Si tratta di conciliare interessi avvertiti spesso come contrapposti, attraverso il coinvolgimento di sviluppatori, editori e autorità di regolamentazione. I tempi, quindi, si allungano sia per ragioni tecniche sia per l’esigenza di mediare. Google è però convinta che il progetto sarà “un vantaggio per tutti”. Trovare soluzioni alternative permetterebbe di mitigare le perdite provocate dagli ad-blocker, ricalibrare le metriche che decretano il successo di una campagna e scoraggiare la sostituzione dei cookie con “altre forme di tracciamento individuale” ancora più invasive, come il fingerprinting.

I “cookie originali” creati da un sito resteranno attivi 

Un cookie è il messaggio che compare quando entriamo su un sito, spesso approvando senza pensarci troppo. Delegare la scelta all’utente è una tutela in più, ma non ha certo limitato il potere di tracciamento. I cookie sono infatti “pezzetti” di codice che riconoscono l’utente, fornendogli una navigazione personalizzata e pubblicità su misura.
Grazie alle soluzioni di Privacy Sandbox, i cookie non saranno eliminati del tutto, ma solo quelli di terze parti, che raccolgono dati e personalizzano gli annunci durante la navigazione su pagine web diverse. Resteranno invece attivi i “cookie originali” (di prima parte), creati da un sito che personalizzano l’esperienza solo su quel sito. La differenza è notevole, perché i cookie di terze parti possono ricreare un profilo molto più dettagliato.

È già possibile bloccare i cookie tramite le impostazioni

D’altronde, riporta Agi, Chrome permette già di bloccare i cookie tramite le impostazioni. Basta aprire il browser da computer, cliccare su Impostazioni e nella sezione Privacy e sicurezza selezionare Cookie e altri dati dei siti scegliendo l’opzione Blocca cookie di terze parti. Da qui al 2023, Privacy Sandbox seguirà “un rigoroso processo di sviluppo pubblico in più fasi”, di cui la prima discuterà le tecnologie e i relativi prototipi in diversi forum, a cui seguirà una fase di test. Una volta completato il processo di sviluppo, si passerà alla fase di adozione e all’eliminazione graduale dei cookie di terze parti.

Animali domestici, è boom di adozioni. Dopo la pandemia, il 50% delle famiglie ha un pet

Più tempo passato in casa e più solitudine. Di conseguenza un maggior bisogno di compagnia, allegria e affetto incondizionato. Sono queste alcune delle motivazioni alla base del boom di adozioni di animali domestici che si è registrato negli ultimi mesi e che una recente ricerca di BVA Doxa ha misurato. 
Innanzitutto, l’indagine che ha coinvolto 1.000 persone intervistate online decreta che nel nostro Paese il 50% delle famiglie possiede un pet. Di queste, l’11% ha accolto il proprio beniamino proprio nell’ultimo anno, sull’onda quindi di una sorta di “effetto pandemia”. 

Tante buone ragioni per prendere un pet

Tra le principali motivazioni alla base delle adozioni effettuate nell’ultimo anno, ci sono innanzitutto l’allegria (36%) che i pet portano in casa, la compagnia (33%), l’affetto incondizionato che riescono a trasmettere (29%). Un altro elemento importante è poi rappresentato dalle richieste dei figli. 
Proprio grazie agli animali domestici, infatti, i figli imparano a diventare più responsabili (7%) e riescono a colmare i momenti di vuoto (21%) legati al particolare contesto della pandemia. “L’ho regalato ai miei figli/al mio compagno/a perché è stato un anno difficile” è infatti una delle risposte date all’indagine.

Il gatto “batte” il cane

In base alla ricerca di BVA Doxa, gli animali più frequentemente adottati sono innanzitutto il gatto (50%) e il seconda posizione il cane (46%). Una novità, quest’ultima, visto che tradizionalmente il primo posto era detenuto da Fido e il secondo da Micio. Nella classifica seguono a grande distanza gli uccelli, in particolare cardellini, canarini, pappagalli, e le tartarughe, che si posizionano a pari merito al 7%. Criceti e conigli conquistano il 5% mentre il pesce rosso entra a far parte del 4% delle famiglie.

