Le novità sulla dichiarazione Iva nel decreto fiscale 2020

Secondo quanto stabilito dal decreto fiscale 2020, collegato alla legge di Bilancio 2020, dal prossimo anno entreranno in vigore semplificazioni amministrative e fiscali per i titolari di partita Iva. Gli aggiornamenti riguardano il prospetto di liquidazione periodica Iva, la bozza di dichiarazione annuale dell’Iva e della dichiarazione dei redditi con i relativi prospetti riepilogativi dei calcoli effettuati, oltre alle bozze dei modelli F24 per il versamento delle imposte.

Dal 1° luglio 2020, la liquidazione verrà precompilata automaticamente

Ma quali novità riguardano la dichiarazione Iva precompilata introdotta dal decreto fiscale? A partire dal 1° luglio 2020, la liquidazione Iva verrà precompilata automaticamente dall’Agenzia delle Entrate con i dati raccolti dalle transizioni relative alla fatturazione elettronica, ai corrispettivi telematici e alle operazioni transfrontaliere. In questo modo, saranno disponibili le bozze dei Registri delle cessioni e degli acquisti, e le comunicazioni delle liquidazioni periodiche dell’Iva. Lo stesso articolo chiarisce che tale procedura è da intendersi “in via sperimentale”, cioè quale strumento di supporto (bozza) per il contribuente.

Disponibili le bozze dei registri e le comunicazioni delle liquidazioni periodiche

Dal 2021 l’Agenzia delle Entrate metterà a disposizione anche la bozza della dichiarazione annuale dell’Iva. Il nuovo procedimento è previsto dall’ art. 16 del DL 26 ottobre 2019, n. 124, allegato alla Legge di bilancio 2020. Secondo quanto riportato dall’estratto della normativa che riguarda le semplificazioni fiscali, a partire dalle operazioni Iva effettuate dal 1° luglio 2020, in via sperimentale, nell’ambito di un programma di assistenza online basato sui dati delle operazioni acquisiti con le fatture elettroniche e con le comunicazioni delle operazioni transfrontaliere, nonché sui dati dei corrispettivi acquisiti telematicamente, l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione dei soggetti passivi dell’Iva residenti e stabiliti in Italia, in apposita area riservata del sito internet dell’Agenzia stessa, le bozze dei registri e le comunicazioni delle liquidazioni periodiche dell’Iva (1-bis).

Altri benefici derivanti dall’introduzione della fatturazione elettronica

A partire dalle operazioni Iva 2021, oltre alle bozze dei documenti sopracitati, l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione anche la bozza della dichiarazione annuale dell’Iva. Con l’introduzione della fatturazione elettronica, altri benefici riservati ai soggetti passivi Iva riguardano l’abolizione dello spesometro dal 1° gennaio 2019, l’esonero dalla presentazione degli elenchi Intrastat acquisti e cessioni, l’esenzione dalla comunicazione dei dati di contratti stipulati da società di leasing, locazione e noleggio, l’esonero dalla comunicazione delle operazioni di cessione di beni dalla Repubblica di San Marino verso l’Italia, i rimborsi prioritari del credito Iva, entro tre mesi dalla presentazione della dichiarazione Iva annuale, e la riduzione di un anno dei termini di accertamento fiscale.

Il Coronavirus fa lievitare la gastronomia via social

“Fra gli effetti non secondari della pandemia da Covid-19 c’è anche quello di una maggiore attenzione collettiva al cibo. Inteso non solo e non tanto come ordinario nutrimento, ma, più profondamente, come linguaggio e come cultura, come arte della cucina e pratica della gastronomia”. Ad affermarlo è Gianfranco Marrone, professore ordinario di Semiotica nell’Università di Palermo, in un saggio pubblicato su doppiozero.com. Secondo il docente il cibo, al tempo del coronavirus, per molti è diventato quasi “un esercizio del gusto a 360 gradi”.

Tanto che in Francia si parla già di “una nascente covidvivialité – osserva Marrone – qualsiasi cosa possa significare questo neologismo.

Dagli aperitivi fra amici via Skype alle ricette condivise via WhatsApp

Anche in Italia non è mancato “chi si è lanciato in ardite degustazioni di vino online – continua Marrone – oppure in aperitivi fra amici via Skype. Ci sono coppie innamoratissime che mangiano lo stesso uovo con gli asparagi o il medesimo foie gras stando ognuno a casa propria, seduto alla scrivania, in collegamento con l’altro del cuore”.

In tanti, poi, insieme ad amici, parenti, colleghi d’ufficio o addirittura dirimpettai, “condividono via WhatsApp nuove ricette – sottolinea l’esperto – sperimentando l’ultimo robot da cucina, assistendo ai cooking show dei grandi chef su Instagram o, al limite, lasciandosi cooptare dai format televisivi dedicati alle nuove forme di cucina casalinga, tanto forzata quanto riscoperta”.

“Stiamo tutti perennemente in cucina”

I motivi di questa corsa alla condivisione virtuale del cibo sono ovviamente dovuti al lockdown, riporta Ansa. Ma la scelta di stare sempre in cucina, e questa smisurata attenzione al mondo della gastronomia, forse ha radici più profonde.

“Per forza della disperazione, per noia, per mancanza di meglio, per stupido passatempo, oppure, perché no? Per reale scoperta del mondo magico e misterioso della gastronomia – commenta Marrone – ecco che, ai tempi del virus, stiamo tutti perennemente in cucina. Magari contendendoci coi familiari, manco fosse il telecomando, l’accesso al frigo e ai fornelli”.

Preparare il pane o sperimentare cibi etnici seguendo i tutorial che girano sul web

Secondo il docente basta fare un giro fra i social per rendersene conto. Sui profili Facebook o Instagram degli italiani “È tutto un fiorire di crostate, pan d’arancio, ciambelloni della nonna e dolciumi d’ogni tipo. Come anche di spezzatini piccantissimi perché rigorosamente etnici, cotolette rivisitate secondo le indicazioni dei tutorial gastronomici che circolano nel web, golose focacce religiosamente preparate seguendo i consigli della propria blogger di fiducia – aggiunge Marrone -. E tanto, tantissimo pane”.

 

Con l’emergenza luce e gas più cari per tutti

Nonostante alcuni politici lo avessero annunciato, e nonostante la stampa avesse divulgato la notizia, la ventilata sospensione delle bollette di luce, acqua e gas non è entrata nel decreto Cura Italia approvato dal Governo per contrastare gli effetti economici dell’epidemia di Covid-19. Di fatto, la quarantena estesa a tutto il Paese porterà a un aumento del fabbisogno energetico da parte degli italiani. Molte aziende, scuole e Università hanno infatti adottato soluzioni come il lavoro da casa e la didattica a distanza per far fronte alle restrizioni imposte dal Governo. Ma quanto incideranno sul budget familiare lo smart working e lo smart learning in termini di bollette? Fino al 32,4% in più sull’energia elettrica e il 31,9% sul gas.

Aumenti a doppia cifra per i consumi delle utenze domestiche

Il portale di comparazione prezzi e tariffe Sos Tariffe.it ha condotto uno studio specifico, e ha stimato aumenti a doppia cifra per i consumi delle utenze domestiche. In particolar modo, quelli relativi alle bollette di luce e gas.

Le stime sugli aumenti dei costi di Sos Tariffe parlano infatti di addebiti ulteriori sulle bollette che vanno dal 21,8% al 32,4%. Lo studio di Sos Tariffe ha preso in considerazione tre diverse tipologie di profili utenti, ovvero i single, le coppie e le famiglie, partendo dai dati relativi ai costi di luce e gas del mercato tutelato per il mese di marzo 2020.

La spesa media per luce e gas degli italiani prima del Coronavirus

Per ognuno dei tre profili il portale di comparazione tariffe ha stimato l’ammontare della spesa annua per le utenze. E dalla rilevazione emerge che un single spende in media 260 euro sulla componente luce e 353 euro per il gas, per un totale di 613 euro all’anno. Le spese di una coppia sono invece pari a 358 euro per l’energia elettrica e 688 euro per il gas, per un totale di 1.046 euro all’anno. E le famiglie con una fornitura di luce e gas attiva nel mercato tutelato spendono attualmente 1.647 euro all’anno, dei quali 550 euro riguardano i costi per la luce e 1.097 euro quelli per il gas.

Risparmiare con il mercato libero?