Chi sono i “new pet lover”

Dalla ricerca emerge anche l’identikit dei cosiddetti “new pet lover”, che sono in prevalenza donne e do età medio giovane, con il 40% tra i 25 ed i 44 anni.
Il livello di istruzione è medio, con il 60% di diplomate alla scuola media superiore. Tra le professioni, forte è la presenza di impiegate, ma anche di insegnanti, imprenditrici o commercianti. Per quanto riguarda la distribuzione geografica, l’area maggiormente coinvolta dal boom di adozioni è il Centro Italia, con una maggiore concentrazione nel Lazio, in Toscana e in Sardegna. Solitamente, il nucleo familiare è composto da 4 persone.  
Uno degli elementi che emerge nell’identikit, poi, è l’attenzione all’igiene, che comporta anche un  cambio di abitudini. Il 28%, infatti, ha dichiarato di aver diversificato e aumentato l’utilizzo di prodotti per mantenere gli spazi igienizzati e gli animali puliti per garantire la reciproca protezione.

Con l’AI la vita è più smart. In Cina un evento dedicato alle ultime novità

L’AI rende la vita più smart. E durante il quinto World Intelligence Congress, l’evento sull’AI di Tianjin, nel nord della Cina, è stato possibile toccare con mano le ultime novità in fatto di tecnologie “intelligenti”. L’evento, svolto all’insegna del tema New Era of Intelligence: Empowering New Development, Fostering a New Pattern, ha attirato oltre 240 aziende e istituzioni, che hanno esposto le applicazioni più innovative. Qualche esempio? Gli spettatori hanno potuto assistere a una performance musicale unica, eseguita da una band composta da robot e persone, mentre allo stand espositivo di Hisense, marchio cinese di elettrodomestici, i visitatori hanno atteso in fila per poter osservare più da vicino un frigorifero intelligente in grado di consigliare i menu in base al cibo che contiene, alla stagione e alle informazioni sulla salute dei membri della famiglia, nonché di impartire lezioni di cucina attraverso video.

Il riconoscimento facciale serve anche per allenarsi

Insomma, l’applicazione delle tecnologie intelligenti sta trasformando la vita quotidiana, tanto che in una comunità residenziale della Sino-Singapore Tianjin Eco-City, i percorsi per il jogging e le attrezzature per l’allenamento sono dotati di tecnologie di riconoscimento facciale, in grado di rilevare i dati dei residenti e registrarne i tempi e il consumo di calorie. I residenti della comunità hanno anche installato in casa altoparlanti intelligenti con cui possono controllare i prezzi aggiornati della verdura, i costi dell’acqua o del riscaldamento, nonché contattare i dottori della comunità per consultazioni mediche online.

Veicoli senza equipaggio e robot per la consegna dei pacchi

“Stiamo cercando di applicare le tecnologie di intelligenza artificiale ai nostri prodotti – spiega Wang Yanpeng, rappresentante dello stand Cainiao Network -. Investiamo molto ogni anno nella ricerca e nello sviluppo tecnologico. L’era dell’intelligenza artificiale è arrivata e vogliamo coglierne l’opportunità”. Lo stand ha esposto veicoli senza equipaggio e robot per la consegna di pacchi, e “con la rapida applicazione delle tecnologie intelligenti in tale comparto, il volume giornaliero di pacchi gestiti è aumentato del 30% su base annua”, aggiunge Feng Zengchuang, che lavora per Cainiao Network a Tianjin.

Dalla “carta rossa” al robot bibliotecario

Con la costante evoluzione dei consumi, sono emersi anche nuovi metodi di pagamento, come la carta rossa, delle stesse dimensioni di una carta di debito, che brillava allo stand della Industrial and Commercial Bank of China. Anche nella biblioteca, è sufficiente riferire a un robot il nome del libro che si desidera consultare per essere guidati fino a esso. Dotati di un sistema di navigazione basato sul geomagnetismo e sulla tecnologia 5G, i robot hanno una precisione di posizionamento di uno o due metri. “L’intelligenza artificiale ha cambiato le nostre vite – commenta Sun Ning, professore presso il College of Artificial Intelligence della Nankai University . Queste tecnologie non vengono applicate solo nel mercato di fascia alta, ma rendono più pratica e funzionale anche la vita quotidiana”.

Pil +0,01% nel primo trimestre. Istat corregge le stime negative

Per il periodo gennaio-marzo 2021 l’Istat calcola un aumento del Pil dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato. L’Istat ribalta quindi le stime rilasciate al 30 aprile, che indicavano un calo congiunturale del -0,4%. Inoltre, la variazione acquisita del Pil italiano per il 2021, quella che si otterrebbe se nei trimestri successivi al primo si registrasse una crescita nulla, viene calcolata pari al +2,6%. L’Istat ha rivisto anche la stima sul primo trimestre 2020, pari al -0,8% rispetto al -1,4% comunicato ad aprile. Nello stesso mese però il tasso di disoccupazione sale al 10,7% (+0,3 punti), mentre tra i giovani scende al 33,7% (-0,2 punti).