Ma ora che smart working e smart learning sono divenuti un’abitudine quotidiana le cose cambiano. Lo studio di SosTariffe evidenzia infatti un aumento del 29,6% sulla luce e del 22,1% sul gas per quanto riguarda i consumi dei single, mentre le coppie subiranno un aumento del 21,8% sulla luce e del 22,2% sul gas. E per le famiglie il portale stima un aumento del 32,4% sull’energia elettrica e del 31,9% sul gas, riporta Adnkronos. A fronte di queste percentuali Sos Tariffe propone di verificare le alternative disponibili nel mercato libero dell’energia e del gas. Secondo il portale le offerte del mercato libero potrebbero permettere un risparmio che va da un minimo di 50 euro fino a un massimo di 265 euro all’anno.

Mamme e papà, digiuni di competenze digitali

I genitori italiani ammettono di saperne poco. Stiamo parlando di tematiche relative al mondo online, particolarmente sentite fra i giovanissimi, come cyberbullismo, incitazione al suicidio, autolesionismo, hate speech e sextortion. Il 30% fra le mamme e i papà di casa nostre, infatti, sostiene di non avere competenze digitali sufficienti. Secondo il 39% dei genitori la scuola dovrebbe essere il punto di riferimento per la formazione digitale, eppure, quasi la metà (il 46%) degli insegnanti non si considera adeguatamente preparato per colmare le lacune informative. I dati sono emersi dall’ultima ricerca Doxa Kids 2020 per Telefono Azzurro.

Maturità digitale molto presto per i ragazzi

La ricerca evidenzia che circa la metà dei genitori italiani (il 48%) ritiene che i propri figli siano in grado di utilizzare i social media in maniera consapevole a partire dai 16 anni. Una quota rilevante, il 26%, sostiene invece che questa consapevolezza venga raggiunta molto prima, a soli 13 anni. Il 16%, invece, crede che tale competenza maturi con la maggiore età. Insomma, i giovanissimi vivono in una società connessa. Però emerge anche un altro dato, per certi versi preoccupante: pur conoscendo che i loro figli utilizzino ampiamente la tecnologia, il 45% di loro non verifica i limiti di età per l’accesso alle app.

I timori degli insegnanti

Anche gli insegnanti si rivelano diversi timori in materia. Il 46% degli insegnanti ritiene infatti di non aver ricevuto un’adeguata formazione sui possibili percorsi di segnalazione di casi di violenza, pericolo e/o pregiudizio. Per sopperire a tale mancanza, i docenti considerano utili diverse opzioni formative e di aggiornamento: corsi in presenza (54%), pacchetti formativi online (37%), siti internet con consigli e risorse (31%), incontri con i genitori (26%). Oltre a questo, 1 insegnante su 5 pensa che una linea telefonica dedicata a questo tipo di problematiche potrebbe essere utile al mondo dei docenti.

Le maggiori paure degli adulti

In merito ai rischi della rete, i genitori indicano come principale paura quella che i propri figli incontrino contenuti che esaltino l’anoressia, l’autolesionismo, il suicidio (21%), oppure che siano esposti a contenuti pornografici (18%), o a immagini drammatiche o violente. Le stesse preoccupazioni sono condivise dagli insegnanti: 1 insegnante su 5 teme che i ragazzi possano visualizzare contenuti che inneggiano a pratiche anticonservative, e la stessa proporzione teme che i ragazzi possano essere esposti a contenuti pornografici. Tanto che oltre il 41% di genitori e insegnanti auspicherebbe a una misura drastica come il blocco totale dei siti pornografici e/o violenti.

Il lusso? Per i giovani è uno stile di vita fatto di esperienze

A dirlo sono i giovani americani: per loro il lusso è lontanissimo dalla vita digitale, ma anzi è fatto di esperienze, benessere ed emozioni. I risultati, abbastanza sorprendenti visto che si parla di nativi digitali, sono il frutto di un’indagine condotta da Lexus su 3.200 ragazzi statunitensi, da quelli della Gen Z a Baby Boomers. Non solo: tra quello che viene considerato “lusso” dalle nuove generazioni c’è anche l’allontanamento, almeno temporaneo, dai device e da Internet. Lusso è concedersi un “digital detox”, quindi, a favore di vita vissuta. Insomma, la rete con le sue infinite possibilità non sembra soddisfare i bisogni, almeno in fatto di luxury, dei più esigenti.

Meno oggetti, più esperienze

In base ai dati raccolti, si scopre che per la maggior parte degli intervistati (56%) il concetto di lusso è rappresentato da uno stile di vita fatto di esperienze piuttosto che da una collezione di oggetti personali. L’aspetto ancora più interessante è che questo trend è destinato a crescere: il 73% dei giovani americani coinvolti nello studio ha infatti affermato che l’identificazione del lusso con le esperienze rispetto agli oggetti personali sarà altrettanto, se non di più, importante nel prossimo decennio.

Sorpresa e unicità, le basi del nuovo lusso

Il valore si sposta quindi dal marchio al contenuto. Per i ragazzi i marchi del lusso, riporta l’Ansa, dovrebbero  fornire esperienze sorprendenti, ma non solo. Dovrebbero essere  anche reattivi alle esigenze dei clienti, fornendo un supporto esperto e concentrandosi sui dettagli e sulla forte personalizzazione, come conoscere il nome e le preferenze del cliente. Ma si aspettano un’esperienza immersiva, in cui il brand è attento a tutti e cinque i sensi studiando pure  il profumo, l’illuminazione e l’umore.

Obiettivo unicità e sostenibilità

Non solo per pochi, ma addirittura unico: quasi la totalità degli intervistati ha aspettative altissime quando si parla di unicità. I giovani si aspettano dai marchi di lusso nuove possibilità di personalizzazione in grado di soddisfare le loro richieste speciali. Ma è forte anche l’aspettativa sul fronte della sostenibilità con l’81% che si aspetta che i marchi di lusso abbiano processi di produzione rispettosi dell’ambiente. Nel futuro, le frontiere del concetto di lusso potrebbero avvicinarsi alla fantascienza: infatti quando è stato chiesto agli intervistati di immaginare il luxury nel 2050, questi hanno previsto dispositivi per la lettura della mente, vacanze spaziali, auto volanti, tecnologie di registrazione dei sogni e dispositivi per l’impianto del cervello per aiutare la memoria.

Come fare carriera nel 2020

Un avanzamento nella carriera potrebbe essere un ottimo proposito per l’anno nuovo Ma promozioni o assunzioni prestigiose non arrivano da sole, è necessario dimostrare impegno, iniziando fin dalle prime settimane dell’anno a costruire il proprio futuro. Il primo passo, quindi, è quello di analizzare l’anno lavorativo appena trascorso, considerando quanto di positivo o negativo è accaduto. Il secondo è impostare da subito la propria routine lavorativa seguendo i consigli degli esperti, come quelli della società di ricerca e selezione Adami&Associati, che ha condiviso alcuni suggerimenti per moltiplicare le possibilità di avere successo in ambito lavorativo nel 2020. Primo fra tutti, essere sempre puntuali. I datori di lavoro e i superiori preferiscono sempre i collaboratori puntuali, perché la puntualità si traduce in produttività. E come sottolinea la head Hunter Carola Adami, CEO e fondatrice di Adami&Associati, “elimina a priori lo stress superfluo nel team di lavoro”.

Prepararsi puntuali al salto di carriera

Per una promozione interna o per ottenere ottime referenze, la puntualità è tra i primi fattori da tenere in considerazione. È necessario quindi entrare in ufficio sempre in orario, presentarsi puntualmente ai meeting, e rispettare tutte le scadenze, senza ritardi.  Non dimenticare, poi, di, aggiornare il proprio curriculum vitae. Non si può sperare di attirare l’attenzione delle migliori aziende con un curriculum vecchio, non aggiornato e non particolarmente brillante. “Il curriculum vitae, sia quello inviato come auto-candidatura sia in risposta a un preciso annuncio, è destinato a essere attorniato da decine o perfino centinaia di curricula concorrenti”, spiega Adami. Il cv perfetto, quindi, deve essere in grado di distinguersi. E deve essere conciso, grammaticalmente corretto, e sincero.

Non si smette mai di imparare

Non smettere mai di imparare, ci sono sempre nuove competenze da acquisire, skill da affinare, nuovi strumenti da conoscere. Per questo motivo il lavoratore che desidera migliorare la propria carriera deve investire più degli altri in aggiornamento e in formazione. Il consiglio dell’head hunter perciò è quello di aggiornarsi, ed è possibile farlo sia accedendo a corsi ad hoc sia studiando a casa durante il tempo libero. Ma per provare a migliorare la propria posizione lavorativa è bene anche ricordarsi di aggiornare il proprio profilo LinkedIn.