+870mila le persone in cerca di lavoro, +48,3% rispetto ad aprile 2020

Secondo le stime, ad aprile 2021, rispetto ad aprile dell’anno scorso, le persone in cerca di lavoro risultano in “forte crescita”, ovvero pari a +870mila unità (+48,3%), a causa “dell’eccezionale crollo della disoccupazione che aveva caratterizzato l’inizio dell’emergenza sanitaria”, commenta l’Istituto. D’altra parte, diminuiscono gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-6,3%, pari a -932mila unità), che ad aprile 2020 avevano registrato, invece, un forte aumento. Inoltre, ad aprile 2021, rispetto a marzo, si registra un lieve aumento degli occupati (+0,1%, pari a +20mila unità), mentre rispetto ad aprile 2020 si registra un calo del -0,8%, pari a -177mila unità.

In un anno il calo degli occupati coinvolge autonomi e dipendenti permanenti

Sempre ad aprile, la lieve crescita degli occupati su base mensile è dovuta solamente ai dipendenti a termine, che risultano pari a +96mila (+3,5%), in quanto i dipendenti permanenti e gli autonomi diminuiscono dello 0,3% e dello 0,6% (rispettivamente, -47mila e -30mila). Nel confronto annuo, il calo degli occupati coinvolge gli indipendenti, che diminuiscono del 3,6% (-184mila) e i dipendenti permanenti, che diminuiscono dell’1,5% (-222mila). Crescono invece dell’8,9% (+229mila) i dipendenti a termine. Rispetto al mese di marzo, l’aumento del numero di persone in cerca di lavoro (+3,4%, pari a +88mila unità) riguarda entrambe le componenti di genere e tutte le classi di età.

Diminuisce il numero di inattivi

Nel confronto mensile diminuisce poi anche il numero di inattivi di 15-64 anni (-1,0%, pari a -138mila unità), e il tasso di occupazione sale al 56,9% (+0,1 punti), riporta Ansa. “Ad aprile prosegue la crescita dell’occupazione già registrata nei due mesi precedenti, portando a un incremento di oltre 120 mila occupati rispetto a gennaio 2021 – si legge in una nota dell’Istat -. L’aumento coinvolge entrambe le componenti di genere e si concentra tra i dipendenti a termine. Ciononostante, rispetto a febbraio 2020, mese precedente a quello di inizio della pandemia, gli occupati sono oltre 800 mila in meno e il tasso di occupazione è più basso di quasi 2 punti percentuali”.

L’asciugamani elettrico perfetto per la tua attività

Un’esigenza di qualsiasi gestore di locale, commerciante o direttore d’albergo, è fare in modo che il cliente possa sentirsi sempre perfettamente a proprio agio quando si trova all’interno delle strutture da lui gestite. In particolar modo i servizi igienici rappresentano uno degli ambienti più delicati nei quali l’igiene ed il comfort sono assolutamente prioritari per una gestione accurata e di successo. Garantire massimo benessere e senso di pulizia è infatti di fondamentale importanza, ed è per questo che si cerca sempre di adottare tutte quelle soluzioni in grado migliorare l’esperienza del cliente e farlo sentire un po’ come a casa sua, certamente a suo agio. Uno dei dispositivi che forniscono un validissimo aiuto a coloro che hanno il compito di garantire igiene e benessere ai clienti, anche all’interno dei servizi igienici, è l’asciugamani elettrico Mediclinics. Questo potente dispositivo, dal design accattivante ed elegante, è in grado di asciugare completamente le mani in pochissimi secondi regalando quella sensazione di morbidezza sulla pelle che soltanto un’asciugatura perfetta è in grado di regalare.

L’intensità del getto è comunque regolabile e,  grazie anche all’assenza di una resistenza, il dispositivo consente di ridurre notevolmente i consumi. Stiamo parlando di un prodotto che garantisce assolutamente l’incolumità dei fruitori, in quanto non è importato dai mercati asiatici bensì viene interamente realizzato in Europa, e per questo motivo risponde perfettamente a tutti gli standard di sicurezza previsti dalla normativa vigente. È un prodotto dal design innovativo ed elegante, destinato ad ambienti ricercati in cui il benessere ed il comfort del cliente vengono prima di ogni altra cosa. Si tratta proprio di una di quelle soluzioni in grado di far percepire al cliente tutto l’interesse che la struttura che ne fa uso ha nei suoi confronti, migliorando così anche la percezione del cliente nei confronti della struttura.