Saper promuovere le proprie aspirazioni

“La maggior parte dei recruiter, prima di decidere quale candidato assumere o quali candidati contattare per un colloquio di selezione – sottolinea Adami – analizza la loro immagine online, a partire dalla rispettiva pagina LinkedIn”.

Meglio, quindi, aggiornare la foto profilo ogni due o tre anni, rinfrescare la propria biografia e scegliere con cura le parole chiave con cui la pagina verrà indicizzata, e coltivare una rete di contatti mirata.

Ultimo consiglio, promuovere le proprie aspirazioni. Chi vuole fare un salto di carriera non deve mantenere segreto questo desiderio. Al contrario, deve fare in modo che i propri superiori siano messi al corrente di questa aspirazione.

Solo così sarà possibile essere presi in considerazione nel momento in cui si aprirà una nuova opportunità all’interno dell’azienda.

Arriva l’Rc auto per famiglie, risparmi fino a 1000 euro

Arriva l’Rc Auto per le famiglie, che potranno risparmiare fino a 1000 euro. La commissione bilancio al Decreto Fiscale ha approvato un emendamento che consentirà a una famiglia di assicurare tutti i veicoli, indipendentemente che si tratti di un mezzo a due o quattro ruote, usufruendo della migliore classe di merito presente all’interno del nucleo. La cosiddetta assicurazione “familiare” partirà dal prossimo anno, e dovrebbe essere estesa anche ai casi di rinnovo contratti già stipulati. Si tratta di un vantaggio importante anche per gli automobilisti in prima classe che acquistano una moto o uno scooter, e che al contrario di quanto accade adesso, potranno trasferire la CU maturata sulle quattro ruote alle due ruote, con evidenti vantaggi economici..

Una simulazione di Facile.it per una famiglia di 4 persone, due auto e due scooter

Quanto potrebbe risparmiare una famiglia media? Facile.it, il sito che confronta i prezzi fra le diverse assicurazioni, ha realizzato una simulazione considerando una famiglia residente in tre città campione, Milano, Firenze e Bologna, e composta da 4 membri che assicura 2 automobili e due 2 scooter. In alcuni casi, secondo i calcoli di Facile.it, la spesa totale per le assicurazioni potrebbe diminuire addirittura del 53%.

A Milano si possono risparmiare circa 690 euro

A Milano, ad esempio, la media delle migliori tariffe disponibili su Facile.it per assicurare due auto intestate ai genitori, entrambi in prima classe di merito, e due scooter assicurati in quattordicesima classe, il costo totale sarebbe pari a oltre 1.430 euro l’anno. Con la normativa vigente non è possibile trasferire la classe di merito dall’auto a un veicolo a due ruote, quindi, anche se in prima classe di merito, i genitori che assicurano per la prima volta uno scooter o una moto devono partire dalla quattordicesima classe. Con la nuova norma, invece, la classe di merito maturata sull’auto passerebbe anche alle due ruote con un risparmio, per la nostra famiglia milanese, di circa 690 euro, vale a dire circa il 48% in meno rispetto a quanto pagherebbe oggi.

A Firenze -53% di spesa, a Bologna -48%

Nel capoluogo toscano, sempre secondo Facile.it, per assicurare 2 auto in prima classe di merito e 2 scooter in classe 14, la spesa totale sostenuta sfiorerebbe i 2.000 euro. Con l’entrata in vigore della nuova norma, invece, la classe di merito dei due scooter passerebbe dalla quattordicesima alla prima, con un risparmio complessivo del 53%, vale a dire oltre 1.000 euro in meno. A Bologna, invece, oggi una famiglia con 2 auto in prima classe di merito e 2 scooter in quattordicesima classe pagherebbe, complessivamente, quasi 1.690 euro, riferisce Adnkronos. Mentre con l’entrata in vigore della nuova norma il costo complessivo calerebbe del 48%, con un risparmio di circa 810 euro.

 

Usare lo smartphone lascia segni sul cervello dei bambini

Tablet e smartphone utilizzati in tenera età lasciano segni sul cervello. Uno studio del Cincinnati Children’s Hospital Medical Center (Usa) documenta infatti la presenza di differenze strutturali nella materia grigia dei bambini in età prescolare legate all’uso degli schermi video. Più in particolare, la ricerca mostra che i bimbi che trascorrono più tempo con questi dispositivi hanno una minore integrità strutturale in alcuni tratti di materia bianca nelle aree del cervello che supportano il linguaggio, e altre abilità legate all’alfabetizzazione, al controllo mentale e all’autoregolazione. Questi bambini, inoltre, ottengono punteggi più bassi nelle misurazioni linguistiche e di alfabetizzazione.

Uno studio che ha coinvolto 47 bambini sani di età compresa tra 3 e 5 anni

Lo studio ha coinvolto 47 bambini sani di età compresa tra 3 e 5 anni e ha esaminato l’integrità della sostanza bianca nel cervello attraverso una risonanza magnetica. I bambini hanno completato test cognitivi standard, e i ricercatori hanno valutato il tempo trascorso di fronte agli schermi mettendolo a confronto con le raccomandazioni dell’American Academy of Pediatrics (Aap). Secondo la quale i bambini di età inferiore ai 18 mesi dovrebbero evitare l’uso di contenuti multimediali diversi dalle chat video. I genitori di bambini dai 18 ai 24 mesi dovrebbero scegliere una programmazione di alta qualità e guardarla sempre con i figli, mentre i bambini dai 2 ai 5 anni dovrebbero limitare l’uso dello schermo a 1 ora al giorno, sempre in co-visione, riporta Adnkronos.

Più esposizione ai video, minore velocità di elaborazione del linguaggio

Tra i risultati chiave è emerso che punteggi più elevati nello “score” di esposizione ai video erano significativamente associati a un linguaggio espressivo di qualità inferiore, che corrisponde alla capacità di nominare rapidamente gli oggetti (velocità di elaborazione), e a una minore integrità della sostanza bianca, che influenza l’organizzazione e il processo di formazione della guaina mielinica attorno a un nervo per consentire agli impulsi nervosi di muoversi più rapidamente (mielinizzazione). Questo, in tratti che coinvolgono la funzione esecutiva del linguaggio e altre abilità di alfabetizzazione.

Aziende produttrici, politici e genitori devono fissare limiti salutari all’uso dei dispositivi

“L’uso dei media su schermo è prevalente e in aumento in ambito domestico, in bambini di età sempre più giovane – commenta John Hutton, direttore del Reading & Literacy Discovery Center dell’ospedale americano -. Questi risultati evidenziano la necessità di comprendere gli effetti del tempo trascorso con questi device, in particolare durante le fasi di sviluppo dinamico del cervello nella prima infanzia, in modo che aziende produttrici, responsabili politici e genitori possano fissare limiti salutari nell’esposizione a questi dispositivi”.

Tutti vogliono la pasta, purché sia bio, integrale o gluten free

La pasta è sempre amata dagli italiani, e non solo, ma qualcosa è cambiato. Cambiano infatti le abitudini di consumo, e sulle tavole degli italiani avanzano le confezioni di pasta “senza glutine”, “100% italiana”, “trafilata al bronzo”, oppure “a lenta essiccazione”. Il tutto a discapito del pacco tradizionale.

Sono poi raddoppiati gli appassionati di pasta integrale, passati in tre anni dal 36% al 75%. E chi dichiara di aver mangiato pasta biologica almeno una volta nell’anno in corso sale dal 13% al 63%, per non parlare di chi ha consumato quella senza glutine, la cui percentuale  in tre anni schizza dal 7% al 30%.

Il valore degli acquisti torna a salire

Lo ha scoperto l’Ismea, l’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare, che conferma anche come il valore degli acquisti di questo alimento, dopo aver toccato il valore più basso nel 2018, oggi sia tornato a salire,. E proprio grazie all’exploit di referenze a più alto valore unitario. La pasta oggi rappresenta infatti oltre il 3% dello scontrino della spesa alimentare degli italiani, ma dall’inizio del decennio le quantità consumate si sono ridotte di quasi il 13%.

Una rimodulazione degli acquisti che riflette un diverso stile di vita

Il calo nei consumi è dovuto principalmente a cambiamenti demografici, a una maggiore attenzione alla dieta e alla crescita di un’offerta alternativa che ha letteralmente rivoluzionato lo scaffale. Il risultato è una rimodulazione degli acquisti, che riflette un diverso stile di vita degli italiani.

In settori maturi come la pasta, indica l’Ismea, alcuni prodotti tradizionali vengono sostituiti da altri della stessa filiera, ma con caratteristiche più in linea alla domanda del mercato.

In pratica anche la pasta si adegua alle nuove esigenze di salute, e di maggiore attenzione alla qualità dei prodotti, di consumatori sempre più consapevoli.

L’Italia si conferma il primo produttore, consumatore ed esportatore al mondo

Ed è proprio quello che sta succedendo ai consumatori del nostro Paese, che si conferma il primo produttore, consumatore e esportatore al mondo. I pastifici nazionali producono infatti 3,4 milioni di tonnellate di pasta, di cui più della metà viene venduta all’estero, soprattutto in Germania, Usa e Francia, per un valore di quasi 2 miliardi di euro, riporta Ansa. Per soddisfare la domanda di frumento dei molini e pastifici, segnala ancora l’Ismea, è necessario però approvvigionarsi sui mercati esteri per una quota che oscilla, a seconda dell’annata, tra il 30% e il 40%. Poiché l’Italia è in grado di produrre mediamente 4 milioni di tonnellate di frumento duro all’anno.

Dal Nord Italia arriva quasi tutta la ricchezza del Paese

Quasi la metà del Pil, del gettito tributario, degli occupati nelle imprese private e degli investimenti complessivi del Paese è generata da sei regioni del Nord Italia: Liguria, Piemonte, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Inoltre, quasi il 60% delle esportazioni italiane viene realizzato in questi territori “che, ormai, si sentono in sintonia e integrati più con la Baviera o Francoforte che con Roma”, dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi CGIA di Mestre Paolo Zabeo.

Oltre al taglio delle tasse e a una ripresa degli investimenti infrastrutturali, il Nord guarda quindi con particolare attenzione anche al tema dell’autonomia differenziata. L’auspicio, per la CGIA di Mestre, è che finalmente si gettino alle spalle le incomprensioni esplose negli ultimi mesi tra una parte del precedente esecutivo e i Governatori di Lombardia e Veneto.

La dimensione economica e occupazionale del Nord

Analizzando gli ultimi dati CGIA disponibili emerge che le sei regioni del Nord prese in esame producono complessivamente poco più di 721 miliardi di euro di valore aggiunto, ovvero del Pil, pari al 46,6% del totale nazionale. Le imprese private, invece, sono poco meno di 2 milioni, pari al 38,1% del totale in Italia, e occupano poco più di 8 milioni di lavoratori (48%). L’export ammonta invece a quasi 336 miliardi di euro, pari al 58,2% del totale, e gli investimenti fissi lordi realizzati sono stati poco più di 142 miliardi (49% del dato nazionale).

Tasse e infrastrutture

In Liguria, Piemonte, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia risiedono poco più di 23 milioni di abitanti, pari al 38,4% del totale nazionale. Da questi territori del Nord l’erario preleva oltre 256 miliardi di euro (pari al 46,1% del totale), e in queste 6 regioni sono presenti oltre 6 mila chilometri di rete ferroviaria (36,7% del totale) e quasi 3 mila chilometri di rete autostradale (42,2% del dato nazionale). Attraverso i Tir transitano su queste strade poco più di 460 milioni di tonnellate di merci all’anno (53,4% del dato Italia).

Ritardo sulla banda ultra larga

Oltre alle infrastrutture materiali, rivestono un’importanza strategica anche quelle immateriali che, sul tema della banda ultra larga, vedono il Nord ancora in forte ritardo. Se in Italia le unità immobiliari raggiunte dalla fibra ultra veloce sono pari al 58%, in Trentino Alto Adige la copertura è del 28,2%, in Friuli Venezia Giulia del 45,6% e in Veneto del 48,6%. Solo Lombardia e Liguria registrano incidenze di copertura superiori al dato medio nazionale: rispettivamente del 59,5% e del 74,9%. Questi dati sono ricavati dalle dichiarazioni degli operatori privati nella consultazione pubblica 2019 su fonte Invitalia-Ministero Sviluppo Economico.